{"id":2703,"date":"2020-06-04T19:54:35","date_gmt":"2020-06-04T17:54:35","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2703"},"modified":"2025-09-10T10:27:59","modified_gmt":"2025-09-10T08:27:59","slug":"incontro-allarte-non-lo-sapevo-giorgio-morandi-quello-delle-bottiglie%e2%80%a8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2703","title":{"rendered":"Non lo sapevo. Giorgio Morandi quello delle bottiglie?\u2028"},"content":{"rendered":"<p>Non lo sapevo.<br \/>\nQuesta \u00e8 l\u2019espressione che pi\u00f9 mi ha fatto compagnia nell\u2019incontro con Morandi, Giorgio, quello delle bottiglie.<br \/>\nIn ordine sparso, non sapevo: che Giorgio Morandi avesse insegnato incisione presso l\u2019Accademia di Belle arti e amasse Giacomo Leopardi quanto lo amo io; che la sua casa e il suo studio in via Fondazza siano ora visitabili; che una sua natura morta fosse il risultato di un processo creativo tanto vivo; che avesse tre sorelle; che la luce, per lui, avesse un tale valore; che dipinse pi\u00f9 di mille quadri; che apprezzasse la lentezza di un carretto trainato dai muli; che i colori di Bologna lo avessero pervaso, condizionando perfino la sua anima.<br \/>\nNon lo sapevo, anzi, possiamo dire, che non sapevo praticamente nulla di Giorgio Morandi. La cosa folle, per\u00f2, \u00e8 che quel poco che sapevo \u2013 che era bolognese e che dipingeva nature morte, soprattutto bottiglie \u2013 aveva condizionato terribilmente il mio giudizio e affossato ogni mio desiderio di conoscenza del pittore. Come se questi pochissimi elementi potessero finire ci\u00f2 che per sua natura \u00e8 infinito, cio\u00e8 la conoscenza dell\u2019altro.<br \/>\nNon lo sapevo, finch\u00e9 una serie di incontri mi hanno portato, un pomeriggio di settembre, a varcare la soglia di Casa Morandi, la casa nella quale l\u2019artista \u00e8 vissuto fino alla sua morte nel 1964 e che, dal 2009, \u00e8 un museo visitabile gratuitamente.<br \/>\nQuel sabato pomeriggio veniva presentato il libro Giorgio Morandi quello delle bottiglie? Una guida per ragazzi alla scoperta di un grande artista del \u2019900 (Ed. MAMbo). Tra le autrici del testo, oltre a Cristina Francucci e Silvia Spadoni, c\u2019\u00e8 anche Veronica Ceruti che conosco bene in quanto compagna e collega nella realizzazione di molti percorsi di animazione che intrecciano il tema dell\u2019arte con quello della disabilit\u00e0 e, pi\u00f9 in generale, della diversit\u00e0.<br \/>\nCome le vere sorprese, inaspettate, quel pomeriggio fu l\u2019occasione per un nuovo incontro, con un grande artista, con un lettore della luce, un narratore di storie.<br \/>\nOltre alla visita alla casa-museo, che permette un\u2019immersione nel quotidiano di Morandi, nelle sfumature della sua arte ma anche delle sue relazioni, scoperta \u00e8 stato anche il libro che, come un microscopio, permette un viaggio nelle cellule dell\u2019artista, un\u2019indagine sul suo DNA, un incontro ravvicinato, quindi, con ci\u00f2 che rende un bolognese di inizio novecento, un artista unico e affascinante.<\/p>\n<p><b>Infiniti modi di comporre<br \/>\n<\/b>\u201cGiorgio Morandi dipinge moltissimi quadri, pi\u00f9 di mille, ma gli oggetti che ritrae sono sempre gli stessi, quelli di cui si \u00e8 innamorato e dai quali mai si separava. Eppure, ogni opera \u00e8 diversa dall\u2019altra. Il segreto \u00e8 la composizione: i tanti, infiniti modi di mettere insieme i vari elementi\u201d.<br \/>\nQuando ho letto questa frase che racconta il modo, allo stesso tempo semplice e complesso, in cui Morandi realizzava le sue opere, mi \u00e8 sorta spontanea una domanda: cos\u2019\u00e8 la diversit\u00e0, allora? Sono ormai parecchi anni che mi occupo di questo tema, da un punto di vista sociale e culturale, tentando di offrire una visione non scontata, improntata sulla conoscenza e, di conseguenza, sul superamento di infondati pregiudizi. Eppure, questa osservazione e, di conseguenza, la riflessione sul lavoro dell\u2019artista, mi ha un po\u2019 spiazzato.<br \/>\nIl rischio \u00e8 di credere che la diversit\u00e0 si ha solo quando un elemento altro entra in un contesto regolato mentre, ce lo dice anche l\u2019artista, diversit\u00e0 \u00e8 anche quando un elemento del contesto stesso cambia ruolo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quanto \u00e8 ancora rivoluzionario questo concetto, quanto ancora siamo ingabbiati nell\u2019idea che la diversit\u00e0 sia costituita dall\u2019altro, esterno, intruso, non convenzionale che entra e mette in crisi, che disturba, che obbliga a una riorganizzazione. Seppur questo sia vero, troppo spesso finiamo per trasformare l\u2019occasione che ci viene offerta dall\u2019inclusione nella creazione di una \u201cnatura morta\u201d, eterna e immodificabile.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Proprio in questo spiazzamento, per\u00f2, in questo momento di sospensione, come un bambino che dondola sull\u2019altalena, trovo la risposta. Nell\u2019ampliare il mio orizzonte, nel percepire il contesto in maniera dinamica, nella genialit\u00e0 di Morandi, nella sua capacit\u00e0 di ricreare contesti continuamente diversi, attraverso una diversa disposizione degli oggetti, dei partecipanti. Poco importa se, nel suo caso, si tratti di bottiglie, scatole, vasi, brocche.<br \/>\n\u201cMorandi creava composizioni di oggetti da dipingere, disponendoli su un ripiano, un po\u2019 come quando si apparecchia la tavola. L\u2019artista per\u00f2 giocava con le cose, si divertiva a scambiare i posti e le posizioni\u2026\u201d.<br \/>\nSe provassimo anche noi a immaginare l\u2019inclusione come un gioco? Un continuo esercizio di spostamento, di cambio di prospettive. Ci aiuterebbe a non etichettare le persone e le situazioni, ci spronerebbe a cambiare continuamente il nostro punto di vista, su noi stessi, sul contesto e sull\u2019altro, ci garantirebbe la possibilit\u00e0 di sperimentarci in ruoli differenti, a non incarnarci in uno stereotipo eterno. Lui \u00e8 quello aggressivo, lui quello antipatico, lei quella buona, l\u2019altra \u00e8 lenta, quella ha sempre freddo.<br \/>\nSe proviamo a immaginare i contesti in cui viviamo come il ripiano in cui Morandi disponeva la sue bottiglie, pur riconoscendo le specificit\u00e0\/i colori, le esigenze\/le dimensioni e le attitudini personali\/le forme, sarebbe interessante che, perch\u00e9 un processo di inclusione possa essere tale, di tanto in tanto, chi sta davanti vada dietro, chi \u00e8 di lato si sposti al centro, chi vicino alla finestra vada verso la porta o chi in cattedra si sieda dietro un banco.<br \/>\nIn questo modo potremmo ricreare infiniti contesti diversi, solo scambiando la posizione dei partecipanti, non etichettando il soggetto diverso che fa parte del gruppo ma considerando il gruppo, come insieme di soggetti diversi.<\/p>\n<p><b>Allenati a creare relazioni<br \/>\n<\/b>Un augurio, un invito, un esercizio.<br \/>\nAll\u2019interno del testo Giorgio Morandi quello delle bottiglie? c\u2019\u00e8 una parte dedicata a esercizi di visione e rielaborazione personale, dieci regole\u00a0 per avvicinare l\u2019artista. Si tratta di semplici esercizi creativi che permettono al lettore di indossare gli occhiali dell\u2019artista e sperimentare direttamente il suo modo di guardare il mondo.<br \/>\nSono dieci punti molto interessanti e anche alquanto piacevoli. Di questi, l\u2019ultimo sintetizza perfettamente il pensiero che ho esposto sopra.<br \/>\n\u201cL\u2019artista \u2018mette in posa\u2019 i suoi modelli, poi li osserva per studiare come spazio e forme cambiano al variare della luce\u2026 Non si stanca mai di ritrarre le stesse cose, perch\u00e9 crea rappresentazioni sempre diverse: ogni natura morta \u00e8 unica\u201d.<br \/>\nL\u2019invito dell\u2019esercizio n.10 \u00e8 quello di allenarsi a creare relazioni.<br \/>\nSpostare, spostarsi, vedere le cose sotto una nuova luce, sperimentare la stessa relazione da una posizione diversa, vedere l\u2019altro da dietro, di fronte, da sotto, da dentro.<br \/>\nCreare relazioni, cio\u00e8 destrutturare il contesto, sia esso la classe, la casa, la palestra, l\u2019oratorio o il campo da calcio, per fare in modo che lo spazio stesso ci stimoli a uscire da schemi prefissati e da sguardi prestabiliti.<br \/>\nCreare relazioni, cio\u00e8 conoscere chi abbiamo di fronte.<br \/>\nConoscere e quindi scoprire ci\u00f2 che abbiamo in comune, che ci avvicina, che funge da \u201cripiano\u201d condiviso sul quale posizionare ci\u00f2 che, invece, ci rende diversi, per fare di questa diversit\u00e0 una ricchezza comune.<br \/>\nCreare relazioni, cio\u00e8 creare tanti dipinti, con gli stessi soggetti, ma tutti diversi, unici, dove ognuno ha il proprio posto pur non avendo un posto prefissato.<br \/>\nL\u2019incontro con un artista \u00e8 sempre un\u2019esperienza che ti conduce in un viaggio che travalica ogni tua aspettativa, che sostituisce quel \u201cnon lo sapevo\u201d con tanti \u201cdavvero?\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Se posso permettermi un consiglio, accettate l\u2019invito a salire a bordo del libro Giorgio Morandi quello delle bottiglie? e lasciatevi trasportare in un viaggio, allo stesso tempo semplice e straordinario, incontro all\u2019arte di uno dei pi\u00f9 importanti artisti del \u2019900.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non lo sapevo. 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