{"id":2682,"date":"2020-06-04T11:32:43","date_gmt":"2020-06-04T09:32:43","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2682"},"modified":"2025-10-01T12:56:12","modified_gmt":"2025-10-01T10:56:12","slug":"5-chiudi-gli-occhi-e-guardami-gli-sguardi-degli-altri-e-gli-sguardi-delle-famiglie-sul-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2682","title":{"rendered":"5. \u201cChiudi gli occhi e guardami\u201d: gli sguardi degli altri e gli sguardi delle famiglie sul corpo"},"content":{"rendered":"<p>Il tema delle immagini culturali ci porta per parallelismo al tema degli sguardi. I limiti delle altre persone ci fanno scoprire i nostri limiti. Cosa guardiamo allora? Come? Perch\u00e9 se frequentiamo una persona disabile rischiamo di vedere solo la fragilit\u00e0, la dipendenza, e non il suo essere uomo o donna? Perch\u00e9 abbiamo bisogno di consenso e approvazione da parte degli sguardi degli altri per sentire legittimata la relazione di coppia con una persona che ha una diversit\u00e0? Cosa succede se sono gli stessi genitori a vedere il figlio o la figlia come diversi, e a ritenere impossibile che un altro o un\u2019altra possano desiderarli? Se lo sguardo dei familiari sul corpo \u00e8 squalificante? Ne abbiamo parlato con Giorgio Rifelli, medico, specialista in psicologia clinica, direttore del Servizio di Sessuologia del Dipartimento di Psicologia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, dove insegna.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 si fa fatica a parlare di sessualit\u00e0, nonostante il mondo mediatico sia sovraccarico di immagini afferenti la sessualit\u00e0 (e i suoi aspetti commerciali)?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>La sessualit\u00e0 \u00e8 un territorio a elevato rischio, \u00e8 un argomento particolarmente coinvolgente. In genere si colpevolizza molto l\u2019assetto religioso di uno Stato. In Italia si colpevolizza la Chiesa, in realt\u00e0 la Chiesa \u00e8 solo un falso bersaglio. La sessualit\u00e0 \u00e8 in s\u00e9 un argomento difficile e potenzialmente disordinante. E siccome sulla sessualit\u00e0 si fondano le relazioni sociali, allora la ragione sostanziale per cui c\u2019\u00e8 sempre un atteggiamento di cautela nei confronti della sessualit\u00e0 nasce proprio dal timore \u2013 seppure inconsapevole \u2013 di mettere a rischio le basi strutturanti della societ\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 si fa fatica a inserire la persona disabile dentro al tema della sessualit\u00e0, e quali sono le difficolt\u00e0 delle persone disabili a trovare un partner?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Il problema non riguarda solo la disabilit\u00e0 in s\u00e9, ma \u00e8 pi\u00f9 generale. Innanzitutto siamo una cultura che privilegia la vista come organo di scambio relazionale, contrariamente ad altre culture, per esempio quella ebraica che privilegia la parola. Nel momento in cui noi tendiamo a privilegiare la vista, e quindi l\u2019immagine, il primo impatto relazionale \u00e8 quello che io vedo. Quindi quello visivo \u00e8 il primo momento in cui si \u00e8 o no interessati all\u2019altro. Che poi da qui nasca o non nasca un interesse affettivo o sessuale pu\u00f2 essere secondario. Per cui ci ritroviamo ad avere non solo l\u2019emarginazione che il disabile tendenzialmente subisce, ma anche questa emarginazione estetica. E quindi prima di accedere alla persona, perch\u00e9 poi ovviamente i legami affettivi e le relazioni non crescono esclusivamente sull\u2019aspetto fisico, il pi\u00f9 delle volte in realt\u00e0 possono partire da l\u00ec ma poi continuano a crescere sugli aspetti della personalit\u00e0, del carattere, delle ideologie, delle scelte, ecc., occorre avere una certa frequentazione del mondo della disabilit\u00e0, per poter capire cosa c\u2019\u00e8 oltre la disabilit\u00e0. E questo rende pi\u00f9 difficili i rapporti e i possibili affetti che possono nascere. C\u2019\u00e8 anche un altro equivoco, cio\u00e8 che la sessualit\u00e0 viene interpretata pi\u00f9 facilmente come attivit\u00e0 sessuale, mentre nella sessualit\u00e0 c\u2019\u00e8 anche una componente affettiva, una componente emotiva, c\u2019\u00e8 la propria identit\u00e0 di uomo, di donna.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Una volta per\u00f2 che le persone si sono conosciute, al di l\u00e0 della disabilit\u00e0, cosa ulteriormente ostacola la vita di coppia?<\/strong><br \/>\nNella relazione c\u2019\u00e8 di fatto un inganno sostanziale, cio\u00e8 noi non relazioniamo con le persone ma con quello che le persone secondo noi rappresentano. Quindi alla partenza di un rapporto noi abbiamo a che fare con i nostri fantasmi, non con quello che \u00e8 l\u2019altra persona. Per cui la difficolt\u00e0 \u00e8 andare oltre le proprie immagini o quello che io attribuisco all\u2019altro. Questo \u00e8 un altro degli elementi che rendono pi\u00f9 difficile una relazione con una persona disabile, perch\u00e9 si fa fatica a mettere addosso i propri fantasmi, le proprie fantasie o parte di s\u00e9, nella figura di una persona che porta una disabilit\u00e0. In qualche maniera ci si cerca abbastanza simili e ci si esclude a priori. E quindi il disabile diventa persona senza sesso, asessuata, che poi \u00e8 anche il problema del rapporto genitoriale ed educativo. Come mai, ci si chiede, una persona che non ha disabilit\u00e0 visibili si interessa a una persona con disabilit\u00e0 visibili? Se questo interesse non \u00e8 motivato da ragioni infermieristiche, dal bisogno esclusivo di proteggere e di curare, allora si pu\u00f2 cominciare a costruire insieme qualcosa, una relazione paritetica.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Quali sono le paure delle persone disabili?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Le paure delle persone con disabilit\u00e0 di costruire una coppia o realizzare un\u2019esperienza anche semplicemente sessuale nascono soprattutto dalla difficolt\u00e0 che spesso sono proprio gli stessi disabili i primi a non accettare la propria disabilit\u00e0. Il primo a essere cauto e ad autoescludersi in queste situazioni \u00e8 proprio il disabile, ovviamente favorito poi da tutta una serie di dati del contesto e da esperienze frustranti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Come reagiscono i genitori quando emerge la sessualit\u00e0 dei loro figli?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>In genere la sessualit\u00e0 dei figli mette in gioco la sessualit\u00e0 dei genitori. Quindi la maggiore attenzione quando lavoriamo con i genitori \u00e8 quella di far capire loro che non si devono preoccupare della sessualit\u00e0 dei loro figli, ma di quanto quella sessualit\u00e0 metta in discussione il loro modo di vedere le cose. Ma questo vale anche per gli educatori che ad esempio lavorano nei centri: soprattutto l\u00e0 dove ci si confronta con la disabilit\u00e0 psichica \u00e8 facile che la sessualit\u00e0 emerga, ad esempio col fatto che un ragazzo si masturba in mezzo agli altri. Davanti a questo evento non abbiamo particolari strumenti se non quelli tipici dell\u2019educazione, cio\u00e8 insegnare che certe cose si fanno in un posto e non in un altro. Ma di fatto \u00e8 il corpo degli educatori che entra in crisi o in panico, perch\u00e9 non ha strumenti, e non ha strumenti soprattutto perch\u00e9 non \u00e8 in prima persona abituato ad affrontare la cosa. Il problema nasce proprio dalla difficolt\u00e0 a organizzare la propria sessualit\u00e0 e il proprio rapporto con la sessualit\u00e0. Per cui si \u00e8 messi totalmente in gioco, \u00e8 il caso in cui il re \u00e8 nudo.<br \/>\nUfficialmente le famiglie tendono a infantilizzare molto il figlio, e quindi a ignorare il problema. Purtroppo a volte in alcune famiglie si interviene al contrario. Ci sono mamme che masturbano i propri figli. Questo da un punto di vista umano \u00e8 comprensibile, \u00e8 un prendersi in qualche modo cura, per\u00f2 da un punto di vista educativo \u00e8 totalmente scorretto.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Quanto incide lo sguardo delle famiglie sul corpo con disabilit\u00e0?<\/strong><br \/>\nPenso per esempio a delle osservazioni sociologiche sui ruoli, per cui nelle famiglie si costruiscono delle immagini stereotipate per ciascuno dei componenti, che finiscono per essere delle identit\u00e0 imposte e ricercate da chi le ha subite: ci sono ad esempio i figli che sono maldestri e saranno sempre maldestri, ci sono i figli che si sporcano a tavola, per cui saranno sempre quelli che si sporcano a tavola. Per cui c\u2019\u00e8 un identikit che la famiglia costruisce e verso cui i componenti tendono ad andare. Addirittura questo meccanismo lo si usa anche per spiegare la genesi dei criminali, cio\u00e8 l\u2019ultimo della classe deve essere l\u2019ultimo della classe per tutta la vita e quindi cercher\u00e0 sempre di identificarsi in una figura negativa. Una famiglia che \u00e8 squalificante verso un corpo, o addirittura rimuove la presenza di un corpo, favorisce anche nel figlio la rimozione del corpo e questo vale per tutti, non solo per le persone disabili. Di fatto, soprattutto nella patologia sessuale, il rapporto col proprio corpo \u00e8 un rapporto spesso conflittuale e nasce da un atteggiamento distanziante della famiglia rispetto al corpo. Abbiamo, ad esempio, degli adulti trentenni che non si lavano i genitali o che arrivano a trent\u2019anni con una fimosi perch\u00e9 non si sono mai guardati. Quindi lo sguardo della famiglia sul corpo vale sia ovviamente per chi ha una disabilit\u00e0 sia per chi non ce l\u2019ha. \u00c8 vero che i figli sono tutti belli a mamma sua, ma in cuor suo la madre sa che sono come sono. A volte \u00e8 un atteggiamento che ipertrofizza la negativit\u00e0, \u00e8 squalificante.<br \/>\nInoltre, come dicevo prima, nella nostra cultura occidentale lo sguardo \u00e8 il senso privilegiato, rispetto alla parola, ed \u00e8 lo sguardo per noi la via attraverso cui si strutturano le relazioni. Quindi parlare di sguardo delle famiglie non \u00e8 solo una metafora, \u00e8 un dato molto reale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Paradossalmente la famiglia \u00e8 quella che in qualche modo \u00e8 sempre sul corpo della persona disabile, per l\u2019igiene quotidiana o per gli spostamenti, quindi quel corpo lo percepisce molto bene eppure nello stesso tempo lo rimuove\u2026<\/strong><i><br \/>\n<\/i>C\u2019\u00e8 questa grande contraddizione: ce l\u2019ho sempre davanti al naso ma non lo vedo. Ho bisogno di rielaborarlo. D\u2019altra parte credo che sia il problema maggiore di tutte le persone che non hanno pratica di disabilit\u00e0, perch\u00e9 la prima cosa che si fa \u00e8 proprio quella di far finta che non ci sia. A volte anche gli stessi disabili tendono a fare cos\u00ec, ad esempio le persone non vedenti usano moltissimo la parola vedere. <i><br \/>\n<\/i>Lo sguardo dei familiari \u00e8 quello che costruisce l\u2019identit\u00e0 corporea, o ne favorisce la costruzione.<i><br \/>\n<\/i>Proprio attraverso lo sguardo noi rileviamo, questo per un problema di percezione, le incongruenze, cio\u00e8 siamo alla ricerca di una sorta di armonia che ci tranquillizzi. Per cui l\u2019occhio cade facilmente su quello che non \u00e8 nell\u2019ordine delle cose. Abbiamo il \u201cvizio\u201d percettivo per cui possiamo fare a meno di notare una persona che fisicamente si presenta come apparentemente normale, ma basta una cosa anche piccolissima e la notiamo.<br \/>\nUna mia collaboratrice una volta, per un concorso, scrisse questo verso: \u201cChiudi gli occhi e guardami\u201d. Credo che in questa frase ci sia la chiave di tutto: per poter realizzare veramente un rapporto con l\u2019altro, devo andare oltre quello che vedo, perch\u00e9 quello che vedo mi tradisce perch\u00e9 si riempie dei miei fantasmi. In qualche maniera nelle famiglie succede che non si va oltre, e quindi si rimane bloccati intorno a quella che pu\u00f2 essere l\u2019immagine immediata. Subentrano anche tante dinamiche, ad esempio il fatto che il figlio possa rappresentare una produzione non ideale, quindi i sensi di colpa che si riversano su questo aspetto; e le rimozioni sul corpo diventano anche pi\u00f9 facili, senza rendersi conto che poi si fa peggio di quello che si potrebbe fare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema delle immagini culturali ci porta per parallelismo al tema degli sguardi. I limiti delle altre persone ci fanno scoprire i nostri limiti. Cosa guardiamo allora? Come? 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