{"id":2719,"date":"2020-06-04T20:37:02","date_gmt":"2020-06-04T18:37:02","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2719"},"modified":"2025-09-10T10:52:45","modified_gmt":"2025-09-10T08:52:45","slug":"1-semplicemente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2719","title":{"rendered":"1. Semplicemente"},"content":{"rendered":"<p>La scrittura \u00e8 una tecnologia, \u00e8 cio\u00e8 un \u201cinsieme di capacit\u00e0 da praticare e affinare con l\u2019esperienza\u201d. La scrittura non s\u2019impara naturalmente, non si ha il dono innato della scrittura (semmai la predisposizione), ma la sua acquisizione \u00e8 un processo lento e complesso (sempre di pi\u00f9 visto il tipo di societ\u00e0 in cui viviamo).<br \/>\nScrivere in modo controllato significa porsi la domanda di chi sia il destinatario cui ci rivolgiamo, il suo grado di cultura, le sue difficolt\u00e0 di comprensione; poi, nello stesso momento, chiarire cosa vogliamo dire e i nostri obiettivi nel farlo; infine dobbiamo prendere in considerazione il contesto in cui operiamo che comprende, fra le altre cose, anche lo strumento che utilizziamo per comunicare (periodico su carta oppure on line, audio oppure video).<br \/>\nSe dovessimo riscrivere la spiegazione di scrittura controllata utilizzando la stessa scrittura controllata, non potremmo certo produrre un testo cos\u00ec breve che d\u00e0 per scontato molte conoscenze che il lettore dovrebbe possedere; no, sarebbe un testo molto diverso ma in questa monografia di \u201cHP-Accaparlante\u201d abbiamo utilizzato una scrittura pi\u00f9 difficile dato che ci rivolgiamo a un certo pubblico.<br \/>\nVi sono terminologie diverse per indicare il nostro tema; noi abbiamo usato per lo pi\u00f9 il termine di \u201cscrittura controllata\u201d, ma le persone che abbiamo intervistato, soprattutto quelle non italiane, usano modi differenti; possiamo cos\u00ec incontrare altre espressioni che pongono pi\u00f9 l\u2019accento sull\u2019atto della scrittura (plane writing, scrittura facilitata\u2026) o sull\u2019atto della lettura (materiale Easy to read &#8211; ETR), ma andando alla ricerca dei principi o delle linee guida che li regolano, troviamo alla fine che i punti fondamentali sono comuni e condivisi.<br \/>\nMa perch\u00e9 scrivere un\u2019intera monografia sulla scrittura controllata?<br \/>\nDare la possibilit\u00e0 a tutte le persone di capire e interpretare il mondo che le circonda \u00e8 un diritto da assicurare; questo diritto \u00e8 la motivazione che ci ha spinto a scrivere questa indagine. E non stiamo parlando solo di persone con deficit intellettivi (anche se da loro e dalle relative associazioni provengono gran parte delle esperienze realizzate in Italia) ma di un numero ben maggiore di individui come gli immigrati che non conoscono la lingua del paese dove vivono, gli anziani che hanno maggiore difficolt\u00e0 di comprensione del mondo che li circonda, i giovani usciti precocemente dai circuiti scolastici\u2026 Come vedremo nell\u2019articolo successivo non si pu\u00f2 dimenticare nessuno e non solo per motivi etici ma anche per motivi di un migliore sviluppo economico e civile delle societ\u00e0 in cui viviamo.<br \/>\nLa nota dolente che abbiamo riscontrato strada facendo nel nostro lavoro \u00e8 che questa consapevolezza in Italia non c\u2019\u00e8 mai stata, nonostante l\u2019autorevole esperienza portata avanti da Tullio De Mauro e Maria Emanuela Piemontese gi\u00e0 negli anni \u201980 all\u2019interno dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma. Negli stessi anni analoghe esperienze si stavano sviluppando nell\u2019area scandinava (in rete tra loro e con quella italiana) ma, a distanza di pi\u00f9 di vent\u2019anni, la realt\u00e0 ci mostra (come vedremo negli interventi che troverete nella rivista) degli strumenti di informazione \u201cfacile\u201d con cadenza settimanale, bisettimanale o addirittura quotidiana, estesi a livello nazionale e finanziati dai Ministeri in Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, mentre in Italia l\u2019illustre esperienza si \u00e8 conclusa nel 2006 per\u2026 mancanza di fondi!<br \/>\nIl lavoro che troverete nelle pagine successive \u00e8 diviso in tre parti: nella prima sono riportate le esperienze italiane di scrittura controllata di natura molto differente; si va dai periodici informativi come \u201cdueparole\u201d e \u201cInformazione Facile\u201d, a progetti per la scrittura semplificata dei testi dei programmi politici europei, fino ad arrivare a un libro di storia \u201csemplificato\u201d. Abbiamo dedicato uno spazio di documentazione nella seconda parte, dove troverete delle pagine tratte dalle riviste \u201cdueparole\u201d e \u201cInformazione Facile\u201d; le abbiamo volute riprodurre fedelmente come esempio di scrittura controllata che passa non solo attraverso l\u2019uso delle parole e delle frasi ma anche l\u2019uso oculato dei font, degli spazi bianchi, della grafica in generale. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nella terza parte invece abbiamo raccolto le esperienze di periodici di informazione ETR in Finlandia, Svezia, Danimarca, Belgio e Inghilterra.<br \/>\nDal punto di vista metodologico abbiamo intervistato \u2013 in Italia \u2013 direttamente le persone (in tre casi abbiamo realizzato delle interviste video che saranno utilizzate per la realizzazione di un e-book), oppure tramite il telefono o via e-mail. Per quanto riguarda le esperienze estere, le interviste sono state fatte tramite telefono o via e-mail.<br \/>\nInfine una piccola nota sul \u201cbello scrivere\u201d, la scrittura letteraria e la scrittura controllata. Spesso ritorna una domanda quando si tratta di questo tema: ma che tipo di scrittura avremo alla fine, non sar\u00e0 troppo scialba, monotona e poco interessante? Dove vanno a finire le infinite e quasi magiche possibilit\u00e0 che pu\u00f2 offrire la scrittura letteraria?<br \/>\nSoprattutto in Italia una domanda come questa ricorre, visto che siamo un paese dove la scrittura di tipo letterario ha influenzato un ambito, quello giornalistico, che per antonomasia dovrebbe invece utilizzare una scrittura di tipo funzionale (all\u2019informare), ovvero una scrittura semplice, chiara e sintetica. Andando a leggere certi editoriali scritti dai direttori dei maggiori quotidiani nazionali, vi accorgerete che i lettori che riescono a comprendere questi pezzi cos\u00ec elaborati e che comportano continue inferenze sono una piccola percentuale degli italiani (il 10%?).<br \/>\nOltre al consiglio che i giornalisti dovrebbero pensare ai loro lettori non solo in termini di notizie che li possono interessare ma anche in termini di chiarezza e semplicit\u00e0 nell\u2019esposizione, la risposta alla domanda sopra posta \u00e8 che\u2026 ci stanno tutte e due le modalit\u00e0 di scrittura! Dobbiamo e possiamo pensare a lettori diversi, strati di lettori con un patrimonio culturale diverso. In un certo senso ogni tipo di scrittura dovrebbe essere controllata, nel senso che si deve pensare a chi si scrive, alle sue capacit\u00e0 di comprensione. In questo modo ci sar\u00e0 spazio per il lettore esperto e aggiornato cos\u00ec come per quelle persone, tante, che sono escluse perch\u00e9 comprendono solo una scrittura facile da leggere e che perdono in questo modo dei diritti e delle possibilit\u00e0: a loro abbiamo pensato scrivendo questa monografia.<br \/>\nE la scrittura letteraria che posto ha? Ce l\u2019ha, ce l\u2019ha ancora nella nostra societ\u00e0, come strumento importante di conoscenza; leggete questa frase di Winfried Georg Sebald (Austerlitz), composta da 98 parole (nella scrittura controllata se ne consigliano dalle 15 alle 24) e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ditemi se non \u00e8\u2026 bella!<br \/>\n\u201cA mio giudizio, disse Austerlitz, noi non comprendiamo le leggi che regolano il ritorno del passato, e tuttavia ho sempre pi\u00f9 l\u2019impressione che il tempo non esista affatto, ma esistano soltanto spazi differenti, incastrati gli uni negli altri, in base a una superiore stereometria, fra i quali i vivi e i morti possono entrare e uscire a seconda della loro disposizione d\u2019animo, e quanto pi\u00f9 ci penso, tanto pi\u00f9 mi sembra che noi, noi che siamo ancora in vita, assumiamo agli occhi dei morti l\u2019aspetto di esseri irreali e visibili solo in particolari condizioni atmosferiche e di luce\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scrittura \u00e8 una tecnologia, \u00e8 cio\u00e8 un \u201cinsieme di capacit\u00e0 da praticare e affinare con l\u2019esperienza\u201d. 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