{"id":272,"date":"2009-11-04T17:05:27","date_gmt":"2009-11-04T17:05:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=272"},"modified":"2025-12-15T11:05:28","modified_gmt":"2025-12-15T10:05:28","slug":"bioetica-e-cultura-dell-accettazione-della-vita-intervista-ad-andrea-porcarelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=272","title":{"rendered":"13. Bioetica e cultura dell\u2019accettazione della vita"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Roberto Ghezzo e Alessia Ferrari<\/p>\n<p>Intervista ad Andrea Porcarelli, presidente dell\u2019Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi<\/p>\n<p><strong>Partiamo dalla domanda su cosa avete realizzato sul web\u2026<\/strong><br \/>\nAbbiamo strutturato un portale di bioetica (<a href=\"http:\/\/www.portaledibioetica.it\">www.portaledibioetica.it<\/a>) con lo scopo di consentire in prima istanza a tutti coloro che ne<!--break--> hanno bisogno di reperire informazioni e soprattutto di riflettere e ragionare, in seconda istanza di predisporre percorsi didattici avendo un punto di riferimento unitario e una base di partenza per muoversi nel mare della bioetica anche on-line. Siamo partiti dalla considerazione che i siti di bioetica sono tendenzialmente autoreferenziali cio\u00e8 ognuno parla di se stesso e non molti danno indicazioni su quello che c\u2019\u00e8 in giro. Una sollecitazione in tal senso \u00e8 giunta dal fatto che il Ministero dell\u2019Istruzione ha firmato un protocollo di intese con il comitato nazionale di bioetica per l\u2019insegnamento della bioetica nelle scuole: ci siamo chiesti che tipo di bioetica si potr\u00e0 insegnare e con quale spirito, con quale logica. Di l\u00ec, quindi, siamo andati anche alla ricerca di quello che era stato fatto negli anni scorsi nel campo della bioetica e una delle chiavi di lettura che abbiamo proposto \u00e8 stata proprio l\u2019idea che la bioetica pu\u00f2 offrire un contesto unitario di raccordo, cio\u00e8 una forma di unit\u00e0 sapienziale a diverse tipologie di educazioni: l\u2019educazione alla salute, l\u2019educazione all\u2019ambiente, l\u2019educazione alimentare, cio\u00e8 tutte cose che nella scuola gi\u00e0 si fanno per\u00f2 in modo disorganico, disparato, episodico, senza continuit\u00e0. In questo senso la bioetica pu\u00f2 offrire un contesto epistemologico di riferimento. In pi\u00f9 ci sono alcune idee chiave nel campo della bioetica che hanno un grande rilievo sul piano educativo, sia in generale sia nella considerazione delle persone con deficit o handicap. La cosa che ho notato \u00e8 che le scuole bioetiche si dividono sostanzialmente su due problemi: quale \u00e8 l\u2019etica per la bioetica e quali sono i criteri per decidere nei singoli casi bioeticamente rilevanti. Su questa seconda questione ci sono a mio avviso due linee di decisione: l\u2019una basata su un certo modo di intendere la qualit\u00e0 della vita e l\u2019altra basata sull\u2019affermazione piena della dignit\u00e0 della persona. Prendiamo in considerazione ad esempio l\u2019eutanasia: una bioetica di ispirazione laica che ha come elemento fondamentale una certa idea della qualit\u00e0 della vita, sostiene sostanzialmente che al di sotto di un certo grado di qualit\u00e0, socialmente accettata, la vita non merita di essere vissuta. L\u2019aveva detto Montanelli, che non avrebbe accettato il progredire di deficit psichici o fisici di qualunque tipo, cos\u00ec come lo dice la Montalcini.<\/p>\n<p><strong>Qui si pone il problema della libert\u00e0 dell\u2019individuo di poter scegliere.<\/strong><br \/>\nAl di l\u00e0 del poter scegliere, della propria libert\u00e0, c\u2019\u00e8 un problema educativo di fondo: quando anche l\u2019individuo avesse, ammesso e non facilmente concesso, piena disponibilit\u00e0 della propria esistenza, resta il fatto che l\u2019individuo agisce in base a criteri, che non sono mai pienamente liberi ma che sono in questo caso socialmente inculcati.<\/p>\n<p><strong>Mi sembra che tu stia toccando un po\u2019 il tema che cerchiamo di approfondire in questo numero di Hp ovvero la comunit\u00e0 come luogo di accoglienza e di partecipazione. Se abbiamo una comunit\u00e0 che impone slogan relativi alla qualit\u00e0 della vita, allo standard di vita, sotto il quale la vita non vale la pena di essere vissuta, ci\u00f2 mi ricorda un po\u2019 quello che a suo tempo Hitler ha addotto come motivo fondante per l\u2019eliminazione dei soggetti portatori di deformit\u00e0, diversit\u00e0 rispetto alla purezza della razza ariana.<\/strong><br \/>\nLe prime leggi razziali di Hitler si sono tradotte con l\u2019eliminazione dei soggetti portatori di handicap perch\u00e9 nella prospettiva nazista siamo di fronte ad una vita che non \u00e8 degna di essere vissuta. La stessa cosa si afferma adesso quando, con l\u2019attuale legge sull\u2019aborto, in vigore in Italia, si concede alle donne di abortire anche oltre il limite del terzo mese, se ci sono o problemi di salute della madre o problemi psichici che generalmente coincidono con una diagnosi di malformazione del nascituro. Quindi la legge permette l\u2019aborto se il figlio \u00e8 diagnosticato come potenziale portatore di handicap perch\u00e9 questo genera un disagio psichico alla mamma la quale prolunga il suo diritto di vita o di morte sul nascituro e in ogni caso sottolinea l\u2019idea che una vita di tal sorta non \u00e8 degna di essere vissuta. Ci\u00f2 \u00e8 stato supportato da una causa negli Stati Uniti d\u2019America intentata da una coppia che ha avuto un figlio disabile perch\u00e9 non gli \u00e8 stato diagnosticato.<br \/>\nQuesta \u00e8 una linea bioetica che da un lato si esprime in alcune situazioni di frontiera come soppressione del nascituro o come diritto all\u2019eutanasia, ma che \u00e8 il frutto di una cultura generalmente pi\u00f9 diffusa. C\u2019\u00e8 invece una prospettiva bioetica che afferma la \u201cqualit\u00e0 totale\u201d potremmo dire della dignit\u00e0 della persona a prescindere di una valutazione ipotetica di una qualit\u00e0 di vita, per due motivi: primo, quando anche fosse possibile fare una diagnosi univoca della qualit\u00e0 della vita, poter stilare una graduatoria della qualit\u00e0 della vita, la persona avrebbe comunque una sua dignit\u00e0 che gli deriva da ci\u00f2 che \u00e8 come persona e non da ci\u00f2 che ha; in secondo luogo il problema della qualit\u00e0 della vita non \u00e8 comunque quantificabile, nel senso che \u00e8 legato all\u2019idea della felicit\u00e0 e non si pu\u00f2 misurare il tasso di felicit\u00e0 di una persona. Quindi c\u2019\u00e8 un duplice vizio nell\u2019affermazione che la dignit\u00e0 di una persona dipende dalla qualit\u00e0 della sua vita, perch\u00e9 non \u00e8 vero diremmo da un punto di vista metafisico, e dall\u2019altro lato, in ogni caso, la stessa nozione di qualit\u00e0 di vita non \u00e8 quantificabile, non \u00e8 soggetta a una sorta di misurazione quantitativa perch\u00e9 coinvolge valori di altra natura che non stanno sul piano della bilancia.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 ti sei interessato ai temi della bioetica?<\/strong><br \/>\nIo sono un insegnante di filosofia e presidente dell\u2019Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi. L\u2019interesse per la bioetica mi \u00e8 derivato da due sollecitazioni convergenti:<br \/>\n1) l\u2019una proveniente dagli alunni, perch\u00e9 la bioetica \u00e8 un tema di attualit\u00e0 e per chi si occupa di questioni di carattere storico, filosofico, religioso ti interpella in qualche modo, per lavorare al meglio possibile in classe con i ragazzi;<br \/>\n2) il fatto di vedere prevalere una cultura frammentata e frammentaria a livello di istituzioni scolastiche, con la nascita di educazioni a tampone (alla salute, la prevenzione dell\u2019aids, eccetera) tra loro disarticolate mi ha fatto pensare alla necessit\u00e0 di creare un quadro unificante anche per la formazione degli insegnanti, che \u00e8 un bisogno previsto. \u00c8 bene avere dei principi sapienziali che unificano il sapere frammentato, perch\u00e9 l\u2019educatore \u00e8 uno che conduce e quindi deve sapere dove vuole andare. Di qui il portale di bioetica proprio per cercare di dare questo punto di riferimento sia ai ragazzi, scritto con un linguaggio accessibile, che agli insegnanti su come sviluppare certe strategie e arricchire l\u2019offerta del piano educativo.<\/p>\n<p><strong>Rispetto al tema comunit\u00e0 virtuale, rispetto alla reciprocit\u00e0 che si pu\u00f2 raggiungere con il web, tu che esperienza hai?<\/strong><br \/>\nIl sito \u00e8 in fase di sviluppo, quindi la sua potenzialit\u00e0 non \u00e8 ancora piena. Il sito ha un suo baricentro geografico nel Piemonte, con un accordo con alcuni enti. Ho avuto esperienze in comunit\u00e0 virtuali nell\u2019UCIM, mi sono occupato della formazione degli insegnanti all\u2019uso delle nuove tecnologie multimediali nella didattica, facendo lezione in aule virtuali, mantenendo mailing list, forum e luoghi di incontro. Per strutturare questi corsi a distanza e avviare il lavoro di comunit\u00e0 virtuali di fatto abbiamo attivato il rapporto in presenza.<br \/>\nSono stato chiamato l\u2019anno scorso in Brasile da persone che hanno letto alcuni miei scritti di didattica della filosofia e se ci fosse stato solo uno scambio di e-mail, ci\u00f2 non avrebbe generato un senso di comunit\u00e0 ma poi sono andato fisicamente in Brasile, a Pirascada nello stato di San Paolo, ho conosciuto persone. \u00c8 chiaro che la comunit\u00e0 virtuale che ho creato funziona (una sobria mailing list ci tiene collegati) proprio perch\u00e9 ci siamo incontrati, ci siamo conosciuti.<br \/>\nQuindi per ora delle comunit\u00e0 esclusivamente virtuali personalmente non ne ho esperienze particolarmente significative. Se il baricentro mentale \u00e8 sull\u2019idea dell\u2019incontro con la persona, allora come diceva Aristotele, lo strumento \u00e8 uno strumento, dipende da come lo usa chi ne \u00e8 padrone: chi definisce i fini dell\u2019uso di uno strumento \u00e8 colui che lo usa. Quindi anche le comunit\u00e0 virtuali sono vere comunit\u00e0, se chi le crea ha una logica comunitaria.<\/p>\n<p><strong>Tornando al tema della comunit\u00e0 umana, conseguentemente alle nostre enormi conoscenze e progressi tecnologici possiamo decidere se accogliere o meno una persona. Quali sono secondo te gli strumenti che la comunit\u00e0 dovrebbe adottare per aumentare la discussione su questo, aumentando la partecipazione e la democrazia?<\/strong> Perch\u00e9 se \u00e8 vero che la bioetica viene influenzata da una cultura diffusa, ho anche l\u2019impressione che le decisioni siano prese a livello alto, che le conoscenze siano a livello universitario ed elevato, da esperti, i quali poi fanno parte delle commissioni. I temi in effetti sono complessi come quelli delle cellule staminali.<br \/>\nDi dibattito su queste tematiche ce n\u2019\u00e8 molto ma mancano in realt\u00e0 gli strumenti per un confronto reale. Quando nasce il dibattito su una questione bioetica? Nasce quando viene ad onor della cronaca qualcosa che fa notizia, come l\u2019uomo che morde il cane e non il cane che morde l\u2019uomo. Si discute di bioetica quando si parla di cose atipiche, ipertrofiche, particolarmente nuove, e quindi si ha l\u2019impressione che la bioetica riguarda sempre cose strampalate che fanno notizie. A mio avviso invece sarebbe importante acquisire un maggior grado di consapevolezza nel campo della bioetica, ma non solo, della potenzialit\u00e0 bioetica di questioni che sono quotidiane (gestione della sanit\u00e0, diritto per tutti alla salute, alla non emarginazione, eccetera); \u00e8 chiaro per\u00f2 in alcuni casi che la cultura dell\u2019accoglienza si esprime in una accoglienza o in una non accoglienza anche di fronte alle sfide pi\u00f9 strampalate. Esempio: se di fronte al problema delle cellule staminali di origine embrionale, ottenute cio\u00e8 per clonazione, al fine di avere degli organi di ricambio, se di fronte ad un problema di questo tipo che \u00e8 altamente complesso, le domande che ci si pone rimangono sul piano prevalentemente pragmatico utilitaristico (a chi pu\u00f2 servire, in quanto tempo ci sar\u00e0 la cura, eccetera) e non ci si pone la domanda sui soggetti che vengono sacrificati per questo, come gli embrioni, a mio avviso si fa la stessa operazione che fece Hitler, che non si interrogava sui diritti dei soggetti che sopprimeva ma solo sul vantaggio che ne poteva trarre la societ\u00e0, tra l\u2019altro sbagliando anche i conti, perch\u00e9 il fatto di ritenere una persona con un deficit, una forma di povert\u00e0 e non una forma di ricchezza , \u00e8 uno sbaglio nei conti (anche se dal suo punto di vista Hitler i conti tornavano, eccome). Su questo punto tutti sono pronti a convenire, anche perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una certa memoria storica, ma quando si comincia a parlare di embrioni c\u2019\u00e8 una sorta di effetto culturale di segno opposto. Si tratta di una cosa squallida creare una persona che viene prodotta e funge da riserva di materiale organico per altri.<\/p>\n<p><strong>Quando \u00e8 che nasce per te la persona?<\/strong><br \/>\nPer me \u00e8 persona ogni individuo della specie umana. Se si cominciano a mettere delle linee di demarcazione tra individui della specie umana che non sono persone e individui della specie umana che sono persone, facciamo la fine della fattoria degli animali di G. Orwell: tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono pi\u00f9 uguali, in questo caso meno uguali degli altri.<br \/>\nNel momento, quindi, in cui qualcuno ammette una eventuale linea di demarcazione, apre la strada a tutte le possibili discriminazioni. E\u2019 come una diga: se qualcuno ammette qualche buchino piccolo a piacere, prima o poi la diga crolla.<br \/>\nPer ragionare in questo senso sto cercando di costituire con il supporto dell\u2019UCIM, una rete nazionale di laboratori per la didattica della bioetica. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 un laboratorio operativo in Piemonte che ha una forte base istituzionale e che coinvolge la direzione scolastica regionale (ci sono pi\u00f9 di 20 scuole collegate in rete). Poi ci sono altri laboratori come quello dell\u2019Emilia Romagna che sono gruppi di lavoro, cio\u00e8 gruppi di persone disponibili a parlare della bioetica e incontrare insegnanti nelle scuole. In diverse citt\u00e0 d\u2019Italia stiamo costituendo diversi laboratori per la didattica della bioetica. L\u2019idea \u00e8 proprio questa: da un lato avere il sito di bioetica che rimane il punto di supporto, lo snodo della comunit\u00e0 virtuale e poi creare tante piccole comunit\u00e0 locali che da un lato si raccordano tutte con la unica comunit\u00e0 virtuale e dall\u2019altro lato promuovono le azioni sul territorio perch\u00e9 per fare corsi di aggiornamento e parlare con le scuole, bisogna esserci e essere fisicamente presenti. L\u2019idea \u00e8 promuovere una cultura della vita che sia simultaneamente cultura di accettazione della persona e in quanto tale di accettazione della vita, perch\u00e9 l\u2019accettazione della vita \u00e8 tale se \u00e8 accettazione di una vita di una persona cio\u00e8 di una vita che ha valore. Se tu chiedi ad un giovane ventenne, al mare, magari dopo che ha fatto all\u2019amore con la propria ragazza, gli chiedi se lui accetta la vita, ti dir\u00e0 di s\u00ec, ma non \u00e8 detto che abbia una cultura della accettazione della vita, perch\u00e9 magari la ragazza lo molla, ha un incidente stradale, gira con una vita un po\u2019 diversa rispetto a quella che aveva immaginata poco prima e allora pensa che la vita non abbia nessun senso. Invece ha una cultura della accettazione della vita chiunque la accetta in quanto vita di una persona, in quanto ha una dignit\u00e0 quale che siano la malattia pi\u00f9 o meno temporanea o cronica o la sanit\u00e0, la giovinezza o la vecchiaia, qualunque siano le condizioni e lo stato di salute.<br \/>\nIl vitalismo era uno degli ideali anche degli arditi, della giovent\u00f9 fascista, di quelli che saltavano le baionette come mio nonno di cui conservo una foto, vitalismo che porter\u00e0 Hitler a sopprimere gli handicappati perch\u00e9 loro non saltavano le baionette come gli altri.<\/p>\n<p><strong>Come dice lo storico De Felice il comunismo, fascismo e nazismo erano accomunati dalla volont\u00e0 di creare l\u2019uomo nuovo, non pi\u00f9 quello borghese, ma una umanit\u00e0 nuova.<\/strong><br \/>\nQuesto modello si \u00e8 solo evoluto, non \u00e8 venuto meno. Oggi va molto il modello del tenebroso, dell\u2019uomo la cui immagine non \u00e8 pi\u00f9 quella di Storace ma ad esempio di Micky Rourke. Si \u00e8 sempre schiavi di un modello, per\u00f2 il problema non \u00e8 quale \u00e8 il modello culturale di riferimento, ma che ci sia un modello uomo in nome del quale io distinguo tra uomo e uomo. Un uomo modello da un lato e dall\u2019altro un uomo imitazione del modello, ovvero tutti gli uomini reali che sono qualcosa di pi\u00f9 del modello, perch\u00e9 per quanto valore ci sia in un modello, il valore pi\u00f9 grande di una qualsiasi persona umana \u00e8 di esistere come persona. Il fatto di limitarsi ad allargare il modello prendendolo un po\u2019 pi\u00f9 corretto politicamente (al limite incamerando anche le persone disabili), alla fine esclude sempre qualcun\u2019altro! Cio\u00e8 il fatto di dire che una persona ha valore a condizione che\u2026 e poi allargare le condizioni a piacere \u00e8 gi\u00e0 sbagliato! Si lascia magari fuori il moribondo o l\u2019embrione.<\/p>\n<p><strong>Come definiresti la bioetica?<\/strong><br \/>\nLa bioetica come termine deriva da bios e ethos, mette insieme l\u2019idea del ragionare in termini etici sulle azioni che hanno a che fare con la vita e la salute. Quindi intesa in senso largo, la bioetica ha radici antichissime, nel senso che il giuramento di Ippocrate \u00e8 un testo di bioetica.<br \/>\nIn termini pi\u00f9 ristretti storicamente si parla di bioetica a partire dagli anni 70 del XX secolo: c\u2019\u00e8 un libro di Van Potter che si intitola Bioetica un ponte verso il futuro del 1970, che \u00e8 considerato un po\u2019 il testo che segna la data di nascita di questa disciplina. Soprattutto per\u00f2 dal punto di vista storico, nasce la bioetica come disciplina da che si sviluppano grandemente le biotecnologie, per cui si \u00e8 creato uno spazio specifico di riflessione che ha nome di bioetica data la quantit\u00e0 di interrogativi posti dalle biotecnologie, imparagonabile rispetto agli ordinari interrogativi di etica medica. La bioetica va oltre l\u2019etica medica perch\u00e9 mentre precedentemente la riflessione bioetica riguardava solo i medici e il personale sanitario, con l\u2019avvento dei biotecnologie riguarda le case farmaceutiche, i bioingenieri, eccetera.<\/p>\n<p><strong>Collegheresti la bioetica all\u2019educazione ambientale? Il teologo brasiliano Leonardo Boff afferma che l\u2019uomo \u00e8 pastore dell\u2019Essere, non deve possederlo ma rispettarlo, averne cura. Il termine bioetica contiene la parola vita che non \u00e8 solo vita umana: come colleghi questo alla tua riflessione? Pu\u00f2 la comunit\u00e0 umana accogliere non solo la vita degli esseri umani ma anche quella di tutti gli esseri viventi?<\/strong><br \/>\nSono da un lato d\u2019accordo sul rispetto dell\u2019ambiente (e chi non lo \u00e8!) ma il problema \u00e8 un altro. Io partirei dalla vita umana, dicendo che ci\u00f2 che ha motivo di dignit\u00e0 specifica \u00e8 la vita umana. Da questo punto di vista, quando io parlo di dignit\u00e0 della persona e dignit\u00e0 della vita di ogni persona attribuisco alla persona un valore diverso dal sedano o dal carciofo, che mi sono mangiato prima di venire qui. C\u2019\u00e8 da dire che la vita umana non \u00e8 una vita che si sviluppa o cresce in un ambiente isolato o chiuso, nel senso che la vita umana pu\u00f2 esistere nella misura in cui esiste un ambiente, un ecosistema, un mondo e nella misura in cui per se stessi o per gli altri non lo si distrugge. Per\u00f2 sono due livelli di dovere diversi: io devo alla persona in senso stretto un rispetto assoluto e totale, poi a ci\u00f2 che consente di vivere a quella persona in modo pi\u00f9 o meno diretto, io devo una qualche forma di rispetto, che \u00e8 diversa. E\u2019 chiaro che se distruggo la casa di una persona, gli creo dei problemi, per\u00f2 non posso dire che \u00e8 dello stesso tipo la forza dell\u2019imperativit\u00e0 etica che io ho nei confronti della persona, rispetto alla forza dell\u2019imperativit\u00e0 etica che io ho nei confronti della sua casa, del boschetto, eccetera<\/p>\n<p><strong>Le considerazioni che fai sono legate alla nostra cultura occidentale, ma in altre culture c\u2019\u00e8 un maggiore rispetto per la vita non umana.<\/strong><br \/>\n<strong>Esistono i fruttariani che portano il discorso alle estreme conseguenze, cibandosi solo di ci\u00f2 che cade da un albero, senza secondo loro fare violenza alla pianta, alla natura. In India addirittura c\u2019\u00e8 un particolare ordine di monaci che gira con una garza sulla bocca per evitare che delle mosche possano farsi male entrando dall\u2019orifizio orale.<\/strong><br \/>\nSe io ammetto che gli esseri viventi sono tanti gli animali quanto le piante, voglio vedere uno che \u00e8 in grado di sopravvivere senza mangiare una pianta, un animale o un frutto! Con la mia idea di rispetto forte della persona cosa hanno a che fare questi squinternati! E\u2019 molto facile che prima si allarga, poi si restringe, perch\u00e9 i fautori della cos\u00ec detta bioetica animalista, ad esempio Peter Singer, nell\u2019affermare che gli animali hanno gli stessi diritti delle persone, affermano che la persona acquisisce diritti dal momento in cui diventa capace di provare dolore e piacere, dunque per esempio gli embrioni non sono persone. Quindi il cagnolino ha i suoi diritti, l\u2019embrione no! Questo tipo di mentalit\u00e0, nella realt\u00e0 culturale, cio\u00e8 al di l\u00e0 dell\u2019astrazione mentale di gruppi elitari, nella realt\u00e0 culturale diffusa dei fatti, produce effetti che non sono auspicabili. Quindi non \u00e8 che l\u2019uomo deve una forma di rispetto assoluto a ogni forma di essere vivente, ma deve una forma di rispetto assoluto a ogni persona e di riflesso all\u2019ambiente in cui le persone vivono, nella misura in cui questo \u00e8 una ridondanza del rispetto dovuto alla persona, perch\u00e9 se qualcuno mi dice che devo rispetto a una carota in quanto vivente e a una persona, in quanto vivente con lo stesso tipo di forza deontologica, a mio avviso apre la strada ad abusi sconsiderati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partiamo dalla domanda su cosa avete realizzato sul web&#8230;Abbiamo strutturato un portale di bioetica (www.portaledibioetica.it) con lo scopo di consentire in prima istanza a tutti coloro che ne<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3609,3585],"edizioni":[30],"autori":[203],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3689],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/272"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=272"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/272\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5810,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/272\/revisions\/5810"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=272"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=272"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=272"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=272"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=272"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=272"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=272"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=272"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=272"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}