{"id":277,"date":"2009-11-04T17:05:28","date_gmt":"2009-11-04T17:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=277"},"modified":"2025-12-17T10:41:42","modified_gmt":"2025-12-17T09:41:42","slug":"la-comunit-come-motore-di-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=277","title":{"rendered":"7. Comunit\u00e0 come motore di sviluppo"},"content":{"rendered":"<p>di Monica Tassoni<\/p>\n<p>Se rivado con la mente alle mie esperienze in progetti di sviluppo, la prima cosa che mi viene in mente sono i volti delle persone, neri, bianchi, meticci, giovani, vecchi, adulti.<br \/>\nS\u00ec, perch\u00e9,<!--break--> per una serie di strane coincidenze della vita, mi sono ritrovata a percorrere strade di tanti paesi: partendo da quelle rosse e assolate del Rwanda, per passare al Cameroun, al Mali, alla Guinea Bissau, al Mozambico, al Brasile dove torner\u00f2 quest\u2019anno.<br \/>\nLa mia \u00e8 stata una scelta probabilmente maturata tra i banchi di scuola, quando ancora non si sentiva parlare di quella strana materia che ora \u00e8 oggetto di studi scientifici e che si chiama \u201cCooperazione allo Sviluppo\u201d. A quei tempi gli unici che potevano parlare con cognizione di causa delle problematiche nord-sud erano i missionari ed anche i progetti non erano molto strutturati. Si trattava per di pi\u00f9 di un aiuto che si dava a missioni o diocesi.<br \/>\nChi partiva lo faceva senza nessun genere di \u201ccontratto\u201d e la formazione prima della partenza era scarsa. Si andava per \u201caiutare\u201d genericamente.<br \/>\nOra le cose sono molto cambiate. Da 10 anni mi occupo dei progetti che l\u2019Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau \u2013AIFO porta avanti in vari paesi nel mondo, particolare in Brasile, Mozambico, Guinea Bissau, Angola. In questi anni ho potuto assistere a un lento mutamento di approccio, da quello assistenzialista degli esordi (parliamo degli anni 70 e parte degli 80) a quello tecnocratico e modernista degli anni 80-90.<\/p>\n<p><strong>Cosa faremo fare ai nostri bambini?<br \/>\n<\/strong>Come dicevo, agli esordi la molla che faceva scattare la solidariet\u00e0 era soprattutto la presa di coscienza dei bisogni di una comunit\u00e0 che abitava in qualche paese del sud del mondo. Ad esempio in Rwanda, alla fine degli anni 70, in visita a un missionario Padre Bianco, alcuni amici decidono di fare qualcosa per quei poveri che hanno bisogno di tutto. La prima cosa che li impressiona \u00e8 la distanza che la gente, soprattutto donne e bambini, deve percorrere per raggiungere il fiume o la pompa dell\u2019acqua pi\u00f9 vicina.<br \/>\nEcco il grande problema della gente: l\u2019acqua e che sia pulita per impedire ai bambini di ammalarsi di parassitosi o altro. Cos\u00ec inizia il primo progetto di sviluppo di questa associazione, che chiamiamo \u201cVita Nuova\u201d per comodit\u00e0. La costruzione di un acquedotto che porti l\u2019acqua al villaggio di Musha. Per iniziare questo intervento non viene fatto nessun studio critico della realt\u00e0 locale, non vengono interpellate le comunit\u00e0 interessate cio\u00e8 gli abitanti del villaggio di Musha, che si vedono arrivare gruppi sempre pi\u00f9 numerosi di italiani che lavorano per la costruzione dell\u2019acquedotto. Alla fine, dopo sforzi immani, l\u2019acquedotto \u00e8 concluso. Allora il volontario che l\u2019Associazione aveva inviato per concludere i lavori e il missionario, preparano una riunione per presentare al villaggio la grande impresa, la realizzazione dell\u2019acquedotto. Ma il risultato non \u00e8 quello che loro speravano. Gli anziani del villaggio li lasciano parlare poi commentano: \u201cMa adesso cosa faremo fare ai nostri bambini?\u201d<\/p>\n<p><strong>Dalle cattedrali nel deserto\u2026<br \/>\n<\/strong>Ora ripensare a queste ingenuit\u00e0 fa un po\u2019 sorridere. Per\u00f2 di progetti costruiti a tavolino, senza interpellare le comunit\u00e0 del posto sono tanti. Il presupposto da cui si partiva \u00e8 che noi europei sappiamo leggere la realt\u00e0 locale e abbiamo i mezzi per cambiare in senso positivo la situazione, mentre le persone che ci abitano non hanno chiare le loro necessit\u00e0 e non hanno i mezzi per risolverle. Con l\u2019approccio tecnocratico degli anni 80 non cambia poi molto. Tutto nasce da una verifica dei progetti realizzati e dalla presa di coscienza che i risultati raggiunti non sono stati molti. Non c\u2019erano stati grandi cambiamenti all\u2019interno delle comunit\u00e0 tradizionali. La soluzione che si trova, allora, \u00e8 quella di portare in queste societ\u00e0 i mezzi e la tecnologia avanzata della societ\u00e0 occidentale.<br \/>\nE\u2019 l\u2019epoca dei grandi progetti e, di conseguenza, delle cattedrali nel deserto. Si inizia anche a dialogare con i rappresentanti locali di questi popoli e non solo con il missionario di turno. Ma in molti casi il Governatore del posto o il Sindaco non fanno certo gli interessi della gente. Cercano di utilizzare i mezzi e le risorse dei progetti a proprio uso. Quanto capi di Stato africani si sono arricchiti alle spalle della cooperazione europea? Un esempio per tutti \u00e8 quello di Mobutu, ex-dittatore dell\u2019allora Zaire che \u00e8 riuscito a stornare i grossi investimenti sui suoi conti bancari privati.<br \/>\nAnche questi sono progetti che sono destinati a fallire.<br \/>\nDa quando sono qui all\u2019AIFO ho visto tanti di questi progetti svanire nel nulla e tante volte mi sono detta visitando un nuovo intervento: \u201ccerchiamo almeno di non fare troppi danni\u201d.<br \/>\nPerch\u00e9 noi occidentali non ci rendiamo conto che la realt\u00e0 in cui i progetti si devono sviluppare non \u00e8 vuota, ci sono popolazioni che conoscono bene l\u2019ambiente in cui vivono e che hanno trovato delle strategie vincenti per sopravvivere anche in ambienti ostili. Pensate ai nomadi che vivono ai margini del deserto del Sahara o agli indios che vivono nelle foresta dell\u2019Amazzonia. Questi popoli hanno una conoscenza del mondo che li circonda che \u00e8 superiore a quella di qualunque grande scienziato occidentale. Probabilmente non lo sanno esprimere con la parola scritta come fa lui, ma \u00e8 nel loro modo di vivere giornaliero che lo si constata. Quando noi interveniamo in questi ambienti con progetti, ad esempio, costruiamo una diga o incentiviamo l\u2019allevamento dei cammelli, pensiamo che questi siano interventi tecnici che toccano solo quell\u2019aspetto della realt\u00e0, e ci sbagliamo. Non ci rendiamo conto che stiamo cambiando gli equilibri ecologici, culturali e sociali di quella popolazione. Ripensiamo all\u2019esperienza dell\u2019associazione \u201cVita Nuova\u201d. Loro pensavano di fare un intervento settoriale, tecnico, la costruzione di un acquedotto. Invece sono andati a mutare i rapporti sociali tra le fasce di et\u00e0. I bambini nella societ\u00e0 tradizionale di quella zona del Rwanda avevano certi compiti ben definiti che il progetto ha fatto saltare. I gruppi che si sono succeduti nel tempo per la costruzione dell\u2019acquedotto hanno portato degli stili di vita completamente differenti rispetto a quelli del posto.<br \/>\nCon questo non voglio dire che bisogna conservare le differenti societ\u00e0 sotto vetro preservandole dal contatto con le altre. Tutte le societ\u00e0 sono in costante mutamento ed evoluzione. Il contatto con altri modi di vivere \u00e8 naturale, non esistono pi\u00f9 societ\u00e0 isolate. Se questa \u00e8 un presupposto, noi che lavoriamo nella cooperazione e siamo agenti di mutamento, dobbiamo per\u00f2 essere consapevoli del nostro ruolo e della ricchezza, in termini di conoscenze, che la gente che vive in queste societ\u00e0 possiede.<br \/>\nIn questi ultimi anni, viaggiando in vari paesi, ho trovato per\u00f2 una nuova consapevolezza e un rafforzamento delle capacit\u00e0 delle comunit\u00e0 locali. Questo in particolare in Brasile dove le teorie di Paulo Freire, fondatore della pedagogia dell\u2019oppresso, si sono sviluppate e hanno dato vita a nuovi approcci di tipo partecipativo. Questo significa che i progetti non sono pi\u00f9 studiati sulla testa dei \u201cbeneficiari\u201d (termine bruttissimo con cui vengono definiti nel gergo della cooperazione la popolazione del posto), ma che questi vengono interpellati e hanno un ruolo attivo nella definizione degli obiettivi del progetto, delle strategie da adottare, delle attivit\u00e0 che si intende realizzare.<\/p>\n<p><strong>\u2026alla comunit\u00e0 del Lago<br \/>\n<\/strong>Vi faccio il caso di uno dei progetti che ho visitato in Brasile. Si trova alla periferia della capitale dello Stato di Amazzonia, Manaus, al nord del Brasile. Si tratta dello Stato pi\u00f9 grande del Brasile. Circa il 75% dei suoi due milioni di abitanti vive nella capitale. La gente migra verso la citt\u00e0 con il miraggio di trovare lavoro nelle multinazionali elettroniche che hanno sede nella zona franca di Manaus. Il quartiere denominato Lago di Aleixo si trova a circa 20 km dal centro della citt\u00e0 ed \u00e8 bagnato dal lago omonimo.<br \/>\nLa popolazione del quartiere oggi \u00e8 stimata in circa 45.000 abitanti, suddivise in 12 comunit\u00e0, di cui 1.500 sono ex-hanseniani, cio\u00e8 ex- malati di lebbra: alcuni in trattamento, alcuni anziani, un grande numero con disabilit\u00e0 gravi e con ulcere plantari. E\u2019 un quartiere popolare dove sono molti i problemi sociali: disoccupazione, analfabetismo, violenza, traffico di droghe che arrivano via fiume dalla Bolivia. Le scuole pubbliche presenti non offrono proposte educative di buona qualit\u00e0, il sistema sanitario non \u00e8 sufficiente a rispondere in modo adeguato ai bisogni della popolazione, il sistema di trasporto collettivo \u00e8 precario. Il fenomeno dell\u2019occupazione delle terre continua a crescere.<br \/>\nQui circa 15 anni fa \u00e8 nato il Centro Sociale e Educativo (CSELA), un\u2019associazione locale che raggruppa persone rappresentanti delle comunit\u00e0 che lavorano per migliorare le condizioni di vita del bairro, del quartiere. Qui non ci sono italiani o stranieri che dirigono.<br \/>\nUno dei primi progetti che la comunit\u00e0 ha iniziato \u00e8 stato quello dell\u2019acqua, in quanto lo Stato non ha provveduto a portare l\u2019acquedotto nel quartiere. Cos\u00ec si sono cominciati a forare i primi pozzi ed oggi la responsabilit\u00e0 del servizio \u00e8 decentralizzata alle comunit\u00e0. Ogni famiglia deve pagare una tassa di 6 reais al mese (il real \u00e8 la moneta brasiliana, il cui valore attuale \u00e8 di circa 60 centesimi di euro; si tenga presente che moltissimi vivono con il cosiddetto salario minimo che \u00e8 di circa 130 reais). Solo due punti dell&#8217;acqua sono ancora gestiti direttamente dal centro, perch\u00e9 si tratta di pozzi costruiti in una zona di recente occupazione.<br \/>\nAltre attivit\u00e0 molto sviluppate sono quelle relative all\u2019educazione, animazione e di aggregazione per i bambini e i giovani. La maggior parte della popolazione del quartiere \u00e8 costituita da ragazzi con meno di 18 anni. E\u2019 facile che nell\u2019ambiente disgregato, inizino a delinquere o a prendere la strada della droga. Ecco perch\u00e9 il Centro ha iniziato a organizzare, in collaborazione con la Pastorale della Crian\u00e7a delle visite domiciliari nelle famiglie a rischio. Sono circa 200 i bambini da 0 a 11 anni visitati nelle loro famiglie regolarmente. Viene fatta prevenzione delle principali malattie pediatriche e cura della malnutrizione. In caso di necessit\u00e0 le famiglie vengono aiutate a prendere contatto con i servizi sociali o sanitari.<br \/>\nAi ragazzi inoltre sono proposti corsi di falegnameria, ceramica, cucito e attivit\u00e0 sportive: ping pong, calcio, pallavolo, capoeira (la danza-lotta di origine africana), canottaggio. Sono 700 i ragazzi che partecipano a queste attivit\u00e0 che servono a dare spirito di \u201csquadra\u201d ai ragazzi nel periodo delicato dell\u2019adolescenza. Viene offerto sostegno scolastico, complementare alle ore di studio nelle scuole statali a cui partecipano 700 bambini con et\u00e0 compresa tra i 4 e i 17 anni.<br \/>\nAltra fascia debole del quartiere \u00e8 costituita dagli anziani. Cos\u00ec si \u00e8 iniziato a coinvolgere un primo gruppo di 70 persone in attivit\u00e0 di psicomotricit\u00e0, danza, musica, gite, eccetera. Di queste la met\u00e0 sono ex-hanseniani perch\u00e9 nel quartiere c\u2019era anticamente una colonia di lebbrosi. Questo fa s\u00ec che chi vive nel quartiere Lago do Aleixo sia emarginato perch\u00e9 proviene dal \u201cquartiere dei lebbrosi\u201d. Invece nel quartiere questo gruppo \u00e8 perfettamente integrato nella comunit\u00e0 e partecipa alle varie attivit\u00e0 come gli altri.<br \/>\nPrendersi in carico le persone pi\u00f9 bisognose, cio\u00e8 i bambini a rischio, gli anziani e gli ex-malati di lebbra, spesso disabili (o diversamente abili come direbbero gli amici del CDH) sono le priorit\u00e0 nel lavoro del Centro Sociale e Educativo.<br \/>\nQuando io li ho visitati, nel dicembre del 2001, erano alle prese con una nuova emergenza: dall\u2019altra parte del lago di sono impiantate circa 5.000 persone che sono emigrate dall\u2019interno del paese in cerca di lavoro. In questa nuova area di insediamento abusivo manca l&#8217;acqua, l&#8217;elettricit\u00e0 e non c&#8217;\u00e8 scuola. Il Centro ha gi\u00e0 provveduto ad un punto comune di acqua che viene erogata ad orari regolari e al trasporto dei bambini alla scuola statale tramite barche.<br \/>\nE\u2019 chiaro che tutte queste attivit\u00e0 riescono a realizzarle perch\u00e9 la nostra Associazione assieme ad altre d\u00e0 loro una mano, per\u00f2 il loro obiettivo \u00e8 quello di rendere piano piano le varie attivit\u00e0 autosostenibili affinch\u00e9 anche gli abitanti di Lago do Aleixo vedano rispettati i loro diritti come cittadini brasiliani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se rivado con la mente alle mie esperienze in progetti di sviluppo, la prima cosa che mi viene in mente sono i volti delle persone, neri, bianchi, meticci, giovani, vecchi, adulti.S&igrave;, perch&eacute;,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3609,3585],"edizioni":[30],"autori":[198],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3689],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/277"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=277"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/277\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5973,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/277\/revisions\/5973"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=277"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=277"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=277"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=277"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=277"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=277"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=277"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=277"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=277"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}