{"id":2604,"date":"2020-04-02T12:59:35","date_gmt":"2020-04-02T10:59:35","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2604"},"modified":"2025-09-08T11:26:55","modified_gmt":"2025-09-08T09:26:55","slug":"8-per-non-concludere-imparare-a-disimparare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2604","title":{"rendered":"8. Per non concludere: imparare a disimparare"},"content":{"rendered":"<p>A dieci anni sognavo di diventare archeologa, a tredici di fare l\u2019architetto, a diciotto la guardia forestale, ora sono abbondantemente dentro agli \u201centa\u201d, e faccio l\u2019educatrice alla Cooperativa Sociale Labirinto di Pesaro: chi l\u2019avrebbe mai detto?<br \/>\nCredo, in parte, di aver realizzato i miei sogni precedenti, scavo in profondit\u00e0 nelle vite delle persone alla ricerca della loro storia, di come vogliono, vorrebbero, o dovrebbero vivere, decodifico stili comunicativi diversi e non convenzionali, curo, o almeno ci provo, la natura umana, nella sua fase di evoluzione e di involuzione.<br \/>\nSono un\u2019assistente sociale, ma ho lavorato sempre come educatrice nel settore della disabilit\u00e0, per lo pi\u00f9 con persone adulte, per lo pi\u00f9 in strutture residenziali, preferibilmente case, progettandone non tanto la planimetria quanto il pensiero educativo.<br \/>\nEsperienza fondante del mio percorso professionale sono stati gli otto anni nella Comunit\u00e0 Socio Educativa Riabilitativa \u201cGiona\u201d, vi ho lavorato in qualit\u00e0 di educatrice e coordinatrice, ma soprattutto \u201cGiona\u201d ha lavorato in me, facendomi comprendere come concretamente persone diversabili adulte, con alle spalle decenni di istituto, potevano finalmente vivere in una casa, in pochi, in un clima familiare, integrati nel contesto cittadino e aspirare allo <i>status<\/i> di cittadini e non pi\u00f9 di malati.<br \/>\nA \u201cGiona\u201d si cerca di creare un clima familiare e la possibilit\u00e0 che le persone si sentano come a casa loro, con stanze proprie, cucina interna, frequentata da amici, insomma il pi\u00f9 possibile simile alla casa di ognuno di noi.<br \/>\nQuesta \u00e8 vita, ed \u00e8 la vita di persone con nome, cognome e storia, che si intesse con quella di chi in quel luogo vi lavora, ed \u00e8 il racconto di persone che non sono eterne e neanche immutabili, come alle volte ci piacerebbe pensare\u2026 E allora \u201cGiona\u201d non sperimenta solo la vita ma anche la vecchiaia, la malattia, la morte.<br \/>\nHo scritto proprio perch\u00e9 sentivo che questa esperienza vissuta nella e dalla Comunit\u00e0 \u201cGiona\u201d potesse essere svilita, fraintesa, ingigantita o accantonata.<br \/>\nAvevo l\u2019impressione che accompagnare nella fase terminale della loro vita Alberto e Lorentina, due persone che vi abitavano, potesse essere percepita dagli stessi educatori e da chi viene a contatto con questa realt\u00e0, come qualcosa di anomalo, fuori dal proprio lavoro, che si fa pi\u00f9 per bont\u00e0 d\u2019animo o perch\u00e9 non si riesce a evitare.<br \/>\nHo accompagnato Alberto in tutto il suo percorso, fino al rientro in famiglia per morire con gli affetti pi\u00f9 cari; di Lorentina invece ho visto l\u2019inizio del suo lento e inesorabile peggioramento, poi altri colleghi, che a differenza mia hanno continuato a lavorare a \u201cGiona\u201d, l\u2019hanno accompagnata nelle fasi finali.<br \/>\nHo chiesto chi di loro fosse disponibile a raccontarmi la propria esperienza, il fare, il sentire\u2026 Volevo recuperare il vissuto di chi era con Lorentina, cercavo analogie con quanto avevo sperimentato personalmente con Alberto, cercavo risposte, cercavo di razionalizzare le esperienze, cercavo e cerco di capire tutt\u2019ora se da educatori sia possibile accompagnare una persona diversabile nell\u2019invecchiamento, nella malattia e nella morte.<br \/>\nCi compete? Con quale senso? Con quale modo?<br \/>\nChi di voi non ha giocato, o continua a giocare, con il caleidoscopio?<br \/>\nCaleidoscopio: dal greco kal\u00f2s, bello, e\u00eedos, figura, e skop\u00e8\u014d, guardare.<br \/>\nUn tubo con tre specchietti in croce, meglio a triangolo, e qualche pezzetto di plastica colorata, basta metterlo controluce e ruotarlo per vedere figure magnifiche e sempre diverse.<br \/>\nQuesto strumento mi ritorn\u00f2 alla mente qualche anno fa, quando nel mio lavoro di educatrice si present\u00f2 una sfida nuova, complessa, inaspettata.<br \/>\nNon potevo continuare a guardare le cose con gli stessi occhi, dovevo adottare punti di vista differenti, scoprire nuovi orizzonti del mio agire educativo cercando sempre e comunque il bello di questo lavoro.<br \/>\nLa sfida in questione riguardava accompagnare Alberto durante la malattia e la morte.<br \/>\nAlberto proveniva da un grazioso borgo del Montefeltro e malgrado anni di peregrinazione istituzionalizzata per l\u2019Italia aveva mantenuto il suo dialetto e la sua schiettezza, era un gran camminatore, amante dei bambini e da loro corrisposto, pigro nei doveri, celere nei piaceri.<br \/>\nEra capace di porti domande apparentemente banali e di facile soluzione: \u201cBela, la puzzla quanto appuzzisce?\u201d (Bella, la puzzola quanto puzza?)<br \/>\nDifficile rispondergli immediatamente e con scioltezza, avresti voluto averla l\u00ec una puzzla per constatarne e misurarne l\u2019odore insieme a lui. Chiss\u00e0 cosa avrebbero detto i colleghi.<br \/>\nNon era l\u2019unico a occuparsi di natura, anche Lorentina, coinquilina di Alberto, esclamava: \u201cGuarda quanto sono carini i girini, hanno gli occhi verdi!\u201d. Anche questo andava appurato empiricamente.<br \/>\nLorentina, nata in un arroccato paesino nella valle del Metauro, come Alberto \u00e8 stata una pluridecennale frequentatrice di istituti, meritevoli, se non altro, di averle forgiato un bel caratterino da prima donna: decisa, risoluta, mai arrendevole, il colore preferito il rosso, era sempre all\u2019attacco, era sempre ovunque, grazie al suo carattere raggiunse una bella autonomia.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Alberto e Lorentina, in salute e malattia, hanno trascorso gli ultimi anni della loro vita nella Comunit\u00e0 Socio Educativa Riabilitativa \u201cGiona\u201d a Pesaro, per gli amanti delle sigle CoSER., Comune PU.<br \/>\n\u201cGiona\u201d apre nel \u201998, con l\u2019intento di dare una casa a persone adulte con handicap psico-fisici medio-gravi fortemente istituzionalizzate, prive di un adeguato sostegno familiare, personale educativo a 360\u00b0, intento a superare la schizofrenica distinzione di ruoli tra infermieri, assistenti, educatori presente negli istituti, su concezione di malato-sano, sporco-pulito, animatore-educatore\u2026 la persona \u00e8 una!<br \/>\nProgetto pilota per la Regione Marche, testa d\u2019ariete per la residenzialit\u00e0 marchigiana e non solo, \u201cGiona\u201d per anni cresce in quel processo educativo teso a venir fuori, a trasformare, a rendersi visibile.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Una casa appunto, nel centro della citt\u00e0, con porte e finestre aperte, per condividere vita e regole: cucina interna che permette all\u2019utenza di scegliere cosa mangiare confrontandosi con le diete alimentari, le capacit\u00e0 culinarie dell\u2019educatore, la dispensa, i soldi disponibili;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>invitare amici e parenti a pranzo o cena; fare la doccia con l\u2019aiuto dell\u2019educatore; dormire sotto lo stesso tetto; mangiare allo stesso tavolo; avere la propria stanza e i propri oggetti; andare a fare la spesa, al mare, in vacanza, dal dottore, a una mostra, al cinema, dalla parrucchiera\u2026; prendere medicine; rifare i letti; stendere i panni; curarsi; arrabbiarsi; svegliarsi, dormire e ancora risvegliarsi, per un\u2019altra giornata mai uguale alla precedente.<br \/>\nEmozionante vero? Semplicemente vita!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In tutto questo turbinio di casa e di cose, con continui scambi tra il dentro e il fuori della Comunit\u00e0, gli anni passano, i giovani educatori crescono e gli adulti utenti invecchiano.<br \/>\nQuel processo di \u201cuscita\u201d, di venir fuori dal proprio bozzo per trasformarsi ed esprimere tutte le potenzialit\u00e0 delle persone e del progetto, sembra quasi arrestarsi o meglio ancora fare dietro front.<br \/>\nMalattia, vecchiaia, morte, non pi\u00f9 handicap, diventano ora il limite per utente ed educatore.<br \/>\nLa vita cambia, e a grandi linee incontri pi\u00f9 spesso il dottore che gli amici, frequenti pi\u00f9 policlinici che pizzerie, prendi pi\u00f9 ambulanze che autobus.<br \/>\nChe fare?<br \/>\nAlberto e Lorentina sono stati i primi, con tempi e modalit\u00e0 diversi,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>a interrogarci sul nostro ruolo e sulla nostra capacit\u00e0 di accompagnarli in questa fase della loro vita, non saranno gli ultimi\u2026<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.labirinto.com\">www.labirinto.com<\/a><br \/>\nPer altre letture sul tema:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.accaparlante.it\">www.accaparlante.it<\/a><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A dieci anni sognavo di diventare archeologa, a tredici di fare l\u2019architetto, a diciotto la guardia forestale, ora sono abbondantemente dentro agli \u201centa\u201d, e faccio l\u2019educatrice alla Cooperativa Sociale Labirinto di Pesaro: chi l\u2019avrebbe mai detto? 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