{"id":2684,"date":"2020-06-04T11:37:23","date_gmt":"2020-06-04T09:37:23","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2684"},"modified":"2025-10-01T12:59:02","modified_gmt":"2025-10-01T10:59:02","slug":"6-questo-corpo-e-mio-questo-corpo-mi-appartiene-il-diritto-al-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2684","title":{"rendered":"6. \u201cQuesto corpo \u00e8 mio, questo corpo mi appartiene\u201d: il diritto al corpo"},"content":{"rendered":"<p>A volte si sottovaluta che siamo prima di tutto un corpo, fatto in un certo modo, con dei confini fisici ben precisi con i quali esperiamo ci\u00f2 che ci circonda. Molto di ci\u00f2 che siamo come persone deriva dal corpo, \u00e8 il corpo il nostro primo \u201cstrumento\u201d di conoscenza della realt\u00e0. Essere estroversi, vivaci, allegri, tristi, depressi, rinchiusi in se stessi, avere fiducia in s\u00e9 e negli altri sono tutti modi di essere e di agire che ci derivano dall\u2019avere un corpo fatto in un certo modo o dalla percezione che abbiamo del nostro corpo. Quando su un corpo intervengono dei limiti oggettivi come i deficit, la persona pu\u00f2 avere meno fiducia in se stessa, o essere demotivata, o provare un senso di rifiuto per il proprio corpo percepito come non bello perch\u00e9 non simile ai corpi degli altri. La disabilit\u00e0 passa prima di tutto dal corpo, \u00e8 un corpo diverso; e valorizzare ugualmente il proprio corpo, nel senso di dargli comunque un valore per quello che ci fa essere, pu\u00f2 risultare un\u2019operazione non molto semplice per una persona disabile. Lo stesso guardarsi allo specchio, e piacersi, sembra spesso impossibile. \u201cSe pensiamo, poi, al percorso di formazione dell\u2019identit\u00e0 corporea di una persona disabile \u2013 scrive Priscilla Berardi nell\u2019articolo \u201cSessualmente abili\u201d pubblicato sulla rivista \u201cConnessioni\u201d (n. 25, gennaio, 2011) \u2013 non possiamo non considerare che la sperimentazione del proprio corpo, dello spazio che lo circonda e dell\u2019attivit\u00e0 in questo spazio pu\u00f2 essere frustrante, impedendo di coniugare emozioni e movimento; l\u2019eventuale patologia alla base della disabilit\u00e0, soprattutto se progressiva, pu\u00f2 far esperire un senso di mancanza di controllo sugli eventi, sulla realt\u00e0 circostante e su di s\u00e9, originando sentimenti di inefficacia e non-incisivit\u00e0; ogni esperienza che per altri avviene in modo del tutto naturale e armonico, come andare a scuola, giocare coi compagni, dedicarsi a uno sport, prendere un mezzo di trasporto, trovare amici o partners affettivi e sessuali, possono essere per la persona con disabilit\u00e0 un\u2019esasperante sequenza di sfide e di micro o macro problemi, pratici e relazionali, che certamente possono temprare il carattere di alcuni e allenarli a lottare e a inventare soluzioni originali, ma possono fiaccare la volont\u00e0 e l\u2019umore di chi in generale, o in quel momento, possiede meno risorse interiori ed esterne; alcune disabilit\u00e0 impongono una dipendenza parziale o totale dalle cure di altri (familiari e\/o operatori) che traducono i bisogni in azioni penalizzando per\u00f2 spesso pesantemente la privacy; ma soprattutto il corpo della persona disabile \u00e8, sin dall\u2019esordio della disabilit\u00e0, \u2018trattato\u2019 e non \u2018toccato\u2019, sottoposto a manipolazioni sgradite, iperinvestito di cure, indagini e interventi, molto diversi dalle carezze e dal contatto che dona piacere, e spesso accompagnati da sentimenti di angoscia o preoccupazione\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ci si ritrova, dunque, a essere trattati e maneggiati come marionette. Si pu\u00f2 arrivare, in alcuni casi, a non avere la percezione completa e totale del proprio corpo, e questo incide molto negativamente sulla costruzione della propria identit\u00e0, e del proprio ruolo, perch\u00e9 \u00e8 il corpo l\u2019interfaccia di ognuno di noi con l\u2019altro, ci\u00f2 che ci mette in relazione, in comunicazione, in contatto. Come si pu\u00f2 riuscire ad avere uno spazio in cui essere uomo o donna, se non esiste privacy, perch\u00e9 ogni movimento \u00e8 osservato e aiutato da qualcuno? Come avere percezione completa del proprio corpo, attraverso se stessi e non attraverso ci\u00f2 che ci viene detto o fatto pensare dagli altri?<br \/>\nAl Centro Documentazione Handicap, all\u2019interno del Progetto Calamaio, \u00e8 stato realizzato un lungo percorso laboratoriale di conoscenza di s\u00e9, a cura del mio collega Tristano Redeghieri, per aiutare i giovani ragazzi disabili che lavorano con noi a costruire un\u2019identit\u00e0 personale consapevole delle proprie difficolt\u00e0 ma anche delle proprie risorse, per conoscere meglio la propria disabilit\u00e0 e anche la propria diversit\u00e0 rispetto agli altri, e poter trasformare \u2013 dove possibile \u2013 la diversit\u00e0 in originalit\u00e0. I ragazzi partecipanti al laboratorio hanno disabilit\u00e0 molto complesse, con gravi perdite dell\u2019autonomia fisica e deficit intellettivi lievi\/medi. Sono anche molto giovani, alcuni hanno disabilit\u00e0 acquisite e\/o degenerative.<br \/>\nAl primo incontro si \u00e8 chiesto ai ragazzi di disegnare una persona reale o immaginaria e poi di descriverla davanti a tutti. In seguito bisognava presentare se stessi; alcuni esempi:<br \/>\nSono Diego e sono in carrozzina, ma vorrei non esserci. Sono come tutti gli altri, anche se non \u00e8 cos\u00ec. (Diego)<br \/>\nIo sono una ragazza di 26 anni, sono molto decisa; quando sono gi\u00f9 di morale e mi sento di aver bisogno di aiuto a volte rispondo e reagisco in un modo molto brutto. Ma sono anche solare e sensibile. (Tiziana)<br \/>\nMi piace lavorare al pc, adoro leggere. Mi piace andare fuori a divertirmi, mi piace fare ginnastica, guardare gli sport come motociclismo e atletica. Adoro Amedeo Minghi. Mi piace il lavoro al CDH. (Lorella)<br \/>\nHo 26 anni, amo la natura e gli animali e la mia famiglia. Mi piacciono gli sport che faccio al Sestriere, il mio pap\u00e0 \u00e8 il sole e la mamma la luna. Mi piace scoprire cose nuove dell\u2019universo, gioco al pc e Nintendo, mi piacciono i cartoni animati. (Danae)<\/p>\n<p>Alla domanda \u201cCome vi siete sentiti in questo primo incontro?\u201d, le risposte sono state tra il positivo e l\u2019imbarazzato:<br \/>\nSono riuscita a tirare fuori le mie emozioni perch\u00e9 sono sempre da sola e non parlo con nessuno e qua qualcuno mi ascolta. (Lorella)<br \/>\nParlare di me mi ha messo in imbarazzo. (Tiziana)<br \/>\nNon mi ero mai sentita libera di dire le cose e ho scoperto di essere spontanea. \u00c8 un laboratorio dove non ci sono aspettative e le cose vengono naturali. (Francesca)<br \/>\nMi \u00e8 piaciuto fare il disegno, ma per parlare di me ho avuto un po\u2019 di difficolt\u00e0 a trovare le parole. (Danae)<\/p>\n<p>Al secondo incontro, si \u00e8 passati alla descrizione scritta di se stessi su un foglio, per verificare quale immagine si ha del proprio corpo (immagine finora costruita secondo il modello delle figure parentali). Per descriversi, occorreva anche guardarsi davanti a uno specchio. Le descrizioni sono state molto accurate, ma le sensazioni sul lavoro eseguito sono molto significative:<br \/>\nHo fatto fatica perch\u00e9 non mi piaccio molto e non mi guardo tanto allo specchio. E non sono abituato a parlare di me. Mi devo abituare di pi\u00f9 a come sono fatto anche se non mi piace. (Diego)<br \/>\nMi \u00e8 piaciuto, ma mi sono sentita imbarazzata a descrivermi perch\u00e9 non l\u2019avevo mai fatto. (Lorella)<br \/>\nEra la prima volta che andavo davanti allo specchio e ho visto la mia immagine com\u2019\u00e8 veramente. Mi sono riscoperta come una persona nuova. (Francesca)<br \/>\nMi sono sentito in difficolt\u00e0 perch\u00e9 non sono abituato a farlo e non conosco bene il mio corpo. (Giacomo)<br \/>\n\u00c8 stato molto difficile, ho provato imbarazzo e paura a descrivere come sono le tette e anche a parlare della mia mobilit\u00e0. Adesso che l\u2019ho detto mi sento meglio. (Danae)<br \/>\nMi sono sentita in difficolt\u00e0 perch\u00e9 sono vanitosa. Ma questa volta sono rimasta concentrata su di me fisicamente e mi sono sentita brutta. (Tiziana)<\/p>\n<p>Al terzo incontro, sono stati portati tanti limoni, ognuno ha scelto il proprio e lo si \u00e8 descritto. Poi i limoni sono stati mescolati e ognuno ha dovuto riconoscere il proprio limone. I limoni sono stati descritti benissimo, nei minimi dettagli. Qualunque segno, scanalatura, macchia \u00e8 stato descritto e riconosciuto. Riconosciuta perfettamente anche la <i>forma corporea<\/i> del limone, e le sensazioni al tatto, alla vista e all\u2019olfatto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 stato difficile perch\u00e9 vedo solo le apparenze senza andare nei particolari. (Francesca)<br \/>\nNon ho fatto fatica a dire tutti i particolari. Ho fatto pi\u00f9 fatica a descrivere me stesso. (Diego)<br \/>\nMi sono sentito bene a descrivere il limone, molto meglio che a descrivere me stesso perch\u00e9 non pensavo al mio corpo. (Giacomo)<br \/>\nFaccio fatica a descrivere me stessa, pi\u00f9 che a descrivere il limone. (Tiziana)<br \/>\n\u00c8 stato pi\u00f9 facile descrivere il limone che me stessa, perch\u00e9 anche davanti allo specchio il mio corpo non lo vedo tutto. Perdo dei pezzi della descrizione. (Lorella)<br \/>\nEvitiamo di descrivere le parti del corpo che non accettiamo. (Francesca)<br \/>\nUna parte che non usiamo non la descriviamo. (Stefania)<\/p>\n<p>Al quarto incontro si \u00e8 deciso di disegnare l\u2019impronta corporea su un foglio gigante, sdraiati a terra. Infatti la visione di se stessi davanti allo specchio era stata comunque \u201cparziale\u201d: ad esempio chi \u00e8 seduto su una carrozzina, allo specchio si vede comunque seduto, non \u201cin piedi\u201d, non un intero.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 la prima volta che lo faccio. Non sono neanche abituata a sdraiarmi per terra. Ho avuto un po\u2019 di paura. \u00c8 stata una piccola conquista e devo lavorare sulla paura di cadere. Non avevo mai visto il mio corpo per intero e alcune parti che non conosco. Mi ha incuriosito, ma ho paura. Penso sempre che gli altri siano migliori di me. (Francesca)<br \/>\nIo non conoscevo tutto il corpo. Ho scoperto che ho le gambe. Di solito ho bisogno di aiuto, quindi mi dimentico di avere le gambe. (Diego)<br \/>\nMi ha reso pi\u00f9 consapevole di cosa possono fare le mie gambe e mi ha dato la possibilit\u00e0 di accettarle un pochino pi\u00f9 di prima. (Tiziana)<br \/>\nHo scoperto che senza il busto il mio braccio sinistro si muove un po\u2019 di pi\u00f9. (Stefania)<br \/>\nNon mi sono mai vista sdraiata. Ho avuto paura. (Danae)<\/p>\n<p>Sono seguiti anche altri incontri, con attivit\u00e0 di ginnastica e di miglioramento dell\u2019autostima, per scoprire cosa si sa fare o non fare, confrontandosi anche con gli altri. Per prendere coscienza delle proprie competenze, riconoscendo le proprie qualit\u00e0 e acquisendo una maggiore consapevolezza del proprio corpo. Si \u00e8 chiesto di nuovo ai ragazzi di disegnarsi e di descriversi, e si \u00e8 toccato, anche se solo marginalmente, il tema della sessualit\u00e0 e dell\u2019affettivit\u00e0, con le proprie esigenze e i propri sentimenti.<br \/>\nParadossalmente, i pensieri su quest\u2019ultima tematica, al momento, non li riportiamo. Quello che interessa \u2013 e dovrebbe interessare \u2013 \u00e8 proprio il tema della percezione corporea di se stessi.<br \/>\nNel film americano The sessions, noto al grande pubblico per avere portato sullo schermo la realt\u00e0 delle figure degli assistenti sessuali per persone disabili, c\u2019\u00e8 un piccolo ma significativo dialogo proprio sul tema del corpo: a 38 anni, il protagonista Mark O\u2019Brien, un poeta e giornalista che ha trascorso parte della sua esistenza all\u2019interno di un polmone d\u2019acciaio a causa della poliomielite che lo ha reso tetraplegico, decide che \u00e8 arrivato il momento di perdere la verginit\u00e0; la sua nuova assistente domiciliare, con mentalit\u00e0 pi\u00f9 aperta delle precedenti, lo porta da una sessuologa, che per\u00f2 risponde di non poter far nulla, perch\u00e9 lei aiuta persone con problemi sessuali gi\u00e0 manifestati, ma non pu\u00f2 aiutare lui che non conosce il suo corpo, non ha mai avuto la possibilit\u00e0 di toccarsi o di vedersi a uno specchio perch\u00e9 completamente immobilizzato e rinchiuso in un polmone d\u2019acciaio.<br \/>\nSi parla ormai \u201csolo\u201d di diritto alla sessualit\u00e0 e all\u2019affettivit\u00e0 delle persone disabili, ma questo diritto lo possono allora esigere anche le persone normodotate. Non tutti i \u201cnormali\u201d, infatti, sono poi cos\u00ec fortunati o cos\u00ec avventurosi nelle storie sentimentali o sessuali. Per questo \u2013 si diceva all\u2019inizio \u2013 non bisogna essere frettolosi con le parole e con ci\u00f2 che si esige a livello normativo. Soprattutto nei casi di disabilit\u00e0 complesse e gravi, occorre prima di tutto un lungo accompagnamento alla scoperta di se stessi. Un\u2019educazione, in qualche modo anche sessuale, al proprio corpo.<br \/>\nIl diritto principale di cui dobbiamo occuparci e prenderci cura \u00e8 il diritto al proprio corpo. Anche quando il corpo \u00e8 \u201cun corpo con problemi\u201d o \u201cun corpo difettoso\u201d. Il corpo non \u00e8 un \u201cvestito\u201d dell\u2019individuo, ma \u00e8 l\u2019individuo nella sua globalit\u00e0. Il corpo non \u00e8 solo un nostro strumento, come se fosse un oggetto aggiunto alla nostra mente che ci permette di svolgere alcune azioni (o non svolgerle in caso di deficit). Il corpo \u00e8 la nostra appartenenza a noi stessi, nella nostra interezza e totalit\u00e0 di tutto il nostro essere. I ragazzi del Progetto Calamaio conoscono benissimo il concetto di corporeit\u00e0, di cosa vuol dire occupare un volume solido nello spazio, avere una determinata forma, un colore, un sapore, un odore, ma solo se questa corporeit\u00e0 non li riguarda direttamente. L\u2019esempio dei limoni \u00e8 lampante: non si hanno problemi con il \u201ccorpo\u201d del limone, ma con il proprio corpo s\u00ec.<br \/>\nLa vera sfida, oggi, per parlare di sessualit\u00e0 e affettivit\u00e0 delle persone disabili \u00e8 affidare al corpo una pienezza di senso e di valore. Perch\u00e9 non abbiamo un corpo, ma siamo un corpo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte si sottovaluta che siamo prima di tutto un corpo, fatto in un certo modo, con dei confini fisici ben precisi con i quali esperiamo ci\u00f2 che ci circonda. Molto di ci\u00f2 che siamo come persone deriva dal corpo, \u00e8 il corpo il nostro primo \u201cstrumento\u201d di conoscenza della realt\u00e0. 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