{"id":265,"date":"2009-11-04T17:05:25","date_gmt":"2009-11-04T17:05:25","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=265"},"modified":"2025-12-14T15:35:23","modified_gmt":"2025-12-14T14:35:23","slug":"introduzione-e-saluti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=265","title":{"rendered":"4. Introduzione e saluti"},"content":{"rendered":"<p>di Marina Cesari, direttrice settore coordinamento servizi sociale del comune di Bologna<\/p>\n<p>Mi congratulo con gli organizzatori per questa iniziativa, e li ringrazio per avermi invitato. Siamo tutti qui per questo incontro che vedo particolarmente riuscito, visto l\u2019interesse e la partecipazione,<!--break--> di almeno 26 servizi Informahandicap che vengono da 14 Regioni d\u2019Italia \u2013 evidentemente ormai siamo ad una diffusione sul territorio italiano molto vasta. Questo dimostra, mi sembra di capire, un grande interesse al confronto, allo scambio di esperienze e di riflessioni, ed anche alla verifica sulle progettazioni e sulle attivit\u00e0 che abbiamo svolto.<\/p>\n<p><strong>Dalla costruzione dei servizi alla verifica sulla comunicazione<\/strong><br \/>\nIn questi anni siamo passati (almeno questa \u00e8 l\u2019esperienza che come enti locali, in particolare Comune di Bologna ma non solo, abbiamo fatto e stiamo facendo) da una fase di costruzione di nuovi servizi ad una fase invece di verifica, di valutazione, di riflessione, per capire che cosa possiamo fare e dove possiamo andare. Questa, quindi, non so se sia la prima, ma sicuramente \u00e8 una sede importante in cui possiamo apprendere da altre esperienze, e verificare quello che abbiamo fatto, quello che non abbiamo fatto, o quello che ancora ci resta da fare.<br \/>\nSe facciamo un passo indietro, ci rendiamo conto che non \u00e8 poi cos\u00ec scontato un interesse sui temi dell\u2019informazione e della comunicazione da parte degli Enti pubblici; in particolare mi riferisco agli Enti Locali, e ancor pi\u00f9 in particolare mi riferisco ai servizi sociali, che sono servizi abbastanza atipici nell\u2019ambito complessivo. I servizi sociali che comunicano e che vogliono comunicare sono una conquista recente; i servizi sociali che accolgono l\u2019importanza della comunicazione al cittadino non sono un\u2019esperienza compiuta fino in fondo. Ma a quale cittadino ci stiamo rivolgendo? C\u2019\u00e8 il problema di rivolgersi non solo a quelli cui noi eroghiamo i servizi, ma anche a tutti i cittadini da un lato, cos\u00ec come dall\u2019altro lato al mondo dei servizi, quindi agli altri operatori che insieme a noi lavorano su questi temi.<br \/>\nIn sostanza, informazione e comunicazione come esigenza degli stessi servizi. Perch\u00e9? Io individuo tre obiettivi. Un primo obiettivo \u00e8 quello classico: garantire la facilit\u00e0 di accesso, ovvero i Comuni riflettono e definiscono l\u2019esigenza di costruire strutture, servizi, interventi dedicati ai temi della comunicazione per garantire la facilit\u00e0 di accesso. Ce n\u2019\u00e9 un secondo che \u00e8 per\u00f2 altrettanto importante, e che tra l\u2019altro \u00e8 stato analizzato dalla sociologia in particolare, che \u00e8 quello di farci conoscere e quindi ricercare il consenso \u2013 perci\u00f2 anche la ricerca del consenso \u00e8 un obiettivo che i servizi sociali perseguono e in vista del quale utilizzano questi strumenti. Il terzo obiettivo, \u00e8 mettere in comunicazione gli operatori, fare circolare le informazioni e cos\u00ec rendere pi\u00f9 strutturata la rete dei servizi, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che pi\u00f9 le informazioni girano pi\u00f9 la rete dei servizi diventa forte.<\/p>\n<p><strong>L\u2019informazione nei Piani di Zona<\/strong><br \/>\nVoi sapete che in questo periodo abbiamo vissuto l\u2019esperienza della costruzione dei Piani di Zona. Nel primo Piano di Zona del 2002 ho provato a rilevare e ad evidenziare i servizi che, come Comune di Bologna e come servizi sociali, stiamo erogando con la funzione precipua di dare informazione e comunicazione, e ne ho trovati moltissimi. Ve ne elenco qualcuno \u2013 non sono riferiti solamente all\u2019area della disabilit\u00e0. Per quanto riguarda l\u2019area delle responsabilit\u00e0 familiari, abbiamo il Centro delle Famiglie, che d\u00e0 informazioni, ha addirittura una sua rivista che si chiama \u201cMetafamiglie\u201d, e quindi si rivolge ad un pubblico di cittadini entro quel contesto.<br \/>\nPer quanto riguarda l\u2019area anziani, abbiamo istituito servizi di informazione che passano attraverso lo strumento telefonico. Penso ad esempio al servizio di teleassistenza, che per quanto ci riguarda \u00e8 rivolto agli anziani, e che peraltro cerca di fare conoscere la rete dei servizi agli anziani che vi si rivolgono, nonch\u00e9 ad erogare un piccolo tipo di servizio come la spesa a domicilio; oppure, il servizio di aiuto telefonico sempre per anziani gestito da volontari, sempre con l\u2019obiettivo di comunicare ed informare. Abbiamo in corso, ancora nell\u2019area degli anziani, un progetto chiamato Mutuapi\u00f9 che ha tra l\u2019altro l\u2019obiettivo di usare come strumentazione informativa il sistema di Informapi\u00f9 dei nostri supermercati. Infine, nell\u2019area immigrazione, abbiamo gli sportelli per gli stranieri negli URP di quartiere, abbiamo lo sportello URP nei servizi di informazione all\u2019immigrazione, abbiamo i Numeri Verdi che la stessa nostra USL ha predisposto in lingue diverse. Abbiamo dunque una rete di servizi di informazione e di comunicazione dedicati e specializzati, e ci\u00f2 richiede risorse; questa \u00e8 la dimostrazione che l\u2019ente locale investe risorse in una funzione che giudica abbastanza importante.<\/p>\n<p><strong>Il caso del Centro Risorse Handicap<\/strong><br \/>\nVi voglio qui raccontare la storia del nostro Centro Risorse Handicap, il cui processo di costruzione \u00e8 abbastanza lungo, che aveva come obiettivo di base gli obiettivi di cui parlavo prima: la facilit\u00e0 di accesso, il farsi conoscere e la messa in rete, ossia la comunicazione non solo con gli utenti, ma anche tra gli operatori. La prima fase, andando indietro nel tempo, \u00e8 stata, nel 1996, un\u2019istruttoria pubblica speciale che come Amministrazione Comunale abbiamo fatto sull\u2019handicap e la disabilit\u00e0. In quella sede ci sono giunte importantissime sollecitazioni da parte del mondo della societ\u00e0 civile sull\u2019esigenza di costruire un servizio di questo tipo, e quindi ricorrendo a fonti di finanziamento regionale abbiamo progettato e costruito questo servizio. L\u2019avvio \u00e8 stato, devo riconoscere, abbastanza faticoso e lento: in primo luogo perch\u00e9 c\u2019era la necessit\u00e0 di ricercare un accordo sulla mission del servizio, in secondo luogo perch\u00e9 abbiamo ritenuto opportuno il coinvolgimento di partners istituzionali. Abbiamo poi individuato nel CDH l\u2019Associazione che insieme a noi ha collaborato per la creazione di questo Centro. E, come terzo elemento che ha caratterizzato l\u2019avvio di questo servizio, abbiamo avuto il coinvolgimento della nostra Consulta per le disabilit\u00e0. La Consulta \u00e8 un organismo di emanazione consiliare che ha funzioni consultive e viene coinvolto su determinati temi, e che quindi come servizi sociali utilizziamo per confrontarci sui progetti, sulle iniziative, sulle esperienze che come Comune di Bologna vogliamo portare avanti. Abbiamo dunque cercato di ricondurre la progettazione del servizio nell\u2019ambito e nel coinvolgimento della Consulta, e quindi della societ\u00e0 civile che la Consulta rappresenta.<br \/>\nL\u2019avvio del Centro \u00e8 stato di fatto nel 2001, la sede \u00e8 presso il Settore Coordinamento Servizi Sociali. Il servizio sostanzialmente \u00e8 caratterizzato innanzitutto da uno sportello, che \u00e8 aperto tre giorni alla settimana; oltre allo sportello, presso l\u2019Associazione CDH \u00e8 presente una linea telefonica, con una segreteria sempre attiva e che d\u00e0 informazioni di carattere telefonico. Un\u2019altra cosa che mi sento di sottolineare \u00e8 il fatto che ad esempio ogni mattina, quando accendo il computer (e insieme a me gli altri miei collaboratori), ho sempre 2\/3 messaggi di posta elettronica con tutte le informazioni sul mondo della disabilit\u00e0; esiste un servizio di mailing-list molto curato e molto importante, che aiuta noi operatori innanzitutto a rimanere informati, ma anche a costruire quella che \u00e8 poi l\u2019attivit\u00e0 che quotidianamente dobbiamo svolgere, anche perch\u00e9 le informazioni che arrivano, e che sono molto puntuali, spesso spaziano oltre l\u2019area disabilit\u00e0.<br \/>\nPresento alcuni dati forniti dai miei collaboratori sull\u2019attivit\u00e0 dello sportello nei primi 6 mesi dell\u2019anno 2002. Innanzitutto, abbiamo constatato che il 50% dei nostri utenti preferisce il contatto telefonico. Per quanto riguarda la tipologia di utente, vediamo che si distinguono disabili, per circa un 23%, e familiari del disabile per un 20%, e quindi direi che disabile e familiare del disabile sono le due categorie di utenza che maggiormente si rivolgono a questo tipo di servizio. Per quanto riguarda le richieste, nei 6 mesi monitorati, mi sembra di individuare tre grosse categorie: una \u00e8 l\u2019informazione e la documentazione, il 18-19% \u2013 quindi a questo punto si rientra nell\u2019ambito della \u201crete\u201d, verrebbe da dire; un altro 18% invece verte sull\u2019erogazione dei servizi, quindi anche sulla prestazione dei servizi; un ulteriore 18%, e questa per me \u00e8 stata una conferma, \u00e8 invece relativo al tema trasporti. Quest\u2019ultimo dato, \u00e8 risultato molto importante perch\u00e9 ci ha dato l\u2019impulso per andare avanti nell\u2019elaborazione di un progetto, che \u00e8 ancora in costruzione, riguardante appunto la revisione complessiva del sistema delle agevolazioni e dei servizi sui trasporti nell\u2019area della disabilit\u00e0; noi abbiamo come obiettivo questo progetto molto grande, anche perch\u00e9 il Comune di Bologna investe molte risorse su questo tema, e vorremmo in qualche modo, anche in vista delle iniziative che poi verranno proposte, riuscire a rendere un servizio migliore e a razionalizzare l\u2019utilizzo dei trasporti.<\/p>\n<p><strong>Obiettivi di sviluppo<\/strong><br \/>\nUn altro servizio che rientra nel CRH e che stiamo cercando di sviluppare \u00e8 la guida per i cittadini su tutti i servizi ai disabili. Questa guida \u00e8 in itinere, e purtroppo non possiamo ancora mostrarvela; ci sarebbe piaciuto portarla qui oggi, ma siamo ancora in una fase di confronto, soprattutto in Consulta, sui contenuti della guida. Questa difficolt\u00e0 dipende dal fatto che collegare il servizio al mondo dell\u2019associazionismo \u00e8 un\u2019operazione complessa, che porta via anche un po\u2019 di tempo, ma che consente alla fine un servizio migliore per tutti quanti.<br \/>\nUn\u2019altra caratterizzazione del servizio \u00e8 lo sviluppo verso forme di aiuto in fase di erogazione di servizi. Il Centro ci ha supportato, ad esempio, nella raccolta delle domande per i sussidi ai disabili che vanno in vacanza. Un altro servizio che io ritengo molto importante \u2013 lo dovremmo valorizzare perch\u00e9 non ha avuto probabilmente l\u2019impatto che meritava \u2013 \u00e8 l\u2019iniziativa del cosiddetto Fisco a domicilio, che il Ministero delle Finanze ci ha proposto e che prevede che operatori e funzionari vadano a casa dei disabili per supportarli ed aiutarli negli adempimenti fiscali da compiere; questo \u00e8 un progetto sperimentale, che noi stiamo attivando in alcuni quartieri del Comune di Bologna, ed il nostro Centro ha fatto da tramite per l\u2019attivazione di questo servizio.<br \/>\nL\u2019obiettivo di sviluppo si muove dunque entro un percorso delineato. Abbiamo visto quali sono le opportunit\u00e0 offerte dal CRH, che ormai giudichiamo note e conosciute; riteniamo che il nostro Centro abbia una strumentazione informatica all\u2019avanguardia, e soprattutto anche un\u2019ottima banca dati bibliografica. Dobbiamo quindi a questo punto ragionare su uno sviluppo non solo verso l\u2019ausilio nell\u2019attivazione dei servizi, ma probabilmente anche verso informazione di secondo livello. Penso a temi di carattere pi\u00f9 relazionale, penso a cominciare a elaborare informazioni su che cosa succede in una famiglia quando nasce un bimbo disabile, sulla sessualit\u00e0, ossia cominciare a costruire un\u2019informazione pi\u00f9 compiuta che abbia caratteristiche non pi\u00f9 immediate.<br \/>\nQuesta \u00e8 sicuramente una pista per lo sviluppo del servizio: l\u2019altro tema \u00e8 il tema dell\u2019unificazione dei centri e dei punti istituzionali. Mi riferisco al Progetto H Accoglienza, anch\u2019esso piuttosto ambizioso, che prevede l\u2019opportunit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di coordinare con tutte le istituzioni (l\u2019USL, l\u2019INPS, la Provincia, la Prefettura, l\u2019Enel) un unico punto di accoglienza per cercare di costruire un punto informativo della Citt\u00e0 di Bologna, al fine di fornire un\u2019informazione completa, dal momento dell\u2019insorgenza del bisogno fino all\u2019erogazione dei servizi.<br \/>\nLe piste di sviluppo sono sostanzialmente queste. Come attrezzarsi per rispondere a questo nuovo fabbisogno informativo? Qui appunto sta la questione \u201ccostruiamo la rete\u201d; mi sembra di capire che comunque la nostra \u00e8 un\u2019esperienza comune, e quindi \u00e8 un\u2019esperienza che si sta divulgando, che si sta diffondendo al livello delle varie Regioni e delle varie realt\u00e0. Io chiudo qui, e vi lascio con questo quesito: come possiamo, e in quale modo, trovare dei momenti e dei punti di collegamento?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi congratulo con gli organizzatori per questa iniziativa, e li ringrazio per avermi invitato. 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