{"id":2723,"date":"2020-06-04T20:41:18","date_gmt":"2020-06-04T18:41:18","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2723"},"modified":"2025-09-10T10:53:24","modified_gmt":"2025-09-10T08:53:24","slug":"3-lesperienza-della-rivista-dueparole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2723","title":{"rendered":"3. L\u2019esperienza della rivista \u201cdueparole\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a Maria Emanuela Piemontese docente alla Facolt\u00e0 di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali dell\u2019Universit\u00e0 di Roma. Assieme a Tullio De Mauro ha ideato e realizzato alla fine degli anni \u201980 la prima rivista a scrittura controllata in Italia; si chiamava \u201cdueparole\u201d ed era un\u2019esperienza all\u2019avanguardia in Europa.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nata la rivista \u201cdueparole\u201d e come si \u00e8 evoluta?<br \/>\n<\/strong>La nostra rivista \u00e8 nata per rispondere a varie esigenze e cercare cos\u00ec di colmare un vuoto culturale, lamentato da varie parti ma da nessuno adeguatamente ascoltato e considerato. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Innanzitutto vale la pena ricordare che, negli anni Settanta, il Parlamento italiano ha approvato una serie di misure \u201crivoluzionarie\u201d sull\u2019integrazione degli alunni disabili nella scuola.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u201cDue parole\u201d nasce quindi dall\u2019incontro tra le trascurate, se non ignorate, esigenze formative e informative di allievi con certe caratteristiche e l\u2019onda positiva generata dalla legislazione sull\u2019integrazione delle persone con varie forme di disabilit\u00e0 nelle scuole. Nasce cos\u00ec la figura dell\u2019insegnante di sostegno che doveva affiancare \u2013 nelle varie classi \u2013 i ragazzi con qualche tipo di problema (svantaggiati sociolinguisticamente, portatori di forme varie disturbi dell\u2019apprendimento ecc.) nei processi di apprendimento. Nasceva per\u00f2 un problema: una volta finiti gli anni della scuola dell\u2019obbligo, questi ragazzi non avevano pi\u00f9 n\u00e9 la mediazione di un insegnante che li aiutasse ad accedere ai mezzi di informazione, dal telegiornale al giornale radio, dal quotidiano al periodico, n\u00e9 trovavano testi, scritti e parlati, adeguati al loro livello di comprensione. Non c\u2019era un giornale che questi ragazzi potessero leggere autonomamente, senza registrare ulteriori frustrazioni nella comprensione, n\u00e9 c\u2019era un giornale radiofonico o televisivo capace di informare, senza dare per scontata una miriade di informazioni che non tutti possono gi\u00e0 avere.<br \/>\n\u00c8 stato cos\u00ec che, all\u2019inizio degli anni Ottanta, molti genitori e operatori sociosanitari si siano rivolti a Tullio De Mauro (allora docente di Filosofia del linguaggio nell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma) ponendogli la domanda: \u201cCosa possiamo far leggere ai nostri figli, ai nostri allievi, una volta usciti dalla scuola dell\u2019obbligo? Cosa li pu\u00f2 tenere informati su quello che succede intorno a loro, man mano che diventano adulti?\u201d. La domanda fatta a De Mauro fu trasformata immediatamente in un progetto piccolo, ma ambizioso assai: provare, insieme ai genitori e agli operatori sociosanitari, poi con i nostri allievi dei corsi di Filosofia del linguaggio, a scrivere testi accessibili per quel particolare tipo di destinatario.<br \/>\nDai primi tentativi di produrre testi molto semplici, dal punto di vista linguistico e dell\u2019organizzazione logico-concettuale per destinatari con qualche forma di problema della comprensione, \u00e8 nato nel 1989 \u201cdue parole. Mensile di facile lettura\u201d, con una storia gi\u00e0 lunga alle spalle. Fin dall\u2019autunno del 1983, infatti, docenti e ricercatori della cattedra di Filosofia del linguaggio hanno organizzato a La Sapienza corsi di scrittura per gli studenti, ben prima che venissero istituzionalizzati i corsi di scrittura funzionale o professionale nati dopo la creazione dei corsi di studio in (poi facolt\u00e0 di) Scienze della comunicazione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019obiettivo iniziale dei nostri corsi era cercare di capire se e come si pu\u00f2 ottimizzare la scrittura di testi didattici, di lettura e di informazione adulta, in considerazione di destinatari specifici. Questi corsi hanno trovato continuit\u00e0 a La Sapienza in un seminario durato dal 1983 al 1989, tenuto da Tullio De Mauro, Massimo Vedovelli e da chi scrive. In quegli anni abbiamo iniziato a sperimentare i nostri criteri di scrittura in centri di formazione professionale ai quali accedevano, dopo la scuola dell\u2019obbligo, molti ragazzi con problemi. A questa nostra sperimentazione hanno partecipato, oltre ad alcuni operatori sociosanitari, alcune docenti di sostegno della scuola dell\u2019obbligo, come M. Teresa Tiraboschi e Angela Saponaro, gli studenti iscritti al seminario. In questo modo siamo diventati tutti redattori di \u201cdueparole\u201d.<br \/>\nDurante gli anni di progettazione e realizzazione dell\u2019iniziativa, avevamo gi\u00e0 capito che, prima o poi, ci saremmo trovati di fronte a un allargamento notevole dei tipi di destinatario. Ad apprezzare \u201cdueparole\u201d non erano, infatti, solo le persone con ritardo mentale o con forme di svantaggio socioculturale, ma anche persone con<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>problemi di lettura e comprensione dei testi (soprattutto anziani) e con problemi di vista. Il fatto che \u201cdueparole\u201d avesse scelto un certo tipo di corpo tipografico e una dimensione superiore a quella utilizzata da tutti i giornali italiani e l\u2019uso di molto spazio bianco per dare alla pagina leggerezza grafica e agli occhi dei lettori un po\u2019 di respiro, facilitavano notevolmente la lettura a molte persone. Infatti il giornale si presenta sobrio nelle scelte grafico-tipografiche e molto controllato nel modo in cui sono scritti i testi. In sintesi, \u201cdueparole\u201d richiedeva una serie di attenzioni e competenze precise (grafiche, giornalistiche, linguistiche&#8230;), ma richiedeva anche redattori disposti ad abbandonare l\u2019abitudine di scrivere per s\u00e9 e a imparare a scrivere in modo pi\u00f9 oggettivo, controllato, senza sentirsi sminuiti. La scrittura controllata \u00e8 un punto di arrivo (e di ripartenza continua) che non ha nulla in comune con la cosiddetta scrittura personale, creativa, e ancor meno con quella comunemente definita \u201cdi getto\u201d.<br \/>\nForse si fa fatica a credere che per fare un giornale come \u201cdueparole\u201d, che aveva solo 8 pagine e mediamente 2 o 3 articoli a pagina, impiegavamo un mese e oltre.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la differenza fra il modo di scrivere \u201cdueparole\u201d e la free press, i quotidiani gratuiti, che per snellezza e brevit\u00e0 degli articoli possono avere una qualche somiglianza?<br \/>\n<\/strong>No, non c\u2019\u00e8 alcuna somiglianza tra \u201cdueparole\u201d e la free press e spiego subito perch\u00e9. Mi sento di poterlo affermare con tanta nitidezza perch\u00e9 ho seguito numerose tesi di laurea sui quotidiani che cadono sotto l\u2019ombrello della free press.<br \/>\nLa free press riprende, per lo pi\u00f9, le notizie cos\u00ec come date dalle agenzie stampa, senza cio\u00e8 rielaborarle. \u201cdueparole\u201d prendeva spunto dalle notizie pi\u00f9 importanti del mese riportate nei bollettini, allora cartacei, dell\u2019agenzia Ansa, messi a nostra disposizione dal direttore dell\u2019epoca, Sergio Lepri. Dopo lo spoglio dei bollettini, la redazione procedeva collegialmente alla selezione delle notizie, privilegiando quelle di interesse pi\u00f9 generale (politica interna, estera, cultura, spettacoli, vita in casa) e utili all\u2019autonomia personale dei nostri lettori. Per esempio, abbiamo fatto quasi ogni anno articoli sulla legge finanziaria: in essi davamo priorit\u00e0 a ci\u00f2 che cambiava nell\u2019assistenza sanitaria e ai riflessi diretti di questi cambiamenti sulla vita dei nostri lettori, come il costo dei ticket, i cambiamenti nelle prestazioni sanitarie&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Come mai questa esperienza \u00e8 terminata?<br \/>\n<\/strong>Intanto non direi terminata, ma \u2013 scaramanticamente \u2013 sospesa. Nessuno di noi redattori ha mai smesso di credere nella validit\u00e0 della nostra esperienza e quindi tutti speriamo, prima o poi, di tornare \u201cpi\u00f9 belli e pi\u00f9 forti che pria\u201d. Ci\u00f2 premesso, non \u00e8 facile elencare quali e quante cose abbiano reso difficile, dopo l\u2019entusiasmante fase di progettazione e realizzazione, la continuazione, negli anni, dell\u2019esperienza di \u201cdueparole\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Provo a elencarne qualcuna, cercando di non arrivare a usare toni polemici.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Innanzitutto la nostra era una redazione di volontari e non di \u201cprofessionisti\u201d (come sono, invece, i colleghi dei nostri gemelli nordici). Vale a<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dire che i redattori inizialmente erano giovani studenti, poi sono cresciuti e diventati adulti, quasi tutti con un loro lavoro a tempo pieno, una loro famiglia e relativi problemi. Ci\u00f2 nonostante, per anni, essi hanno continuato a garantire il loro contributo, volontario e sempre entusiastico, all\u2019iniziativa sia negli anni del formato cartaceo (1989-1997) sia successivamente per la versione on line (2001-2006), anni, questi ultimi, in cui qualche gettone siamo pure riusciti miracolosamente a garantirlo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In secondo luogo, \u201cdueparole\u201d era un mensile. Avevamo perci\u00f2 un\u2019esigenza tutta nostra, a causa della periodicit\u00e0: trattare quasi solo notizie di attualit\u00e0 i cui effetti durassero nel tempo. Noi la chiamavamo \u2013 con un ossimoro \u2013 attualit\u00e0 permanente. La periodicit\u00e0 mensile del nostro giornale costituiva per\u00f2 un vincolo troppo grosso. Il nostro obiettivo (o sogno) era farlo diventare presto settimanale, come \u201c8 Sidor\u201d , per uscire dalle strettoie della periodicit\u00e0 mensile. Ma questo passaggio richiedeva o avrebbe richiesto: a) un certo numero di persone a tempo pieno o a tempo parziale, b) in qualche modo pagate con tariffe professionali e non pi\u00f9 costrette a fare una forma di volontariato eterno; c) una sede fisica, attrezzata ed efficiente; d) una sponda editoriale \u201cforte\u201d,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>capace cio\u00e8 di far farsi carico della diffusione e distribuzione del giornale, per farlo conoscere e crescere. Abbiamo provato con ben due editori che hanno fatto, a loro detta, tutto quel che hanno potuto. Non abbiamo motivi per non crederci, ma non abbiamo superato il numero di abbonati sufficienti per pagare solo le spese di tipografia e spedizione. Abbiamo provato a seguire, per anni, anche altre strade, bussando evangelicamente a molte porte. Molte ci sono state aperte per farci raccontare la nostra esperienza e il nostro progetto, ma tutte si chiudevano immediatamente alle nostre spalle, appena usciti. Sui nomi scritti sulle targhe di queste porte taccio.<br \/>\nAi fini della sospensione dell\u2019iniziativa pi\u00f9 determinanti delle prime due difficolt\u00e0 appena ricordate sono stati: probabilmente l\u2019essere arrivata troppo in anticipo rispetto alla<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>cultura e sensibilit\u00e0 comune su questi temi, in Italia; la sordit\u00e0 e il disinteresse unanime dei nostri politici, in altre faccende affaccendati, anche di quelli preposti alle cariche teoricamente pi\u00f9 vicine, pi\u00f9 specifiche,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>per avere motivo di prestare attenzione non tanto alla nostra iniziativa, quanto ai bisogni e alle richieste di una bella fetta della nostra societ\u00e0, trascurata, dimenticata, quella fetta alla quale \u201cdueparole\u201d ha cercato, con i suoi pochi mezzi, di rispondere.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Non possiamo far passare qui sotto silenzio per\u00f2 che \u201cdueparole\u201d ha visto la luce solo grazie alla fiducia da sempre accordataci e poi a un finanziamento straordinario assegnatoci, nel 1989, dal mai abbastanza compianto rettore de La Sapienza, Antonio Ruberti. Solo l\u2019Universit\u00e0 di Roma La Sapienza ha supportato il nostro progetto, riconoscendo la valenza formativa per i nostri studenti del nostro seminario sulla scrittura e, nello stesso tempo, l\u2019utilit\u00e0 sociale dell\u2019iniziativa da esso nata.<\/p>\n<p>Maria Emanuela Piemontese<br \/>\n<a href=\"mailto:emanuela.piemontese@uniroma1.it\">emanuela.piemontese@uniroma1.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Maria Emanuela Piemontese docente alla Facolt\u00e0 di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali dell\u2019Universit\u00e0 di Roma. Assieme a Tullio De Mauro ha ideato e realizzato alla fine degli anni \u201980 la prima rivista a scrittura controllata in Italia; si chiamava \u201cdueparole\u201d ed era un\u2019esperienza all\u2019avanguardia in Europa. 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