{"id":2778,"date":"2020-06-09T16:05:27","date_gmt":"2020-06-09T14:05:27","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2778"},"modified":"2025-10-06T09:55:34","modified_gmt":"2025-10-06T07:55:34","slug":"6-scusa-non-riesco-a-seguirti-puoi-parlare-piu-lentamente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2778","title":{"rendered":"6. \u201cScusa, non riesco a seguirti, puoi parlare pi\u00f9 lentamente?\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di Ilaria Del Gaudio, educatrice museale \u2013 artista educatrice, Dipartimento educativo MAMbo<\/p>\n<p>Prima dell\u2019attivit\u00e0 ero davvero agitata. Il cuore risuonava in gola, le guance ribollivano sul viso e le gambe si erano saldate al pavimento. Eppure, mi dicevo, dovrei essere abituata a comunicare con le persone. \u00c8 anche vero, continuavo a dirmi, che sono sempre in fibrillazione prima di cominciare una nuova esperienza, prima di ogni laboratorio. Prima. Gli attimi del \u201cprima\u201d sono sempre i pi\u00f9 critici. Nel tentativo di calmarmi ho allestito i materiali sul tavolo di lavoro con le mani che tremavano come due sardine vive. Ho cercato di sistemare matite, pastelli, immagini e fili colorati in modo che risultasse chiaro il loro utilizzo. Ho esplorato la stanza con lo sguardo, alla ricerca di un appiglio a cui far arrampicare il discorso. Di fianco a me c\u2019era Veronica, che mi aveva accompagnata solo per questo primo incontro, ma che sarebbe stata comunque un punto di riferimento per quelli successivi. Di fronte a me, i cosiddetti \u201clearners\u201d, ovvero le persone a cui era dedicato il progetto Postmarks. Avrei lavorato con questo gruppo per molto tempo, quindi ho smesso di concentrarmi sulle aspettative che avevo verso me stessa e ho rivolto a loro la mia attenzione. Ridevano, chiacchieravano, addirittura si prendevano in giro, per poi di nuovo ridere e chiacchierare, alternando parole di scherno affettuoso a discorsi dal tono pi\u00f9 serio. Ecco il gruppo del Progetto Calamaio. Se dovessi descriverli con poche parole utilizzerei soltanto \u201crumore\u201d e \u201cmovimento\u201d. Sembrerebbe paradossale, dato che molti di loro non possono muoversi oppure hanno difficolt\u00e0 a parlare, ma tutt\u2019ora non riesco a trovare termini pi\u00f9 adeguati. Finalmente ho cominciato a parlare, introducendo l\u2019argomento della giornata. Avremmo affrontato \u201cdi petto\u201d il tema dell\u2019identit\u00e0 partendo dalla pratica dell\u2019autoritratto e dalla metafora del corpo. Forse era proprio questo ad agitarmi tanto. Mentre raccontavo la vita e la poetica di artisti come Rembrandt, Frida Kahlo e Sissi, che hanno reso visibile il processo di esplorazione del s\u00e9, una serie di considerazioni affollavano la mia mente, sovrapponendosi le une alle altre. L\u2019approccio che avevo scelto era troppo diretto? Io per prima faccio fatica a guardarmi allo specchio, n\u00e9 tantomeno mi piace farmi fotografare. Come avrebbero reagito le persone disabili? E poi ancora, sarebbero stati in grado di fare quello che stavo chiedendo? Non solo a livello di elaborazione personale, ma anche dal punto di vista pratico: tra loro c\u2019era chi non riusciva a tenere in mano nemmeno una matita. Il laboratorio proposto sarebbe stato abbastanza inclusivo? E se qualcuno si fosse distratto o fosse rimasto indietro? Il mio tono di voce era abbastanza alto? E se\u2026 La marcia serrata di queste domande \u00e8 stata interrotta da una richiesta: \u201cScusa, non riesco a seguirti, puoi parlare pi\u00f9 lentamente?\u201d. Mario, un animatore disabile del Progetto Calamaio, mi ha riportata bruscamente alla realt\u00e0. Ho capito che di nuovo stavo concentrando l\u2019attenzione sulle mie paure invece che sulle persone che erano di fronte a me. Anzi, con me. Il cuore si \u00e8 spostato dalla gola ed \u00e8 tornato dove dovrebbe stare, la saldatura tra le gambe e il pavimento ha ceduto, le mani hanno smesso di tremare. Devo a quel momento il cambio di prospettiva che mi ha permesso di considerare questo e i laboratori successivi come preziose occasioni di relazione. In quasi due anni di lavoro abbiamo esplorato insieme il tema dell\u2019identit\u00e0, e quindi della diversit\u00e0, raccontandoci attraverso un\u2019ampia gamma di sfumature: dal legame con il territorio alla memoria individuale, dal senso di appartenenza a un gruppo all\u2019indagine dei limiti e delle nuove possibilit\u00e0 dei rapporti interpersonali. Abbiamo sperimentato nuovi alfabeti espressivi, intrecciato parole colorate, comunicato attraverso le azioni, anche performative. Il tempo trascorso insieme, compresi i viaggi all\u2019estero, ha accresciuto la conoscenza e la fiducia reciproche, permettendoci di apprendere gli uni dagli altri e quindi di \u201cfare davvero la differenza\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ilaria Del Gaudio, educatrice museale \u2013 artista educatrice, Dipartimento educativo MAMbo Prima dell\u2019attivit\u00e0 ero davvero agitata. Il cuore risuonava in gola, le guance ribollivano sul viso e le gambe si erano saldate al pavimento. 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