{"id":2700,"date":"2020-06-04T12:05:54","date_gmt":"2020-06-04T10:05:54","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2700"},"modified":"2025-09-10T10:26:25","modified_gmt":"2025-09-10T08:26:25","slug":"europa-europa-la-scorciatoia-mediatica-della-follia-criminale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2700","title":{"rendered":"La scorciatoia mediatica della \u201cfollia criminale\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2011 \u00e8 stato pubblicato nel volume Northern Lights un articolo di Karin Ljuslinder, Lisbeth Morlandst\u00f8 e Jurga Mataityte-Dirziene sulla rappresentazione nei media di persone con malattia mentale coinvolte in crimini violenti in tre diversi Paesi del Nord Europa. Il titolo, \u201cThe victim, the wicked and the ignored. Representation of mentally ill perpetrators of violent crime in news reports in the Norwegian, Swedish and Lithuanian press\u201d [\u201cLa vittima, il malvagio e l\u2019ignorato. rappresentazione di perpetratori malati mentali di crimine violento in resoconti giornalistici nella stampa norvegese, svedese e lituana\u201d] mostra in se stesso i differenti modelli utilizzati dai giornali per scrivere del colpevole nei tre casi di omicidio (uno per Paese) investigati pi\u00f9 a fondo, e al contempo come la malattia mentale fosse centrale nei loro ritratti degli assassini; e ci\u00f2 senza un\u2019attenzione articolata al loro stato clinico, ma piuttosto su basi morali e autoesplicative &#8211; il che sembra implicare che tutte le persone con disabilit\u00e0 mentali siano potenzialmente violente.<br \/>\nAbbiamo discusso i risultati della ricerca, e in generale la rappresentazione mediatica delle persone con malattia mentale e i suoi effetti sulle opinioni che si hanno di loro, con Karin Ljuslinder, prima autrice dell\u2019articolo, dottore di ricerca e docente in Studi di Media e Comunicazione presso l\u2019Universit\u00e0 di Ume\u00e5 (Svezia). Come emerge dall\u2019intervista, \u00e8 molto difficile trarre conclusioni definitive, ma uno studio ulteriore dell\u2019argomento \u00e8 cruciale per comprendere logiche di esclusione e stigmatizzazione delle persone disabili (e non solo di esse) che possiamo abbracciare senza nemmeno averne consapevolezza.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 riassumere in breve le differenze nel trattamento da parte dei media delle notizie di cronaca nera che coinvolgono persone con disabilit\u00e0 mentale come esecutori nei diversi Paesi che avete indagato (Svezia, Norvegia e Lituania)? Quali differenze credete ci sarebbero potute essere se questi crimini fossero avvenuti e fossero stati trattati dai media in altri Paesi in Europa o altrove?<br \/>\n<\/strong>Innanzitutto voglio ringraziare per le domande, sono molto grata del fatto che a questo oggetto dei media si presti attenzione. In secondo luogo, voglio sottolineare che il nostro studio comparativo \u00e8 qualitativo, il che significa che non siamo in grado di trarne risultanze statistiche, ma solo risultati approfonditi provvisori. A proposito della persona con malattia mentale come autrice di un crimine, da un certo punto di vista l\u2019informazione giornalistica dei quotidiani nei tre Paesi mostra soprattutto somiglianze, il che suggerisce che la logica mediatica sia molto simile. Anche quando prestiamo attenzione alle nostre, percepite, differenze culturali, la logica mediatica sembra ancora essere la stessa. Questo \u00e8 molto interessante considerando che una delle nazioni allo studio, la Lituania, \u00e8 una ex repubblica sovietica. Non ci sono state grandi differenze quanto a questa questione. Quindi, come risposta per le tre nazioni che hanno partecipato al nostro studio comparativo, il risultato \u00e8 stato che l\u2019informazione giornalistica \u00e8 sorprendentemente simile.<br \/>\nQuesto risultato, e la mia esperienza pregressa di studi sui media, mi fa riflettere sulle generali somiglianze tra, come minimo, i quotidiani di informazione in Europa e forse (non so) nell\u2019emisfero occidentale. Pertanto, non mi aspetterei, anche se non sono certa, qualunque altra logica mediale in qualunque altro quotidiano europeo, e, seppur senza prova scientifica, non mi aspetterei che alcun altro contenuto di informazione in un quotidiano mostri un\u2019altra logica mediale, in realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Nel vostro articolo affermate: \u201coggigiorno quando gli psichiatri si esprimono nei media, adattano le loro asserzioni alla logica mediale\u201d. Quali di questi adattamenti avete incontrato nel vostro lavoro?<br \/>\n<\/strong>Questa questione \u00e8 complicata se occorre dare una risposta in una rivista che parla di disabilit\u00e0. Una risposta \u201clight\u201d \u00e8 che i primi psichiatri avevano una sorta di priorit\u00e0 nella definizione e interpretazione della malattia mentale, ma oggigiorno i media hanno una priorit\u00e0 di definizione ancor pi\u00f9 forte su cosa sia una malattia mentale e quale sia una buona cura, e cos\u00ec via. Ci\u00f2 che si intende dire \u00e8 che la malattia mentale, o specialmente gli autori di un crimine mentalmente malati, sono diventati un concetto mediatizzato, ossia oggetto pi\u00f9 di una diagnosi morale che di una diagnosi psichiatrica. Comunque, non abbiamo studiato empiricamente questo \u2013 l\u2019affermazione \u00e8 una parte della ricerca preliminare nell\u2019articolo.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9, secondo voi, le persone con problemi di salute mentale raramente appaiono sui media mainstream in contesti diversi dalla cronaca nera, ad esempio come membri positivi o neutrali della societ\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Secondo me, e questo \u00e8 importante da sottolineare, ci\u00f2 ha a che fare con, ancora una volta, le logiche mediali. I media tradizionali (TV, stampa quotidiana e radio) non hanno alcuna responsabilit\u00e0 di rappresentare tutti i diversi tipi di categorie sociali. Questo \u00e8 un malinteso molto comune, specialmente quando si tratta dei media di pubblico servizio, che, per esempio, sono \u201cgrandi\u201d in Svezia e Norvegia. Ma da nessuna parte si afferma che ci si aspetta che la quantit\u00e0 di persone con una certa disabilit\u00e0, genere, malattia mentale e cos\u00ec via sia rappresentata proporzionalmente nei media tradizionali, nemmeno nei media di pubblico servizio. L\u2019unica cosa a cui i media di pubblico servizio siano obbligati \u00e8 trattare questioni e storie con \u2013 e a proposito di \u2013 le persone con disabilit\u00e0 di qualunque tipo. Non so dire perch\u00e9 le attuali logiche mediali concentrino questa rappresentazione delle persone con malattia mentale sulla cronaca nera, e nessuno pu\u00f2 cambiarle da solo. La direzione della redazione potrebbe aiutare un po\u2019 ma non molto, temo. Beh, ci\u00f2 che potrebbe cambiare il modello \u00e8 se ci fossero pi\u00f9 giornalisti con esperienza diretta della malattia mentale.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 possibile, se lo \u00e8, contestualizzare la malattia mentale dell\u2019autore di un crimine nella logica drammaturgica dei media senza generare un effetto di stigma su tutte le persone con problemi di salute mentale?<br \/>\n<\/strong>La \u201csoluzione\u201d a cui penso \u00e8 la stessa di quando considero qualsiasi altra persona con una \u2013<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>qualunque \u2013 caratteristica marginalizzante (genere, etnia, disabilit\u00e0, religione e cos\u00ec via). Occorre che a) una persona con malattia mentale sia conduttore di un programma televisivo, o sia il partecipante di un quiz, e b) mostrare documentari e ritratti personali di persone con malattie mentali.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 il rischio di rendere la \u201cmalattia mentale\u201d un termine-ombrello che copre patologie molto differenti, e collegarle tutte a effetti criminali?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, s\u00ec e s\u00ec&#8230; E una ragione principale \u00e8 che i reportage e gli articoli giornalistici su persone con malattie mentali nei media non aiutano le persone che, nella nostra societ\u00e0 non hanno contatto personale con la malattia mentale a ottenere un\u2019impressione sfumata di cosa significhi avere una malattia mentale. Potrei essere \u201csfuocata\u201d, ma ci\u00f2 che intendo \u00e8 che meno persone riescono a conoscere altre persone con malattie mentali, meno l\u2019empatia di quelle persone potr\u00e0 crescere. Mi piacerebbe che, almeno, i media di pubblico servizio che hanno un contratto speciale con lo Stato svedese prestassero speciale attenzione alle persone con disabilit\u00e0 fisiche cos\u00ec come mentali, e si prendessero la responsabilit\u00e0 di mostrare programmi\/documentari con persone con problemi di salute mentale, e renderli conduttori di programmi, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>I media, nella vostra esperienza, riflettono la malattia mentale come un possibile stato temporaneo per chiunque nella societ\u00e0, o piuttosto come una condizione stabile\/irreversibile di alcuni dei suoi membri, che potrebbero\/dovrebbero quindi essere \u201ccontenuti\u201d attraverso l\u2019istituzionalizzazione?<br \/>\n<\/strong>Voglio rispondere a questa domanda per parti. Anche se non ho studiato empiricamente se i media riflettano la malattia mentale come un possibile stato temporaneo per chiunque nella societ\u00e0, la mia risposta \u00e8 che ho una forte impressione che i media rappresentino la malattia mentale come stato di alcuni dei suoi membri. Ma se questo stato implichi un dover essere \u201ccontenuto\u201d, su questo non posso rispondere. Non ho mai pensato alle rappresentazioni dei media in quel senso. Questa \u00e8 una domanda molto interessante, direi.<\/p>\n<p><strong>Quindi, i media portano una responsabilit\u00e0 nel promuovere modelli culturali di \u201csorveglianza e punizione\u201d (non solo rivolti alle persone con disabilit\u00e0)?<br \/>\n<\/strong>C\u2019\u00e8 sempre stato, dall\u2019emergere dei mass media, un timore sociale che i mass media siano la fonte pi\u00f9 influente di norme, valori e pensieri della societ\u00e0. Da un lato ci\u00f2 non \u00e8 vero, e dall\u2019altro lato questo timore pure \u00e8 fondato. Ma, se attraversiamo la storia dello sviluppo dei media, vedremo e ci renderemo conto che i media non solo la sola fonte, ma una importante fonte del nostro essere cittadini nelle nostre societ\u00e0 occidentali e nella conoscenza socio-culturale.<\/p>\n<p><strong>Nella vostra ricerca, vi siete concentrate sui media tradizionali. Quali effetti stimate che il web e i social network abbiano sulla rappresentazione sociale della malattia mentale?<br \/>\n<\/strong>Questa \u00e8 una domanda molto grande e interessante, e non ho ancora studiato i social media in rapporto alla malattia mentale. La mia conoscenza empirica personale \u2013 e non quella professionale \u2013 \u00e8 che a) da un lato, i social media aiutano le persone con malattie mentali a entrare in contatto con altre persone che hanno malattie mentali, o ne soffrono, il che potrebbe dare un sentimento di integrazione e benessere, e, allo stesso tempo, b) un sentimento che aumenta le parti patologiche del s\u00e9 di una persona come patologiche, il che non \u00e8 costruttivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2011 \u00e8 stato pubblicato nel volume Northern Lights un articolo di Karin Ljuslinder, Lisbeth Morlandst\u00f8 e Jurga Mataityte-Dirziene sulla rappresentazione nei media di persone con malattia mentale coinvolte in crimini violenti in tre diversi Paesi del Nord Europa. Il titolo, \u201cThe victim, the wicked and the ignored. 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