{"id":2619,"date":"2020-04-02T13:30:30","date_gmt":"2020-04-02T11:30:30","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2619"},"modified":"2025-09-08T11:58:39","modified_gmt":"2025-09-08T09:58:39","slug":"6-alienita-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2619","title":{"rendered":"6. Alienit\u00e0 sociale"},"content":{"rendered":"<p>Partiamo da un racconto di Leo Szilard che, per chi non lo sapesse \u00e8 uno dei padri (involontari) della bomba atomica. In Rapporto sul Gran Central Terminal \u2013 nell\u2019antologia di racconti La voce dei delfini \u2013 ci provoca cos\u00ec: \u201cImmaginate che colpo fu per noi atterrare in quella grande citt\u00e0 e trovarla deserta. Da dieci anni viaggiavamo attraverso lo spazio. [\u2026] Quando finalmente atterrammo scoprimmo che su quel pianeta la vita si era estinta. [\u2026] A quel punto Xram si ricord\u00f2 che circa 5 anni prima erano stati osservati misteriosi bagliori, tutti nella stessa settimana. Gli venne in mente che quei bagliori potevano essere stati prodotti da esplosioni di uranio. [\u2026]\u00a0 Ritenevamo che chi aveva costruito citt\u00e0 cos\u00ec grande fosse dotato di razionalit\u00e0 per cui ci sembrava difficile che si fosse impegnato a trattare l\u2019uranio per tanto tempo\u201d.<br \/>\nQuesto \u00e8 il quadro di partenza: io ho un pochino barato tacendovi che il pianeta si chiama Terra mentre Szilard lo mette subito in chiaro. Quel che qui ci interessa \u2013 la difficolt\u00e0 a decifrare un mondo alieno \u2013 per\u00f2 non riguarda l\u2019energia atomica.<br \/>\n\u201cNon sapendo da dove iniziare le ricerche, scegliemmo come primo oggetto di indagine uno degli edifici pi\u00f9 grandi della citt\u00e0. Anche se non sapevamo cosa significasse Grand Central Terminal, non avevamo dubbi su quale fosse il suo utilizzo. Era parte di un primitivo sistema di trasporto basato su rozze macchine che correvano su rotaie tirandosi dietro vetture a ruote.<br \/>\nPer pi\u00f9 di 10 giorni studiammo quell\u2019edificio e scoprimmo dettagli interessanti e sconcertanti\u201d.<br \/>\nLe scritte \u201cfumatori\u201d e \u201cnon fumatori\u201d restano inspiegabili per gli scienziati alieni e certi dipinti che mostrano esseri con le ali confondono ancor pi\u00f9 le idee.<br \/>\n\u201cNel grande spazio del Central Terminal trovammo stanze abbastanza piccole collocate a coppie e in posizioni abbastanza nascoste. Ciascuna di queste stanze (chiamate \u2018Uomini\u2019 e \u2018Donne\u2019) conteneva cabine che probabilmente potevano servire come riparo temporaneo per i terrestri mentre depositavano i loro escrementi\u201d.<br \/>\nMa restano molte domande irrisolte e&#8230; Szilard si diverte. Cosa significa la scritta \u201clibero\u201d all\u2019ingresso di queste cabine? Perch\u00e9 si aprono solo con un gettone? E perch\u00e9 analoghi congegni nelle case non hanno il meccanismo apribile con un dischetto e la scritta \u201clibero\u201d? Cos\u2019abbia a vedere la libert\u00e0 con gli escrementi \u00e8 un quesito che appassiona questi scienziati alieni. Cos\u00ec \u201csaggi\u201d da non credere che i terrestri possano essersi auto-distrutti con l\u2019uranio.<br \/>\nDi paradossi e provocazioni simili (magari a ruoli rovesciati, cio\u00e8 con i terrestri nella parte degli alieni che indagano) \u00e8 piena la fantascienza. Chi \u00e8 appassionato del genere ricorder\u00e0 quantomeno il racconto Mai toccato da mani umane del caustico Robert Sheckley, il romanzo Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Strugackij (trasposto al cinema da Andrej Tarkovskij come Stalker) o lo sconcertante (soprattutto nel finale) Incontro con Rama dell\u2019altro scienziato-scrittore Arthur C. Clarke.<br \/>\nMa qui ci interessa l\u2019alieno sociale che, anche nella metafora fantascientifica, a volte somiglia al nostro: questione di classe dunque.<br \/>\nChi si rif\u00e0 in qualche modo al pensiero di Marx gi\u00e0 sapr\u00e0 che, per i borghesi, alieni sono i proletari e viceversa. E per quanto i rapporti (di potere) fra le classi cambino il capitalismo inevitabilmente fabbrica alieni. Nel 1982 Andr\u00e8 Gorz ricorda \u2013 in Addio al proletariato \u2013 che gi\u00e0 Adam Smith annotava che \u201cmolti padroni di fabbriche preferiscono impiegare operai \u2018mezzi idioti\u2019\u201d e che poi Marx \u201cdescriver\u00e0 il lavoro operaio, sia nelle manifatturiere che nelle cosiddette fabbriche automatiche, come una mutilazione delle facolt\u00e0 intellettuali e corporali degli operai\u201d. E Gorz riassume: \u201cLa fabbrica produce \u2018mostri\u2019\u201d. Alieni. O umani mutanti direbbe qualche scrittore-scrittrice di science fiction.<\/p>\n<p><b>Crumiro<br \/>\n<\/b>Qui ci interessa la fantascienza che ha al suo centro l\u2019alieno sociale dunque diverso, incomprensibile, \u201cnon umano\u201d per ragioni di classe o per un particolare lavoro.<br \/>\nUn buon esempio \u00e8 il racconto Crumiro (del 1957) di Isaac Asimov che vedremo in dettaglio.<br \/>\nSteven Lamorak \u00e8 un sociologo terrestre che visita Altrovia, un planetoide terrestre, fuori dal sistema solare, con un diametro di un centinaio di miglia, patria di una colonia umana, formata da trentamila persone. Capiremo poi che qui si \u00e8 sviluppato un rigido sistema di caste dove ogni lavoro \u00e8 limitato a un particolare insieme di famiglie.<br \/>\nIl consigliere Blei spiega a Lamorak: \u201cDobbiamo rimettere tutto in circolo [\u2026] i rifiuti di ogni genere devono essere ritrasformati in materia prima\u201d. Blei sembra imbarazzato e reticente per\u00f2 accetta di parlare del sistema di caste: \u201cogni uomo, donna o bambino sa qual \u00e8 il suo posto\u201d.<br \/>\nDopo il colloquio e la promessa di poter visitare il giorno dopo il pianetino, Lamorak sfoglia il giornale locale. Nulla di interessante salvo un articolo che gli risulta incomprensibile. \u201cSotto il titolo \u2018Richieste immutate\u2019 si leggeva: \u2018Non vi \u00e8 stato alcun cambiamento nel suo atteggiamento di ieri. Il Consigliere Capo, dopo un secondo colloquio, ha annunciato che le sue richieste continuano a essere irragionevoli e che non possono essere soddisfatte per nessuna ragione al mondo\u2019 [\u2026] Lamorak rilesse l\u2019articolo tre volte: il \u2018suo\u2019 atteggiamento, le \u2018sue richieste [\u2026]. Di chi? Dorm\u00ec malissimo quella notte\u201d.<br \/>\nNei giorni successivi Lamorak costringe Blei a dirgli la verit\u00e0. \u201cIgor Ragusnik \u00e8 l\u2019uomo che si occupa dei processi industriali direttamente connessi ai rifiuti [\u2026] ma noi non possiamo parlare con lui\u201d. E ora Ragusnik \u201cpretende uguaglianza sociale. Vuole che i suoi figli si mescolino ai nostri\u201d. E minaccia di scioperare.<br \/>\nBlei dice a Lamorak: \u201ccome terrestre immagino che lei non possa capire\u201d. E lui risponde: \u201ccome sociologo penso di s\u00ec\u201d e \u201cpensa agli intoccabili dell\u2019antica India, a coloro che maneggiavano i cadaveri, ai guardiani di porci nell\u2019antica Giudea\u201d ma anche ai tab\u00f9 terrestri, altrettanto forti: \u201cil cannibalismo, l\u2019incesto, la bestemmia sulle labbra di un uomo devoto\u201d.<br \/>\nSe Ragusnik continuer\u00e0 lo sciopero, il sistema di smaltimento rifiuti si bloccher\u00e0 e l\u2019intera colonia morir\u00e0 a causa delle malattie. Lamorak chiede di parlare con Ragusnik\u2026 per video-telefono; di persona non \u00e8 possibile.<br \/>\nIl dialogo \u00e8 difficile. Lamorak ha di fronte un uomo disperato: \u201cperch\u00e9 dobbiamo vivere in isolamento come se fossimo mostri? [\u2026] Non mi arrender\u00f2. Muoia pure d\u2019infezione tutta Altrovia, compresi me e i miei figli ma non ceder\u00f2\u201d.<br \/>\nLamorak capisce che nessuna delle due parti \u00e8 disposta a cercare compromessi. E annuncia: \u201cLo sostituir\u00f2 io\u201d pur sapendo che sta \u201ctradendo un uomo brutalmente sfruttato\u201d.<br \/>\nNon dir\u00f2 come finisce il racconto. Se volete leggerlo lo trovate, fra l\u2019altro, nell\u2019antologia di Asimov pubblicata (nel 1987 dalla Nord) con il titolo Le migliori opere di fantascienza. Nell\u2019introdurre il racconto, Asimov scrive: \u201cCredo che questo sia un racconto importante [\u2026] invece precipit\u00f2 nella pi\u00f9 totale indifferenza\u201d. Beata ingenuit\u00e0: il saggissimo Isaac sembra incapace di vedere che non si tratta solo di una metafora della condizione dei \u201cnegri\u201d negli Stati Uniti di allora ma pi\u00f9 in generale di svelare la rigida divisione in classi della societ\u00e0.<br \/>\nMolte altre suggestioni, visioni e metafore sociali dell\u2019alienit\u00e0 sociale potrebbero essere raccontate. Non c\u2019\u00e8 qui lo spazio necessario. Chi decider\u00e0 di proseguire questo cammino si confronti soprattutto con James Ballard, John Brunner, Damon Knight, il tedesco Joachim Zelter (che in La scuola dei disoccupati ha immaginato una societ\u00e0-incubo che abbia come suo faro la costruzione del curriculum), di nuovo Le Guin e Sheckley e italiani: i due Vittorio (Catani e Curtoni), Valerio Evangelisti e magari Primo Levi che scrisse alcune storie di fantascienza che inizialmente il suo editore edit\u00f2 con uno pseudonimo con la curiosa giustificazione che uno scrittore cos\u00ec legato alla tragica realt\u00e0 dei lager non avrebbe dovuto, con lo stesso nome, pubblicare storie di fantascienza.<br \/>\nInvece la buona fantascienza ha raccontato molto sulle oppressioni presenti e future aiutandoci a capire dove si annidano nuovi pericoli. Potremmo essere tutti alieni (alienati) in un certo tipo di mondo che si va costruendo. Ad affrontare questo tema \u2013 anzi a scardinarlo \u2013 \u00e8 Frederik Pohl, uno degli autori fantascientifici pi\u00f9 importanti, sin dagli anni \u201950.<\/p>\n<p><b>Incatenati al 15 giugno<br \/>\n<\/b>Vediamo, in estrema sintesi, Il tunnel sotto il mondo, lungo racconto che Pohl scrisse nel 1954.<br \/>\n\u201cLa mattina del 15 giugno, Guy Burchardt si svegli\u00f2 da un sogno. Gridava\u201d.<br \/>\nPoco dopo Guy si rassicura: tutto \u00e8 a posto, era solo un incubo. Per strada nota qualcosa di strano: una pubblicit\u00e0 pi\u00f9 aggressiva del solito. Poca roba in fondo. \u00c8 insolito che il suo capo non sia in ufficio visto che il 15 giugno \u201c\u00e8 il giorno della denuncia fiscale per il trimestre\u201d. Guy potrebbe andare a cercarlo in fabbrica ma non gli garba perch\u00e9 in una precedente visita era rimasto abbastanza scosso: \u201cnon c\u2019era un\u2019anima, soltanto le macchine\u201d.<br \/>\nQuel giorno continua ad andare in modo \u201csbagliato\u201d: piccole cose fuori posto e, sulla strada del ritorno, altoparlanti minacciosi che urlano ossessivamente frasi del tipo: \u201cHai gi\u00e0 un frigorifero. Puzza! Se non \u00e8 un frigorifero Feckle, puzza. [\u2026] Sai chi ha i frigoriferi Ajax? Gli invertiti hanno i frigoriferi Ajax. Sai chi ha i frigoriferi Triplecod? I comunisti hanno i frigoriferi Triplecod. [\u2026] Vuoi mangiare cibo andato a male? O vuoi farti furbo e comperare un Feckle, Feckle, Feckle\u201d.<br \/>\nAnche a casa sua Guy trover\u00e0 stranezze, illogicit\u00e0. Va a dormire perplesso. La mattina dopo apprende \u2013 dal giornale e dalla radio \u2013 con stupore che non \u00e8 il previsto 16 giugno ma sempre il 15. Guy sta impazzendo?<br \/>\nIl racconto ha una svolta quando (con l\u2019aiuto di un certo Swanson) il protagonista scopre che sotto la citt\u00e0 corre un tunnel. Qualcuno sembra seguirli. \u201cRussi? Marziani? Qualunque cosa fossero che cosa potevano sperare di guadagnare da quella pazzesca carnevalata?\u201d.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 a un passo: \u201cNon sono russi e non sono marziani. Quella gente sono uomini della pubblicit\u00e0. In qualche modo si sono impadroniti della citt\u00e0 [\u2026] ci hanno catturato tutti, 20 o 30mila persone e ci tengono sotto il loro controllo\u201d.<br \/>\nL\u2019eterno 15 giugno \u00e8 un grande esperimento sociale per testare nuovi prodotti. Il racconto di Pohl ha in serbo altre tremende sorprese ma, per il discorso che qui si va facendo, basta cos\u00ec. La dittatura di Pol Spot nel 1954 era di l\u00e0 da venire ma oggi \u00e8 nelle pieghe del mondo reale. Guy \u00e8 un uomo qualunque che si crede strano o impazzito (due varianti dell\u2019alieno): in realt\u00e0 \u00e8 una marionetta. Non c\u2019\u00e8 forse peggiore alienit\u00e0 della impossibilit\u00e0 di gestire la propria vita.<\/p>\n<p><b>E se sotto quei circuiti\u2026<br \/>\n<\/b>Anche i robot e gli androidi in molte storie fantascientifiche sono, con ogni evidenza, metafora del diverso \u2013 razziale o sociale \u2013 in cerca di integrazione. Se il termine androide vi lascia perplessi chiarisco subito: nella science fiction si intende una creatura artificiale che, a differenza del robot, \u00e8 costituita di protoplasma e comunque non ha una prevalenza di parti meccaniche.<br \/>\nAnche se non c\u2019\u00e8 qui spazio per approfondire ulteriormente, qualche esempio di alieno \u201csocial-robotico\u201d pu\u00f2 aiutarci.<br \/>\nUno dei romanzi pi\u00f9 espliciti dove gli androidi sono a caccia dei \u201cdiritti civili\u201d \u00e8 il complesso romanzo (del 1951) Oltre l\u2019invisibile di Clifford Simak.<br \/>\nLo stesso Simak scava sul tema in alcuni racconti. Ora tocca a noi a esempio \u00e8 la minuziosa cronaca del procedimento giudiziario nel quale i robot ottengono il diritto a \u201cnon essere pi\u00f9 servi di nessuno\u201d.<br \/>\nCon Il peggiore esempio Simak azzarda un\u2019amara riflessione. Incontriamo Tobias, la disgrazia della citt\u00e0, vergogna pubblica, appunto \u201cil peggior esempio, da non imitare mai\u201d. Un giorno per\u00f2 Tobias dimentica di barcollare e sta per tradirsi.<br \/>\n\u201cLui doveva essere accettato come un umano [\u2026] Come vagabondo, ubriacone umano lui era uno scudo. Come robot, uno sporco robot ubriacone buono a nulla, non sarebbe contato nulla. Cos\u00ec nessuno sapeva\u201d.<br \/>\nA sostenere l\u2019inganno esiste persino una tassa (del quale tutti ignorano la vera destinazione) pagata alla Samru cio\u00e8 \u201cSociet\u00e0 per l\u2019Avanzamento e il Miglioramento della Razza Umana\u201d. Il nome \u00e8 con ogni evidenza simile a quello della Naacp (cio\u00e8 National Association for the Advancement of Colored People) che nell\u2019epoca in cui il racconto fu scritto si batteva \u2013 i risultati erano lontani da venire \u2013 per i diritti civili degli afroamericani.<br \/>\nSar\u00e0 poi Isaac Asimov a completare il discorso dei robot in cerca dei diritti civili nel famoso racconto (in realt\u00e0 un romanzo breve) L\u2019uomo bi-centenario. Chi non lo conoscesse ne trova una sintesi nel citato dossier che ho curato per \u201cHP-Accaparlante\u201d nel 2001.<br \/>\nA dar man forte all\u2019ala pi\u00f9 iconoclasta della fantascienza in quel periodo arriva, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, Philip Dick. A proposito di creature artificiali e di metafore, nel racconto Impostore (del 1953) il protagonista viene accusato di essere un robot del nemico con una potente bomba incorporata. Lui fugge perch\u00e9 sa di essere innocente ed \u00e8 con stupore pari al suo che, al termine del racconto, chi legge assister\u00e0 all\u2019esplosione. Un tipico esempio del modo in cui Dick affronta la confusione fra vivente e meccanico, fra realt\u00e0 e illusione, temi al centro di tutta la sua opera. Un tema sul quale torneremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partiamo da un racconto di Leo Szilard che, per chi non lo sapesse \u00e8 uno dei padri (involontari) della bomba atomica. In Rapporto sul Gran Central Terminal \u2013 nell\u2019antologia di racconti La voce dei delfini \u2013 ci provoca cos\u00ec: \u201cImmaginate che colpo fu per noi atterrare in quella grande citt\u00e0 e trovarla deserta. 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