{"id":2770,"date":"2020-06-09T15:49:07","date_gmt":"2020-06-09T13:49:07","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2770"},"modified":"2025-10-06T09:46:27","modified_gmt":"2025-10-06T07:46:27","slug":"2-il-progetto-postmarks","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2770","title":{"rendered":"2. Il progetto Postmarks"},"content":{"rendered":"<p>di Tom Jones<br \/>\n(traduzione a cura di Massimiliano Rubbi)<\/p>\n<p><i>I pensieri del coordinatore di Postmarks su ci\u00f2 che \u00e8 risultato essere un meraviglioso viaggio di scoperta.<\/i><\/p>\n<p>\u2026 e sono solo pensieri. Questo non \u00e8 un rapporto sul progetto Postmarks, \u00e8 semplicemente il modo in cui il coordinatore vede il progetto ora che \u00e8 finito. Ho scritto come se stessi parlando con gli amici a Bologna, Castell\u00f3n, Berlino e Birmingham, quindi non con il linguaggio tecnico usato per i documenti ufficiali.<br \/>\nPenso che tutto sia cominciato quando ho sentito qualcuno, a Birmingham, parlare di attivit\u00e0 creative nelle quali veniva chiesto ai partecipanti di dare qualcosa in cambio delle opere d\u2019arte che vedevano. L\u2019idea di dare e ricevere, quindi, era alla base, ma il passaggio a quella che \u00e8 conosciuta come \u201carte postale\u201d \u00e8 arrivato successivamente. L\u2019arte postale esiste ormai da molti anni \u2013 artisti che si spediscono l\u2019un l\u2019altro opere d\u2019arte su cartoline postali. In questo senso il progetto Postmarks non era nulla di nuovo! L\u2019idea, invece, che fossero altre persone \u2013 non artisti \u2013 a farlo, proprio allo stesso modo, era nuova\u2026 ed ecco dove tutto si \u00e8 collegato (in qualche modo) all\u2019idea di un progetto europeo.<br \/>\nForse avrei dovuto cominciare da qui: circa 8 o 9 anni fa, quando ero direttore del Dipartimento di Arte &amp; Design alla Birmingham City University, ho scoperto il programma europeo Lifelong Learning [apprendimento permanente, <i>ndt<\/i>] e, in particolare, la parte Grundtvig del programma. Questa offre denaro per aiutare le organizzazioni in tutta Europa a creare partenariati per sostenere l\u2019apprendimento informale degli adulti. Da allora ho ideato e coordinato quattro partenariati Grundtvig, perci\u00f2 quando ho iniziato a pensare a Postmarks sapevo gi\u00e0 che avrebbe avuto successo se fossero state coinvolte le persone giuste. Ci\u00f2 \u00e8 veramente importante. \u00c8 il modo in cui le persone si rapportano tra loro che garantisce il successo o meno di progetti simili. Ed ecco perch\u00e8 la Ikon Gallery di Birmingham vi \u00e8 entrata. Ho parlato con loro dell\u2019idea che avevo per Postmarks, e ne erano entusiasti. Ha avuto il pieno sostegno di Jonathan Watkins, il direttore, e del suo team educativo. A quel punto la domanda: con chi lavoriamo in Europa?Jonathan e la Ikon Gallery avevano gi\u00e0 collegamenti stretti con l\u2019Espai a Castell\u00f3n (Spagna), quindi loro sono stati un partner naturale. Anche il MAMbo a Bologna era sulla lista di Jonathan delle gallerie con cui avremmo dovuto collegarci. Oltre a questi rapporti gi\u00e0 consolidati ne sono stati attivati di nuovi con gallerie a Ginevra (Svizzera) e Trondheim (Norvegia). Io avevo gi\u00e0 lavorato con i Drawing Spaces a Lisbona e il KulturLabor a Berlino. Sebbene non siano gallerie come gli altri partner, sono gruppi di artisti che fanno un interessante lavoro con le comunit\u00e0 locali. E questa \u00e8 diventata un\u2019altra caratteristica di Postmarks: che ogni organizzazione d\u2019arte avrebbe lavorato con gruppi locali di adulti che vivono in luoghi soggetti a ri-edificazione o che sono in qualche altro modo svantaggiati.<br \/>\nPerch\u00e9 abbiamo creato Postmarks? Ovviamente, c\u2019\u00e8 pi\u00f9 di una risposta. Un obiettivo generale dello schema Grundtvig \u00e8 aiutare le persone che sono in qualche modo svantaggiate a imparare nuove abilit\u00e0, incontrare persone nuove e in generale vedere le cose in una struttura europea pi\u00f9 ampia, e Postmarks \u00e8 stato certamente progettato per fare questo. In aggiunta, ognuna delle organizzazioni partner si occupa di arte contemporanea, e in questo avevamo due obiettivi: creare arte e condividerla l\u2019uno con l\u2019altro e rendere l\u2019arte contemporanea accessibile alle persone. Immagino che in altri paesi sia come nel Regno Unito: molte persone pensano che l\u2019arte contemporanea sia per una nicchia e la vedono come separata dalla vita quotidiana. Quando vedono una mostra, spesso dicono frasi come \u201cNon lo capisco \u2013 \u00e8 tutta immondizia!\u201d, o \u201cNon so niente di arte \u2013 non sono mai stato bravo in arte a scuola\u201d. Volevamo mostrare che questo non \u00e8 vero, rendendo Postmarks un\u2019opportunit\u00e0, per le persone, di creare arte contemporanea che avesse un significato per loro.<br \/>\nCos\u00ec, all\u2019incirca a novembre 2010, tutto era pronto. I partner nei sei paesi \u2013 tutti che si occupano in un modo o nell\u2019altro del mondo dell\u2019arte contemporanea \u2013 avrebbero lavorato con le persone locali per guidarle nel creare opere d\u2019arte che significassero qualcosa per loro. Le opere d\u2019arte potevano parlare dei luoghi in cui vivono, del come si sentono in generale oppure in relazione alla loro identit\u00e0 e qualunque cosa avesse significato per loro. Le persone di un paese avrebbero quindi spedito per posta le loro opere d\u2019arte a quelle in un altro paese. Queste, a partire da ci\u00f2 che avevano ricevuto, avrebbero creato le proprie opere d\u2019arte in risposta \u2013 di nuovo su se stessi e su chi sono. Avrebbero quindi spedito per posta questi disegni a un altro gruppo&#8230; e cos\u00ec via. Volevamo che Postmarks diventasse una specie di conversazione condotta attraverso opere d\u2019arte tra persone che probabilmente non potevano parlare l\u2019una la lingua dell\u2019altra: parlarsi l\u2019un l\u2019altro attraverso l\u2019arte. La parte emozionante era che nessuno di noi sapeva dove questo ci avrebbe portato. Avevamo programmato che ogni partner avrebbe ospitato un incontro per tutti gli altri durante il quale condividere le nostre opere d\u2019arte e parlarne.<br \/>\nIl primo miracolo che \u00e8 avvenuto \u00e8 che Grundtvig ha approvato l\u2019idea e i partner hanno ricevuto il finanziamento dalle loro agenzie nazionali&#8230; tranne il partner a Ginevra. Questa \u00e8 stata una delusione, ma non era l\u2019unica che ci attendeva\u2026 Dopo circa un mese il partner a Lisbona ha dovuto ritirarsi dal progetto perch\u00e9 la situazione economica in Portogallo lo aveva costretto a cessare le attivit\u00e0. Mentre il cambiamento di gestione della galleria a Trondheim li ha portarti a valutare che, in quel periodo di incertezza, fosse meglio non continuare con Postmarks. Dopo un preoccupante autunno 2011, abbiamo iniziato il progetto con una struttura riveduta e solo quattro partner. Alcuni di noi non erano sicuri di come ci saremmo occupati del progetto, altri erano preoccupati che il clima economico europeo potesse provocare il ritiro di altri partner. Non avevo mai coordinato un progetto in cui avessimo perso quasi met\u00e0 dei partner prima ancora di cominciare. Per vari motivi, eravamo tutti piuttosto ansiosi.<br \/>\nMa tutto \u00e8 cambiato alla luce del sole di primavera in Spagna! Con il senno di poi, penso che tutti noi dobbiamo un grande \u201cgrazie\u201d alle persone dell\u2019Espai a Castell\u00f3n e alle persone della citt\u00e0 di Les Coves, perch\u00e9 sono riuscite a impostare il modello per tutto il progetto. L\u2019Espai aveva attentamente organizzato tutta la visita e il gruppo a Les Coves l\u2019ha resa speciale. Avevano lavorato duro per farci sentire a nostro agio considerando che eravamo persone che non si erano mai incontrate prima. Gli aquiloni che sventolavano sull\u2019albero, le composizioni di pietra sul pavimento e il delizioso \u201calbero della vita\u201d dicevano: \u201centrate\u201d. E poi, i pasti! Enormi quantit\u00e0 di cibo coltivato localmente, che avevano cucinato in modi tradizionali. Incredibilmente, dopo quei pasti abbondanti, avevamo comunque abbastanza energia per parlare delle opere d\u2019arte che stavamo creando. Il gruppo spagnolo ci ha mostrato le loro opere d\u2019arte e ha parlato del perch\u00e9 le avevano create e cosa significavano per loro. Lo stesso hanno fatto gli altri con le loro opere. Ed \u00e8 qui che la magia di Postmarks ha iniziato a funzionare. La chiamo \u201cmagia\u201d perch\u00e9 \u00e8 avvenuta senza averla programmata e ha trasformato una semplice idea meccanica (spedirsi per posta opere d\u2019arte) in qualcosa di vivo, mutevole, emozionante e sorprendente. E c\u2019era un altro elemento: sperimentare la cultura dell\u2019organizzazione ospite. Da quel momento in avanti, condividere il cibo e la specificit\u00e0 culturale sono divenute parti centrali degli incontri Postmarks. Le organizzazioni partner stavano iniziando una scanzonata competizione per rendere ogni viaggio un\u2019esperienza globale.<br \/>\nNon sono certo di cos\u2019altro gli altri partner abbiano provato subito dopo la visita in Spagna, ma per noi del Regno Unito \u00e8 stato un po\u2019 come l\u2019aver appena scalato una collina difficile e visto di sfuggita un nuovo emozionante paesaggio al di l\u00e0.<br \/>\nTorniamo un attimo a Birmingham. Emma della Ikon Gallery voleva collegare il progetto con il lavoro che la galleria stava facendo a Northfield, un\u2019area di Birmingham nella quale c\u2019era la pi\u00f9 grande fabbrica di automobili nel Regno Unito. L\u2019industria ora se ne \u00e8 andata, lasciando Northfield devastata; tuttavia, \u00e8 un\u2019area piena di storia e casa per gruppi di poeti. Abbiamo iniziato a lavorare con le persone a Northfield collegando il disegno alla musica, ascoltando i suoni dei nomi di luoghi a Northfield pronunciati ad alta voce e facendone una mappa con disegni.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nel frattempo, le persone a Bologna stavano lavorando sull\u2019identit\u00e0 personale, i sentimenti umani e le relazioni tra le persone. Quando quei lavori sono arrivati a Birmingham, inizialmente abbiamo faticato a capire di cosa trattasse perch\u00e9 non c\u2019era alcuna spiegazione scritta. Lo stesso era stato fatto dagli altri partner. Ci\u00f2 ha portato a realizzare alcune opere d\u2019arte frutto della collaborazione e della creativit\u00e0 del gruppo, perch\u00e9 basate unicamente sulla risposta emotiva che l\u2019opera ricevuta suscitava in chi la riceveva.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Queste diverse direzioni si sono unite nella tappa berlinese. Abbiamo iniziato \u201cdisegnando nello spazio\u201d e ci siamo ritrovati ingarbugliati in fili sospesi e gomitoli da un capo all\u2019altro dello studio al Raum 29. Circondati da questo disegno tridimensionale comunitario, abbiamo guardato il lavoro che avevamo fatto in rapporto agli scambi postali dalla visita in Spagna. Anzi, alcuni di noi lo hanno fatto. Le persone della Spagna hanno ideato una sfida portando un regalo per gli italiani \u2013 un pacchetto di disegni legati con cura con un nastro. Hanno chiesto loro di dare un senso ai disegni davanti a tutti gli altri. Abbiamo osservato \u2013 lieti che non toccasse a noi \u2013 mentre i nostri amici di Bologna guardavano i disegni, parlavano tra loro a proposito di cosa significassero e si scervellavano su cosa volessero dire. Un po\u2019 alla volta hanno concluso che tutti i disegni potevano essere messi insieme per formare una mappa della costa orientale della Spagna, con orme vere dappertutto. Ci\u00f2 che \u00e8 emerso era un disegno di gruppo di come le donne spagnole avevano viaggiato dalle loro citt\u00e0 natali per sposarsi e stabilirsi a Les Coves. Formava una mappa di viaggi personali e un\u2019autobiografia di gruppo, tutto in un solo disegno. Gli italiani hanno mostrato un video di loro stessi che eseguivano un grande disegno di gruppo. Si muovevano energicamente in giro a ritmo di musica, quasi lottando l\u2019uno con l\u2019altro per produrre impronte su grandi fogli di carta. Era la risposta al gruppo di Birmingham che aveva lavorato sul rapporto musica\/disegno. Il gruppo di Berlino, invece, aveva creato una macchina da disegno e intrecciato le proprie storie in fili e tessuti che creavano piccole biografie personali. In termini culturali, Berlino ha replicato l\u2019esperienza a Les Coves con una sala da ballo popolare vecchio stile che ha immerso i gruppi in un tumulto di ballo, musica, cibo, birra e risate. Abbiamo lasciato Berlino sentendo che Postmarks sarebbe stato davvero un progetto vivace.<br \/>\nI sentimenti sperimentati dopo Berlino erano giusti, infatti la visita a Bologna \u00e8 risultata ancora diversa. Il tema della mappa\/viaggio ha trovato un collegamento con opere d\u2019arte nate dal come le persone vedevano se stesse. E ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in un modo particolarmente toccante. Il terremoto di Bologna aveva costretto i nostri amici a spostarsi fuori dal loro centro, in uno in cui si sentivano a disagio. Tuttavia, al ricevere alcuni disegni di Birmingham sul valore delle cose quotidiane, si sono decisi a fare lo stesso con il loro nuovo centro. Hanno scelto un particolare del nuovo centro che a loro piacesse e l\u2019hanno disegnato in vari modi per aiutarsi a percepire in modo pi\u00f9 positivo la loro nuova casa. Pensandoci ora, capisco che la visita all\u2019eccezionale museo di Ustica e all\u2019opera d\u2019arte sull\u2019incidente aereo riguardava anche il comprendere diversi tipi di viaggio e lo stabilire la propria identit\u00e0 personale. \u00c8 strano, ma ora posso vedere collegamenti tra gli incontri Postmarks che non erano evidenti al momento. Abbiamo visto viaggi e identit\u00e0 personali esposte in modo toccante al Museo Ebraico di Berlino e le case ordinarie \u201cBack-to-Back\u201d di 150 anni fa a Birmingham. Mangiare cibo locale durante le visite \u00e8 stato un altro tema di collegamento: il pasto di campagna di Les Coves, i wurstel e i crauti alla Sala da Ballo a Berlino, le sontuose cene a Bologna, fino al pasto indiano a Birmingham.<br \/>\nL\u2019ultimo incontro \u00e8 stato a Birmingham ed \u00e8 stato organizzato come una festa di Postmarks, con una mostra pubblica, di alcune delle opere d\u2019arte prodotte, alla Ikon Gallery. La mostra \u00e8 stata organizzata come un viaggio attraverso il progetto, collegandosi a uno dei temi principali di Postmarks: rendere accessibile l\u2019arte contemporanea. Ho constatato che alcuni visitatori stavano evitando la mostra perch\u00e9 sentivano di non poterla capire. Tuttavia, quando ho spiegato loro di che cosa trattava e che era prodotta da persone di diversi paesi, che non erano artisti, ma avevano usato l\u2019arte per parlarsi e condividere idee, hanno potuto godere appieno delle opere e del percorso.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Le soprese, per\u00f2, non erano ancora finite: il gruppo inglese ha messo insieme un \u201cManuale di disegno Postmarks\u201d, un libretto che era in parte una testimonianza di quanto avevamo prodotto durante il progetto e in parte una guida per i nostri amici, per poter replicare qualcosa di simile dopo che il progetto fosse finito; il gruppo berlinese, a sua volta, ha stupito gli altri con un libro celebrativo di ci\u00f2 di cui Postmarks aveva trattato.<br \/>\nE che sensazione mi lascia ora Postmarks? In primo luogo, penso che abbia raggiunto molto di pi\u00f9 di quanto avesse intenzione di fare. Cio\u00e8, abbiamo fatto tutto quello che avevamo detto, ma c\u2019\u00e8 stato anche molto pi\u00f9. Ci siamo conosciuti e ci\u00f2 ha un effetto duraturo. Le corrispondenze stanno ancora continuando \u2013 incluse quelle intorno allo scrivere questi pensieri! Inoltre, abbiamo raggiunto l\u2019obiettivo di rendere accessibile l\u2019arte contemporanea \u2013 persone da quattro diversi paesi hanno creato immagini e prodotto opere d\u2019arte che le hanno sorprese. Non avevano creato nulla di questo genere prima: le opere d\u2019arte erano strane ma emozionanti e, soprattutto, collegate strettamente alle persone che le hanno create perch\u00e9 parlano di loro. E anche questo \u00e8 stato speciale: bench\u00e9 tutti quelli coinvolti abbiano imparato qualcosa dalla loro esperienza, per alcuni \u00e8 stata una grande opportunit\u00e0 di cambiamento del modo in cui vedono se stessi e gli altri.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ora conosciamo molto pi\u00f9 cose dei paesi che hanno partecipato e, certamente, abbiamo visto diversi approcci a una stessa attivit\u00e0 o concetto. Forse, per\u00f2, il pi\u00f9 grande risultato delle persone coinvolte in Postmarks \u00e8 stato di produrre collettivamente una raccolta di lavori creativi che non avrebbe potuto essere prodotta da nessun gruppo individualmente. L\u2019elemento collaborativo di Postmarks \u00e8 stato il suo aspetto pi\u00f9 potente. Questo \u00e8 stato evidente nel modo in cui le persone hanno iniziato a conoscersi e fidarsi l\u2019una dell\u2019altra, a lavorare con gli altri, a seconda degli stimoli ricevuti. Ci\u00f2 \u00e8 riscontrabile anche nelle opere d\u2019arte che hanno prodotto. Nella mostra di Birmingham era possibile tenere traccia dei temi e delle idee attraverso i diversi modi in cui le persone li avevano interpretati o sviluppati. A volte in modo spiritoso e a volte seriamente: hanno raccolto l\u2019uno dall\u2019altro e sono stati ispirati da ci\u00f2 che altri hanno saputo fare per procedere verso un ulteriore lavoro creativo, per se stessi.<br \/>\nNel concludere questi pensieri su Postmarks, dovrei forse dire che \u00e8 stato uno dei migliori progetti che abbia coordinato. Da quanto ho ascoltato da altri, se un partner non coopera pienamente ci\u00f2 pu\u00f2 danneggiare l\u2019intero progetto. Nessun problema con Postmarks su questo \u2013 tutte le organizzazioni partner hanno lavorato davvero duro per rendere il progetto un successo \u2013 ognuna nel proprio modo caratteristico. Ha funzionato e ha avuto cos\u00ec successo semplicemente a causa della magia che le persone hanno generato tra loro. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare tutti quelli coinvolti, per quella che, secondo me, \u00e8 stata un\u2019esperienza magnifica e gratificante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Tom Jones (traduzione a cura di Massimiliano Rubbi) I pensieri del coordinatore di Postmarks su ci\u00f2 che \u00e8 risultato essere un meraviglioso viaggio di scoperta. \u2026 e sono solo pensieri. Questo non \u00e8 un rapporto sul progetto Postmarks, \u00e8 semplicemente il modo in cui il coordinatore vede il progetto ora che \u00e8 finito. 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