{"id":2662,"date":"2020-04-30T14:06:18","date_gmt":"2020-04-30T12:06:18","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2662"},"modified":"2025-10-01T12:47:34","modified_gmt":"2025-10-01T10:47:34","slug":"teatri-possibili-la-corsia-degli-incurabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2662","title":{"rendered":"La corsia degli incurabili"},"content":{"rendered":"<p>Di Lucia Cominoli<\/p>\n<p>Corsia degli incurabili \u00e8 un atto unico per un attore solo, composto in versi dalla poetessa Patrizia Valduga. Il protagonista, un malato su sedia a rotelle, vive e lotta contro l\u2019immobilit\u00e0, la sua e quella della societ\u00e0 italiana, superficiale e corrotta, espressione manifesta della dittatura televisiva degli ultimi anni.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019omonimo spettacolo, riletto e diretto nel 2010 da Valter Malosti, regista di Teatro di Dioniso di Torino, ha avuto per protagonista Federica Fracassi, attrice e fondatrice di Teatro I di Milano. Il Teatro dell\u2019Elfo (MI) ne ha ospitato lo scorso gennaio una nuova replica, segnalata tra le migliori proposte della stagione nazionale.<\/p>\n<p><i>\u2026 ora e nell\u2019ora della nostra morte.<br \/>\n<\/i><i>Ave Maria\u2026 Buongiorno, nuovo giorno!<br \/>\n<\/i><i>E ave alla vita! \u2026 della nostra morte!<\/i><\/p>\n<p><i>Piena di grazia, il Signore \u00e8 con te&#8230;<br \/>\n<\/i><i>Quello spicchio di luce \u00e8 il nuovo giorno.<br \/>\n<\/i><i>Il Signore \u00e8 con te, luce, \u00e8 in te\u2026<\/i><\/p>\n<p><i>\u2026 e nell\u2019ora che passa la paura.<br \/>\n<\/i><i>Mia dolce luce, giovent\u00f9 del giorno,<br \/>\n<\/i><i>tu spicchio di giustizia vera, giura<\/i><\/p>\n<p><i>che qui, a noi, soldati del dolore,<br \/>\n<\/i><i>non porter\u00e0 troppo dolore il giorno,<br \/>\n<\/i><i>che a tutti i giusti gemiti del cuore<\/i><\/p>\n<p><i>si dar\u00e0 ascolto\u2026 ci sar\u00e0 piet\u00e0\u2026<br \/>\n<\/i><i>almeno per un giorno, questo giorno\u2026<br \/>\n<\/i><i>Pura luce, misura d\u2019umilt\u00e0,<br \/>\n<\/i><i>giura che sar\u00e0 giusto il nuovo giorno,<br \/>\n<\/i><i>che sar\u00e0 azzurro pi\u00f9 di ogni altro giorno<\/i><\/p>\n<p><i>(Allegramente)<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>Che programmi per oggi? Su vediamo:<br \/>\n<\/i><i>un migliaio di cose a cui pensare.<br \/>\n<\/i><i>Beh, un migliaio\u2026 non esageriamo!<\/i><\/p>\n<p><i>Quello spicchio di luce \u00e8 il nostro giorno:<br \/>\n<\/i><i>l\u2019azzurro lo dobbiamo immaginare;<br \/>\n<\/i><i>alba e tramonto, aurora e mezzogiorno<\/i><\/p>\n<p><i>stanno pi\u00f9 su, da quelli col denaro.<br \/>\n<\/i><i>E con tanto di stelle, luna e sole.<br \/>\n<\/i><i>Ma mica se li godono, sia chiaro.<\/i><\/p>\n<p><i>La chiamano cos\u00ec: democrazia.<br \/>\n<\/i><i>(Con violenza)<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 rispetto per le parole!<br \/>\n<\/i><i>si usano a vanvera!\u2026 Santa Maria\u2026<\/i><\/p>\n<p><i>madre di Dio! E ti credo che il mondo<br \/>\n<\/i><i>\u00e8 cos\u00ec stronzo! \u00c8 questo vile oltraggio<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>alle parole il motivo profondo!<\/i><\/p>\n<p><i>\u00c8 il continuo oltraggiare le parole<br \/>\n<\/i><i>che vede i furbi sempre col vantaggio<br \/>\n<\/i><i>e lascia noi qui sotto senza sole!<\/i><\/p>\n<p><i>Ma tu ora sole salpa, dai, coraggio,<br \/>\n<\/i><i>fa vela verso loro, e fa buon viaggio.<\/i><\/p>\n<p>Patrizia Valduga, poetessa veneta, quando scrisse questi versi diciotto anni fa, nell\u2019agosto del 1995, lo fece pensando a Franca Nuti, attrice torinese. Un bel confronto quello tra la moglie del poeta e critico letterario Giovanni Raboni e una delle pi\u00f9 popolari signore del teatro anni \u201980,\u00a0 premio Ubu come miglior attrice. Corsia degli incurabili, atto unico per un attore solo, non \u00e8 certo una prova facile, nemmeno per lo spettatore pi\u00f9 sensibile.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In scena una lotta alla sopravvivenza senza esclusione di colpi, protagonista un malato generico su sedia a rotelle impegnato a trascorre gli ultimi giorni tra il desiderio della fine e un\u2019incurabile voglia di bellezza. La poesia, calmante e ansiolitico, ne \u00e8 l\u2019unica e inarrestabile esplosione segreta.<br \/>\nScomodo e complesso, Corsia degli incurabili \u00e8 un testo che si affronta con una buona dose di coraggio, proprio come hanno fatto altri due premi Ubu dei giorni nostri, il regista di Teatro di Dioniso di Torino Valter Malosti e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la lodatissima Federica Fracassi, attrice e fondatrice con Renzo Martinelli dello spazio Teatro I sulla cerchia dei Navigli milanesi.<br \/>\nGi\u00e0 composto nel 2010 e ripresentato a gennaio al Teatro dell\u2019Elfo di Milano, lo spettacolo \u00e8 stato accolto anche quest\u2019anno con grande entusiasmo, capace ancora com\u2019\u00e8 di riversare lo sguardo sui morbi non solo del singolo ma dell\u2019intera societ\u00e0 contemporanea,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>tra canto e grido, tra soavit\u00e0 e furia.<br \/>\nEndecasillabi, le parole, combinati in terzine e distici alla maniera sirventese, quella dei padri danteschi, scivolano in raffinate e ironiche litanie, rampogne, rimpianti delle montagne, ferite liriche in cui balenano il ricordo di amori tinti d\u2019oro e d\u2019azzurro, della giovinezza veneziana, di notti da trecento ore. Finch\u00e9 non si arriva al presente e la sofferenza lascia il posto all\u2019indignazione.<br \/>\nChi \u00e8 davvero il terminale nell\u2019Italia berlusconiana? \u2013 ci chiede la Valduga \u2013 il malato o il pubblico della dittatura televisiva? Che cosa resta a un poeta che non pu\u00f2 pi\u00f9 muoversi di fronte alla semplificazione, alla dimenticanza, allo svuotamento del corpo e del linguaggio? Il popolo ignora i suoi cantori e quel che \u00e8 peggio \u00e8 che anche li ammazza, lasciandone la voce solitaria e inascoltata.<br \/>\nIndimenticabile, l\u2019interpretazione di Federica Fracassi si misura, sottile ed energica, tra i registri del sublime e la pi\u00f9 banale attualit\u00e0.<br \/>\nLa disabilit\u00e0 \u00e8 qui condizione simbolica di immobilit\u00e0 corporea, esistenziale e politica.<br \/>\nUn\u2019icona volutamente patetica e stereotipata, quella della donna \u201csoldato del dolore\u201d,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che si ribalta nell\u2019impetuosit\u00e0 della parola, nell\u2019intensit\u00e0 dell\u2019accusa e negli ironici commenti a margine del quotidiano.<br \/>\nComplice il volto pallido, il camice bianco e i capelli rossissimi dell\u2019attrice,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dove anche l\u2019immagine pi\u00f9 consueta, la pianta-vegetale, si fa surreale e fantasmatica senza perdere di vista il concreto, il luogo comune, il trito e ritrito della \u201cnormalit\u00e0\u201d:<\/p>\n<p><i>[\u2026] Le tiv\u00f9 ci hanno fatto l\u2019incantesimo\u2026<br \/>\n<\/i><i>Se non scarica il cielo una saetta,<br \/>\n<\/i><i>tutti servi del secolo ventesimo!<\/i><\/p>\n<p><i>Classifiche, sondaggi, lotterie&#8230;<br \/>\n<\/i><i>siamo solo strumenti di collaudo<br \/>\n<\/i><i>per i bordelli\u2026 o per le osterie\u2026<\/i><\/p>\n<p><i>Che cosa non si deve sopportare!<br \/>\n<\/i><i>Se penso che c\u2019\u00e8 ancora Pippo Baudo<br \/>\n<\/i><i>che son trent\u2019anni che mi fa cagare\u2026<\/i><\/p>\n<p><i>Trent\u2019anni? ma saranno anche quaranta\u2026<br \/>\n<\/i><i>E la paghiamo noi\u2026 ha certi prezzi\u2026<br \/>\n<\/i><i>lui munge le sue vacche l\u00ec\u2026 e ci canta<\/i><\/p>\n<p><i>le canzonette\u2026 fa i pettegolezzi\u2026<br \/>\n<\/i><i>Se mai esco di qui mi fanno a pezzi<\/i>!<\/p>\n<p>La regia di Valter Malosti amplifica il romanticismo decadente della rappresentazione insieme alla sua vocazione pi\u00f9 contemporanea in un contraddittorio di luci e di musiche, di suoni barocchi e inquieti, di riferimenti colti e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di omaggi popolari. Tra questi Gluck e Beethoven,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Chris Watson e Fausto Romitelli, Carmelo Bene e Uri Caine, Giovanni Lindo Ferretti e Caruso fino alle romanze da pianoforte di Francesco Paolo Tosti.<br \/>\nSospeso tra tradizione e ricerca il Teatro di Dioniso di Malosti come al solito straborda, per arrivare alle radici del discorso, ambiguo, irriverente e sensuale, cos\u00ec come lo \u00e8 la nostra protagonista immobilizzata.<br \/>\nSul teatro di poesia la critica si \u00e8 spesa moltissimo ma nulla, in questo caso, ci sembra pi\u00f9 vicino alla sua origine dei punti 3 e 9 della <i>Lode della scrittura. Dieci tesi per un teatro organico<\/i> del drammaturgo, poeta e pedagogo Giuliano Scabia che cos\u00ec annota:<\/p>\n<p><i>[\u2026]<br \/>\n<\/i><i>3) La scrittura di un testo \u00e8 innanzitutto un atto di ricerca radicale e organica. Una ricerca spinta fino alle estreme capacit\u00e0 di tensione del linguaggio e delle visioni del mondo, dentro le strutture del proprio tempo.<\/i><\/p>\n<p><i>[\u2026]<br \/>\n<\/i><i>9) Ci\u00f2 tuttavia fa pensare che di fronte a forme diverse ma convergenti di conformismo uno degli elementi di validit\u00e0 della scrittura teatrale consista nello spingersi al limite estremo di tollerabilit\u00e0 nei confronti di tutta la situazione esistente, nell\u2019essere il meno tattica possibile, nel ricercare il livello pi\u00f9 alto di scontro. Ci\u00f2 che rende rischiosa e verificante la scrittura \u00e8 questo trovarsi in continuo stato d\u2019assedio: assediante e assediata.<\/i><\/p>\n<p>Radicale e organica \u00e8 qui anche la ricerca sulla disabilit\u00e0, una ferita acquisita, ostentata, non idonea, dichiaratamente non conforme. Quello della Valduga \u00e8 un corpo estraneo che se lo vive sulla pelle, un sismografo capace di cogliere le dissonanze di un paese che non si prende pi\u00f9 sul serio e che ha perso i vocaboli. Alla fine se qualcosa resta ai cantori \u00e8 la responsabilit\u00e0 di un gesto esteso, l\u2019agitazione delle idee, la trasformazione dell\u2019immaginario, agli altri la necessit\u00e0 di scavare all\u2019interno di quelle immagini fino alle loro fondamenta.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><i>Rimetteremo in moto cento cieli\u2026<br \/>\n<\/i><i>d\u2019oro e d\u2019azzurro\u2026 oh, d\u2019azzurro e d\u2019oro\u2026<br \/>\n<\/i><i>se staremi distesi e paralleli\u2026<\/i><\/p>\n<p><i>s\u00ec, mettimi una mano tra i capelli\u2026<br \/>\n<\/i><i>sto migliorando\u2026 vedi che miglioro\u2026<\/i><\/p>\n<p><b>Per informazioni:<br \/>\n<\/b><a href=\"http:\/\/www.teatrodidioniso.it\">www.teatrodidioniso.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.teatroi.org\">www.teatroi.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Lucia Cominoli Corsia degli incurabili \u00e8 un atto unico per un attore solo, composto in versi dalla poetessa Patrizia Valduga. 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