{"id":2609,"date":"2020-04-02T13:11:48","date_gmt":"2020-04-02T11:11:48","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2609"},"modified":"2025-09-08T11:45:16","modified_gmt":"2025-09-08T09:45:16","slug":"1-il-primo-contatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2609","title":{"rendered":"1. Il primo contatto"},"content":{"rendered":"<p>Nella fantascienza il \u201cprimo contatto\u201d con gli alieni (nel senso di et, extraterrestri) si traduce spesso in guerra. Gli umani del tipo sapiens sapiens\u00a0 delegati allo storico incontro o che casualmente si imbattono in \u201ccreature pensanti dello spazio esterno\u201d di solito sono stupidi, spaventati e magari anche militaristi ed espansionisti. A mio avviso le parole stupidi e spaventati si possono sintetizzare in una sola: razzisti. Nella fantascienza reazionaria invece \u00e8 ovvio, e soprattutto giusto, che si spari subito: non esistono alternative: l\u2019unico alieno buono \u00e8 quello morto.<br \/>\nSe qualcuna\/o si stupisce vuol dire che non ha ben presente la storia del nostro pianetucolo. Infatti, prima di incontrare gli eventuali \u201cet\u201d, i gruppi dominanti della Terra \u2013 da un bel po\u2019 l\u2019Occidente, recentemente con spruzzate di Giappone e Cina \u2013 hanno avuto un lungo tirocinio con gli \u201calieni\u201d di casa. Ecco in ordine alfabetico un elenco neppure completo: albini, ebrei, gay, handicappati, musi gialli, pazzi, pellerossa, sporchi negri, streghe, zingari. C\u2019\u00e8 chi, con purtroppo documentate ragioni storiche, propone di sostituire a streghe la parola donne.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Vi sono poi sempre nuovi razzismi: grazie alla dittatura di Pol Spot (non \u00e8 un cambogiano ma l\u2019abbreviazione di Polimorfo Spot ovvero la pubblicit\u00e0 dai mille volti e dai centomila martelli) rischia discriminazioni pesanti chiunque sia brutto\/a o grasso\/a \u2013 secondo i canoni dettati appunto da persuasori occulti e palesi \u2013 e perfino non abbastanza \u201calla moda\u201d.<br \/>\nUn disastro lungo millenni. E non ancora concluso.<\/p>\n<p><b>Cosa intendiamo per alieni?<br \/>\n<\/b>Per iniziare vediamo qualche definizione.<br \/>\nI vocabolari, per esempio Il grande dizionario Garzanti, di solito la mettono cos\u00ec: \u201caggettivo 1 contrario, avverso 2 (di registro letterario) che appartiene ad altri, estraneo \u2013 sostantivo: nel linguaggio della fantascienza chi appartiene ad altri mondi, extraterrestre\u201d. Tutto qui.<br \/>\nInvece su Wikipedia si legge:<br \/>\n\u201cLa parola alieno (dal latino alienus col vario significato di: appartenente ad altri, altrui; straniero; estraneo; avverso\u201d) assume diversi significati in funzione del contesto di riferimento. In generale indica una qualunque cosa o soggetto estraneo all\u2019ambiente di riferimento.<\/p>\n<ul>\n<li>Alieno (biologia), una specie alloctona ovvero che abita o colonizza un habitat diverso da quello originario<\/li>\n<li>Forma di vita extraterrestre, una forma di vita non originaria del pianeta Terra<\/li>\n<li>Extraterrestri nella fantascienza, personaggi delle opere di fantasia e della cultura popolare<\/li>\n<li>Alienazione, espropriazione di un bene\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Se preferite possiamo fare un bel salto nel tempo, dalle parti del 150 avanti Cristo, e ragionarne con Publio Terenzio Afro: \u201cSono un uomo: nulla di umano pu\u00f2 essermi alieno\u201d. Che molti citino Terenzio o Publio Terenzio omettendo Afro \u00e8 un caso? A ogni modo \u201cHomo sum, humani a me nihil alienum puto\u201d \u00e8 esattamente l\u2019opposto della scritta che campeggia sulle t-shirt degli attivisti di Forza Nuova (gruppo neonazista per chi non lo sapesse): \u201cDifendi il tuo simile, distruggi il diverso\u201d.<br \/>\nAnche nella fantascienza (o science fiction o sf, fate voi) le definizioni sono assai varie. In un libro italiano per la scuola \u2013 Franco Ferrini, La musa stupefatta o della fantascienza, 1974 \u2013 si azzardava questa definizione: \u201cAlien \u00e8 l\u2019extraterrestre spesso ostile agli umani. L\u2019idea di ostilit\u00e0 era gi\u00e0 implicita nell\u2019aggettivo latino alienus\u201d. Diverso, nemico, perci\u00f2 mostro: deduzioni rapide e conclusive. Elementare Watson.<br \/>\nAnticipiamo un pi\u00f9 complesso punto di vista esaminando il ragionare di Guido Ferraro e di Isabella Brugo nel loro Comunque umani (sottotitolo: \u201cDietro le figure di mostri, alieni, orchi e vampiri\u201d) in particolare nel capitolo quarto centrato proprio sugli alieni nel cinema e, in misura minore, nella letteratura fantastica: \u201cL\u2019alieno vale dunque come un modo tra gli altri \u2013 ma forse pi\u00f9 forte ed estremo degli altri \u2013 per rappresentare il Male. Gli storici della cultura potranno notare che la tematica degli alieni si \u00e8 sviluppata in concomitanza con il venir meno di altre figure di \u2018estranei totali\u2019 che si trattasse di figure metafisiche (i demoni), leggendarie (orchi, vampiri, ecc.) o razziali (i \u201cselvaggi\u201d). Se in tale prospettiva \u201cmalvagio\u201d risulta essere chi \u00e8 diverso da noi [il corsivo \u00e8 nel testo \u2013 Ndr]\u00a0 l\u2019alieno pu\u00f2 ben rappresentare il diverso totale, interamente e incondizionatamente negativo dal punto di vista morale, con un grado di assolutezza che in effetti difficilmente pu\u00f2 essere riconosciuto ad altri protagonisti negativi. Se si pu\u00f2 sempre entrare nel modo di pensare di un gangster o di un terrorista, la costruzione della figura standard dell\u2019alieno implica proprio questa impossibilit\u00e0: la definizione stessa del concetto di \u2018alieno\u2019 poggia sul fatto che esso non \u00e8 semplicemente diverso e non umano, ma \u00e8 del tutto estraneo e illeggibile\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Verso la fine del libro Ferrario e Brugo ci ricorderanno che \u201cla questione centrale non riguarda pi\u00f9 \u2018che cosa sono\u2019 i mostri ma \u2018come li creiamo\u2019 e come gestiamo il nostro rapporto con loro\u201d. Sostituite pure alieni a mostri; almeno in questo contesto sono intercambiabili.<br \/>\nUn ragionare analogo si trova verso la fine del saggio Mostri di Fabio Giovannini dove si esamina \u201cl\u2019inversione di rotta\u201d al cinema: dall\u2019alieno cattivo a quello buono sino \u201call\u2019alieno dentro di noi\u201d.<br \/>\nD\u2019altro canto il filosofo Adorno ci aveva gi\u00e0 messo in guardia scrivendo: \u201cla cosa pi\u00f9 inquietante \u00e8 scoprire quanto i mostri ci assomiglino\u201d.<\/p>\n<p><b>Uffa gli Ufo<br \/>\n<\/b>Per molte persone gli alieni restano per\u00f2 gli Ufo (i non anglomani preferiscono Onvi, Oggetti volanti non identificati). Per capire \u201ccome e perch\u00e9 sono giunti tra noi\u201d e dilagati nell\u2019immaginario collettivo proprio in quel particolare periodo storico (gli anni \u201940 e \u201950 del secolo scorso) consiglio il piacevole quanto dotto Gli alieni di Tommaso Pincio che incrocia Enrico ed Elvis (ovvero Fermi e Presley), l\u2019hula hop e l\u2019atomica, la lascivia e Von Braun, il nazismo ed Epicuro, Voltaire e il complottismo, strane cose che si vedono nel cielo e Jung, Giordano Bruno e i dischi volanti. \u00c8 bravo Pincio ad allargare un ben ristretto orizzonte \u2013 gli Usa della guerra fredda \u2013 e qui si tenter\u00e0 di fare lo stesso con tutti gli altri alieni raccontati dalla fantascienza che \u00e8 letteratura inquietante (o non compresa) dunque rimossa dalla \u201cgente seria\u201d.<br \/>\nNel 1983 \u201cNewton\u201d \u2013 un bel \u201cmensile di scienza, tecnica e fantasia\u201d che ebbe purtroppo brevissima vita \u2013 lanci\u00f2 un concorso (addirittura con \u201c100 premi\u201d) per chi avesse inventato un alieno o un mondo alieno. Interessantissima la motivazione: \u201cun\u2019 ottima base per un corso scolastico interdisciplinare e comunque un\u2019interessante possibilit\u00e0 di imparare divertendosi anche per chi non va pi\u00f9 a scuola\u201d. Senza premi qui su \u201cHP-Accaparlante\u201d vi invitiamo a raccontarci i vostri alieni per il 2013. Qui intanto, prima di scavare a fondo nel tema, vediamo altre connessioni.<\/p>\n<p><b>Alieni fuori e dentro<br \/>\n<\/b>Nel presentare il romanzo Il segreto degli Asadi (scritto nel 1979) di Michael Bishop, osserva giustamente Piergiorgio Nicolazzini che \u201cci\u00f2 che ci appare \u2018alieno\u2019 \u00e8 forse il riflesso di qualcosa che \u00e8 anche nostro, ma ormai dimenticato e sepolto\u201d.<br \/>\nAlieni dentro di noi? \u201cEliminato l\u2019impossibile, qualunque cosa rimanga per improbabile che sia deve essere la verit\u00e0\u201d raccomandava Sherlock Holmes ma gli si oppone Antony Boucher, buono scrittore di fantascienza (e altro) con puntate sull\u2019ottimo: \u201cEliminato l\u2019impossibile, se non rimane nulla una parte dell\u2019impossibile deve essere la verit\u00e0\u201d. In questo caso l\u2019impossibile (per molte persone) \u00e8 che gli alieni sono da sempre fra noi, anzi possiamo cercarli \u2013 avremmo sempre potuto cercarli \u2013 anche dentro di noi.<br \/>\nForse crescono dentro di noi e in questo caso nella fantascienza vengono indicati come \u201cmutanti\u201d; se ne accenner\u00e0 pi\u00f9 avanti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Tirar sassate agli sconosciuti<br \/>\n<\/b>Negli ultimi tempi quasi nessuno in Italia si dice razzista salvo poi precisare: \u201cper\u00f2 sugli ebrei (o sugli zingari) Hitler non aveva del tutto torto\u201d. Gi\u00e0 negli anni \u201990 il \u201cnon sono razzista ma\u201d imperversava e su \u201cCuore\u201d, una rivista satirica ma spesso serissima, Enzo Costa riassumeva cos\u00ec questa visione del mondo: \u201cNon sono un razzista ma quando sull\u2019autobus un negro mi siede accanto io cambio posto. Non sono un razzista, sono un bianco\u201d. Unendo ironia a rigore il genetista Guido Barbujani e il giornalista Pietro Cheli hanno scritto, nel 2008, Sono razzista ma sto cercando di smettere mentre, nel 2001, l\u2019antropologa Genevieve Makaping aveva proposto in Traiettorie di sguardi l\u2019istruttivo gioco del \u201cio guardo come voi (bianchi) guardate me (nera)\u201d. Solo due libri recenti sull\u2019Italia d\u2019oggi \u2013 che \u00e8 multietnica ma fa finta di non saperlo \u2013 per pensarci su.<br \/>\nE torniamo subito alla science fiction e al suo modo di vedere gli stranieri. La dice lunga che perfino la fantascienza \u2013 una letteratura all\u2019incrocio fra desideri e paure \u2013 abbia di solito invitato a \u201ctirar sassate\u201d agli sconosciuti senza neppure chiedere \u201cchi va l\u00e0?\u201d.<br \/>\nLo ha fatto perch\u00e9 storicamente in molte persone prevaleva inconsciamente il timore sul desiderio \u2013 un lungo discorso che qui non affronteremo \u2013 e ne derivava una precisa scelta di campo, culturale e politica: in particolare gli autori (maschi con qualche femmina di puro complemento e perlopi\u00f9 celata da pseudonimi) della prima science fiction erano wasp \u2013 cio\u00e8 bianchi, anglosassoni, protestanti \u2013 perci\u00f2 gli alieni venuti dallo spazio non potevano che essere bem (bug eyed monster, cio\u00e8 mostri dagli occhi d\u2019insetto) dunque peggio delle \u201cscimmie\u201d negre e simili che circolano sulla Terra.<\/p>\n<p><b>1818, l\u2019anno zero<br \/>\n<\/b>Bianchi, anglosassoni, protestanti&#8230; In realt\u00e0 la fantascienza moderna pur anglo non era stata concepita maschia visto che il suo atto di nascita coincide con la pubblicazione \u2013 nel 1818 \u2013 del Frankenstein di Mary Shelley. Ma \u00e8 nel passaggio fra \u2019800 e \u2019900 prima (con Verne, Welss pi\u00f9 qualche comprimario) e poi nel pieno del XX secolo che, soprattutto grazie alle pubblicazioni popolari, diviene una letteratura di massa; in questo passaggio a scriverla \u2013 e a leggerla \u2013 sono inizialmente ometti del tipo babbuino aggressivo. Con qualche interessante eccezione.<br \/>\nPer fare qualche esempio della \u201cregola\u201d ecco uno dei padri \u2013 H. G. Wells \u2013 che per instillarci antipatia verso il cattivo di turno (L\u2019uomo invisibile) ce lo descrive come albino. Presentando i marziani \u2013 in La guerra dei mondi \u2013 ne d\u00e0 una visione talmente terrificante da concludere: \u201cSin da quel primo incontro fui sopraffatto dal disgusto e dall\u2019orrore\u201d. Combinazione: La guerra dei mondi \u00e8 del 1897, stesso anno dell\u2019inquietante Dracula. Torniamo a Wells: quando un normale finisce Nel paese dei ciechi constata che quei diversi sono stupidi e cattivi. E ancora lui nel suo libro pi\u00f9 famoso, La macchina del tempo, prevede che i proletari si abbrutiranno, un\u2019evoluzione a rovescia. Era un uomo del suo tempo: pur dicendosi sostenitore del pacifismo e del socialismo era al fondo piuttosto reazionario.<br \/>\nSe vi interessano altri esempi di fantascienza razzista consiglio Sei morto! (con due lunghi e intriganti sottotitoli: \u201cIl secolo delle bombe\u201d e \u201cLabirinto con 22 ingressi e nessuna uscita\u201d) di Sven Lindqvist che racconta benissimo i legami fra le guerre vere e quelle immaginarie.<br \/>\nA parte le solite interessanti eccezioni (quasi invisibili nel diffuso andazzo) occorrono decenni perch\u00e9 nella sf\u00a0 inizi a essere ben visibile l\u2019idea di un alieno che non \u00e8 ostile e\/o di una concezione del mondo (meglio: dei mondi) non bipedo-centrico. C\u2019\u00e8 qualche eccezione ovviamente (nel 1934 Odissea marziana di Stanley Winbaum o Il costruttore di mondi di Olaf Stapledon, nel 1937, tanto per citare due testi abbastanza famosi) ma la regola appunto \u00e8 l\u2019altra, ovvero l\u2019alieno inevitabilmente resta il nemico nella science fiction di massa, quella cio\u00e8 che conquista il pubblico poco dopo il 100 dF (dopo Frankenstein).<br \/>\nPrendiamo John Campbell, uno dei padri della science fiction moderna. Secondo lo scrittore Philip Farmer: \u201cAlcuni suoi difensori sostengono oggi che Campbell non era razzista e che non considerava i neri africani come esseri umani inferiori; purtroppo i suoi scritti e le conversazioni private che ho avuto con lui dimostrano il contrario\u201d. A conferma anche un suo editoriale sulla rivista \u201cAnalog\u201d nell\u2019agosto 1968 dopo l\u2019assassinio di Martin Luther King. Da un lato Campbell esalta la figura di King come apostolo della non-violenza ma dall\u2019altro offre una conclusione in linea con il dominio dei bianchi: \u201cNaturalmente il Nero vuole risultati definitivi oggi, e magari ieri. Quest\u2019impazienza \u00e8 vecchia come l\u2019uomo&#8230; e come i bambini. Purtroppo, non \u00e8 possibile che le cose vadano cos\u00ec. Non si pu\u00f2<i> <\/i>fare cos\u00ec\u201d. Siete troppo alieni, la colpa \u00e8 vostra.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Anche altri scrittori che hanno giocato un ruolo importante nell\u2019evoluzione della fantascienza \u2013 in particolare Robert Heinlein \u2013 hanno esaltato la superiorit\u00e0 del terrestre wasp su chiunque altro.<br \/>\nLentamente alcuni scrittori (e solo dopo scrittrici perch\u00e9 all\u2019epoca erano emarginate) pongono il dubbio: se sotto quella pelle strana \u2013 azzurra o verde, i colori che sulla Terra mancano nella gamma delle epidermidi \u2013 vi fosse un\u2019intelligenza, persino un\u2019anima? All\u2019inizio vengono accettati alcuni Hilf (Humanoid intelligent life forms) talmente simili a noi da suggerire che sforzo di accettazione sia misurabile in decimi di millimetro. Poi ci si fa pi\u00f9 audaci.<\/p>\n<p><b>E se io fossi lui o lei?<br \/>\n<\/b>Ovviamente assumere il punto di vista dello straniero (dell\u2019alieno totale) fra noi pu\u00f2 essere interessante, come gi\u00e0 avevano dimostrato Le lettere persiane di Montesquieu e pochi anni dopo Microm\u00e9gas (con gli extraterrestri al posto dei persiani) di Voltaire e, nel secolo scorso, Papalagi di Tuiavii di Tiavea. Prima che Fredric Brown re-inventasse questo genere per la fantascienza \u2013 lo vedremo fra poco \u2013 qualcuno (per citarne uno solo, l\u2019allora quasi esordiente Isaac Asimov nel racconto Homo Sol del 1940) aveva gi\u00e0 assunto il punto di vista degli et invece che dei terrestri; ma erano le classiche mosche bianche.<br \/>\nNel 1954 arriva Fredric Brown con il breve, squassante racconto Sentinella che, anche se \u00e8 abbastanza noto, vale riproporre per intero.<br \/>\n\u201cEra bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.<br \/>\nUn sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravit\u00e0, doppia di quella cui era abituato, faceva d\u2019ogni movimento un\u2019agonia di fatica.<br \/>\nMa dopo decine di migliaia di anni quest\u2019angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell\u2019aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro super-armi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo maledetto pianeta di una stella mai sentita nominare finch\u00e9 non ce lo avevano sbarcato. E adesso era suolo sacro perch\u00e9 c\u2019era arrivato anche il nemico. Il nemico, l\u2019unica altra razza intelligente della galassia\u2026 crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.<br \/>\nIl primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito: quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.<br \/>\nE adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, con i denti e con le unghie.<br \/>\nEra bagnato fradicio e coperto di fango, aveva fame e freddo e il giorno era livido, spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni posizione era vitale. Stava all\u2019erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l\u2019avrebbe mai fatta a riportar a casa la pelle.<br \/>\nE allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse pi\u00f9.<br \/>\nIl verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire\u201d.<br \/>\nAvviso per chi legge: Sentinella non \u00e8 finito qui, mancano tre righe. Invito chi non lo conosce a cercare una soluzione.<br \/>\nFermatevi un attimo a riflettere. Per non indurvi in tentazione (intendo a sbirciare) le tre righe finali sono alla fine del dossier.<br \/>\nBrown \u00e8 tornato spesso, in forma pi\u00f9 ironica, sul tema. Uno dei suoi racconti pi\u00f9 famosi \u00e8 Il vecchio, il mostro spaziale e l\u2019asino del 1962. In uno sperduto paesino arriva un allampanato extraterrestre a dorso di un asino. Vagamente umanoide ma \u00e8 alto quasi 3 metri, sottilissimo e ha la pelle che sembra scuoiata. Dichiara di essere venuto l\u00ec per verificare se i terrestri sono maturi per entrare nella Confederazione galattica. C\u2019\u00e8 un doppio colpo di scena che sarebbe un delitto rivelare. Purtroppo Brown fa intravedere come questa \u201cmaturit\u00e0\u201d sia ancora tutta da verificare visto che i terrestri giudicano in base alle apparenze fisiche.<br \/>\nDecisamente umoristico il suo romanzo Marziani, andate a casa del 1955. Per quel che qui ci interessa la storia di Brown concerne un\u2019invasione pacifica ma assai seccante. Infatti gli alieni pi\u00f9 che cattivi o incomprensibili sono&#8230; no, lasciamolo dire all\u2019autore con tutte le precisazioni necessarie: \u201cerano tutti insultanti, esasperanti, fastidiosi, sfacciati, brutali, insopportabili, caustici, sfrontati, odiosi, scortesi, esecrabili, diabolici, spudorati, irritanti, ostili, dispettosi, bruschi, insolenti, impudenti, ciarlieri, irridenti, guastafeste, maligni, pestiferi, malevoli, perfidi, nauseanti, perversi, stizzosi, litigiosi, sgarbati, maleducati, sarcastici, biliosi, bisbetici, infidi, truculenti, incivili, pungenti, xenofobi, sbraitanti e zelantissimi nel rendersi insopportabili e nel causare guai a tutti coloro con cui venivano a contatto\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>E non si pu\u00f2 far nulla contro di loro; perch\u00e9 in un batter d\u2019occhio spariscono (in gergo: si teletrasportano altrove). Anche in questa geniale presa in giro Brown infila discorsi seri. E comunque anche trasformare i \u201cmostri\u201d in discoli \u00e8 gi\u00e0 una bella provocazione.<br \/>\nAnche chi \u00e8 digiuno di fantascienza ma ama il cinema (o il rock) avr\u00e0 forse incrociato il film L\u2019uomo che cadde sulla terra di Nicholas Roeg, del 1976, con un bravo David Bowie, tratto dal romanzo omonimo \u2013 ancor pi\u00f9 inquietante e struggente della riduzione cinematografica \u2013 scritto nel 1963 da Walter Tevis. Come in Sentinella il narratore assume il punto di vista dell\u2019alieno che \u00e8 sulla Terra per cercare un aiuto da parte dell\u2019umanit\u00e0 per la sua razza morente. L\u2019alieno rimarr\u00e0 bloccato fra indifferenza e sospetti. Impietrito nella sua maschera umana, incapace di staccarsi dalla Terra per lui aliena. Morir\u00e0 per alcolismo. La scena finale mostra il suo pianeta ridotto a un cumulo di asteroidi vaganti. Qualche esperto di cinema ha notato che il punto di vista dell\u2019alieno \u00e8 rappresentato anche in uno stile e in un montaggio di tipo surrealista; per quanto sia strano alcuni passaggi del film ricordano <i>L\u2019uomo con la macchina da presa<\/i> di Dziga Vertov, uno dei padri del cinema.<\/p>\n<p><b>Futuro, filosofia e sensi di colpa<br \/>\n<\/b>Visti i precedenti storici, qualche senso di colpa inevitabilmente affiora anche nella <i>science fiction<\/i>. Significativa la quarta di copertina del romanzo Chi \u00e8 intelligente? (del 1972; il titolo originario era Conscience Interplanetary) di Joseph Green: \u201cIl Corpo dei Filosofi Ambientali deve proteggere i mondi abitabili della Galassia dall\u2019ingordigia umana e impedire che si ripetano a danno delle razze extraterrestri le violenze e le stragi patite dagli indios, dai pellirosse, dai negri\u201d.<br \/>\nPerfetto sin qui, ecco per\u00f2 la trappola: \u201cMa ci sono moltissimi casi dubbi: certe strane foche tirano sassi contro gli scienziati di un osservatorio, certe farfalle di 40 chili sembrano telepatiche, certe piante di cristallo emettono voci nella notte, certe scimmiesche creature hanno forse modellato un dio di argilla. Come decidere dove finisce l\u2019istinto e dove comincia l\u2019intelligenza?\u201d.<br \/>\nLa domanda pu\u00f2 essere dunque riformulata cos\u00ec: chi sono gli alieni e agli occhi di chi?<br \/>\nRischiamo per\u00f2 di entrare in un corto circuito logico e\/o filosofico. Possiamo capire un pensiero alieno? Ho un amico \u2013 Fabrizio Melodia \u2013 grande studioso di filosofia che leggendo la prima versione di questo saggio (o saggetto, chiss\u00e0) mi ha suggerito qualche dotta citazione ad hoc. Per esempio questa: \u201cLa logica riempie il mondo; i limiti del mondo sono anche i suoi limiti. Non possiamo dunque dire nella logica: \u2018Questo e quest\u2019altro v\u2019\u00e8 nel mondo, quello no\u2019. Ci\u00f2 parrebbe infatti presupporre che noi escludiamo certe possibilit\u00e0, e questo non pu\u00f2 essere, poich\u00e9 altrimenti la logica dovrebbe trascendere i limiti del mondo; solo cos\u00ec potrebbe considerare questi limiti anche dall\u2019altro lato. Ci\u00f2, che non possiamo pensare, non possiamo pensare; n\u00e9 dunque possiamo <i>dire<\/i> ci\u00f2 che non possiamo pensare\u201d: \u00e8 il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein.<br \/>\nAl quale per\u00f2 provo \u2013 timidamente e con qualche consapevole forzatura \u2013 a contrapporre Eraclito: \u201cChi non spera quello che non sembra sperabile non potr\u00e0 scoprirne la realt\u00e0, poich\u00e9 l\u2019avr\u00e0 fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non pu\u00f2 essere trovato e a cui non porta nessuna strada\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nel senso che se tentiamo di capire l\u2019incomprensibile forse ce la faremo.<br \/>\nQualche annetto dopo Eraclito, irrompe sulla scena Albert Einstein e, dandoci speranze almeno sul versante pi\u00f9 scientifico, aggiunge: \u201cTutti sanno che quella cosa \u00e8 impossibile, finch\u00e9 arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Con queste due citazioni nel bagaglio proviamo a vedere se la fantascienza e il desiderio riescono a forzare la logica wittgensteiniana secondo la quale non arriveremo mai al \u201cnon pensabile\u201d.<br \/>\nTenendo anche conto che nel nostro immaginario lavorano \u2013 o meglio si confrontano e scontrano incessantemente \u2013 paure e desideri ben pi\u00f9 profondi che nel conscio: cos\u00ec non \u00e8 indifferente che la fiction di massa oggi proponga in bella vista uno Spock (sto parlando ovviamente della serie di Star Trek) cio\u00e8 un alieno ben accetto piuttosto che i perfidi carciofoni marziani i quali, grazie allo strano duo Welles-Wells, in passato terrorizzarono lettori e soprattutto ingenui radioascoltatori.<br \/>\nSulla strada della progressiva presa di coscienza della fantascienza si potrebbero riportare molti esempi. Nessuno forse \u00e8 letterariamente efficace come il brevissimo Sentinella ma molti \u2013 e alcuni li vedremo nelle varie sezioni \u2013 restano efficaci e\/o inquietanti ancor oggi.<br \/>\nOvviamente ci sono almeno altrettanti romanzi o racconti che continuano a immaginare lo scontro fra i terrestri e \u201cgli altri\u201d. Vediamo brevemente uno dei pi\u00f9 interessanti, Il gioco di Ender scritto nel 1985 da Orson Scott Card.<br \/>\nPer quel che qui ci interessa, \u00e8 la storia di un ragazzino \u201cspeciale\u201d che viene addestrato in una scuola militare a verificare strategie contro gli \u201cScorpioni\u201d, cio\u00e8 i nemici spaziali che sono una sorta di entit\u00e0 unica con un cervello collettivo. Ender va in crisi perch\u00e9 per vincere le battaglie deve identificarsi con il nemico al punto da amarlo, e in questo modo lavora a distruggere&#8230; chi ama; sull\u2019altro piatto della bilancia (o della schizofrenia) per\u00f2 c\u2019\u00e8 l\u2019obiettivo del suo addestramento: salvare la razza umana da un avversario che sembra molto pi\u00f9 potente. Alla fine del romanzo, Ender si trover\u00e0 a vincere nell\u2019ennesimo difficile gioco ma scoprir\u00e0 che \u00e8 stato ingannato: non stava affatto \u201ccombattendo\u201d contro un simulatore ma comandava una vera flotta. Ender ha distrutto il mondo di origine degli Scorpioni, sterminando per sempre la loro razza.<br \/>\nFra i tanti temi sollevati da questo romanzo c\u2019\u00e8 anche quello del nemico invisibile; uccidere in un videogame (o nella sua versione montata a bordo di un aereo) crea una rassicurante distanza \u201cpsicologica\u201d. Niente fastidiosi schizzi di sangue, niente volti delle vittime (soldati ma anche vecchi o neonati) dunque nessun dubbio. Per evitare che il soldato moderno cada nel vecchio difetto \u2013 cos\u00ec Brecht nella celebre poesia \u2013 ovvero pensare, oggi il nemico (o l\u2019alieno) va reso immateriale.<br \/>\nAnche se la guerra con gli alieni in Il gioco di Ender si trasforma addirittura in xenocidio, comunque il romanzo di Scott Card \u00e8 tutt\u2019altro che manicheo: non ci racconta di \u201ctutti noi buoni\u201d contro i cattivi, i tempi sono cambiati. Anche se gli assassini di massa coprono d\u2019oro i cantori delle \u201cguerre umanitarie\u201d ben pochi credono alle loro ragioni.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ma torniamo al discorso principale o meglio a una delle sue diramazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella fantascienza il \u201cprimo contatto\u201d con gli alieni (nel senso di et, extraterrestri) si traduce spesso in guerra. Gli umani del tipo sapiens sapiens\u00a0 delegati allo storico incontro o che casualmente si imbattono in \u201ccreature pensanti dello spazio esterno\u201d di solito sono stupidi, spaventati e magari anche militaristi ed espansionisti. 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