{"id":2656,"date":"2020-04-30T13:55:14","date_gmt":"2020-04-30T11:55:14","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2656"},"modified":"2025-10-01T12:39:19","modified_gmt":"2025-10-01T10:39:19","slug":"spazio-calamaio-quando-il-calamaio-macchia-la-class","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2656","title":{"rendered":"Quando il Calamaio macchia la classe"},"content":{"rendered":"<p>Di Roberta Zini, insegnante di sostegno<\/p>\n<p>Sono tre anni che il Progetto Calamaio conduce dei percorsi a Correggio (RE) con classi delle elementari grazie al sostegno del Trocia Beach, un evento nato in ricordo della morte di un ragazzo soprannominato \u201cTrocia\u201d. Quest\u2019anno ne sono stati realizzati quattro, e alcune maestre che hanno partecipato agli incontri hanno spedito delle considerazioni. Pubblichiamo quelle di Roberta Zini, insegnante di sostegno della classe 5\u00b0 A della scuola primaria \u201cSan Francesco d\u2019Assisi\u201d di Correggio.<\/p>\n<p>Correggio, mercoled\u00ec 6 marzo 2013<br \/>\nEccoci, ecco il fatidico mercoled\u00ec 6 marzo che tanto ho aspettato.<br \/>\nNon esageriamo! Si aspetta con apprensione un evento tanto importante, si aspetta qualcosa che ti cambia la vita, non l\u2019arrivo di esperti a scuola.<br \/>\nEppure \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 arrivare a questo 6 marzo ne ho passate delle belle: intervenire pi\u00f9 volte al Collegio docenti per essere sicura che il progetto passasse\u2026 per tutti i dati degli esperti da inviare in segreteria\u2026, e la segreteria che ti chiama e ti dice che qualcosa non va, l\u2019applicata che mette fretta, la mail che non funziona, io che tengo il cellulare spento\u2026 Perch\u00e9 riesco a complicare sempre tutto?<br \/>\nInizia la lezione e non guardo l\u2019orologio: non c\u2019\u00e8 l\u2019ho.<br \/>\nSquilla il telefono in aula e ci avvertono che Loro sono arrivati.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Smarrimento: ci dobbiamo preparare, ma a differenza di altri incontri, gli alunni non sanno tanto per cui si aspettano il solito approccio. Pensano sia solo necessario chiudere il quaderno e vedere un po\u2019 chi entrer\u00e0 da quella porta, invece l\u2019insegnante Elena dice che bisogna preparare l\u2019aula.<br \/>\nIo non sento le sue parole, se non dal corridoio, perch\u00e9 ormai sono sgusciata fuori ad accogliere i nostri ospiti. E loro sono l\u00ec nello stesso corridoio con un sorriso da invidiare.<br \/>\nAvete presente quando nell\u2019arco di una frazione di secondo ti vengono in mente mille cose? \u00c8 proprio cos\u00ec anche per me.<br \/>\nAl primo passo iniziano i pensieri di paura: speriamo tutto vada bene, che il progetto parta col piede giusto, perch\u00e9 altrimenti la colpa ricadr\u00e0 su di me (Beh tanto la colpa \u00e8 sempre mia; l\u2019abbiamo deciso tacitamente con tutta la classe); e se hai ragazzi non dovesse piacere? Ma peggio ancora, questi tre, chi sono? Se sono degli psicologi, siamo fregati, sai quanti aspetti noteranno? Ci diranno che non abbiamo saputo fare questo, valorizzare quest\u2019altro, indirizzare quest\u2019altro ancora\u2026 e aggiungeranno che ormai \u00e8 troppo tardi perch\u00e9 ormai siamo alla fine della classe 5\u00b0\u2026 Robby, ma perch\u00e9 ti sei infilata in questa situazione!<br \/>\nAl secondo passo prendono il sopravvento i pensieri compensativi positivi e sfodero un vero sorriso smagliante. Penso: evviva siamo nelle vostre mani e adesso concediamoci un momento di crescita alternativa. Robby vivila al meglio!<br \/>\nEntriamo in aula dove regna il caos di voci e il rumore dei banchi, sedie che si spostano. Dalla mia posizione ho modo di notare le espressioni degli alunni e non posso non notare gli occhi che cadono su Stefania e la sua carrozzina. Il rumore si attenua, ma per alcuni non c\u2019\u00e8 miglior occasione per due chiacchiere, approfittando anche del fatto che la sistemazione dei banchi non \u00e8 terminata.<br \/>\nTristano, Stefania e Susetta entrano e ti aspetteresti un saluto invece come prima frase Tristano se ne esce con queste parole: \u201cChe puzza! Ma vi siete lavati? Alzi la mano chi ieri sera si \u00e8 lavato\u201d.<br \/>\nVergogna! Rossa in viso, mi affretto a spalancare la porta finestra, e, nonostante il mio mal di gola, accetto di patire un po\u2019 di freddo per non deludere i nostri ospiti. Che figuraccia! Partiamo bene! Ma perch\u00e9 non ci ho pensato prima?<br \/>\nNel frattempo tutti hanno la mano alzata e sostengono di non essere la fonte della puzza. Sudo al pensiero che adesso ci verranno ad annusare tutti uno per uno e io sar\u00f2 la peggiore.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Tutti confermano di essersi lavati, pi\u00f9 o meno convinti e Tristano ancora pi\u00f9 sprezzante commenta: \u201cChe bala!\u201d e per essere ancora pi\u00f9 incisivo lo scrive alla lavagna in grande.<br \/>\nL\u2019attenzione \u00e8 catturata. Gli sguardi dei nostri alunni non sono pi\u00f9 per Stefania, ma adesso sono per questo strano personaggio con l\u2019erre moscia che articola bene i suoni. Parla come se ogni parola fosse tonda e lui la volesse ammorbidire tutta. Non so spiegarmi, ma ogni suo vocabolo \u00e8 pieno. Sar\u00e0 un altro modo di catturare l\u2019attenzione, ma a me, come esperto \u00e8 piaciuto subito, fin dalla prima volta che ci siamo parlati al telefono: \u00e8 rassicurante.<br \/>\nMi avvicino a Susetta, dolcissima, due occhi che parlano da soli e le chiedo di passarmi la sua giacca e quella di Stefania.<br \/>\nPoi inizia un momento scherzoso tra Tristano e gli alunni e infine ci accomodiamo sulle sedie disposte a circolo, ognuno dove si trova in quel momento; no, io solo mi siedo dove mi trovo perch\u00e9 gli altri sono andati a cercare gli amici.<br \/>\nMi manca il branco, quella barriera che mi d\u00e0 un poco di sicurezza. Di me si vede tutto. Non so come, ma lo sguardo scende sui miei piedi e\u2026 accidenti! Ma che razza di calze ho infilato questa mattina? Al buio ho frugato nel cassetto e ho preso le pi\u00f9 morbide, ma\u2026 sono giallo limone!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quelle da casa. Wow sono il massimo! Un vero pugno in un occhio con questo mio modo di vestire scuro, serio, vecchio. Pazienza, mi inventer\u00f2 una scusa, dir\u00f2 che volevo essere un po\u2019 divertente. Per\u00f2 intanto tengo i piedi ben sotto la sedia, cos\u00ec almeno non si dovrebbero vedere le calze.<br \/>\nDella prima parte introduttiva ricordo ben poco, preoccupata dal fatto che devo fare le foto. Mi alzo per prendere la macchina fotografica, ma Elena mi ferma e mi suggerisce di lasciar perdere: distoglierei l\u2019attenzione. \u00c8 vero perch\u00e9 io sono gi\u00e0 distratta.<br \/>\nMi risiedo, sono tra Bano e Letizia, un particolare interessante.<br \/>\nTristano, Susetta e Stefania non si presentano e io mi chiedo se dobbiamo farlo noi, ma poi Tristano chiama bimbi i nostri alunni e io noto gli sguardi accigliati di alcuni, perci\u00f2 apro la bocca per dire che questi non sono pi\u00f9 bambini, ma ragazzi. Tristano non sorvola su questo particolare, ma prende spunto per capire meglio i criteri di categorizzazione degli alunni e da una breve discussione ne esce che io rientro negli adulti, ma Elena \u00e8 gi\u00e0 negli anziani. Lei si ribella, ma il suo intervento con protesta ha risultati scarsi: le toccher\u00e0 far parte della terza et\u00e0.<br \/>\nTristano apre il suo zaino da montagna e ci passa dei foglietti che simulano una carta di identit\u00e0. Ci chiede di compilare il foglietto in modo segreto e di consegnarlo a Stefania.<br \/>\nOk, cosa ci vuole per dare le mie generalit\u00e0. E invece no, non \u00e8 cos\u00ec scontato, perch\u00e9 oltre al nome mi viene chiesto qualcosa che non \u00e8 un dato oggettivo (altezza, et\u00e0, colore dei capelli o professione); devo scegliere e dire agli altri qualcosa di mio che forse nessuno mi ha mai chiesto, il soprannome \u00e8 ovvio, mi chiamano tutti cos\u00ec, ma le mie preferenze no. Che cosa faccio? Compilo pi\u00f9 o meno senza essere troppo sincera o mi lascio andare? Ma io che trasmissione preferisco? Boh, guardo solo il telegiornale e quella faccia di\u2026 Mentana! Ci metto il tg? No, non \u00e8 il mio preferito.<br \/>\nUn gioco? E chi gioca? A cosa mi piacerebbe giocare? E poi la musica. S\u00ec adesso sto riassaporando il piacere della musica con i miei figli, ma anche se qualche brano mi piace, mi prende, non ho la pi\u00f9 pallida idea di chi mai lo stia cantando con tutti questi nomi stranieri. Ma a me quali cantanti hanno lasciato qualcosa? Mi tocca andare a vent\u2019anni fa; e andiamoci!<br \/>\nCosa vorrei fare da grande? Beh, visto che \u00e8 permesso sognare: la fornaia mi andrebbe<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>a genio.<br \/>\nNel frattempo siamo disturbati da qualcuno che entra (durante queste attivit\u00e0 non dovrebbe esserci nulla che arrivi dall\u2019esterno a rompere la magia). Elena esce e al suo rientro la dobbiamo aspettare, perch\u00e9 lei non ha avuto il tempo di compilare. Potrebbe essere un\u2019attesa un po\u2019 noiosa e invece comincio a notare qualcosa di strano: tutti sorridono un poco imbarazzati, come se il mio disagio l\u2019avessero vissuto anche loro.<br \/>\nBano mi chiede consiglio su alcune risposte che non riesce a verbalizzare, Ugo \u00e8 l\u00ec intorno a me, in piedi, ma non \u00e8 venuto da me. O meglio, era venuto, ma io l\u2019ho ignorato e lui si \u00e8 rivolto a Letizia, chiedendole un aiuto. Gulp, non me ne sono neanche accorta!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Cosa succede Robby, ti lasci prendere cos\u00ec tanto dall\u2019attivit\u00e0 che non fai neppure il tuo lavoro? Gi\u00e0 il mio lavoro. Sono qui per aiutare Ugo a integrarsi e poi non lo aiuto? O forse s\u00ec? Ugo si rivolge a una compagna e lei l\u2019aiuta con naturalezza. Questa \u00e8 l\u2019integrazione. S\u00ec, stando al mio posto ho aiutato Ugo. Che considerazione strana!<br \/>\nIntanto Tristano sparge i nostri bigliettini sul pavimento e ci invita a fare un gioco di conoscenza.<br \/>\nElena legge le caratteristiche scritte sul primo bigliettino, ovviamente tralasciando nome e soprannome e lascia a noi il compito di scoprire di chi si tratta. Per alcuni alunni \u00e8 semplice, per altri \u00e8 quasi impossibile riconoscerli. Li osservo: Gabriele non si smentisce mai, si agita sulla sedia, si alza, non riesce a stare fermo e interviene con battute che, a mio parere, lasciano trasparire troppa confidenza; Davide \u00e8 agitatissimo, pi\u00f9 in movimento di Gabriele, ma fin da subito, tanto che Tristano appena seduti si era dovuto mettere vicino a lui. Scivola sulla sedia, diventa un tutt\u2019uno con la sedia stessa, poi ride, urla, cade dalla sedia o vi si sdraia. Ha sempre qualcosa in mano da farsi scivolare sulle labbra, tiene la bocca aperta e si accarezza le labbra con le mani o degli oggetti; almeno sorride; Ivan, che temevamo potesse catalizzare l\u2019attenzione su di s\u00e9, traffica con oggetti tra le mani, sta scomposto e fa qualche battuta di troppo, parla, si muove, ma in fondo in fondo \u00e8 attirato e incuriosito da questi tre adulti che escono dai normali schemi degli altri adulti. Sembra pensare: \u201cQuesti non li sfido, li osservo e me li studio, perch\u00e9 hanno quel non so che di interessante\u201d.<br \/>\nVittorio, Ugo e Umer si dondolano sulla sedia, sempre a rischio di caduta. Li richiamo, eseguono, poi subito dopo riprendono; Alex sembra un po\u2019 sulle sue, come se giocare fosse da piccoli, ma ci sta; Alice \u00e8 felice (c\u2019\u00e8 venuta anche la rima); Mattia \u00e8 un po\u2019 agitato; le quattro ragazze alla mia sinistra ci sono, partecipano, ma stanno un po\u2019 a guardare, sembrano pi\u00f9 grandi dei compagni. Sono grandi o hanno timore di mostrarsi? Camilla e Letizia no, anzi, Letizia si dimostra adulta per qualche considerazione che fa solo con me, quasi fossimo complici in segreto. Camilla interviene cercando di dare il suo massimo, di non essere banale. Ginevra e Alessandra, pi\u00f9 taciturne ascoltano; Kaynaat ascolta e presta attenzione con il desiderio di partecipare, non di giudicare, come le \u00e8 solito: questo non \u00e8 un confronto, una gara, non c\u2019\u00e8 giudizio; oggi ci divertiamo; Rebecca si sente a suo agio, ma scruta questi tre personaggi e il loro modo un po\u2019 bizzarro di lavorare; Abdullah si diverte, ma si agita e strofina spesso le mani, mostrando cos\u00ec involontariamente il suo arto rigido; poi c\u2019\u00e8 Antonio che, forse perch\u00e9 \u00e8 seduto vicino a Tristano o forse perch\u00e9 viene coinvolto nel gioco, \u00e8 pi\u00f9 sorridente e sciolto del solito, tenta anche qualche battuta; Bano sorride ma resta timida.<br \/>\nIl gioco prosegue e man mano che si legge ogni foglietto, \u00e8 semplice riconoscerne l\u2019autore anche solo dall\u2019espressione imbarazzata che fa.<br \/>\nArriva il turno di Sara; alla lettura della sua carta d\u2019identit\u00e0 si copre il volto, diventa rossa e si vergogna terribilmente, sfoderando una risata che mette a disagio tutti noi. A ogni indizio Sara si agita, alza persino le ginocchia, come se potesse richiudersi a riccio, poi inizia a piangere e a ridere insieme. Indoviniamo subito il suo nome e lo diciamo in coro, ma per lei \u00e8 un\u2019ulteriore invasione della sua intimit\u00e0. Ora deve andare lei a scegliere e leggere un nuovo foglietto. Rossa, paonazza, con gli occhi bagnati e tanto disagio, se lo mette davanti al volto e si rifugia accanto alla carrozzina di Stefania per leggerlo; lo tiene sul volto a pochi centimetri dagli occhi, giusto la distanza per riuscire a vedere le scritte, ma tenta di coprirsi mentre legge velocemente per far s\u00ec che il suo protagonismo finisca il presto possibile.<br \/>\nAl foglietto di Davide scopriamo che lui non \u00e8 riuscito ad aprirsi e ha compilato solo una voce.<br \/>\nIl gioco termina. Tristano se ne esce con una nuova attivit\u00e0: ora presenteremo una storiella.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Gli alunni vengono coinvolti. Ma guarda che bel modo di entrare nell\u2019argomento; la prendono da lontano, cos\u00ec quasi non ci accorgiamo di affrontare un argomento importante. E poi come \u00e8 importante il teatro, come pu\u00f2 aiutare una persona ad aprirsi!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Kaynatt deve ora aiutare Re 33 a cercare i bottoni (le nostre unghie) e io spero proprio che non capiti da me. Sicuro che non verr\u00e0, in queste occasioni si guardano i compagni, non le maestre. Poi lei, sempre cos\u00ec sicura, cos\u00ec pungente verso tutti, andr\u00e0 dalle sue amiche o cercher\u00e0 di accontentare chi dice \u201cIo io!\u201d.<br \/>\nE invece no, si avvicina a me, viene a guardare le mie unghie, le deve mostrare a Tristano. Le mie martoriate unghie di cui sa che mi vergogno: la prima fonte di sfogo di tutte le mie insicurezze. Vorrei rifiutarmi vorrei dirle che mi ferisce, anche perch\u00e9 le insegnanti (chiaramente chi le unghie non se le mangia) ripetono spesso che mangiarsi le unghie \u00e8 una cosa terribile, che non \u00e8 igienico per chi lo fa e per le persone che accanto. \u00c8 vero, ma io non ce la faccio e ogni volta vorrei scomparire. Tristano commenta e conferma che le mie unghie sono uno schifo. Ok, \u00e8 un gioco e voglio giocare. Va bene concordo \u00e8 uno schifo. So bene che ha ragione e che ha detto la verit\u00e0. So bene che anche lui ne \u00e8 convinto, ma non mi fa cos\u00ec terribilmente male. Tristano ha sottolineato una mia debolezza, un limite, una diversit\u00e0 e io detta cos\u00ec in questo contesto, pur di fronte a una cruda verit\u00e0, penso di averla accettata serenamente. Il gioco prosegue, osservo gli alunni e apprezzo la partecipazione di chi, con fatica, \u00e8 riuscito a mettersi in gioco, come Alessandra che, tutta rossa e abbastanza a disagio, ha saputo fare il pacco regalo a meraviglia, con un pizzico di fantasia. La mia testa per\u00f2, lo ammetto, \u00e8 sempre alle mie unghie. Ci avviciniamo a Stefania, la Sovrana dei Sovrani e i bambini (ops!), ragazzi, restano meravigliati per le sue unghie (capirai). Ugo mi si avvicina e mi dice: \u201cHai visto che belle, non come le tue\u201d. Ok Stefy, grazie. Sono una permalosona, ma questa volta l\u2019hanno spuntata loro. Hanno ragione sono brutte, ma pace, finisce qui, avr\u00f2 anch\u2019io qualcos\u2019altro di buono.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La rappresentazione finisce e qui inizia il nostro momento di riflessione che parte dalla ricerca di una soluzione a un problema di Re 33.<br \/>\nEscono frasi bellissime, non sono tanto retoriche; escono i nostri problemi quotidiani di convivenza in classe. I nostri tre amici ci assegnano un compito per mercoled\u00ec e la nostra abbondante ora e mezza \u00e8 volata via.<br \/>\nGrazie ragazzi. Grazie adulti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Roberta Zini, insegnante di sostegno Sono tre anni che il Progetto Calamaio conduce dei percorsi a Correggio (RE) con classi delle elementari grazie al sostegno del Trocia Beach, un evento nato in ricordo della morte di un ragazzo soprannominato \u201cTrocia\u201d. 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