{"id":2859,"date":"2020-08-30T21:54:41","date_gmt":"2020-08-30T19:54:41","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2859"},"modified":"2025-10-01T10:31:02","modified_gmt":"2025-10-01T08:31:02","slug":"5-padri-di-figli-e-disabili-considerazioni-a-margine-di-una-ricerca-esplorativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2859","title":{"rendered":"5. Padri di figli\/e \u201cdisabili\u201d. Considerazioni a margine di una ricerca esplorativa"},"content":{"rendered":"<p>di Fabio Bocci, professore di Pedagogia Speciale \u2013 Universit\u00e0 Roma Tre, e Francesca Maria Corsi, dottoranda \u2013 Universit\u00e0 Roma Tre<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che ogni epoca sia contrassegnata da (e si contraddistingua per) una precisa figura-immagine di padre, la quale ineluttabilmente \u00e8 portatrice dei segni (e dei sintomi) delle trasformazioni derivanti dalla sistematica evoluzione (o, come taluni sostengono, dall\u2019involuzione) culturale che attraversa-muove la societ\u00e0. Un discorso sul padre sembra non essere mai desueto, cos\u00ec come sembrano non essere mai fuori moda alcuni interrogativi di fondo che accompagnano tale discorso: \u201cChi sono <i>oggi<\/i> i padri?\u201d; \u201cQuale funzione assolvono?\u201d; \u201cIn cosa si differenziano, sul piano quantitativo (ad esempio la loro presenza-partecipazione ai compiti accuditivi, educativi ecc\u2026) e qualitativo (il loro effettivo contribuito a tali compiti) da quelli delle generazioni passate?\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La letteratura scientifica e culturale pi\u00f9 recente sembra decifrare il padre come una <i>immagine assente<\/i>. Si parla dell\u2019impallidire dell\u2019immagine paterna, esito che sembrerebbe trovare la sua origine nella crisi stessa della societ\u00e0 attuale e che ha come primaria conseguenza la scomparsa della funzione educativa del padre (Andolfi, 2001). Si domanda in proposito Luigi Zoja: \u201cla societ\u00e0 ha deciso di spogliare Ettore perch\u00e9 non spaventi il bambino: quest\u2019ultimo non avr\u00e0 pi\u00f9 paura, ma avr\u00e0 ancora un padre?\u201d (Zoja, 2003). Nella societ\u00e0 senza padre, gi\u00e0 preconizzata da Mitscherlich nel 1963 a essere posta sotto la lente d\u2019ingrandimento nell\u2019alveo della funzione\/azione genitoriale \u00e8 la questione concernente il nodo della normativit\u00e0 paterna (Donati, Scabini,1985). Ci si chiede in proposito se \u2013 e in che misura \u2212 il padre rappresenti ancora quella roccaforte di normativit\u00e0 a cui, fino a pochi decenni fa, sembrava essere indissolubilmente legato (almeno come attributo dichiarativo). Tuttavia, \u00e8 bene evidenziare, come fa acutamente Massimo Recalcati, che a essere evocata e invocata non \u00e8 la nostalgia del <i>pater familias<\/i>: \u201crilanciare il tema del tramonto dell\u2019<i>imago<\/i> paterna non significa rimpiangere il mito del padre padrone [\u2026] La domanda di padre che oggi attraversa il disagio della giovinezza non \u00e8 una domanda di potere e di disciplina, ma di <i>testimonianza<\/i>. Sulla scena non ci sono pi\u00f9 padri-padroni, ma solo la necessit\u00e0 di padri-testimoni\u201d (Recalcati, 2013, pp. 11-13).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La necessit\u00e0 di padri capaci di farsi testimoni, quindi agenti emblematici di riferimento, \u00e8 molto suggestiva, soprattutto, dal nostro punto di vista, in riferimento ai padri di figli\/e \u201cdisabili\u201d. In una pubblicazione del 2005 dal titolo Vivre la paternit\u00e9; construire la confiance, Gilles Le Cardinal svolge alcune considerazioni poi riprodotte in una intervista dalla quale estrapoliamo un passo significativo: \u201cil padre non diventa d\u2019un tratto soltanto padre di un figlio disabile, ma si trova scosso nel suo essere, nella sua profonda identit\u00e0. L\u2019attesa di un figlio nutre naturalmente speranze immense che la scoperta, brutale o progressiva dell\u2019handicap, viene a sconvolgere. Il bambino tanto sperato delude tutte le attese. Il mondo interiore e l\u2019immagine di s\u00e9 crollano insieme a tutti i punti di riferimento di sposo e di padre. Una distanza vertiginosa si apre con sua moglie perch\u00e9 il loro modo di sentire \u00e8 cos\u00ec diverso, tale da impedire perfino la comunicazione proprio nel momento in cui questa \u00e8 indispensabile per capirsi e sostenersi. Molteplici tentazioni invadono il padre: tentazione di rifiuto del figlio disabile cos\u00ec diverso dal bambino atteso; tentazione di onnipotenza che produce il desiderio di \u201cnormalizzare\u201d il bambino costi quel che costi\u2026 tentazioni di fuggire questa situazione non voluta, insopportabile. Queste stesse tentazioni sono vissute con dolore e provocano un senso di vergogna e di colpevolezza. Il padre deve far fronte alla difficolt\u00e0 di iscrivere il figlio nella propria storia, di farlo accettare dalla sua famiglia allargata. Vive una frustrazione nei confronti della trasmissione del suo nome, di una eredit\u00e0 familiare, perfino a volte di uno stato professionale\u201d. (Douillet, 2009).<br \/>\nSi tratta di considerazioni che trovano un certo riscontro in una ricerca condotta nel 2006 presso il Polo di Bosisio Parini dell\u2019Istituto Scientifico Eugenio Medea, dell\u2019Associazione La Nostra Famiglia. L\u2019indagine \u2212 che ha riguardato un campione di 244 famiglie aventi stesso background socio-culturale (gruppo sperimentale: 122 famiglie con un figlio\/a disabile; gruppo di controllo 122 famiglie senza figli con disabilit\u00e0) \u2212 ha messo in evidenza alcune significative divergenze tra i padri di figli disabili e quelli di figli non disabili, in modo particolare per quel che concerne la percezione della loro collocazione nel nucleo familiare. Dal confronto, infatti, emerge come i padri dei figli disabili manifestino una maggiore difficolt\u00e0 nella gestione dello spazio e del tempo da dedicare ad aspetti legati alla propria individualit\u00e0, sentendosi pi\u00f9 vincolati alle esigenze familiari. Questi padri, sembrano percepire le loro famiglie come luoghi in cui \u00e8 impossibile autorealizzarsi, esprimere la propria soggettivit\u00e0 ed emotivit\u00e0. Non a caso, se rispetto ai padri del gruppo di controllo sono meno ottimisti per quel che concerne il futuro dei figli, riguardo alle mogli sono anche maggiormente pessimisti per quel che concerne la condizione dei figli disabili, un sentire che, naturalmente, incide fortemente sul clima familiare, sull\u2019agentivit\u00e0 e sulle prospettive di empowerment del nucleo e dei singoli.<br \/>\nAlle riflessioni e ai dati ora descritti, vanno poi associate una serie di pubblicazioni recenti a carattere narrativo\/autobiografico nelle quali alcuni autori hanno raccontato la propria esperienza di padri di figli\/e. Tra queste, oltre al best sellers di Giuseppe Pontiggia Nati due volte (2002), attenendoci alla sola produzione italiana citiamo i libri di Gianfranco Vitale Io e Gabriele (2002), di Adriano Greppi Crescere con Andrea (2008), di Fulvio Ervas Se ti abbraccio non aver paura (2012), di Massimiliano Verga Zigul\u00ec. La mia vita dolceamara con un figlio disabile (2012) e\u00a0 di Gianluca Nicoletti Una notte ho sognato che parlavi (2014).\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Siamo dunque in presenza di padri testimoni (come invocato da Recalcati) che attraverso le loro storie si riappropriano della loro voce narrante, aprendo cos\u00ec sguardi altri su un fenomeno troppo spesso<br \/>\ndelegato alla valutazione\/interpretazione degli esperti.<br \/>\nCertamente, come evidenziano i Disability Studies (Medeghini, D\u2019Alessio, Marra, Vadal\u00e0, Valtellina, 2013), \u00e8 gioco-forza che le rappresentazioni\/concezioni della disabilit\u00e0 siano soggette ad analisi, soprattutto per quel che concerne le <i>epistemologie<\/i> (quali concezioni le muovono?), le <i>posizioni<\/i> (da quale punto di vista si parla?), i <i>discorsi<\/i> (chi parla, per conto di chi si parla?), le <i>retoriche<\/i> (a quali dispositivi si riconducono\/sono riconducibili) che veicolano. Si tratta di dimensioni che incidono in modo decisivo sulle modalit\u00e0 stesse con le quali i singoli e la collettivit\u00e0 rappresentano \u2212 e si rappresentano nel rapportarsi con \u2013 la disabilit\u00e0.<br \/>\nE tuttavia, non pu\u00f2 escludersi in\/da tale analisi la parola dei protagonisti, in questo caso i padri, cos\u00ec come non deve essere esclusa quella dei figli e delle mogli.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Per questa ragione abbiamo ritenuto ineludibile dare la parola ai padri di figli\/e \u201cdisabili\u201d non solo per indagare la percezione che questi hanno in merito alla loro funzione paterna, con particolare riferimento a quella educativa, ma per co-costruire con loro le chiavi interpretative dei dati emergenti, in modo che essi stessi possano dotarsi degli strumenti di intervento che pi\u00f9 ritengono funzionali alla loro situazione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La ricerca alla quale facciamo riferimento, tutt\u2019ora in corso e della quale forniamo nel prossimo paragrafo una breve descrizione, ha coinvolto l\u2019Universit\u00e0 degli Studi Roma Tre (Fabio Bocci e Francesca Maria Corsi), l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Bologna (Roberta Caldin e Alessia Cinotti), l\u2019Universit\u00e0 di Padova (Simone Visentin) e l\u2019Universit\u00e0 di Lione (Margherita Merucci).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Considerazioni a margine di una ricerca esplorativa sui\/con i padri di figli\/e \u201cdisabili\u201d<\/b>Nell\u2019indagare il connubio padri\/figli \u201cdisabili\u201d ci si \u00e8 avvalsi sia dell\u2019approccio quantitativo sia di quello qualitativo. Nel nostro caso (Roma Tre) abbiamo scelto di avvalerci dell\u2019intervista coinvolgendo padri con figli tra i 6 ai 10 anni. L\u2019intervista, infatti, \u00e8 stata da noi ritenuta una modalit\u00e0 efficace per attivare un dialogo autentico e dinamico in grado di consentire un approccio flessibile a un tema cos\u00ec delicato e intimo. Il ricorso a tale strumento, poi, ha permesso di raccogliere una notevole quantit\u00e0 di informazioni e di impressioni che i padri hanno rispetto al loro ruolo all\u2019interno della famiglia, le proprie esperienze personali e i loro compiti educativi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La sfida, che appare una delle pi\u00f9 importanti e, allo stesso tempo, pi\u00f9 complesse in ambito socio-educativo, \u00e8 quella di trasformare la risposta \u201cspecialistica\u201d in \u201cordinaria\u201d, laddove la focalizzazione sul \u201cbambino disabile\u201d di stampo bio-medico individuale sembra ancora prevalere a discapito di un approccio globale alla famiglia e al suo benessere.<br \/>\nAnche per questa ragione non si \u00e8 scelto di \u201cposare lo sguardo\u201d su un tipo specifico di impairment, a motivo del fatto che lo scopo della nostra azione di ricerca non \u00e8 quello di elargire\/distribuire supporti compensativi meramente strumentali (che rinforzano l\u2019azione di delega all\u2019esperto e allo specialista) ma di co-costruire con i padri l\u2019azione da intraprendere, a partire dai repertori di competenza di cui sono possessori e portatori, i quali sono troppo spesso sottaciuti o non valorizzati poich\u00e9 schiacciati dal peso delle interpretazioni derivate dai modelli socio-culturali imperanti.<br \/>\nLa prima fase di questo lavoro ha visto il coinvolgimento attivo di 18 padri provenienti da diverse zone di Roma (Spinaceto, Appio-Tuscolano, Boccea). Nel reperimento delle persone disposte a essere intervistate e a partecipare all\u2019attivit\u00e0 di ricerca-azione \u00e8 stata fondamentale la\u00a0 collaborazione di alcune associazioni e Scuole.<br \/>\nAttualmente si sta procedendo all\u2019analisi delle interviste per mezzo di N- Vivo.<br \/>\nTuttavia, possiamo gi\u00e0 mettere in evidenza alcuni nodi tematici ricorrenti che sottoporremo all\u2019attenzione dei padri intervistati. Infatti, nella seconda fase questi saranno coinvolti in diversi focus group all\u2019interno dei quali saranno analizzati i dati emersi da questa elaborazione.<br \/>\nTra i nodi maggiormente interessanti che stanno emergendo vi sono quelli inerenti:<br \/>\n&#8211; l\u2019elaborazione del \u201clutto impossibile\u201d (Gardou, 2006) e della ferita narcisistica (Korff Sausse, 2006);<br \/>\n&#8211; il difficile equilibrio tra normativit\u00e0 e affettivit\u00e0;<br \/>\n&#8211; la propensione alla funzione di accudimento rispetto a quella propriamente educativa;<br \/>\n&#8211; la differente percezione tra il ruolo (essere padre) e la funzione (esercitare la paternit\u00e0) in merito alla qualit\u00e0 e alla quantit\u00e0 di collaborazione con la madre nell\u2019esercizio della genitorialit\u00e0;<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>&#8211; i vissuti esperiti in tutte le dimensioni ora indicati.<\/p>\n<p>La domanda di ricerca che intendiamo porre all\u2019attenzione dei padri come stimolo di partenza \u00e8 quanto i loro vissuti, le loro percezioni e convinzioni siano il frutto\/l\u2019esito dell\u2019epistemologia dominante che vede la disabilit\u00e0 come un problema tutto interno alla persona che ne sarebbe portatrice e dei dispositivi di etichettamento\/marginalizzazione\/esclusione insiti nelle retoriche discorsive che valorizzano l\u2019abilismo, la produttivit\u00e0 e la normalit\u00e0.<br \/>\nEpistemologia di tipo bio-medico individuale che non concerne solo la disabilit\u00e0 ma anche la concezione stessa di genitorialit\u00e0, tutta giocata nel biologico, come stigmatizza la sociologa \u00c9velyne Sullerot (2000). In effetti, evidenzia la studiosa, non \u00e8 possibile continuare a ridurre l\u2019attaccamento a parametri meramente biologici: la madre, portatrice nel grembo del\/la bambino\/a, \u00e8 definita per questo naturalmente predisposta a prendersi cura in modo simbiotico del\/la figlio\/a mentre il padre ne resta tagliato fuori almeno per un bel pezzo (per non dire sempre). Si tende cos\u00ec a escludere, nel discorso normativo, l\u2019attaccamento affettivo che \u00e8 la risultante di una triangolazione che, se c\u2019\u00e8, esiste fin dall\u2019inizio. Ed \u00e8 in questa triangolazione che va a collocarsi non tanto il ruolo del padre quanto la sua funzione, capace di non restare invischiata \u2013 soprattutto nel caso della presenza di un figlio con un impairment \u2013 dentro la sterile dicotomia dell\u2019assenza o della troppa presenza.<br \/>\nNelle nostre intenzioni, la terza fase coincide con un ampliamento delle persone da coinvolgere mediante la creazione di gruppi di lavoro coordinati dagli stessi padri che hanno animato i focus group.<br \/>\nGruppi che elaboreranno (coadiuvati dalla figura dell\u2019amico critico, gi\u00e0 prevista ad esempio per l\u2019Index for inclusion) strategie di azione finalizzate alla riappropriazione di una decisionalit\u00e0 consapevole, smarcata, per quanto \u00e8 possibile, dai condizionamenti normativi. Ci piace infatti pensare con Paulo Freire (2004) che, per quanto condizionati, noi non siamo essere predeterminati e che ci\u00f2 che \u00e8 spacciato per naturalmente dato \u00e8 sempre il derivato di costrutti socio-culturali modificabili.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Bibliografia<br \/>\n<\/b>M. Andolfi (a cura di), <i>Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove dimensioni paterne in una prospettiva sistemico relazionale<\/i>, FrancoAngeli, Milano, 2001.<br \/>\nP.P. Donati, E. Scabini, <i>L\u2019immagine paterna nelle nuove dinamiche familiari<\/i>, Vita e Pensiero, Milano, 1985.<br \/>\nC. Douillet, <i>Un padre rivela il dono unico di suo\u00a0figlio. Intervista a Gilles Le Cardinal<\/i>, \u201cOmbre e luci\u201d, 149, 2009 http:\/\/www.ombreeluci.it\/articles\/45\/un-padre-rivela-il-dono-unico-di-suo-figlio<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>(ultimo accesso 21\/12\/2104)<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>P. Freire, <i>Pedagogia dell\u2019autonomia. Saperi necessari per la pratica educativa<\/i>, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2004.<br \/>\nC. Gardou, <i>Diversit\u00e0, vulnerabilit\u00e0, handicap. Per una nuova cultura della disabilit\u00e0<\/i>, Erickson, Trento, 2006<br \/>\nS. Korff Sausse, <i>Specchi infranti<\/i>, Ananke, Torino, 2006.<br \/>\nG. Le Cardinal, <i>Vivre la paternit\u00e9; construire la confiance<\/i>, Desclee de Brouwer, Bruges, 2005.<br \/>\nR. Medeghini, S. D\u2019Alessio, A.D. Marra, G. Vadal\u00e0, E. Valtellina, <i>Disability Studies. Emancipazione, inclusione scolastica e sociale, cittadinanza<\/i>, Erickson, Trento, 2013.<br \/>\nA. Mitscherlich, <i>Verso una societ\u00e0 senza padri<\/i>, Feltrinelli, Milano, 1970.<br \/>\nM. Oliver, <i>The politics of disablement<\/i>, The MacMillan Press, London, 1990.<br \/>\nM. Recalcati, <i>Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre<\/i>, Feltrinelli, Milano, 2013.<br \/>\n\u00c9. Sullerot, <i>Aspects sociologiques de la fonction paternelle<\/i>, Group haut normand de p\u00e9dopsychiatrie, Rivages, Paris, 2000.<br \/>\nL. Zoja, <i>Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualit\u00e0 e scomparsa del padre<\/i>, Bollati Boringhieri, Torino, 2003.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio Bocci, professore di Pedagogia Speciale \u2013 Universit\u00e0 Roma Tre, e Francesca Maria Corsi, dottoranda \u2013 Universit\u00e0 Roma Tre Non vi \u00e8 dubbio che ogni epoca sia contrassegnata da (e si contraddistingua per) una precisa figura-immagine di padre, la quale ineluttabilmente \u00e8 portatrice dei segni (e dei sintomi) delle trasformazioni derivanti dalla sistematica evoluzione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[4018,3592,3595],"edizioni":[3841],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3845],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2859"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2859"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2859\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4692,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2859\/revisions\/4692"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2859"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2859"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2859"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2859"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2859"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2859"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2859"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2859"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2859"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}