{"id":270,"date":"2009-11-04T17:05:26","date_gmt":"2009-11-04T17:05:26","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=270"},"modified":"2025-12-15T10:57:41","modified_gmt":"2025-12-15T09:57:41","slug":"comunit-virtuali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=270","title":{"rendered":"10. Comunit\u00e0 virtuali"},"content":{"rendered":"<p>di Valeria Alpi<\/p>\n<p>Era il 1996 quando un mio caro amico mi fece provare per la prima volta \u201cla ragnatela pi\u00f9 grande del mondo\u201d, vale a dire il world wide web, il sistema internet. L\u2019esaltazione per<!--break--> la nuova tecnologia fu immediata, inoltre mi sentivo come un pioniere, dato che le connessioni private ad internet erano ancora molto poche in quegli anni in Italia. Da allora cominciai ad esplorare la Rete in tutte le sue componenti e sfaccettature, mi laureai con una tesi sulla cultura del digitale e poco dopo iniziai a fare la giornalista proprio sul web. Ho visto internet crescere ed espandersi a velocit\u00e0 impressionanti, tanto che sembra regnante oggi un fortunato slogan che recita \u00abchi non c\u2019\u00e8, non ci sar\u00e0\u00bb. Come dire che il futuro passa per le autostrade elettroniche e chi non sar\u00e0 in qualche modo connesso alla Rete globale non avr\u00e0 accesso agli scambi sociali. Questa evoluzione non \u00e8 di poco conto e, senza schierarci dalla parte degli apologeti o dei detrattori di internet, \u00e8 necessario riflettere su alcuni aspetti. La Rete ha sempre cercato di manifestarsi come un grande contenitore e distributore di libert\u00e0, dove la democrazia sembra a portata di clic per chiunque e dove tutti possono essere fruitori e\/o fornitori di informazioni; una grande comunit\u00e0 che accoglie in modo apparentemente politically correct. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Oppure, se \u00e8 cos\u00ec, quali rischi ci sono? C\u2019\u00e8 qualcosa che rimane escluso dalla comunit\u00e0 virtuale? E se s\u00ec, che cosa?<\/p>\n<p><strong>\u201c(Mi) connetto\u201d, dunque sono<br \/>\n<\/strong>Ai primordi dell\u2019era dei computer una stringa di bit rappresentava generalmente informazioni di tipo numerico. Il bit era la binary digit, la cifra binaria che stava alla base del linguaggio macchinico. Ma negli ultimi venticinque anni sono stati inclusi nel vocabolario binario molto pi\u00f9 che semplici numeri. E la digitalizzazione non riguarda pi\u00f9 solo l\u2019informatica, ma sta diventando un modo di vivere. Il bit \u00e8 un modo di essere \u2013 profetizza Negroponte, il guru della Rivoluzione Digitale. Da un punto di vista empirico, molti aspetti di ci\u00f2 che fa parte della cosiddetta cultura sono gi\u00e0 stati digitalizzati: nella Rete si trovano intere opere letterarie; quadri famosi di pittori non pi\u00f9 in vita e opere d\u2019arte contemporanee di artisti viventi; filmati e video; suoni e concerti; visite virtuali a citt\u00e0, musei, monumenti; possibilit\u00e0 di leggere quotidiani e periodici di tutte le nazioni; accesso a interi archivi bibliotecari; idee, commenti, opinioni personali, storie di vita; corsi e lezioni; boutiques virtuali; commercio elettronico; agenzie di viaggi; servizi meteorologici; mappe stradali, cartine geografiche; dizionari multilingue, dizionari enciclopedici; leggi e codici civili; ricette di cucina da tutto il mondo; concorsi; giochi, divertimenti, gossip, scherzi; medicina, salute, malattia; immersioni subacquee simulate; cimiteri virtuali; messaggi, chiacchiere in tempo reale e newsgroup in differita su ogni tipo di argomento; comunit\u00e0 virtuali; fotografie; oroscopo, astrologia, astronomia; sfilate di moda; sessualit\u00e0 e sesso; farmacie; banche e finanza; religione; politica; archeologia; reti civiche; universit\u00e0; servizi postali e francobolli elettronici; web cam; lavoro e telelavoro; ricordi; fanclub; associazioni di volontariato; terzo settore; videoconferenze; firme digitali; sport; e cos\u00ec via.<br \/>\nCi\u00f2 significa che il cosiddetto ciberspazio non \u00e8 un luogo completamente inventato, di fantasia, senza riferimenti alla realt\u00e0 concreta. Il ciberspazio \u00e8, piuttosto, il luogo in cui le cose materiali, che nella realt\u00e0 sono costituite da atomi, vengono dematerializzate e trasformate in bit. Questa trasformazione consente anche di superare tutti quei vincoli \u2013 appunto materiali \u2013 che fanno parte del nostro quotidiano essere nel mondo. Tempo, spazio e corpo, le classiche e tradizionali categorie che hanno rappresentato da sempre il nostro orientamento nel mondo, non sono pi\u00f9 valide nel ciberspazio. La \u201csocialit\u00e0\u201d digitale \u00e8 caratterizzata da un\u2019insolita velocit\u00e0 che fa subire allo spazio e al tempo inusuali contrazioni e dilatazioni: lo spazio viene dilatato, e il tempo contratto. Ma il punto significativo, a mio parere, \u00e8 che ci\u00f2 che esperiamo non si rapporta pi\u00f9 alla scala dimensionale del corpo umano: mente e corpo vengono necessariamente separati. La presenza fisica dei partecipanti a un qualsiasi aspetto della Rete viene messa tra parentesi, omessa o simulata. In un certo senso, \u00e8 vero, questo ci libera dai vincoli imposti dalla nostra identit\u00e0 fisica. Nella rete siamo pi\u00f9 uguali, poich\u00e9 possiamo ignorare o creare il corpo che appare nel ciberspazio. Ma in un altro senso la qualit\u00e0 dell\u2019incontro umano si restringe. Il corpo secondario o controfigura rivela di noi stessi solo quello che mentalmente vogliamo rivelare. Il contatto corporeo diventa opzionale; non si \u00e8 costretti a trovarsi faccia a faccia con altri membri della comunit\u00e0 virtuale. Si pu\u00f2 vivere la propria esistenza separata senza mai incontrare fisicamente un\u2019altra persona.<br \/>\nSi valicano cos\u00ec i propri limiti, per sentirsi liberi, amplificati, multipli, sperimentali; per esplorare mondi impossibili, o possibili altrimenti, altri spazi dopo lo spazio, altri tempi oltre quello lineare, altre velocit\u00e0. Gli internauti diventano tanti fl\u00e2neurs, i passeggiatori metropolitani di cui ci hanno raccontato C. Baudelaire e W. Benjamin, solo che stavolta la citt\u00e0 \u00e8 telematica e digitale, ed essi sono liberi di navigare nello spazio virtuale come tanti nomadi psichici, di essere \u201cuno, nessuno e centomila\u201d, in un grande bricolage di se stessi. Strano Narciso, questo, non trovate? Non sogna pi\u00f9 la sua immagine ideale, ma una formula di \u201criproduzione genetica\u201d all\u2019infinito: ritrovarsi ovunque, demoltiplicato.<br \/>\nC\u2019\u00e8 tutto un filone di pensiero, guidato dal francese P. L\u00e9vy, che considera invece la Rete come un nuovo spazio antropologico, in cui l\u2019uomo e la sua mente e il suo sapere saranno i beni pi\u00f9 preziosi e costituiranno una vera e propria \u201cintelligenza collettiva\u201d (o dovremmo dire coscienza connettiva?). Un nuovo spazio in cui si generalizzer\u00e0 il \u201cpenso, dunque sono\u201d in un \u201cnoi formiamo un\u2019intelligenza collettiva, dunque esistiamo come comunit\u00e0 significativa\u201d. Dal cogito al cogitamus. Analogamente, vi sono sempre pi\u00f9 convinzioni che la comunicazione via web perde s\u00ec lo spessore materiale, ma il legame sociale permane, dando vita a reti di \u201cvicinato telematico\u201d, ad amicizie via modem. In definitiva, si pensa, \u00e8 proprio entro i confini comunicativi resi altamente flessibili e aleatori dalle nuove tecnologie che le persone sfruttano le stesse per creare spazi comunitari condivisi e nuovi legami comunicativi. I legami supportati dalle forme elettroniche della comunicazione non sono in senso classico legami forti, cos\u00ec come quelli tradizionali di tipo familiare, di solidariet\u00e0 primaria. In contrapposizione a questi, sono piuttosto legami deboli, in quanto fondati sull\u2019istantaneit\u00e0 comunicativa ed un\u2019aleatoriet\u00e0 che li caratterizza come effimeri, instabili, cangianti, contingenti al problema, allo spazio e al tempo. Eppure tale distinzione si stempera dinanzi alla paradossale forza dei legami deboli, che creano nuovi spazi sociali, forme di neo-tribalismo, di teleconvivialit\u00e0.<br \/>\nIl ciberspazio, dunque, potrebbe diventare (se non lo \u00e8 gi\u00e0) un luogo costitutivo di senso per l\u2019individuo, la sua identit\u00e0 e personalit\u00e0. Ma pu\u00f2 uno scenario digitale, dove digitale \u2013 per definizione \u2013 vuol dire numero, quantit\u00e0, leggerezza dal peso gravitazionale, dare un senso alla vita delle persone, vita che \u00e8 materia, qualit\u00e0, storia, sapere, pesantezza dei corpi? Il senso di comunit\u00e0 e di appartenenza sono, a mio parere, fortemente analogici e non digitali. Laddove per analogico intendo un forte legame con la materia e con i corpi. Nelle forme di comunit\u00e0 online si viene a perdere quella solidariet\u00e0 inestricabile tra mente e corpo che fa essere un individuo un\u2019entit\u00e0 specifica e unica, irripetibile e speciale. Nel caso, poi, in cui il corpo fosse quello di una persona disabile, che cosa succede?<\/p>\n<p>La vita della rete non \u00e8 la stessa cosa della rete della vita<\/p>\n<p>Avete presente i disegni dell\u2019artista olandese M. C. Escher, dove tutti gli oggetti raffigurati sono incastrati uno nell\u2019altro e, anzi, \u00e8 proprio l\u2019uno che crea l\u2019altro? Cio\u00e8 i contorni di un oggetto determinano l\u2019altro oggetto e viceversa? Questo vuol dire che un oggetto esiste perch\u00e9 esiste l\u2019altro, e non potrebbe esistere senza. Lo stesso meccanismo si pu\u00f2 applicare al rapporto corpo\/mente. Secondo F. J. Varela, noto esperto di scienze cognitive, tendiamo a pensare che la mente sia nel cervello, nella testa, ma l\u2019ambiente comprende anche il resto dell\u2019organismo: comprende il fatto che il cervello sia intimamente connesso a tutta la muscolatura, all\u2019apparato scheletrico, agli intestini, al sistema immunitario, agli equilibri ormonali e cos\u00ec via. Essa rende il tutto un\u2019unit\u00e0 estremamente compatta. In altre parole, l\u2019organismo, inteso come rete di elementi del tutto co-determinanti, fa in modo che le nostre menti siano letteralmente inscindibili non soltanto dall\u2019ambiente esterno ma anche dal corpo nella sua interezza. La cognizione \u00e8 sempre un\u2019azione \u201cincarnata\u201d, perch\u00e9 dipende dal tipo di esperienza derivante dal possedere un corpo con diverse capacit\u00e0 senso-motorie.<br \/>\nOra, \u00e8 sicuramente vero che una mente che entra in internet si porta con s\u00e9 tutta una serie di pensieri e di identit\u00e0 che derivano dall\u2019aver vissuto fino a quel momento un\u2019esperienza corporea di un certo tipo. Ma nel caso di una persona disabile, la faccenda mi pare pi\u00f9 complessa. Perch\u00e9 per un disabile un corpo con uno o pi\u00f9 deficit \u00e8 un corpo ingombrante e non sempre facile da gestire (o da essere gestito). Frequento ormai da quattro anni un newsgroup di discussione sull\u2019handicap (it.sociale.handicap) e mi \u00e8 capitato molte volte di conversare a distanza con gravi disabili motori e con persone con deficit dell\u2019udito, della vista, della parola. Tutti quanti, negli anni, si sono mostrati esaltati da internet. Questo mezzo, ma anche questo sistema in cui si entra, permette loro di valicare i limiti della propria fisicit\u00e0: appositi software consentono ai non vedenti di navigare tra i siti web e di gestire le risorse di rete; chi non pu\u00f2 sentire e parlare pu\u00f2 invece, con la posta elettronica, digitalizzare tutti i suoi pensieri e comunicare col mondo nello stesso identico modo dei \u201cnormodotati\u201d; i disabili motori possono essere dappertutto senza le materiali barriere architettoniche. Senza contare tutti quegli ausili che consentono l\u2019uso del computer anche a chi ad esempio non pu\u00f2 usare le braccia, o a chi non riesce a servirsi delle normali tastiere o mouse. Insomma, sembra proprio che la tecnologia sia diventata una vera paladina che cerca di migliorare la qualit\u00e0 della vita alle persone disabili. Si considerino, inoltre, tutti gli studi e gli accordi su come migliorare l\u2019accessibilit\u00e0 al web anche per chi \u00e8 disabile e ha bisogno di siti costruiti con accorgimenti particolari. Ben venga tutto questo, ben vengano i progressi tecnologici. Ho sempre sostenuto che l\u2019uomo \u00e8 faber, prima di essere sapiens, quindi la costruzione di strumenti tecnologici \u00e8 insita nella sua natura, e come finora sono stati utili tutti gli altri strumenti, cos\u00ec pure \u00e8 e sar\u00e0 utile la tecnologia digitale. L\u2019importante \u00e8 che essa venga considerata sempre per quello che \u00e8, cio\u00e8 appunto uno strumento, un mezzo.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un rischio, per\u00f2, che corre la societ\u00e0 contemporanea: la tecnica \u00e8 cos\u00ec aumentata quantitativamente, al punto da rendersi disponibile per la realizzazione di qualsiasi fine. Allora muta qualitativamente lo scenario: non \u00e8 pi\u00f9 il fine a condizionare la ricerca e l\u2019acquisizione dei mezzi tecnici, ma sar\u00e0 la cresciuta disponibilit\u00e0 dei mezzi tecnici a dispiegare il ventaglio di qualsivoglia fine che per loro tramite pu\u00f2 essere raggiunto. Si ha cos\u00ec l\u2019impressione di avere qualcosa di assoluto, nel senso etimologico del termine: solutus ab, sciolto da ogni legame, da ogni limite e condizionamento. La persona disabile pu\u00f2, in questo modo, \u201cilludersi\u201d che sia sufficiente una mente che funzioni per essere funzionali alla societ\u00e0. E\u2019 questo anche forse alla base dello sviluppo del telelavoro, utile, certo, per alcuni aspetti, ma inutile a livello di integrazione sociale. Ad internet, e alla comunit\u00e0 online, sembra non importare se impieghi troppo tempo a muoverti, a salire le scale, se magari le scale non riesci neppure a farle, se non riesci a parlare, o parli molto lentamente e male al punto che \u00e8 difficile comprenderti. Non importa se hai bisogno che qualcuno ti accompagni in bagno o che ti aiuti a mangiare. Non importa neppure se per digitare un messaggio sullo schermo impieghi un\u2019ora perch\u00e9 non riesci ad usare le braccia, tanto alla fine il risultato \u00e8 che il tuo messaggio appare completamente uguale agli altri. L\u2019importante, nella logica di Rete, \u00e8 che tu sia in grado di produrre bit di informazione, a qualsiasi livello. Cos\u00ec il corpo sta fuori e non ingombra; cos\u00ec la comunit\u00e0 virtuale pu\u00f2 accettarti tranquillamente, tanto il tuo corpo non lo vede, non lo tocca e non lo deve portare in giro; cos\u00ec tu \u2013 disabile \u2013 ti senti accettato e integrato, perch\u00e9 pensi che la gente apprezzi di te quello che sei dentro, e non come sei fuori, e questo tutto sommato \u00e8 sempre stato il tuo obiettivo.<br \/>\n\u201cL\u2019illusione non si mangia\u201d, diceva la moglie al colonnello in un noto libro di G. Garcia M\u00e1rquez. \u201cNon si mangia, ma alimenta\u201d, ribatteva il colonnello, in attesa da quindici anni di una pensione che non arrivava mai. Analogamente, la telematica alimenta un senso della vita aggiuntivo, una specie di valore aggiunto. Laddove la vita reale \u00e8 resa pi\u00f9 complessa da qualche problema corporeo, la vita virtuale crea comunque un suo senso e pu\u00f2 fare sentire meglio. Ma si tratta di un senso quantitativo (il bit \u00e8 quantit\u00e0 per definizione), si parla solo di valore di scambio. La vita, quella vera, \u00e8 qualit\u00e0, \u00e8 valore d\u2019uso. Non mi stancher\u00f2 mai di ripeterlo: comunit\u00e0 per me vuol dire analogico. Cio\u00e8 vuol dire interazione tra dei corpi materiali. Vuol dire gente che accetta la disabilit\u00e0 nella sua concretezza, che ti porta a fare un giro in citt\u00e0 (questa volta reale e non telematica), che ti imbocca se ce n\u2019\u00e8 bisogno, che ti sorride, ti abbraccia, ti solleva; gente che ti parla pi\u00f9 lentamente se devi leggere sulle labbra; gente che prova ad ascoltarti anche se non riesci ad esprimerti bene; gente che prova a farti esperire il mondo, anche se non lo vedi.<br \/>\nIl problema \u00e8 che la socialit\u00e0 reale e materiale pu\u00f2 anche fare male, crea appunto l\u2019handicap, lo svantaggio, la differenza asimmetrica laddove c\u2019\u00e8 solo un deficit. Trovare il senso di se stessi e della propria vita in una societ\u00e0 dove non si sente il contesto di garanzie per poter esprimere quello che veramente si \u00e8 come corpi, beh\u2026 pu\u00f2 essere un po\u2019 complicato, mentre il senso digitale appare pi\u00f9 democratico, pi\u00f9 friendly, pi\u00f9 accogliente. Anche se il sistema internet mi pare ancora un po\u2019 lontano dall\u2019essere veramente democratico, basti pensare anche alla differenza di accesso alle risorse tecnologiche tra Nord e Sud del mondo, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia, ed entra solo marginalmente nella dinamica di questo percorso teorico. Il punto \u00e8, e qui concludo, che una vera comunit\u00e0 che accoglie dovrebbe consentire l\u2019accesso e l\u2019usabilit\u00e0 non solo alla vit@ che circola nella Rete, ma alla vita nel suo senso pi\u00f9 ampio e probabilmente pi\u00f9 sacro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 1996 quando un mio caro amico mi fece provare per la prima volta &#8220;la ragnatela pi&ugrave; grande del mondo&#8221;, vale a dire il world wide web, il sistema internet. 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