{"id":2705,"date":"2020-06-04T19:57:55","date_gmt":"2020-06-04T17:57:55","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2705"},"modified":"2025-09-10T10:29:48","modified_gmt":"2025-09-10T08:29:48","slug":"sul-grande-schermo-una-straordinaria-quotidianita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2705","title":{"rendered":"Una straordinaria quotidianit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Priscilia, Cyril, Johan et les autres \u00e8 un documentario semplice, lineare, che ha l\u2019intento, esplicitamente dichiarato, di raccontare la vita quotidiana, e i principi che ne determinano ritmi e caratteristiche, cos\u00ec come si svolge nei centri di Allagouttes e Surcenord, in Francia. Qualit\u00e0, quelle della chiarezza e non artificiosit\u00e0 espositiva, che ci sono di grande aiuto per avvicinarci a un modo di intendere la relazione e il lavoro con persone disabili per certi versi inedito in Italia, almeno sulla base delle esperienze conosciute da chi scrive.<br \/>\nL\u2019Istituto Medico Educativo dell\u2019Associazione \u201cLe Champ de la Croix\u201d opera nella regione dell\u2019Haut-Rhin dal 1968, mettendo in opera, vivendo e cercando di far evolvere continuamente la pedagogia \u201ccurativa\u201d proposta da Rudolf Steiner (rispetto alla quale, si rimanda per ulteriori approfondimenti alla curiosit\u00e0 dei lettori).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>I due centri accolgono e ospitano bambini, adolescenti e adulti che presentano deficit vari e multipli. Il documentario ci permette di vivere i gesti quotidiani delle persone che abitano in queste residenze, gesti che, diversamente da quanto accade nella maggioranza dei casi, hanno la possibilit\u00e0 di applicarsi a una variet\u00e0 di situazioni sorprendente. Le interviste agli utenti, ai loro genitori e alle figure educative di vario genere che lavorano presso questi centri ci permettono di capire il valore di questa eterogeneit\u00e0 di attivit\u00e0 e mansioni, l\u2019una, si passi il termine, funzionale all\u2019altra, all\u2019interno di un disegno articolato e composito.<br \/>\nAlla base c\u2019\u00e8 un approccio alla persona intesa nel suo complesso, ovvero nella sua complessit\u00e0 irriducibile. Una visione dell\u2019uomo \u201cglobale\u201d (per rifarsi a un termine utilizzato da uno degli operatori), che determina l\u2019attenzione a non schiacciare la persona su piani e modelli gi\u00e0 determinati, gi\u00e0 scritti, previsti, magari sulla base del tipo di disabilit\u00e0 che questa presenta. Un tentativo, quindi, di spezzare l\u2019ovviet\u00e0 spesso innaturale del vincolo causa-effetto, troppo stretto e cieco per costruire (per noi stessi, in primo luogo) un\u2019immagine credibile e, in ultima istanza, effettiva della persona, di ogni persona, che presenti un deficit o meno.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La variet\u00e0 delle pratiche che si possono svolgere in questi centri \u00e8 diretta conseguenza di questo approccio: si passa da quelle scolastiche, psicomotorie, laboratoriali, espressive, a quelle legate alla gestione comune della quotidianit\u00e0 (la preparazione dei pasti, della tavola, ecc.), a quelle, ancora, di dichiarata ricerca artistica: quest\u2019ultima privilegiata, tra tutte, per la sua connaturata capacit\u00e0 di mettere la persona nella condizione di acquisire coscienza delle cose del mondo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La musica, la pittura, gli spettacoli (previa costruzione delle stesse) di marionette, la manipolazione di materiali di diverso tipo: ognuna di queste forme artistiche, in base a caratteristiche intrinseche, attiva parti della persona e crea, per la stessa, la possibilit\u00e0 di intraprendere un percorso nel senso della trasformazione (un elemento, questo, che non a caso ritroviamo molto spesso tra gli obiettivi dei laboratori integrati o delle compagnie che operano in ambito teatrale con persone disabili).<br \/>\nMa il valore dell\u2019espressivit\u00e0 e della creativit\u00e0, che la frequentazione, persino \u201cpassiva\u201d, dell\u2019arte attiva, mette in movimento, permette di capire in modo pi\u00f9 nitido anche le vere aspirazioni e le capacit\u00e0 latenti di ogni singolo utente, anche, e questo \u00e8 un passaggio fondamentale, in vista di un impiego lavorativo, ovvero della costruzione di abilit\u00e0 professionali. Il lavoro \u00e8 una parte fondamentale all\u2019interno di questi centri, declinato prevalentemente come lavoro agricolo, di giardinaggio, di cura (anche disinteressata) degli animali: tre ambiti professionali che richiedono competenze, attenzione, puntualit\u00e0, dedizione quotidiana, fatica.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In questo senso si capisce l\u2019importanza che viene riconosciuta al rispetto del ritmo delle stagioni e, soprattutto, del ritmo della giornata (ai quali accordarsi in quanto elemento primordiale): si pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno d\u2019accordo, ma, ad avviso di chi scrive, uno degli errori in cui pi\u00f9 spesso si incorre in relazione a chi presenta deficit di vario genere \u00e8 pensare la loro vita come qualcosa che dalla \u201cpressione\u201d della quotidianit\u00e0 possa prescindere (in termini di orari, mansioni, desideri) o che da quella non venga toccata, interessata. Senza vincoli di tempo.<br \/>\nQui, al contrario, il contatto con il mondo, con i suoi ritmi, le sue cadenze viene facilitato, cos\u00ec come viene riconosciuta l\u2019importanza di un accesso corporeo al mondo stesso, dimensione cui, in modo spesso colpevolmente inconsapevole, la vita di molti si distacca. Il rispetto di questi ritmi \u00e8 il dato che la regista decide di proporre per primo, nella sequenza dei racconti degli operatori, quasi a proporcelo come una delle chiavi di lettura basilari dell\u2019esperienza che di l\u00ec in avanti scopriremo. Principio rafforzato dal contesto in cui le residenze si trovano, una natura ricca, rigogliosa, che si impone con dolcezza sulla presenza umana. \u00c8 dal rapporto con il mondo naturale che prende le mosse il racconto, per poi proseguire descrivendo le altre attivit\u00e0 pi\u00f9 strutturate e costruite, nelle quali, per\u00f2, l\u2019attenzione all\u2019accesso sensoriale alle cose (e alle persone, all\u2019altro) ricopre un ruolo fondante.<br \/>\nIl film inizia con una lunga introduzione priva di elementi narrativi esterni, i suoni e i rumori sono quelli prodotti dalla natura o dalle attivit\u00e0 svolte da utenti e operatori: ci viene illustrata una giornata-tipo, dal momento del risveglio a quello del riposo serale. I momenti di vita in comune, quelli in cui le mansioni e gli impegni si diversificano, le pause. Il seguito \u00e8 l\u2019alternarsi delle immagini descrittive di quanto si svolge all\u2019interno dei centri e delle testimonianze delle persone a vario titolo coinvolte. La presenza della regista, Anne Burgeot, \u00e8 discreta, sensibile, capace di catturare momenti inattesi e spontanei, anche conflittuali. E sa tenersi a distanza da intenti celebrativi, fornendo piuttosto materia per una riflessione non solo educativa o riabilitativa, ma che pu\u00f2 riguardare ognuno di noi nel rapporto con noi stessi e con quanto, da noi, \u00e8, o sembra soltanto essere, \u201cfuori\u201d, altrove.<\/p>\n<p><strong>Priscilia, Cyril, Johan et les autres<\/strong><br \/>\n(Francia, 2009)<br \/>\nV.O. in lingua francese<br \/>\nDurata: 50\u2019<br \/>\nRegia: Anne Burgeot (anne.burgeot@orange.fr)<br \/>\nIMP-IMPRO Association Le Champ de la Croix<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Priscilia, Cyril, Johan et les autres \u00e8 un documentario semplice, lineare, che ha l\u2019intento, esplicitamente dichiarato, di raccontare la vita quotidiana, e i principi che ne determinano ritmi e caratteristiche, cos\u00ec come si svolge nei centri di Allagouttes e Surcenord, in Francia. 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