{"id":2853,"date":"2020-08-30T21:44:28","date_gmt":"2020-08-30T19:44:28","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2853"},"modified":"2025-10-01T09:53:03","modified_gmt":"2025-10-01T07:53:03","slug":"2-luomo-come-padre-e-il-padre-in-quanto-uomo-archetipi-del-maschile-in-letteratura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2853","title":{"rendered":"2. L\u2019uomo come padre e il padre in quanto uomo. Archetipi del maschile in letteratura"},"content":{"rendered":"<p>Quando pensiamo al maschile, ognuno di noi fa riferimento a un\u2019immagine specifica, legata alle relazioni e alle esperienze personali ma anche a ci\u00f2 che la societ\u00e0 e i processi culturali offrono alla nostra attenzione. Una variet\u00e0 di immagini che, da una parte, presentano la difficolt\u00e0 a identificarne una socialmente condivisibile ma, dall\u2019altra, raccontano la ricchezza di una figura che \u00e8 difficile schematizzare in quanto piena di sfumature.<br \/>\nSfumature che, a loro volta, si riversano all\u2019interno del ruolo paterno che dal maschile prende forma e sostanza.<\/p>\n<p><b>2.1. Ulisse, l\u2019uomo errante<br \/>\n<\/b>\u201cIl mito \u00e8 quel nulla che \u00e8 tutto.<br \/>\nLo stesso sole che apre i cieli<br \/>\n\u00e8 un mito brillante e muto &#8211;<br \/>\nil corpo morto di Dio,<br \/>\nvivente e nudo.<br \/>\nQuesti, che qui approd\u00f2,<br \/>\npoich\u00e9 non c\u2019era cominci\u00f2 ad esistere.<br \/>\nSenza esistere ci bast\u00f2.<br \/>\nPer non essere venuto venne<br \/>\ne ci cre\u00f2.<br \/>\nLa leggenda cos\u00ec si dipana,<br \/>\npenetra la realt\u00e0<br \/>\ne a fecondarla decorre.<br \/>\nLa vita, met\u00e0 di nulla,<br \/>\nin basso muore\u201d.<br \/>\n(Fernando Pessoa, Ulisse)<\/p>\n<p>Il grande poeta portoghese Pessoa definisce Ulisse come un <i>arkh\u00e8<\/i>, come l\u2019inizio del Mito, principio di creazione, il non essere mai esistito che per\u00f2 diventa verit\u00e0. Ulisse \u00e8 un\u2019immagine reale ma non oggettiva, personalmente interpretabile ma non soggettiva. Quando Ulisse incontro il ciclope Polifemo sceglie di farsi chiamare Nessuno per sconfiggerlo e ci riesce, appunto perch\u00e9 non gli lascia la possibilit\u00e0 di identificarlo precisamente. Ulisse \u00e8 solo un nome: potenzialmente uno, nessuno e centomila, diventa un modello, una forma multiforme, una vita sola piena di varie potenzialit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il personaggio che Omero ci presenta e a cui Pessoa dedica la poesia \u00e8 un uomo in viaggio, in bilico tra l\u2019avventura e il ritorno. Ulisse \u00e8 il rappresentante di un modo di essere uomo e di vivere la mascolinit\u00e0, che unisce avventura, mistero e voglia di casa. Uomo errante, in viaggio verso una meta che \u00e8 sempre un altro mondo, una speranza che ci porta lontani da casa. Un viaggio che \u00e8 ricerca della comprensione del senso dell\u2019esistere in generale e, secondo il nostro specifico punto di vista, dell\u2019essere uomo.<br \/>\nUn altro aspetto centrale nel viaggio di Ulisse e, pi\u00f9 in generale, nel percorso di vita di ogni uomo, \u00e8 il rapporto padre e figlio e, in particolare, la ricerca di una relazione col padre. Telemaco aspetta e insegue suo padre in una ricerca che \u00e8 un viaggio relazionale, un cercare di conoscere il padre da dentro, non accontentandosi pi\u00f9 di una sterile apparenza. Telemaco insegue il padre, non solo perch\u00e9 ne ha bisogno per difendere la casa ma perch\u00e9 ha bisogno di sapere da dove viene, quali sono le sue radici.<br \/>\nIl lungo viaggio dell\u2019eroe \u00e8, quindi, l\u2019immagine della scoperta di un mondo interiore complesso, dove convivono responsabilit\u00e0 familiari e desiderio di avventura. Come Ulisse \u00e8 combattuto tra questi due poli, cos\u00ec l\u2019uomo contemporaneo si muove tra il bisogno di realizzazione sociale e il benessere dell\u2019intimit\u00e0 familiare. Due poli non contrapposti ma che si intrecciano continuamente.<br \/>\nIl padre carica sulle spalle tutto il suo desiderio di essere, allo stesso tempo, un porto e una casa. Diviso tra l\u2019andare e il tornare, errante in ricerca e sguardo che si fa trovare. Il padre che ama di un amore comune, maschile e singolare.<\/p>\n<p><b>2.2. Adriano, l\u2019uomo di potere<br \/>\n<\/b>\u201cSarebbe facile mostrare quel che t\u2019ho raccontato finora come la storia d\u2019un soldato troppo letterato che vuol farsi perdonare le sue letture: ma semplificare cos\u00ec la prospettiva \u00e8 falso. Regnavano in me di volta in volta personaggi diversi, nessuno dei quali molto a lungo; ma presto quello esautorato riconquistava il potere: l\u2019ufficiale meticoloso, fanatico della disciplina, pronto a dividere con gioia le privazioni della guerra con i suoi uomini; il malinconico sognatore di d\u00e8i, l\u2019amante pronto a tutto per un istante di ebbrezza; il giovane luogotenente altero che si ritira sotto la tenda, studia le sue carte alla luce d\u2019un lume, e non fa mistero agli amici del suo disprezzo per come va il mondo; finanche il futuro statista. Ma non dimentichiamo neppure il cortigiano ignobile, che, per non dispiacere, accetta di ubriacarsi alla tavola imperiale; il giovincello che sentenzia dall\u2019alto su ogni questione con sicumera ridicola; il parlatore frivolo, capace di perdere un amico per una battuta; il soldato, che compie con precisione meccanica i suoi bassi compiti da gladiatore. E ricordiamo pure quel personaggio vacuo, senza nome, senza posto nella storia, ma che \u00e8 me stesso tanto quanto tutti gli altri, semplice zimbello delle cose, null\u2019altro che un corpo, disteso sul letto da campo, distratto da un profumo, preoccupato d\u2019un soffio, vagamente attento al ronzio incessante di un\u2019ape\u201d.<br \/>\n(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)<\/p>\n<p>Marguerite Yourcenar immagina l\u2019imperatore Adriano ormai stanco e malato, scrivere una<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>lettera al diciassettenne Marco, nella quale racconta lo svilupparsi della sua esistenza, dalla vita in famiglia ai primi servigi offerti all\u2019Impero, fino al suo ruolo di Imperatore e alle vicende a esso legate. Indubbiamente Adriano \u00e8 rappresentante dell\u2019uomo di potere, naturalmente portato a assumere ruoli di guida e di responsabilit\u00e0, capace di prendere decisioni importanti per la collettivit\u00e0. Rappresenta un potere libero, che si nutre della libera scelta, del dare valore alle esperienze in modo che diventino veramente pienezza del senso della vita, un potere che non schiaccia ma riempie.<br \/>\nLa caratteristica particolare di Adriano sta nel riconoscersi sempre uguale, qualsiasi sia il ruolo ricoperto, sempre se stesso, capace cio\u00e8 di vivere con specificit\u00e0 ogni situazione pur mantenendo la propria identit\u00e0.<br \/>\nUomo di potere che, per\u00f2, riconosce la propria piccolezza e la propria limitatezza di fronte all\u2019immensit\u00e0 del cielo. Adriano, infatti, amava sacrificare il sonno per poter guardare le stelle. Un semplice atto che sottolinea una caratteristica tipica del vero uomo di potere: l\u2019essere consapevole che c\u2019\u00e8 un passato che viene prima di te, che ti permette di esserci in quel momento e al quale dobbiamo portare rispetto; riconoscere la responsabilit\u00e0 del proprio ruolo nei confronti di tutto ci\u00f2 che ci circonda.<br \/>\nL\u2019uomo di potere \u00e8 una guida, capace di condurre, di indicare l\u2019orizzonte, di infondere fiducia e coraggio, responsabile di un esercito pronto a rispondere ai suoi ordini. Aspetti, questi, che fanno parte anche del DNA del ruolo paterno che si ritrova a essere guida per i figli, che deve condurli, indicare loro un orizzonte verso il quale dirigersi e che, come qualsiasi uomo di potere, non pu\u00f2 prescindere dal giudizio popolare, da una relazione basata sulla fiducia e sul riconoscimento del ruolo stesso.<\/p>\n<p><b>2.3. Kafka, l\u2019uomo sottomesso<br \/>\n<\/b>\u201cTu non riesci a fingere, \u00e8 vero, ma voler asserire solo in base a questo che solo gli altri padri fingono \u00e8 una pura prepotenza che non ammette discussioni, oppure \u2013 e penso sia questo il vero motivo \u2013 l\u2019impressione mascherata di un qualcosa che tra noi non funziona, per causa tua ma senza tua colpa. Se \u00e8 questo che intendi, allora siamo d\u2019accordo. Naturalmente non dico di essere diventato quello che sono solo per causa tua. Sarebbe un\u2019esagerazione eccessiva (anche se intendo esasperare questo aspetto). \u00c8 molto probabile che se fossi cresciuto del tutto libero dalla tua influenza non sarei divenuto mai un uomo rispondente alle tue attese. Quasi di certo sarei comunque diventato un essere malaticcio, ansioso, titubante, inquieto, n\u00e9 un Robert Kafka n\u00e9 un Karl Hermann, eppure molto diverso da quello che sono in realt\u00e0 e avremmo potuto trovare un ottimo accordo. Sarei stato felice di averti come amico, come superiore, come zio, come nonno, (s\u00ec, sebbene con qualche dubbio) anche come suocero. Invece, proprio come padre sei stato troppo forte per me anche perch\u00e9 i mie fratelli morirono bambini, le sorelle nacquero molto pi\u00f9 tardi, e io dovetti reggere da solo il primo urto, per il quale ero troppo debole\u201d.<br \/>\n(Franz Kafka, Lettera al padre)<\/p>\n<p>La lettera che Franz Kafka scrive al padre pu\u00f2 essere considerata una vera e propria autoanalisi, una profonda riflessione rispetto al complesso rapporto con Hermann, suo padre.<br \/>\nLe figure maschili che incontriamo leggendo la lettera sono due: il padre, grande e forte, e il figlio, un bambino, piccolo, che fatica a rapportarsi a una figura di quel tipo. Le emozioni che suscita la lettera sono varie e spaziano dalla rabbia alla tenerezza, le stesse che vive il piccolo Franz in continua ricerca della comprensione del padre, della sua accettazione in riferimento al suo essere e alle sue attivit\u00e0.<br \/>\nRicerca e rifiuto sono anche i due poli tra i quali si svolge la relazione genitori-figli. In particolare il padre, per il ruolo di sostegno allo sviluppo verso l\u2019adultit\u00e0 e di cui parleremo successivamente, si trova a giocare un ruolo importante tra questi due poli.<br \/>\nRicerca di approvazione e rifiuto di un\u2019identit\u00e0 imposta.<br \/>\nRicerca di intimit\u00e0 e rifiuto di un legame che non fa crescere.<br \/>\nRicerca di sostegno e rifiuto di invadenza.<br \/>\nLa fatica di Hermann Kafka \u00e8 la stessa di molti padri, conseguenza, anche, dell\u2019equilibrio che (non) si stabilisce con il ruolo materno che si trova troppo spesso a compensare l&#8217;assenza paterna, riempiendo spazi vuoti che non riesce ad accettare come tali.<br \/>\n\u201cEro un bambino pauroso; ma ero anche testardo, come lo sono i bambini; certo, la mamma mi viziava, ma non posso credere di essere stato particolarmente indocile, non posso credere che con una parola gentile, uno sguardo affettuoso, prendendomi per mano in silenzio, non si sarebbe ottenuto da me tutto ci\u00f2 che si voleva. E tu sei, in fondo, una persona bonaria e dolce (quanto sto per dire non \u00e8 in contraddizione parlo solo dell\u2019impressione che da bambino avevo di te), ma non tutti i bambini hanno la resistenza e il coraggio di cercare a lungo l\u2019affetto sino a trovarlo\u201d.<br \/>\n(Franz Kafka, Lettera al padre)<\/p>\n<p>La fatica della ricerca dell\u2019affetto del proprio padre aveva realmente schiacciato il povero Franz il quale, oramai, era in balia di un fortissimo senso di colpa, dovuto all\u2019incapacit\u00e0 di soddisfare le aspettative del genitore, di essere una sua copia fedele e di non possedere capacit\u00e0 considerate da lui come importanti.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il maschio, forte, si trova ad affrontare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>forse la sfida per lui pi\u00f9 grande: prendersi cura senza schiacciare, offrire un\u2019identit\u00e0 senza pretendere di ottenere una copia, educare all\u2019autonomia accettandone il suo primo effetto, la libert\u00e0.<br \/>\n\u201cTutto ci\u00f2 che scrivevo trattava di te; che facevo io con questo atto se non versare le lacrime che non avevo potuto versare sul tuo petto?\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>(Franz Kafka, Lettera al padre)<\/p>\n<p><b>2.4. Eriko, l\u2019uomo in ricerca<br \/>\n<\/b>\u201cQuando la mamma mor\u00ec, Eriko lasci\u00f2 il lavoro. Solo e con un bambino piccolo, non sapeva proprio che fare. Allora decise di diventare donna\u2026 Siccome non \u00e8 tipo da lasciar le cose a met\u00e0 si fece fare l\u2019operazione anche al viso e il resto. Coi soldi che le restavano ha aperto il locale e mi ha tirato su. Insomma mi ha fatto anche da padre\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>(Banana Yoshimoto, Kitchen)<\/p>\n<p>Il breve racconto della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto descrive la vita della famiglia Tanabe composta dal figlio, dalla madre-padre e da una terza persona, una ragazza che adora cucinare e che accompagna il lettore alla scoperta del passato di Eriko e del suo strano modo di essere genitore.<br \/>\nLa figura descritta dalla scrittrice giapponese, ci aiuta a visualizzare il ruolo paterno nella sua dimensione pi\u00f9 contemporanea, in quanto presenta un esempio del modo di essere padri oggi e ci permette una riflessione circa il bisogno che l\u2019uomo sente di dover assumere \u201cvesti femminili\u201d nella gestione dei rapporti con i figli.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il padre dei nostri giorni \u00e8 una figura eclissata e allo stesso tempo pesantemente sospesa nell\u2019immaginario sociale e nel vissuto del figlio.<br \/>\n\u201cIl padre \u00e8 assente come immagine ancor pi\u00f9 che come individuo: il padre assente \u00e8 l\u2019immagine del padre oggi. Assente perch\u00e9 si rifiuta di combattere nei rapporti. Il padre, quindi, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 anche quando non ha divorziato e abita ancora nella stessa casa. Il padre, quindi non fa anche quando agisce. Al padre, pi\u00f9 ancora di quello che ha fatto, viene oggi addebitato quello che non ha fatto. Quello che non ha detto pi\u00f9 di quello che ha detto\u201d. (Cfr. L. Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualit\u00e0 e scomparsa del padre, Bollate Boringhieri, Torino, 2013)<br \/>\nUn\u2019assenza dovuta alla mancanza di un\u2019immagine sociale a cui riferirsi, frutto di una scarsa educazione dell\u2019uomo al proprio ruolo sociale. Il rischio di questa crisi, che vede il padre<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>cos\u00ec disorientato, \u00e8 quello di sostituire la ricerca di caratteristiche specifiche con l\u2019assunzione di modalit\u00e0 genitoriali e comportamentali tipicamente materne.<br \/>\nEriko svela questo rischio e ci aiuta a comprendere la differenza tra imitare ed essere.<br \/>\nPerch\u00e9 copiando il ruolo materno non si creano le condizioni per quell\u2019alterit\u00e0 fondamentale nella relazione genitoriale. La possibilit\u00e0, cio\u00e8, di una pluralit\u00e0 di identificazioni che spesso travalica la relazione con i genitori biologici ma che trova in loro i primi \u201caltri\u201d con cui instaurare un rapporto. Per questo \u00e8 importante che i padri scoprano le loro caratteristiche specifiche, per offrirsi come alterego per la costruzione delle singole identit\u00e0.<br \/>\nIl padre deve recuperare quel ruolo di iniziatore che, attraverso i riti e rituali permettono ai figli di diventare adulti.<br \/>\nNel libro di Banana Yoshimoto troviamo un\u2019estremizzazione di questo aspetto, la trasformazione del padre in madre, una vera e propria sostituzione che, presa come spunto di riflessione e non come pura analisi del testo, descrive in modo concreto la sensazione che vivono molti uomini: se fossi un po\u2019 pi\u00f9 mamma, se fossi un po\u2019 pi\u00f9 come\u2026, se fossi diverso forse\u2026<br \/>\nTanti \u201cse\u201d, che non possono trovare risposta in un copiare che chiude e blocca ma solo in un essere che apre e costruisce.<br \/>\n\u201cPiangevo senza ritegno, ma non potevo prendere un taxi, bench\u00e9 facesse un freddo cane. Un uomo che piange non pu\u00f2 prendere un taxi. Credo che sia stato allora che per la prima volta ho pensato: &#8211; Che fregatura essere uomo! \u2013\u201d.<br \/>\n(Banana Yoshimoto, Kitchen)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando pensiamo al maschile, ognuno di noi fa riferimento a un\u2019immagine specifica, legata alle relazioni e alle esperienze personali ma anche a ci\u00f2 che la societ\u00e0 e i processi culturali offrono alla nostra attenzione. 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