{"id":2725,"date":"2020-06-04T20:43:35","date_gmt":"2020-06-04T18:43:35","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2725"},"modified":"2025-09-10T10:53:12","modified_gmt":"2025-09-10T08:53:12","slug":"4-la-cultura-degli-italiani-e-la-scrittura-controllata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2725","title":{"rendered":"4. La cultura degli italiani e la scrittura controllata"},"content":{"rendered":"<p>La scrittura controllata non \u00e8 una scrittura pi\u00f9 semplice da realizzare, anzi richiede uno sforzo ben maggiore e un atteggiamento di umilt\u00e0 in chi scrive che deve mettersi nei panni del suo lettore.<br \/>\nLe nuove tecnologie non impoveriscono la scrittura ma pongono nuove modalit\u00e0. I giovani leggono di pi\u00f9 dei loro genitori ma in generale la societ\u00e0 italiana non \u00e8 all\u2019altezza delle nuove richieste di prestazioni linguistiche che la societ\u00e0 oggi richiede. Intervista a Maria Emanuela Piemontese.<br \/>\nIn appendice l&#8217;Indice Gulpease\u00a0 che calcola i criteri di leggibilit\u00e0 di un testo.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 la scrittura controllata?<br \/>\n<\/strong>La scrittura controllata \u00e8 un insieme di tecniche di scrittura nate prevalentemente intorno all\u2019esperienza di \u201cdueparole\u201d. La scrittura controllata viene spesso identificata con la semplificazione linguistica, cio\u00e8 con un metodo di controllo della lingua usata per farsi capire. La scrittura controllata vuole essere qualcosa di pi\u00f9: un insieme di tecniche, oggettive e consapevoli, cio\u00e8 che si possono imparare e quindi insegnare, per adeguare le scelte linguistiche dei testi ai diversi tipi di destinatario. In questa seconda e pi\u00f9 ambiziosa accezione la scrittura controllata \u00e8 il modo di scrivere un testo basato sul controllo della difficolt\u00e0\/facilit\u00e0 di lettura che esso pu\u00f2 presentare ai destinatari. Questo controllo consente di dosare (e governare) il grado di difficolt\u00e0 del testo, sempre in rapporto al tipo di destinatario, al contenuto e all\u2019obiettivo, giocando sulle variazioni, di volta in volta possibili, tendenti verso l\u2019alto o verso il basso.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Per scrittura controllata intendiamo perci\u00f2 il risultato della capacit\u00e0 di smanettare la lingua e di arrivare alla definizione del grado al quale collocare le nostre scelte linguistiche e di organizzazione logico-concettuale a seconda dei destinatari ai quali ci rivolgiamo. Quindi \u201ccontrollata\u201d per noi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>vuol dire pi\u00f9 rispettosa del destinatario. La scrittura semplificata \u00e8 una delle possibili realizzazioni della scrittura controllata: non \u00e8 l\u2019unica, ma certo \u00e8 la pi\u00f9 difficile da realizzare perch\u00e9 rappresenta il caso di controllo estremo, il pi\u00f9 oltranzistico, dei testi, privilegiando in modo netto la comprensibilit\u00e0 da parte del destinatario.<\/p>\n<p><strong>Se dovesse elencare le regole di scrittura per scrivere in maniera controllata quale sarebbe il suo decalogo?<br \/>\n<\/strong>La regola principale che guida la nostra scrittura \u00e8 quella del <i>buon senso<\/i>. Il buon senso nel fare le cose, di norma, non si trova \u201cin natura\u201d.\u00a0 Bisogna imparare a riconoscerne innanzitutto il valore, poi a costruirselo e a imparare a metterlo a frutto. In altri termini, voglio dire che per scrivere testi chiari per fini didattici o informativi, basterebbe poco: sarebbe sufficiente chiedersi continuamente, mentre scriviamo, cosa capir\u00e0 di quel che stiamo scrivendo chi ci legger\u00e0, come ci insegna Italo Calvino. Se chi scrive, infatti, fosse meno autocentrato e pensasse di pi\u00f9 ai suoi destinatari reali gli verrebbe naturale chiamare con semplicit\u00e0 pane il pane e vino il vino. Va detto che la nostra cultura \u2013 tranne poche e notevoli eccezioni \u2013 non ha mai avuto il culto della semplicit\u00e0. La semplicit\u00e0 \u00e8 sempre stata vista come roba da poveri o come una scelta di vita \u201calternativa\u201d, in stile S. Francesco d\u2019Assisi. Quando scriviamo, temiamo che essere semplici possa significare spogliarci delle nostre (presunte) ricchezze e farci apparire poco colti, tendenti alla banalizzazione.<br \/>\nCome riuscire a capovolgere, anche nell\u2019arte dello scrivere, quest\u2019idea tutta nostrana della semplicit\u00e0? Da autorevoli fonti e autori abbiamo imparato alcuni concetti chiave: che la semplicit\u00e0\u00a0 non \u00e8 n\u00e9 rozzezza n\u00e9 semplicioneria, ma piuttosto chiarezza delle idee; che la chiarezza che non \u00e8 banalizzazione o negazione della complessit\u00e0,\u00a0 ma trasparenza del pensiero prima che delle parole; \u00a0 che la trasparenza del pensiero non \u00e8 inconsistenza di idee e di contenuto, ma il loro specchio in cui noi li vediamo prendere forma. Noi abbiamo provato innanzitutto su di noi a cambiare quest\u2019idea fallace di semplicit\u00e0 e crediamo di esserci pure, in qualche modo, riusciti. Questo processo di revisione di un modo di essere e di pensare nel \u201cfare cose con la lingua\u201d, \u00e8 stato accompagnato, non di rado, da incomprensioni e ironie, disinteresse\u00a0 e, a volte, intolleranza da parte di molti sapienti doc.<br \/>\nIl problema sta nel fatto che, quando noi scriviamo, tendiamo naturalmente a pensare che il mondo sia fatto \u201ca nostra immagine e somiglianza\u201d. In pratica non ci poniamo il problema di chi sia il nostro destinatario e di quanto egli riuscir\u00e0 a capire di quel che gli diciamo. La mancata comprensione, d\u2019altra parte, \u00e8 sempre stata, esplicitamente o implicitamente, imputata a chi legge e alle sue presunte carenze (di lingua, di interesse, di specializzazione&#8230;).<br \/>\nLa redazione di \u201cdueparole\u201d si \u00e8 basata su criteri di scrittura precisi che noi amiamo chiamare di buon senso in quanto dettati innanzitutto dalla nostra preoccupazione maggiore: farci capire. In effetti, mi rendo conto che dire che sono criteri di buon senso pu\u00f2 essere fuorviante e far pensare a modi di scrivere ovvi e irriflessi. Per noi \u201cbuon senso\u201d vuol dire esattamente il contrario: pensare e ripensare a un testo finch\u00e9 esso risulti, non solo a noi, ma a chi ci rivolgiamo chiaro e comprensibile. Con questa priorit\u00e0, il pensiero rivolto ininterrottamente ai nostri destinatari e grazie alle tecniche di scrittura insegnate e applicate da don Lorenzo Milani, abbiamo definito, testato, messo ripetutamente in discussione e rivisto i nostri criteri di scrittura controllata.<br \/>\nUno dei nostri criteri base \u00e8 scrivere frasi e testi brevi per essere pi\u00f9 facilmente comprensibili. Una frase troppo lunga, superiore cio\u00e8 alle 15-20 parole, rischia sempre di contenere troppe informazioni, incistate l\u2019una nell\u2019altra per cui, alla fine, non si capisce bene n\u00e9 la gerarchia delle informazioni n\u00e9 cosa vogliamo dire davvero. Quindi fare frasi brevi, possibilmente con una sola informazione principale e solo qualche informazione secondaria, \u00e8 un primo criterio per rendere pi\u00f9 agevole la lettura e la comprensione ai lettori.<br \/>\nVa detto, a scanso di equivoci, che la brevit\u00e0 dei testi e delle frasi non \u00e8 il risultato dello spezzettamento meccanico di testi e frasi lunghe in testi e frasi pi\u00f9 brevi. Si tratta, invece, del modo stesso di ideare e costruire il testo nelle sue varie parti, seguendo cio\u00e8 una precisa gerarchia di idee, sviluppando un certo ragionamento logico (coerenza) e traducendolo in parole tra loro ben collegate (coesione).<br \/>\nDi fondamentale importanza \u00e8 poi la scelta delle parole che devono essere le pi\u00f9 comuni, cio\u00e8 quelle che tutti conoscono, usano e capiscono.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che ci venga spesso rimproverato di usare un linguaggio troppo semplice nei nostri testi. Basterebbe chiedersi: \u201cTroppo semplice per chi?\u201d e riflettere sulla risposta.<br \/>\nNoi pensiamo che quando una persona legge o ascolta qualcosa o qualcuno impara in proporzione a quello che riesce a capire e a memorizzare. Se utilizziamo un linguaggio troppo complesso rispetto alle possibilit\u00e0 di certi lettori, questi rischiano di non capire e non imparare nulla. Secondo il neuropsichiatra infantile Gabriel Levi richieste troppo elevate, fatte a certi tipi di destinatari, rischiano di danneggiarli perch\u00e9 costoro, oltre a non capire, accumulano senso di frustrazione e impotenza che li blocca e li porta a rifiutare di leggere altro. C\u2019\u00e8 chi pensa che un testo di una certa complessit\u00e0 possa aiutare, invece, il lettore a sforzarsi di capire e quindi a migliorare la sua comprensione. Noi siamo del parere opposto: chiunque legga, se legge e non capisce, non pu\u00f2 imparare, memorizzare e riutilizzare concetti e contenuti. Il lettore \u00e8 stimolato ad approfondire ci\u00f2 che legge solo se capisce ci\u00f2 che sta leggendo e, in modo autonomo o con l\u2019aiuto di altri, cerca di saperne di pi\u00f9.<br \/>\nLa nostra aspirazione non \u00e8 perci\u00f2 eliminare, azzerare la complessit\u00e0 delle cose da dire, impresa per altro impossibile, ma ridurla e dosarla nei limiti consentiti dagli strumenti posseduti dai nostri lettori e dai loro livelli d\u2019et\u00e0 affinch\u00e9 non si sentano sopraffatti.<\/p>\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 il rischio che questo tipo di scrittura risulti scialba e poco interessante da leggere?<br \/>\n<\/strong>Precisiamo che qui stiamo parlando solo della lingua della comunicazione quotidiana, non della lingua per usi letterari e artistici. Stiamo parlando di scrittura di testi prevalentemente informativi o formativi. Quella che noi proponiamo di usare, per questi tipi di testo, \u00e8 la lingua comune, quella che tutti, mediamente, conoscono, usano e capiscono.<br \/>\nNoi ci occupiamo di efficacia della comunicazione. Se parliamo di lingua della comunicazione, questa deve essere dunque semplice, chiara e precisa affinch\u00e9 i destinatari sappiano cosa fare o non fare, quando, dove, come e perch\u00e9. Tuttora, la comunicazione pubblica continua a usare spesso un linguaggio inutilmente complesso, contorto e confuso perch\u00e9 ai burocrati appare pi\u00f9 elegante e raffinato o pi\u00f9 adeguato al livello delle istituzioni di appartenenza.<br \/>\nOccorre intendersi, mettersi d\u2019accordo sulle parole e su che cosa significhi eleganza, che cosa significhi pi\u00f9 interessante&#8230; Italo Calvino, che abbiamo gi\u00e0 ricordato, diceva che, quando si parla di lingua della comunicazione, occorre scrivere, imparando a leggerci, sapendoci mettere cio\u00e8 al posto dei nostri destinatari. Per noi \u00e8 elegante ed interessante, ma anche pi\u00f9 civile e democratica la lingua di chi riesce a farsi capire e non quella di chi spande fumo, senza nessuna considerazione dei destinatari e spesso perfino di se stesso.<\/p>\n<p><strong>Chi scrive sui quotidiani oggi o sui mezzi di informazione in generale, ha una certa attenzione per il lettore oppure no?<br \/>\n<\/strong>Nelle redazioni dei giornali e delle case editrici, come altrove, ci sono persone pi\u00f9 attente e persone meno attente ai loro destinatari. Mediamente l\u2019attenzione al destinatario non sembra essere la preoccupazione principale di chi scrive. Ma mai generalizzare!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Negli ultimi venti anni l\u2019attenzione \u00e8 andata crescendo rispetto ai decenni precedenti. Infatti ora si tende a dare un po\u2019 meno per scontate tante cose che prima, invece, non erano considerate un problema di chi scriveva (o parlava) ma di chi leggeva (o ascoltava).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quanto sia cambiato di fatto la cultura italiana nell\u2019affrontare questi problemi non \u00e8 facile dire. C\u2019\u00e8 ancora una forte variabilit\u00e0 individuale nelle diverse situazioni in cui si usa la lingua per motivi professionali. Non abbiamo (n\u00e9 aspiriamo a farla) una graduatoria di giornali pi\u00f9 o meno leggibili o di autori pi\u00f9 o meno comprensibili, ma come lettori sappiamo apprezzare le differenze. Quando leggiamo qualcosa tutti siamo capaci di renderci conto se stiamo capendo oppure no, se chi scrive sa quello di cui parla o se ha le idee confuse. La chiarezza e la comprensibilit\u00e0 dei testi dipendono anche dal tempo che chi scrive \u00e8 stato disposto a impegnare per chiarirsi le idee prima di parlare o scrivere e poi anche dalla volont\u00e0, dal tempo (e dall\u2019umilt\u00e0. S\u00ec proprio umilt\u00e0!) per continuare a limare il testo finch\u00e9 non siano sciolti tutti i possibili nodi della comprensione. Molti ritengono che \u201cscrivere di getto\u201d sia, invece, la modalit\u00e0 pi\u00f9 efficace, oltre che la pi\u00f9 spontanea e gratificante. Ogni bravo scrittore, giornalista, insegnante, autore di testi di ogni genere, sa bene che, invece, non \u00e8 cos\u00ec e che la fatica da fare \u00e8 enorme.<br \/>\nScrivere bene, cio\u00e8 in modo chiaro, semplice e preciso, richiede, oltre a un addestramento e a un esercizio continuo, un enorme lavoro, impegno di tempo e pazienza e un grande senso di responsabilit\u00e0 professionale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Da questo punto di vista come si presenta la scrittura sul web?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Anche per la scrittura per il web vale il discorso appena fatto, sia pure con qualche differenza. Il mezzo usato e i tempi rapidissimi di viaggio e consumo delle informazioni fanno certo la differenza. Ma su questo argomento si trova di tutto e di pi\u00f9 sulla rete. Occorre fare molta attenzione. Per fortuna ci sono anche siti e blog molto professionali come quello di Luisa Carrada (www.mestierediscrivere.it), di Alessandro Lucchini (www.magiadellascrittura.it), Giacomo Mason (www.intranetmanagement.it) e di altri blogger che meritano attenzione sia per i contenuti trattati sia per la forma utilizzata.<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 della scrittura per il web dipende, ovviamente, anche dalle motivazioni e dagli obiettivi di chi ha bisogno di usare la scrittura. Chi scrive sul web e per il web con motivazioni serie, competenza e chiarezza di obiettivi impara presto quanto sia preziosa e, nello stesso tempo, volatile l\u2019attenzione dei lettori\/naviganti, se non trovano scritto in modo chiaro e immediatamente comprensibile ci\u00f2 che cercano e serve loro. Perci\u00f2 i professionisti della scrittura per il web conoscono il mezzo, le regole che lo governano e cercano, sempre nel rispetto di queste regole, una forma di scrittura vivace, diretta, senza fronzoli e sbrodolamenti.<br \/>\nSul web possiamo apprezzare molti stili di scrittura che sono varianti pi\u00f9 di un parlato-scritto che di uno scritto-scritto, secondo l\u2019articolazione proposta da Giovanni Nencioni. Basta visitare qualche blog, sito o pagine di Facebook creati per avere scambi veloci, scherzosi, a volte, anche troppo disinvolti, tra amici, colleghi (pi\u00f9 raramente parenti) per rendersi conto degli usi diversi e molto approssimativi della scrittura. In molti casi non viene rispettato neppure il criterio minimo di formalit\u00e0 della scrittura. Questi usi scritti della lingua, che s\u2019avvicinano molto di pi\u00f9 al parlato irriflesso e meno controllato, sono tutt\u2019altra cosa rispetto alla scrittura per il web di siti istituzionali, aziendali, commerciali, politici\u2026<\/p>\n<p><strong>I lettori italiani di oggi: che tipo di cultura, di istruzione e di educazione alla lettura hanno?<br \/>\n<\/strong>Una risposta pi\u00f9 precisa e articolata a queste domande pu\u00f2 trovarle in due volumi veloci, ma ben documentati, e cio\u00e8 la seconda edizione del volume di Tullio De Mauro, La cultura degli italiani curato da Fancesco Erbani (2010) e il volume di Giovanni Solimine, L\u2019Italia che legge, del 2011.<br \/>\nOggi siamo un popolo mediamente pi\u00f9 istruito di quanto non lo fossimo in passato. All\u2019epoca\u00a0 dell\u2019Unit\u00e0 di Italia, solo 150 anni fa, a mala pena il 2.5% della popolazione conosceva e parlava l\u2019italiano; gli analfabeti erano il 78.5%. Oggi abbiamo circa l\u20191% della popolazione (secondo il censimento Istat) che si autodefinisce analfabeta. Di sicuro la capacit\u00e0 di usare la lingua italiana comune \u00e8 oggi molto pi\u00f9 alta di una volta, quando la quasi totalit\u00e0 della popolazione parlava quasi esclusivamente in dialetto.<br \/>\nL\u2019italiano comune \u00e8 da alcuni anni patrimonio condiviso da quasi il 95-96% della popolazione (e il 45% conosce e usa ancora un dialetto, oltre all\u2019italiano). Quando ho iniziato ad andare io a scuola,\u00a0 nella seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta, ero in una classe di 38 bambine: di queste 2-3 parlavano esclusivamente italiano, meno di una decina parlavano\/parlavamo sia il dialetto che l\u2019italiano (ma con differente propensione personale per l\u2019una o l\u2019altra lingua), tutto il resto della classe parlava solo il dialetto. Per i due terzi della mia classe l\u2019italiano era una lingua sconosciuta, poco e male imparata sui banchi di scuola, studiata davvero come una lingua straniera, come sosteneva il linguista Peruzzi. Non a caso alle medie arrivammo a iscriverci molto meno della met\u00e0, quasi un terzo, dell\u2019iniziale classe delle elementari.<br \/>\nLa buona notizia \u00e8 che oggi \u00e8 sicuramente aumentato il livello di alfabetizzazione degli italiani; la cattiva notizia \u00e8 che non sempre questo aumento del livello di istruzione riesce a garantire il possesso sicuro e disinvolto della lingua per fronteggiare crescenti e sempre nuove richieste sociali. In pratica siamo sicuramente pi\u00f9 alfabetizzati, ma la capacit\u00e0 di dominio sulla lingua, non solo parlata ma anche scritta, non \u00e8 sufficiente per fare fronte alla vita quotidiana, come dimostrano i dati citati da Tullio De Mauro nel suo volume, a cominciare dai lavori curati da Vittoria Gallina.<br \/>\nA questi dati fanno riscontro quelli presentati e discussi da Giovanni Solimine: in Italia permane un\u2019abitudine di lettura scarsa e ben inferiore alla media europea.<br \/>\nAccanto ai dati che parlano di fatti, ci sono poi i luoghi comuni che circolano \u2013 non di rado \u2013 anche tra insospettabili. Si dice che oggi i giovani non sappiano pi\u00f9 parlare in italiano, che scrivano male o peggio dei loro coetanei delle generazioni precedenti perch\u00e9 usano gli sms e leggono poco. Sono affermazioni che meriterebbero di essere analizzate una per una e smontate pazientemente: le fasce giovanili leggono mediamente molto di pi\u00f9 delle fasce anagraficamente pi\u00f9 anziane; la lingua da loro usata negli sms serve per scrivere in modo veloce, risparmiando tempo e soprattutto spazio. Non dimentichiamo che il ricorso alle abbreviazioni \u00e8 nato per la limitata disponibilit\u00e0 di caratteri dei cellulari delle prime generazioni.<br \/>\nMa non \u00e8 questo il problema o, meglio, non \u00e8 questa la causa della lamentata scarsa dimestichezza dei giovani (ma di quali?) con la lingua italiana. Il problema \u00e8 un altro: capire cosa c\u2019\u00e8 dietro all\u2019uso del xke al posto di perch\u00e9 in testi che non siano sms. Innanzitutto come si fa ad affermare che i giovani ricorrano sempre alla forma abbreviata anche quando non scrivono sms? Solo dopo che abbiamo accertato che i giovani sappiano\/non sappiano distinguere un mezzo dall\u2019altro, gli usi formali da quelli informali della lingua scritta, possiamo allora cominciare a discutere. In qualche momento della loro formazione linguistica, qualcuno deve pur spiegare loro che scrivere xke nello scambio di sms tra amici e parenti \u00e8 accettabile, perch\u00e9 funzionale al mezzo e al risparmio di spazio e tempo, ma non lo \u00e8 pi\u00f9 in contesti formali, come sono un compito a scuola, un esame scritto all\u2019universit\u00e0 o un messaggio di posta elettronica a un docente, o una domanda di lavoro e cos\u00ec via.\u00a0 Il contesto d\u2019uso, con il destinatario e l\u2019obiettivo della comunicazione, fa la differenza. \u00c8 inutile perci\u00f2 caricare i nuovi mezzi di comunicazione di responsabilit\u00e0 che non hanno, cos\u00ec come \u00e8 sbagliato caricarli di aspettative eccessive, quasi palingenetiche. Sono mezzi e mezzi rimangono. A questo punto il discorso si farebbe troppo lungo e ci allontanerebbe dal nostro discorso. In conclusione, possiamo dire che solo chi sa usare bene la lingua, scritta e parlata, sa sfruttare al meglio anche le notevoli possibilit\u00e0 offerte da nuovi mezzi di comunicazione. Non \u00e8 detto, invece, che saper smanettare i nuovi mezzi possa significare sempre e per chiunque possesso e uso sicuro dei diversi usi della lingua.<\/p>\n<p><strong>La societ\u00e0 oggi richiede maggior prestazioni linguistiche al cittadino?<\/strong><br \/>\nOggi per poter esercitare il diritto di piena cittadinanza dobbiamo avere sempre maggiori e migliori capacit\u00e0 d\u2019uso della lingua. Riempire un modulo, affrontare la lettura di una circolare ministeriale, saper interpretare le istruzioni per la raccolta differenziata, sono alcune delle richieste (non sempre banali) che ci troviamo quotidianamente davanti. Ogni giorno siamo chiamati a fronteggiare nuove situazioni comunicative sia come destinatari sia come produttori. Questo richiede a ciascuno di noi il dominio sicuro delle capacit\u00e0 di lettura e di scrittura.<br \/>\nFare la dichiarazione dei redditi, accedere ai servizi del sistema sanitario nazionale, iscrivere un figlio al nido alla scuola materna, fare gli esami per la patente, pagare una multa&#8230; sono tutte azioni che richiedono un\u2019elevata capacit\u00e0 di saper fare cose con la lingua scritta e parlata. Le richieste di saper fare tutte queste cose sono strettamente collegate all\u2019estensione e all\u2019ampliamento dei diritti democratici dei cittadini delle societ\u00e0 avanzate e complesse. Oggettivamente la vita \u00e8 molto pi\u00f9 complessa oggi, sul piano dell\u2019organizzazione sociale, rispetto a quella di cinquant\u2019anni fa. I nostri nonni non avevano effettivamente troppe pratiche da sbrigare. Sembra una buona notizia, ma non lo \u00e8 affatto. Il motivo \u00e8 presto detto: non c\u2019era il servizio sanitario nazionale, non c\u2019erano ospedali, non c\u2019erano asili comunali, pochissimi arrivavano a mandare i figli all\u2019universit\u00e0&#8230;<br \/>\nRicordiamoci che alle maggiori richieste sociali corrisponde, di norma, un allargamento dei diritti e dei doveri dei cittadini. Occorre quindi essere tutti pi\u00f9 attrezzati linguisticamente se vogliamo vedere realizzati, rispettati e condivisi i diritti sanciti dalla nostra Costituzione per noi e per le generazioni future.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Indice Gulpease e il vocabolario comune<br \/>\n<\/strong>L\u2019Indice Gulpease \u00e8 un indice di leggibilit\u00e0 di un testo tarato sulla lingua italiana. Rispetto ad altri ha il vantaggio di utilizzare la lunghezza delle parole in lettere anzich\u00e9 in sillabe, semplificandone il calcolo automatico.<br \/>\nDefinito nel 1988 nell\u2019ambito delle ricerche del GULP (Gruppo Universitario Linguistico Pedagogico) presso il Seminario di Scienze dell\u2019Educazione dell\u2019Universit\u00e0 degli studi La Sapienza di Roma, si basa su rilevazioni raccolte tra il 1986 e il 1987 dalle cattedre di Filosofia del linguaggio e di Pedagogia dell\u2019Istituto di Filosofia.<br \/>\nL\u2019Indice di Gulpease considera due variabili linguistiche: la lunghezza della parola e la lunghezza della frase rispetto al numero delle lettere.<br \/>\nLa formula per il suo calcolo \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" 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alt=\"pastedGraphic.png\" \/><\/p>\n<p>I risultati sono compresi tra 0 e 100, dove il valore \u201c100\u201d indica la leggibilit\u00e0 pi\u00f9 alta e \u201c0\u201d la leggibilit\u00e0 pi\u00f9 bassa. In generale risulta che testi con un indice inferiore a 80 sono difficili da leggere per chi ha la licenza elementare, inferiore a 60 sono difficili da leggere per chi ha la licenza media, inferiore a 40 sono difficili da leggere per chi ha un diploma superiore.<br \/>\nComplementare all\u2019Indice Gulpease \u00e8 la valutazione del \u201cvocabolario comune\u201d utilizzato nel testo, ovvero la \u201cnotoriet\u00e0\u201d dei singoli termini utilizzati.<br \/>\nIl \u201cvocabolario comune\u201d \u00e8 un vocabolario che misura la leggibilit\u00e0 di un testo considerando il grado di comprensibilit\u00e0 e la frequenza di uso dei termini utilizzati. In base alla frequenza e al grado di comprensibilit\u00e0, le parole sono divise in sottoinsiemi concentrici. Quello pi\u00f9 ampio \u00e8 rappresentato dal vocabolario di base che nella lingua italiana contiene circa 7.000 vocaboli generalmente compresi e usati dalle persone che hanno conseguito la licenza media inferiore.<br \/>\nI termini del vocabolario di base sono ulteriormente ripartiti in funzione del relativo grado di diffusione e uso in \u201cvocabolario di alta disponibilit\u00e0\u201d (circa 2.300 termini appartenenti alla vita quotidiana, ben noti ma che capita raramente di dire o di scrivere), \u201cvocabolario di alto uso\u201d (circa 2.750 termini usati con altissima frequenza), \u201cvocabolario fondamentale\u201d (circa 2.000 termini che chi parla una lingua ed \u00e8 uscito dall\u2019infanzia conosce, capisce e usa).<br \/>\n(Questo testo \u00e8 tratto dalla combinazione delle voci \u201cL\u2019Indice Gulpease\u201d e il \u201cVocabolario comune\u201d tratti da<b> <\/b>Wikipedia)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scrittura controllata non \u00e8 una scrittura pi\u00f9 semplice da realizzare, anzi richiede uno sforzo ben maggiore e un atteggiamento di umilt\u00e0 in chi scrive che deve mettersi nei panni del suo lettore. Le nuove tecnologie non impoveriscono la scrittura ma pongono nuove modalit\u00e0. I giovani leggono di pi\u00f9 dei loro genitori ma in generale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3591,3603,3607],"edizioni":[123],"autori":[285],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3829],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2725"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2725"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2725\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4428,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2725\/revisions\/4428"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2725"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2725"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2725"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2725"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2725"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2725"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2725"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2725"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2725"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}