{"id":271,"date":"2009-11-04T17:05:26","date_gmt":"2009-11-04T17:05:26","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=271"},"modified":"2026-05-15T11:34:16","modified_gmt":"2026-05-15T09:34:16","slug":"leggere-la-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=271","title":{"rendered":"16. Leggere la speranza"},"content":{"rendered":"<p>di Pio Campo<\/p>\n<p>Ci muoviamo persi nei sentieri di un mondo poco comprensibile. Mi guardo intorno e vedo i giochi di potere, le guerre, la distanza fra gli uomini, l\u2019incomprensione, il dolore. I miei passi ogni tanto<!--break--> si appesantiscono e mi viene la tentazione di pensare che questo mondo, quello \u201cufficiale\u201d, non cambier\u00e0 mai. Sono passati 13 anni dal giorno in cui mi sono avventurato in questa terra del sud. Mi riconosco ancora nell\u2019ansia di cambiamento che dava un impulso forte ai miei passi, nel desiderio di una umanit\u00e0 umana, per me, per gli altri.<br \/>\nMa scopro nel mio volto un\u2019espressione pi\u00f9 dura o forse pi\u00f9 realista, un\u2019espressione che l\u2019esperienza mi ha imposto, potandomi di eccessi sentimentali, di illusioni, di sogni infiniti. Oggi a 45 anni, a met\u00e0 almeno del mio cammino, non ho ancora smesso di sognare. Ma lo sfondo alle mie speranze oniriche \u00e8 dipinto con le tinte fosche di un mondo che non sembra disposto a cambiare. Abitare e lavorare e costruire Vila Esperan\u00e7a mi obbliga all\u2019esercizio permanente della speranza. Mantenere viva la fiamma che ci fa osare, seminare, andare aldil\u00e0 dell\u2019ovvio di alcune certezze, non \u00e8 semplice. Ma sarei ingiusto se non riconoscessi che qualcuno ci circonda di piccoli, a volte piccolissimi, altre volte grandi, segni di una vita che resiste. Di questo vorrei parlare oggi, perch\u00e9, se la coscienza di un mondo sottosopra l\u2019abbiamo tutti ben impressa nel corpo, leggere la speranza invece \u00e8 compito ben pi\u00f9 arduo.<\/p>\n<p><strong>Arduo, ma non impossibile<\/strong><\/p>\n<p>Ieri guardavo davanti alla porta di casa alcuni operai dell\u2019impresa telefonica che aggiustavano dei fili strappati da un enorme camion. Uno degli uomini mi spiava sorridendo e guardandolo meglio ho fatto un capitombolo indietro di dodici anni ritrovando gli occhi furbi di Paolo, uno dei gemelli. Era fra i pionieri bambini che hanno avuto la sorte di iniziare con noi il Sogno. Si trattava allora di strappare erbacce alte come una casa, raccattare ciabatte di plastica spaiate e tonnellate di spazzatura di ogni genere. Paolo, insieme a un gruppetto di una decina di bambini ci accompagnava con una euforia che, ora, interpreto come la speranza di avere un posto tutto per loro. Mi dice di suo figlio che ha tre anni. Vuole che frequenti la Vila per ricevere quello che ha ricevuto lui.<br \/>\n\u201cChe cosa hai ricevuto?\u201d gli chiedo un po\u2019 titubante.<br \/>\nPensa un istante, ma proprio solo un istante e poi: \u201cQuello che sono oggi, di buono\u201d.<br \/>\nE cos\u00ec ritorna ai suoi fili del telefono.<br \/>\nLo guardo e mi accorgo che anche a lui la vita ha dato un volto pi\u00f9 duro. Ma mi fa bene sapere che desideri per il suo bambino qualcosa di buono, quel buono che ha fatto star meglio anche lui. E\u2019 un tesoro impalpabile, come un privilegio, un regalo inaspettato. Ed \u00e8 per lui e per noi.<br \/>\nTante volte mi chiedo, ci chiediamo, che cosa sar\u00e0 successo a tanti bambini che sono passati fra noi. Alcuni, come Paolo, sono gi\u00e0 genitori, altri lavorano in altre citt\u00e0, di altri ancora non sappiamo pi\u00f9 niente. Cosa significher\u00e0 questo eterno seminare, questo eterno piantare, senza quasi mai sapere se i frutti sono maturati, se \u00e8 rimasto qualcosa del cantare insieme, del danzare, dell\u2019imparare&#8230;<br \/>\nSento che le parole di Paolo sono la risposta, la sua emozione nel pronunciarle con quell\u2019incendio in fondo agli occhi&#8230;<\/p>\n<p><strong>Seminare senza certezze<\/strong><\/p>\n<p>Mi pare straordinario poter celebrare i dieci anni di esistenza formale di Vila Esperan\u00e7a con un asilo nido che ci pone proprio all\u2019inizio della vita di nuovi bambini. Mi ritengo fortunato per il tempo che posso passare nello spazio ancora provvisorio destinato a loro. Sono in tre per ora, con tre storie diverse, tutte marcate da un unico denominatore comune che \u00e8 la povert\u00e0. Il primo mese piangevano quasi in continuazione. Era, direi, un pianto ancestrale, perch\u00e9, per almeno due di loro, faceva parte della loro vita sin dalla nascita. Oggi, dopo cos\u00ec poco tempo di permanenza in questo luogo in cui li accogliamo, senza dubbio con un fortissimo desiderio di amarli e aiutarli a crescere come se fossero i nostri stessi figli, ridono fino alle lacrime. Hanno imparato i primi passi, stendono le mani e ci riconoscono, giocano, mangiano e fanno la cacca tutti insieme. E soprattutto hanno cambiato espressione. Non sono bravo abbastanza da spiegare con parole cosa sento quando li vedo scambiarsi dei baci. In quei momenti avverto che \u00e8 vero che il mondo non cambia, ma mi pare che nel sorriso di questi bambini risiede il segreto per continuare a sperare.<br \/>\nMi ritorna in mente una immagine veloce che deve risalire ai miei primi anni di vita perch\u00e9 mi rivedo, forse a tre o a quattro anni, appena sveglio e col volto di mia madre che mi sorride. Durante l\u2019infanzia e anche dopo, mi si stampava negli occhi quando avevo paura ma allora tutto sembrava pi\u00f9 facile: mi ricordavo semplicemente che qualcuno mi amava. Credo che se possiamo seminare anche nei nostri piccoli ospiti, immagini come la mia che, nei momenti difficili, diffondono un sapore di sicurezza, qualcosa che sa di casa, allora la nostra azione avr\u00e0 avuto senso.<br \/>\nE in questo seminare senza certezze colgo la sfida contro l\u2019inerzia, contro il male che ci affligge e ci porta a pessimistiche considerazioni piuttosto che ad attive azioni o reazioni.<br \/>\nNell\u2019ospizio dove lavoro da cinque anni con la danza di Maria Fux, \u00e8 arrivata Aparecida. Rispetto agli altri ospiti riconosco che \u00e8 stata pi\u00f9 fortunata perch\u00e9 \u00e8 approdata a questo porto dopo una esistenza agiata, con marito e figli, come si dice, ben sistemati. Ma n\u00e9 il denaro n\u00e9 i figli le hanno evitato il morbo di Alzheimer e la tristezza di essere internata in un istituto. Di discendenza araba, Aparecida si esprime in una lingua di \u201ctaratat\u00e0\u201d, qualche parola araba e un po\u2019 di portoghese, di tanto in tanto. La sua realt\u00e0 \u00e8 altra. I cieli che la sua mente percorre farebbero desistere da qualsiasi tentativo di comunicazione. Eppure nei nostri incontri di danza mi riconosce a fiuto, gi\u00e0 che la vista se n\u2019\u00e8 andata. Insieme balliamo e ci scambiamo i nostri \u201ctaratat\u00e0\u201d interminabili. Leggo in quei momenti una eterna felicit\u00e0 che la scuote. So che esprimersi con \u201ctaratat\u00e0\u201d o in un buon portoghese non fa molta differenza. La differenza sta nel nostro stare insieme, nel concederci un piacere reciproco, che apparentemente \u00e8 un perdita di tempo, e nel lasciarsi trasportare dalla danza che \u00e8 la danza della vita.<\/p>\n<p><strong>Produrre incanto<br \/>\n<\/strong>Mai come oggi comprendo le parole di Robson che in questi anni mi ha instancabilmente trasmesso l\u2019importanza di PRODURRE INCANTO. Incanto che lotta contro la miseria, la tristezza, l\u2019ignoranza. E cos\u00ec mi ripeto che se nel nonsenso di tutta questa confusione che viviamo oggi troviamo ancora la forza di incantare gli altri, allora s\u00ec, il mondo potr\u00e0 cambiare.<br \/>\nVedo la mia maestra di danza e di vita, Maria Fux, che oggi, a ottanta anni, propone seminari di danza in una Argentina sconvolta da un processo di degrado terribile. \u201cDanzare per lottare, per resistere, per scuotersi di dosso il dolore, il nonsenso, la paura\u201d. Cos\u00ec mi dice Maria. E cos\u00ec incanta.<br \/>\nNelle sue parole, nell\u2019azione testarda e quotidiana dei miei compagni, nelle ore coi bambini, nella danza con Aparecida e i suoi colleghi un po\u2019 folli, mi ricarico di speranza e me ne rivesto perch\u00e9 i miei occhi sappiano leggere. Mi dico che va bene cos\u00ec, nonostante tutti gli errori che commetto, la stanchezza e le disillusioni, so e sento col cuore di avere ancora la capacit\u00e0 di leggere la Speranza.<br \/>\nE leggerla mi permette di vivere, di continuare il cammino anche quando sento che ci muoviamo persi in questo mondo poco comprensibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci muoviamo persi nei sentieri di un mondo poco comprensibile. Mi guardo intorno e vedo i giochi di potere, le guerre, la distanza fra gli uomini, l&#8217;incomprensione, il dolore. 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