{"id":264,"date":"2009-11-04T17:05:24","date_gmt":"2009-11-04T17:05:24","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=264"},"modified":"2025-12-14T15:38:13","modified_gmt":"2025-12-14T14:38:13","slug":"informazione-di-fonte-pubblica-e-fasce-deboli-della-societ","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=264","title":{"rendered":"5. Informazione di fonte pubblica e &#8220;fasce deboli&#8221; della societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Pina Lalli, docente di sociologia della comunicazione presso il dipartimento di discipline della comunicazione dell&#8217;universit\u00e0 di Bologna<\/p>\n<p>Grazie per l\u2019ospitalit\u00e0, e per questa opportunit\u00e0 di confrontarci sulle dimensioni pratiche ed operative di ci\u00f2 che per noi \u00e8 informazione e comunicazione sociale, in<!--break--> generale e soprattutto in relazione ai problemi dell\u2019handicap. Io vorrei, con il mio intervento di oggi, provare a sottolineare due aspetti. Uno \u00e8 di carattere pi\u00f9 teorico, ed attiene all\u2019importanza di valorizzare e di riconoscere il ruolo di rilievo che la comunicazione e l\u2019informazione sociale possono avere dentro quel grande cappello che \u00e8 la parola \u201ccomunicazione\u201d, per cercare di capire se ci sono dei cambiamenti in atto e quali possono essere. Il secondo aspetto riguarda, sulla scia di questi cambiamenti possibili e riprendendo quanto l\u2019intervento che mi ha preceduto ci suggeriva come punto interrogativo, quali obiettivi programmatici possiamo porci anche dal punto di vista della ricerca e della formazione. Personalmente lavoro all\u2019Universit\u00e0, quindi il punto di vista che privileger\u00f2 e di cui potr\u00f2 portarvi testimonianza \u00e8 ci\u00f2 che si muove nel campo della formazione e della ricerca.<\/p>\n<p><strong>Lo sviluppo della comunicazione sociale<\/strong><br \/>\nRispetto a soltanto qualche anno fa, ho la netta impressione che quella che si chiamava comunicazione e informazione sociale, e che era considerata in qualche modo la cenerentola del mondo fascinoso evocato dalla comunicazione, non sia pi\u00f9 tale. Il termine \u201ccomunicazione\u201d in primis evocava la pubblicit\u00e0, il giornalismo, i mezzi di comunicazione di massa, e poi anche, pian piano, la comunicazione nell\u2019ambito della Pubblica Amministrazione; la comunicazione sociale era appunto percepita un po\u2019 come una piccola cenerentola. Questo anche se gruppi minoritari, pure all\u2019interno del mondo della ricerca e della formazione, gi\u00e0 cominciavano a muoversi: i centri di documentazione, per esempio, piccoli giornali d\u2019informazione locale, o ancora alcune ricerche che si situavano accanto ad analisi di politiche e servizi sociali, e che cominciavano a rendersi conto dell\u2019importanza del bene informazione, quando immesso in un processo di comunicazione che significava poi intervento reale e concreto.<br \/>\nC\u2019era quasi timore, e mi sono spesso chiesta come mai; posso portarvi qualche piccolo aneddoto su questa cenerentola. Gi\u00e0 anni fa, a un collega di un\u2019altra Universit\u00e0 \u2013 entrambi lavoravamo in contesti che si chiamano Scienze della Comunicazione \u2013 dicevo: mettiamoci in rete, costruiamo qualcosa, so che ci sono nella tua Universit\u00e0 alcune persone interessate. La risposta fu: ma dai, cosa vuoi, sono settori secondari, non vale la pena di investire, eccetera. Tempo qualche anno (anche per un cambiamento, pure economico, nella collaborazione con il terzo settore), ed ecco invece che anche da quell\u2019Universit\u00e0 vengono stipulati contratti di consulenza, magari con privati o con l\u2019associazionismo pi\u00f9 che con il settore pubblico, al punto che mi \u00e8 stato di recente \u201crinnovato l\u2019interesse\u201d a riprendere la vecchia proposta.<br \/>\nUn esempio rilevante, di carattere istituzionale, che difficilmente pu\u00f2 essere messo in dubbio \u00e8 relativo al nuovo quadro che si realizza oggi negli Atenei. Voi saprete, se avete a che fare in qualche modo con l\u2019Universit\u00e0 o leggete i giornali, che l\u2019Universit\u00e0 in questo momento \u00e8 sottoposta a una grossa riforma, che riorganizza gli ordinamenti di studio. Ho trovato particolarmente significativo che una delle nuove classi di laurea di secondo livello, cio\u00e8 una laurea specialistica, cui noi docenti siamo chiamati poi a dare contenuti, ha una dizione ministeriale che \u00e8 \u201cComunicazione Sociale e Istituzionale\u201d; c\u2019\u00e8 gi\u00e0 dunque un riconoscimento di carattere giuridico, che addirittura prefigura le nostre risorse attuali in termini di ricerca e di didattica, della connessione stretta tra la comunicazione sociale e la comunicazione istituzionale. Questo, per esempio, rende possibile provare a costituire a Bologna \u2013 lo stiamo varando proprio in questi giorni \u2013 un corso di laurea specialistica denominato \u201cScienze della comunicazione pubblica, sociale e politica\u201d. Su questo proveremo a misurarci, e proveremo soprattutto a cercare di mettere in rete non solo le nostre risorse conoscitive, ma anche tutte le risorse del settore, in modo da stabilire noi stessi dei meccanismi di scambio, delle capacit\u00e0 non solo propositive ma anche recettive delle nuove esigenze che si manifestano.<\/p>\n<p><strong>Comunicazione sociale contro le disuguaglianze<\/strong><br \/>\nIn realt\u00e0, tutto questo \u00e8 sicuramente collegato a due elementi: uno riguarda di nuovo l\u2019importanza che ha il riconoscimento della comunicazione cosiddetta pubblica, con gli operatori della comunicazione cresciuti all\u2019interno delle pubbliche amministrazioni che hanno cominciato a dire: guardate che comunicare non vuol soltanto dire informare di come si chiama la legge x o y; comunicare vuol dire qualcosa di pi\u00f9 complesso, pi\u00f9 incisivo, che \u00e8 il rapporto tra cittadino e istituzioni, e di ancor pi\u00f9 incisivo in quanto \u00e8 la costruzione dei cittadini e delle istituzioni insieme. E direi, e questo \u00e8 il secondo elemento, che nei contesti in cui ci muoviamo, il sorgere di proposte, suggerimenti, associazionismi e minoranze o gruppi che si sono attivati per fare emergere voci prima poco ascoltate ai livelli dominanti, come si sarebbe detto una volta, anche questo ha reso possibile una nuova parola chiave all\u2019interno dei servizi e della Pubblica Amministrazione: la parola \u201cascolto\u201d, che di nuovo si ricollega strettamente al discorso comunicazione\/informazione. Ci si pone insomma il problema di come ascoltare le esigenze ed i bisogni, ma non solo i bisogni: i diritti di cittadini che manifestano, che si esprimono, che si auto-organizzano proponendo anche essi stessi delle modalit\u00e0 di relazione, di messa in rete di conoscenze, di risorse, di modalit\u00e0 possibili di fare le cose.<br \/>\nIn fondo, che cosa pu\u00f2 voler dire oggi lo sviluppo di una sempre maggiore comunicazione sociale, in stretta interazione anche con la comunicazione pubblica? Pu\u00f2 significare un aspetto che nella mia formazione, non solo come insegnante di Universit\u00e0 ma come cittadina, ho sempre considerato rilevante nel rapporto con la costruzione di una cultura democratica; e cio\u00e8 che le istituzioni pubbliche sono storicamente sorte con un compito fondamentale, quello di mettere tutti i cittadini in condizione di avere accesso alle risorse che storicamente i vari contesti, le varie citt\u00e0, i vari Paesi, ormai possiamo dire anche i vari continenti possono mettere a disposizione, colmando il divario delle disuguaglianze sociali. \u00c8 un po\u2019 come quando si diceva che la scuola pubblica \u00e8 un grande progresso: non studia pi\u00f9 soltanto chi pu\u00f2 farlo, chi ha i mezzi per studiare, perch\u00e9 la scuola pubblica offre a tutti le stesse opportunit\u00e0, in quanto per formare cittadini di una societ\u00e0 democratica \u00e8 importante articolare a fondo questo accesso.<br \/>\nOra, allargando il discorso, quando ci rendiamo conto che le risorse e le opportunit\u00e0 non sono soltanto i libri che studi o le nozioni che impari a scuola, ma sono anche informazioni culturali, modelli di vita, atteggiamenti culturali e conoscenza dei propri diritti, ecco che il settore della comunicazione sociale e dell\u2019informazione sociale diventa rilevante. Pensate ad esempio che entro quella che si chiama informazione sociale in ambito giornalistico \u2013 non solo nel nostro Paese: questo vale negli Stati Uniti come in Europa \u2013 i giornalisti che militano, che si riconoscono come specializzati nell\u2019informazione sociale, si autodefiniscono come giornalisti che si rivolgono a cittadini che richiedono competenza; cittadini che vogliono partecipare ad una vita democratica e che vogliono che si parli dei loro diritti, e che nello stesso tempo vogliono essere messi a conoscenza dei diritti degli altri loro pari, cio\u00e8 quindi degli altri cittadini, di coloro con cui convivono.<br \/>\nOra, una delle tante disuguaglianze che riguarda la societ\u00e0 in cui viviamo \u00e8 quella che chiamiamo handicap; la vecchia, classica distinzione che si faceva tra deficit e handicap che cosa metteva in risalto? Che l\u2019handicap \u00e8 una disuguaglianza costruita socialmente, \u00e8 la differenza di opportunit\u00e0 e di risorse. La crescita, l\u2019emancipazione, la democraticizzazione di una societ\u00e0 \u00e8 la sua capacit\u00e0 di ridurre questa sperequazione di risorse e di opportunit\u00e0 tra cittadini che hanno tutti gli stessi diritti, a partire ciascuno da condizioni differenti., Anche rispetto a questo tipo di disuguaglianza, appunto, abbiamo scoperto quanto sia importante un lavoro di carattere informativo, ma non solo: un lavoro di carattere comunicativo, vale a dire che sia capace di incidere anche sulle dimensioni culturali, sulle interpretazioni che noi diamo.<br \/>\nIl quadro culturale della comunicazione sociale, come prima vi dicevo, faceva per\u00f2 s\u00ec che essa fosse una cenerentola, anche per il timore legato al fatto che quando si parla di sociale si parla, come dicono a Bologna, di \u201csfighe\u201d, di problemi, insomma di cose che mal si conciliano con tutti gli aspetti ludici, festivi, che invece emergono nei valori culturali predominanti in un certo tipo di immaginario della nostra societ\u00e0. Allora si sarebbe detto: \u201cvabb\u00e9, se proprio non posso fare a meno\u201d, perch\u00e9 non c\u2019era questa istanza; in qualche modo, chi si occupava di informazione o di comunicazione sociale, addirittura anche chi lavorava nei servizi sociali, in una sorta di immagine delle gerarchie di prestigio dentro le professioni, sembrava sempre essere in condizione inferiore.<\/p>\n<p><strong>Una comunicazione delicata per la societ\u00e0 democratica<\/strong><br \/>\nMi ricordo, gi\u00e0 nei primi anni \u201990, una ricerca che mi \u00e8 capitato di fare al di fuori del contesto italiano (dove quindi non esisteva ancora tutta una serie di normative per l\u2019integrazione ma ci si cominciava a muovere), che verteva sulla rappresentazione sociale prevalente dei portatori di handicap di vario genere \u2013 si trattava della Svizzera Italiana, il Canton Ticino. Uno degli aspetti che emerse, e che mi ha fatto tornare in mente l\u2019intervento della Dott.ssa Cesari, \u00e8 che a un certo punto, per capire i quadri culturali di interpretazione non soltanto dei cittadini in generale riguardo ai portatori di handicap ed ai loro familiari, noi dicemmo: attenzione, \u00e8 importante anche il quadro che ne hanno in mente gli operatori. Organizzammo allora incontri con degli operatori, e scoprimmo che era la prima volta che questi si incontravano \u2013 in un contesto tra l\u2019altro piccolo, perch\u00e9 il Ticino \u00e8 s\u00ec uno Stato, ma ha un minor numero di abitanti della citt\u00e0 di Bologna \u2013 e loro ci dissero, e si dissero: ma \u00e8 importantissimo che noi comunichiamo tra di noi, che mettiamo in rete le nostre esperienze, perch\u00e9 stiamo producendo del sapere, delle professionalit\u00e0, delle analisi di caso, e non abbiamo noi stessi le informazioni su cosa fa il nostro vicino accanto a noi. Quindi gi\u00e0 l\u00ec, a partire da una ricerca su un problema che apparentemente non c\u2019entrava nulla con la comunicazione, immediatamente emerse l\u2019importanza della messa in rete informativa e comunicativa.<br \/>\nIn realt\u00e0, oggi, io direi che sono abbastanza soddisfacenti tutte le attivit\u00e0 in questo senso che svolgono non solo i servizi pubblici, ma soprattutto \u2013 questo \u00e8 stato trainante a mio parere nel nostro Paese \u2013 le associazioni, le auto-organizzazioni. Nessuno oggi metterebbe pi\u00f9 in discussione l\u2019importanza dell\u2019informazione e della comunicazione sociale per la promozione stessa della societ\u00e0; e non pi\u00f9 in termini di dover rispondere a dei bisogni di soggetti deboli, perch\u00e9 secondo me stiamo andando al di l\u00e0. Il problema non \u00e8 infatti quello del soggetto debole o forte, il problema \u00e8 quello del cittadino, e della promozione di un contesto civile e democratico in cui la lotta contro ogni tipo di forma di esclusione \u00e8 centrale per continuare a sopravvivere come societ\u00e0 aperta e democratica \u2013 perch\u00e9 altrimenti ognuno fa le sue \u201cgradazioni\u201d possibili.<br \/>\n\u00c8 allora arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, anche per chi sta nel campo della formazione e della ricerca, per dire: OK, forse \u00e8 il caso di valorizzare e quindi di potenziare la ricerca, di studiare risorse e metodi adeguati senza limitarci a riportarli dall\u2019esterno, da quanto \u00e8 stato gi\u00e0 fatto altrove, il che pure pu\u00f2 essere utile. Probabilmente non basta dire: faccio comunicazione sociale perch\u00e9 faccio una bella campagna pubblicitaria. Devo stare attento, un conto \u00e8 vendere saponette, un conto \u00e8 intervenire su determinati quadri culturali e valoriali; questo perch\u00e9 se ottengo degli effetti imprevisti faccio dei danni. Non \u00e8 come la pubblicit\u00e0: \u201cvabb\u00e9, non hai comprato la mia saponetta\u201d, con un danno soltanto di una societ\u00e0 che ha diminuito le sue vendite. Ma se io ho prodotto una campagna pubblicitaria, una campagna di informazione sociale che ho rivolto a tutti i cittadini, e per certi gruppi sociali invece ottengo degli effetti imprevisti, magari di maggiore ghettizzazione, o di incomprensione, o di disorientamento, allora sto creando dei danni, non sto suscitando cambiamento, rischio anzi di rinforzare stigma, esclusione, eccetera. Con questo non voglio demonizzare nessuno, per carit\u00e0, non \u00e8 una critica generalizzata; voglio semplicemente dire che c\u2019\u00e8 bisogno di mettersi al lavoro per capire se ci sono delle risorse, degli strumenti e delle competenze specifiche che noi dobbiamo produrre in questo campo.<br \/>\nNel nostro piccolo, qui a Bologna abbiamo provato da qualche anno a costituire nel nostro Dipartimento di Scienze della Comunicazione un gruppo informale che si chiama Osservatorio sulla Comunicazione Sociale, e grazie ai nostri giovani, studenti e laureandi, qualcosina abbiamo iniziato a produrre. Come volontariato, cio\u00e8 non abbiamo fatto nulla su commesse di questo o di quell\u2019altro. Abbiamo iniziato, per esempio, a cercare di capire una nuova agenzia di stampa quotidiana che \u00e8 sorta l\u2019anno scorso, \u201cRedattore Sociale\u201d; abbiamo provato a monitorarla, per capire: ma che vuol dire? Come si interpretano i fatti? A breve dovrebbe uscire il libretto con i risultati. Pi\u00f9 di recente abbiamo organizzato dei seminari, ad esempio per capire come viene trattato l\u2019episodio di cronaca sulla malattia mentale \u2013 l\u2019abbiamo fatto in collaborazione con Bandieragialla; oppure, che vuol dire fare dei giornali di strada a Bologna? E farli a Milano, \u00e8 una cosa diversa? Abbiamo messo a confronto vari modi di fare informazione da parte di diverse associazioni, cosa esplicitavano le varie scelte, e speriamo di poter avere le forze per continuare, ma soprattutto, credo questo sia il momento, di trovare un modo pi\u00f9 strutturato di farlo, visto che nasce anche un Corso di laurea in tal senso.<\/p>\n<p><strong>L\u2019informazione come relazione personale<\/strong><br \/>\nPiccole cose, ma al momento ci hanno fatto capire qualcosa che anche gli operatori, che talora ci hanno chiesto di ragionare con loro (per esempio gli assistenti sociali, o di recente alcuni operatori degli URP o della Regione nei servizi informativi), ci stanno facendo capire, avendoci chiesto un lavoro di osservazione e di ricerca. Per esempio che fare informazione \u2013 questo \u00e8 il secondo e ultimo aspetto su cui concludo \u2013 soprattutto in situazioni che possono essere multiproblematiche, su servizi, su normative, su situazioni complesse, che spesso concernono persone e non soltanto categorie (visto che proprio una lotta contro la chiusura della categoria dobbiamo compiere), forse richiede delle riflessioni anche sulla relazione personale, non soltanto su come informare.<br \/>\nFaccio un esempio specifico: un\u2019idea che ci sta venendo in questo periodo \u00e8 di assimilare il problema dell\u2019informazione al problema della presa in carico, gi\u00e0 noto nell\u2019ambito dei servizi sociali. In concreto si danno informazioni, come riportano i dati che prima ci dava la Dott.ssa Cesari \u2013 un tot % viene a chiedere informazioni di questo o dell\u2019altro tipo. Poniamo ora che l\u2019operatore quell\u2019informazione non ce l\u2019abbia: ed ecco, come si diceva, che \u00e8 importante la messa in rete. Ma cosa significa questo? Che chi sta l\u00ec a dare informazioni \u00e8 contemporaneamente qualcuno che sta prendendo in carico un caso, e quindi deve avere gli strumenti in uscita e in entrata, cio\u00e8 all\u2019interno della sua istituzione o di altre, per poter raccogliere le informazioni che non ha e nello stesso tempo per capire come mai non ha quelle informazioni. Ed inoltre, deve essere in grado di ascoltare l\u2019esigenza che gli \u00e8 arrivata da Mario Rossi, ma che in realt\u00e0 pu\u00f2 essere in tanti Giuseppe e Giannino che non conosce e che non sono nemmeno arrivati al servizio, e cos\u00ec quindi si pu\u00f2 capire anche qualcosa di altri. Questo non \u00e8 semplice: alcuni servizi riescono a farlo, altri fanno fatica, altri che riescono a farlo rischiano talora di perdere questa capacit\u00e0. Pensate, magari basta un minimo cambiamento, introduci la telefonata, il computer, velocizzi certe cose, ma smette la presa in carico individuale; esiste cio\u00e8 il rischio che magari si introducano strumenti innovativi importantissimi dimenticandosi che sempre, storicamente, occorre ibridare le competenze. Non \u00e8 che una nuova modalit\u00e0 ne sostituisca un\u2019altra, ma piuttosto essa si combina con le altre \u2013 il che rende pi\u00f9 complesso il quadro. Questo \u00e8 un aspetto apparentemente banale, ma che ho visto attraversare, se ho ben inteso, anche l\u2019intervento della Dott.ssa Cesari: non solo i dati, le varie analisi e gli sforzi che un Comune sta facendo, ma anche il suo invito finale, come pista di lavoro su cui riflettere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie per l&#8217;ospitalit&agrave;, e per questa opportunit&agrave; di confrontarci sulle dimensioni pratiche ed operative di ci&ograve; che per noi &egrave; informazione e comunicazione sociale, in<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3591,3603],"edizioni":[31],"autori":[207],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3690],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/264"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=264"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/264\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5745,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/264\/revisions\/5745"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=264"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=264"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=264"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=264"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=264"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=264"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=264"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=264"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=264"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}