{"id":286,"date":"2009-11-04T17:05:30","date_gmt":"2009-11-04T17:05:30","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=286"},"modified":"2025-12-15T10:17:36","modified_gmt":"2025-12-15T09:17:36","slug":"la-comunit-che-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=286","title":{"rendered":"11. La comunit\u00e0 che cambia"},"content":{"rendered":"<p>di Davide Rambaldi<\/p>\n<p>Intervista a Teresa Marzocchi, responsabile della comunit\u00e0 di accoglienza \u201cLa rupe\u201d di Sasso Marconi (Bo)<\/p>\n<p>L&#8217;occasione dell&#8217;intervista \u00e8 la costruzione di un numero di HP sull&#8217;intervento educativo nelle tossicodipendenze. Abbiamo pensato a te perch\u00e9 La Rupe rappresenta una istituzione comunitaria storica nel contesto bolognese e non solo e attualmente ancora molto attiva nel trattamento terapeutico delle persone con problemi di dipendenza.<br \/>\nLa prima cosa che vorrei chiederti \u00e8 se \u00e8 cambiato, e se s\u00ec, come e perch\u00e9, l\u2019intervento comunitario nei confronti dei tossicodipendenti. Com\u2019\u00e8 il panorama delle comunit\u00e0?<br \/>\nCi sono 2 filoni di cambiamento da quando abbiamo iniziato a lavorare in comunit\u00e0. Adesso non si dice pi\u00f9 comunit\u00e0 quanto trattamento residenziale. I cambiamenti sono avvenuti con una normale evoluzione: c&#8217;\u00e8 stata un\u2019evoluzione del fenomeno, un\u2019evoluzione delle caratteristiche dell\u2019utenza ed un\u2019evoluzione propria di chi fa comunit\u00e0, quindi educatori, operatori, responsabili, sia chi lo fa a livello politico che tecnico. E&#8217; un\u2019evoluzione di crescita professionale, di saperi e conoscenze.<br \/>\nLe comunit\u00e0 sono iniziate con un trattamento molto semplice e i cambiamenti sono avvenuti perch\u00e9 si \u00e8 cominciato a capire come incontrare e lavorare con queste persone, a riflettere su quello che si faceva; ci si \u00e8 resi conto che gli interventi proposti non erano sufficienti, ci voleva dell\u2019altro, per cui l\u2019evoluzione \u00e8 normale. Se anche non fosse cambiato il fenomeno, l\u2019evoluzione ci sarebbe stata ugualmente, perch\u00e9 se ti impegni seriamente se sei comunque in un\u2019 ottica di miglioramento\u2026<br \/>\nAdesso, secondo me, il trattamento residenziale \u00e8 un trattamento conosciuto, consolidato e sperimentato soprattutto perch\u00e9 si \u00e8 in grado di conoscere e a leggere l\u2019esperienza che si \u00e8 fatta.<br \/>\nRipensando a quello che si \u00e8 fatto si pu\u00f2 dire, a mio parere, che ci sono due tipi di trattamenti residenziali di base che sono:<br \/>\n&#8211; Un trattamento con caratteristiche prevalentemente pedagogico-riabilitativo, noi le chiamiamo le comunit\u00e0 di vita, perch\u00e9 sono quelle pi\u00f9 vicine al modo con cui abbiamo iniziato a fare comunit\u00e0; all\u2019utenza che va in queste strutture viene offerta la condivisione, l\u2019ascolto, spesso l\u2019esperienza lavorativa anche di formazione, con un approccio relazionale prevalentemente educativo.<br \/>\n&#8211; Un trattamento con caratteristiche prevalentemente terapeutico-riabilitative dove serve, spesso oltre alle caratteristiche della precedente proposta, una preparazione professionale pi\u00f9 approfondita, dove si possono fare interventi individualizzati; i contenuti della proposta comunitaria hanno anche carattere psicologico, tecnico, specializzato per le diverse necessit\u00e0 dell\u2019utenza (doppia diagnosi, mamme con bambini, trattamenti farmacologici).<br \/>\nIl cambiamento avvenuto nell\u2019esperienza \u00e8 stato complessivo: consapevolezza della necessit\u00e0 di professionalit\u00e0 in aggiunta alla motivazione personale, consapevolezza di non poter risolvere tutti i problemi, accettazione di fallimento dell\u2019intervento. Si \u00e8 poi acquisita anche l\u2019accettazione dell\u2019evidenza che il tossicodipendente pu\u00f2 anche non guarire, o che non tutti possono guarire allo stesso modo\u2026\u2026e questo \u00e8 stato un gran passo rispetto alla metodologia di lavoro.<br \/>\nQuindi, tu dici che le prime comunit\u00e0 coltivavano davvero l\u2019idea assoluta della guarigione?<br \/>\nQuando noi abbiamo iniziato nell\u201983, la nostra convinzione era che tutti dovevano guarire dalla tossicodipendenza e che tutti erano guariti se assumevano anche un certo stile di vita! Noi abbiamo impiegato degli anni a capire che il percorso di trattamento doveva essere sempre e comunque una proposta di miglioramento delle condizioni di vita della persona e che non potevamo pretendere per\u00f2 che si rispettassero i nostri tempi o gli stessi tempi per tutti. Abbiamo poi acquisito la capacit\u00e0 di rispettare le scelte delle persone rispetto alle diverse modalit\u00e0 del reinserimento sociale.<br \/>\nVisto che voi vi occupate anche di riduzione del danno, era impensabile anni fa che una comunit\u00e0 si occupasse non pi\u00f9 di guarigione?<br \/>\nPremetto che fare riduzione del danno non significa escludere la possibilit\u00e0 di \u201cguarigione\u201d. Quando abbiamo iniziato non pensavamo nemmeno lontanamente di andare ad incontrare le persone che ancora usavano le sostanze, ci sembrava di avvalorare la loro scelta! Il nostro atteggiamento era quello di aspettarli quando ritenevamo avessero la motivazione a smettere di drogarsi; il tempo, i fallimenti, le numerose vittime ci hanno poi fatto capire che questo atteggiamento non bastava, era selettivo e stavamo lasciando fuori, proprio noi con una certo tipo di motivazione, lo persone che maggiormente stavano male. Cos\u00ec abbiamo iniziato, sicuramente in ritardo rispetto ai servizi, ma bisogna tener conto che gli interventi di riduzione del danno erano prevalentemente non residenziali e noi allora ci occupavamo quasi esclusivamente di residenzialit\u00e0.<br \/>\nQuante comunit\u00e0 ci sono adesso che si occupano di riduzione del danno?<br \/>\nLe nostre al 70%.<br \/>\nDel CNCA, intendi.<br \/>\nS\u00ec. Le comunit\u00e0 del Cnca al 70% accettano di trattare pazienti anche con metadone. La maggior parte solo per il trattamento scalare, altre anche tempi pi\u00f9 lunghi; il fatto per\u00f2 di accogliere insieme persone a trattamento metadonico ed altre no \u00e8 diventata una condizione normale. Il cambiamento grosso ha riguardato s\u00ec l\u2019uso del farmaco, ma soprattutto la convinzione che era meglio intervenire prima che le persone si rovinassero a volte irrimediabilmente. Ho ben presente che per nel periodo iniziale abbiamo consigliato alle famiglie, indifferentemente, di chiudere fuori di casa i figli.<br \/>\nIo mi ritrovo, in maniera analoga, nel sostenere la famiglia nel gesto di chiudere la porta in faccia al proprio figlio, ma soltanto a patto di una valutazione globale del soggetto e del contesto familiare. Non si possono correre certi rischi.<br \/>\nVi \u00e8 nel nostro settore una grande diversit\u00e0 di vedute. L\u2019approccio ideologico di alcune comunit\u00e0 \u00e8 che tutti devono guarire per forza, altrimenti legittimi la tossicodipendenza, e il tossicodipendente viene visto come cattivo perch\u00e9 tossico; mentre altre dicono che non \u00e8 cattivo, ma ha dei problemi e per questo deve ricevere aiuto.<br \/>\nChe \u00e8 malato.<br \/>\nNon ho detto malato perch\u00e8 poi si dice che tutti i tossici sono malati e si sanitarizza la problematica. Dico che bisogna pensare a risposte diverse a seconda di chi si ha di fronte. Il nostro approccio prevede tempi anche molto lunghi, fare riduzione del danno \u00e8 anche questo, bisognerebbe riuscire a trasmettere l\u2019informazione che fare riduzione del danno non significa tout-court aderire o legittimare la dipendenza.<br \/>\nNon conniviamo con la dipendenza.<br \/>\nPer\u00f2 stiamo con loro, nelle loro dipendenze fin che loro vogliono, rispettando la legalit\u00e0, i principi di coerenza\u2026<br \/>\nNel rispetto civile<br \/>\nE sempre con l\u2019ottica del miglioramento, noi siamo per fare incessantemente proposte verso l\u2019emancipazione dalla dipendenza, senza per\u00f2 fare violenza, rispettando i tempi delle persone, mirando nell\u2019immediato al miglioramento delle condizioni di vita.<br \/>\nE\u2019 quel concetto di attesa che mi piace molto, intanto tu stai nella relazione, ci sei, per\u00f2 non da connivente.<br \/>\nIo sono io, tu sei tu, io ti dico come la penso, tu mi dici come la pensi, stiamo insieme, andiamo avanti, per\u00f2 non nella connivenza. Questo \u00e8 un approccio che non \u00e8 condivisibile da tutta l&#8217;area delle comunit\u00e0, per\u00f2 questo \u00e8 l\u2019approccio delle comunit\u00e0 del CNCA, ma non solo. La cosa bellissima \u00e8 che da tempo questo \u00e8 l\u2019approccio condiviso da tutte le realt\u00e0 della provincia di Bologna sia private che pubbliche. Vorrei poi sottolineare il fatto che, purtroppo, molti non hanno accolto l\u2019uso del metadone come strumento perch\u00e9 \u00e8 stato purtroppo usato da diversi servizi pubblici non con un approccio soggettivo; spesso il metadone \u00e8 stato dato pi\u00f9 di quanto si doveva dare, per tanti motivi, alcuni di carattere ideologico ed altri no, a volte anche perch\u00e9 non c\u2019erano nei servizi le forze necessarie per offrire e gestire altro. Quello che a noi dispiace \u00e8 che spesso, anche quando si poteva fare altro, \u00e8 stato fatto solo quello, senza accompagnare l\u2019adeguato sostegno psicologico o sociale. Questa situazione ha svalorizzato complessivamente la proposta di utilizzo del farmaco.<br \/>\nE\u2019 chiaro che \u00e8 un bilico sottile, poich\u00e9 le politiche della riduzione del danno rischiano di confermare la dipendenza. E\u2019 vero anche che se il farmaco \u00e8 ben utilizzato e se la differenziazione<br \/>\ntra l\u2019universo psicologico-culturale esistenziale del soggetto e quello del terapeuta o educatore, \u00e8 ribadita, nel sostegno e nell\u2019accompagnamento ad un certo punto succede qualcosa, poich\u00e9 le relazioni producono qualcosa. Quindi io sono d\u2019accordo sul fatto che non bisogna essere conniventi alla dipendenza; che significa che io ti accompagno, non ti posso forzare, sono qui per\u00f2 ti dico che hai altre possibilit\u00e0, dopodich\u00e9 fai tu. A un certo punto, pu\u00f2 anche darsi che tu mi chiedi qualcosa, e a quel punto io te la posso dare e pu\u00f2 essere qualcosa che con il metadone e con la dipendenza c\u2019entra meno. Ti posso fare delle altre offerte.<br \/>\nTi faccio un esempio. Dalla nostra esperienza ci sembra di poter dire, riferito al discorso fatto prima di evoluzione degli interventi, che si possono prevedere tre macroaree di intervento residenziale:<br \/>\n&#8211; trattamento volto alle cure di riabilitazione, dove si mira all\u2019emancipazione dalle sostanze;<br \/>\n&#8211; trattamento di pausa, di riduzione del danno, dove una persona pu\u00f2 prendere fiato;<br \/>\n&#8211; comunit\u00e0 di accompagno, dove le persone vengono accolte in un percorso che pu\u00f2 richiedere tempi molto lunghi e senza obiettivi specifici nell\u2019immediato se non la condivisione, la vicinanza.<br \/>\nIl trattamento residenziale \u00e8 da concepirsi sempre pi\u00f9 individualizzato, ma ogni singolo deve essere coinvolto nella condivisione dei problemi della comunit\u00e0. Ogni tossicodipendente ha il suo programma, ma deve essere inserito nel trattamento comunitario: ci\u00f2 significa non perdere, nel trattamento individualizzato, la matrice di fondo dell\u2019uscire dai problemi insieme ad altri, con l\u2019aiuto e lo strumento del gruppo.<br \/>\nChe \u00e8 la grossa complessit\u00e0 del trattamento, credo, nel vostro contesto e che riguarda il rapporto tra individuo e gruppo.<br \/>\nIn questa dimensione anche regole e tempi di permanenza sono cambiati, non sono pi\u00f9 uguali per tutti, anche all\u2019interno della stessa comunit\u00e0. Questo \u00e8 possibile soltanto se si mantiene il nocciolo duro del trattamento comunitario; quando questo non avviene, \u00e8 bene fare un trattamento altrove, non residenziale altrimenti la comunit\u00e0 viene snaturata e diventa un contenitore e basta.<br \/>\nL\u2019altra riflessione sul trattamento residenziale \u00e8 che ormai l\u2019offerta comunitaria \u00e8 molto diversificata. Ci sono interventi diversi a seconda del target (mamma bambino, doppia diagnosi, coppie\u2026), del numero di ospiti (appartamenti terapeutici, moduli specialistici in comunit\u00e0 \u201cnormali\u201d\u2026), del tempo di permanenza. La grande chance \u00e8 questa! Poi di fianco alla comunit\u00e0 ci vuole anche altro: prima, dopo e a volte anche durante.<br \/>\nUna diversificazione della risposta<br \/>\nProprio cos\u00ec.<br \/>\nCom\u2019\u00e8 il rapporto con i SERT?<br \/>\nE\u2019 vario! Rispetto al passato \u00e8 molto migliorato. Dire poi che l\u2019esperienza emiliano-romagnola \u00e8 particolare; non ci sono pregiudizi di fondo, c\u2019\u00e8 un idea generale di integrazione, ci sono provvedimenti normativi che sostengono questo da tempo, molto prima che le normative nazionali lo prevedessero. Nella maggior parte dei servizi Emiliano-Romagnoli c\u2019 \u00e8, sia da parte del pubblico che del privato, una grande tensione all\u2019 integrazione; ovviamente ci sono anche difficolt\u00e0 spesso legate alle politiche del momento (negli corso degli anni ci si \u00e8 avvicendati nel ruolo di protagonismo rispetto al fenomeno). Le possibilit\u00e0 di integrazione sono poi fortemente condizionate dalle persone che operano concretamente nei servizi. Penso per\u00f2 che si possa dire che nelle comunit\u00e0 c\u2019\u00e8 maggior senso di appartenenza, condivisione dello stile di intervento, l\u2019operatore della Rupe si sente tale e porta la filosofia della Rupe; nei SERT questo \u00e8 meno sentito. Ci sono SERT che sono anche \u201cgruppo\u201d, altri sembra lo siano molto meno, l\u2019identit\u00e0 \u00e8 meno forte forse anche a causa delle continue modifiche istituzionali a cui sono stati sottoposti in questi anni.<br \/>\nE\u2019 valutabile l\u2019esito degli interventi nelle comunit\u00e0?<br \/>\nS\u00ec valutabilissimo.<br \/>\nQuando si esce e si perdono i contatti, \u00e8 possibile calcolare l\u2019incidenza delle ricadute?<br \/>\nQuesto sarebbe un nostro grande desiderio, ma non \u00e8 mai stato fatto seriamente, n\u00e9 per i privati, le comunit\u00e0, n\u00e9 per i SERT. Per i SERT poi mi sembra ancora pi\u00f9 difficile perch\u00e9 \u00e8 meno definito quando finisce il trattamento. L\u2019intervento comunitario invece si sa quando inizia e quando termina, ci sono pi\u00f9 possibilit\u00e0 di riferimenti.<br \/>\nQuesto \u00e8 un fatto, ma noi abbiamo un idea di chi torna, di chi \u00e8 guarito, dell\u2019 incidenza del trattamento.<br \/>\nNel progetto nazionale di valutazione, quello dei SERT si \u00e8 concluso, in quello del privato nonostante tutto ci sono state pi\u00f9 difficolt\u00e0 per mancanza di disponibilit\u00e0 a farsi valutare, per scarsit\u00e0 di dati. Della nostra comunit\u00e0 abbiamo tutti i dati, dall\u2019inizio a oggi, con un monitoraggio annuale sugli andamenti. Non li abbiamo mai comunicati ufficialmente perch\u00e9 non abbiamo avuto le risorse per farli validare da un esterno e garantirne cos\u00ec la veridicit\u00e0.<br \/>\nPer\u00f2 \u00e8 un lavoro che fate? Il problema dei dati, da questo punto di vista, \u00e8 molto interessante, poich\u00e9 lo stereotipo \u00e8: l\u2019 intervento in comunit\u00e0 guarisce. Tutti i dati che riguardano la ricaduta e all\u2019 esterno non ci sono. Noi, come SERT, raccogliamo tutti i fallimenti comunitari che, per\u00f2, all\u2019 opinione pubblica non arrivano.<br \/>\nI dati dovrebbero essere letti sia dal punto di vista vostro che delle comunit\u00e0. Il problema \u00e8 che bisognerebbe farlo in fretta perch\u00e9 i trattamenti residenziali stanno cambiando e cambieranno anche i parametri di valutazione. Noi avevamo chiesto alla Regione di finanziare il nostro progetto, occorrevano risorse per avere la copertura di esperti, in proporzione questi interventi costano davvero tanto anche se fatti su piccoli numeri.<br \/>\nImmagino ci siano parecchie resistenze nella raccolta dei dati.<br \/>\nSi, si sono state per il passato ma un investimento in questo senso sarebbe davvero necessario e credo che ora le comunit\u00e0 sarebbero pi\u00f9 disponibili e pi\u00f9 strutturate per sostenere lo sforzo che nella nostra esperienza \u00e8 stato davvero utilissimo anche per adeguare la nostra modalit\u00e0 di lavorare.<br \/>\nUna domanda politica: gli attuali orientamenti sulle tossicodipendenze. Sembra si sia molto portati all\u2019 investimento su progetti di comunit\u00e0, piuttosto che ai trattamenti pubblici dei SERT. Vi sentite pi\u00f9 garantiti oppure no? E che ricaduta ha sulle comunit\u00e0?<br \/>\nHo letto un articolo che parlava della grossa enfasi su poche comunit\u00e0 che non hanno a che fare con il pubblico, mentre c\u2019\u00e8 un ostile silenzio sul 90% delle altre comunit\u00e0, che tra l&#8217;altro collaborano con i SERT. Tu come vivi questo momento?<br \/>\nAspetto che passi perch\u00e9 spesso il nostro settore \u00e8 sottoposto alle molte parole della politica e dei media. Le politiche delle tossicodipendenze non hanno mai condizionato pi\u00f9 di tanto chi operava ogni giorno nel settore. La cosa che mi fa paura \u00e8 la valorizzazione che questo governo fa degli interventi comunitari che ghettizzano i tossicodipendenti. Mentre non valorizzano il sistema integrato che ormai \u00e8 consolidato, valorizzano il privato che, ora come una volta, rinchiude i tossici, li toglie dalle strade dalla vista di tutti e cos\u00ec si pu\u00f2 non affrontare veramente il problema.<br \/>\nLa classica politica dell&#8217;esclusione.<br \/>\nIo sono molto preoccupata per tutto il nostro settore, non solo per gli ambiti della tossicodipendenza, in egual modo \u00e8 affrontato il problema dell\u2019 immigrazione, teniamo le colf perch\u00e9 fanno comodo, teniamo solo gli immigrati che lavorano e per quando lavorano . Il resto non ci interessa, la loro vita, le loro famiglie\u2026. La scelta che si \u00e8 fatta \u00e8 di sostenere coloro che hanno la minima di pensione ma per quelli che non hanno nemmeno quella non c\u2019\u00e8 un pensiero\u2026esistono solo se sono funzionali. Poi la sussidiariet\u00e0 si propone non ci trova d\u2019accordo: l\u2019intento \u00e8 quello di delegare completamente al privato, ed in particolare al terzo settore, tutto il mondo dell\u2019emarginazione che quindi non \u00e8 pi\u00f9 un problema di chi ha la responsabilit\u00e0 politica di governo. Questa delega non ci piace, noi vorremmo interagire ognuno mantenendo il suo ruolo. La dichiarazione fatta circa le comunit\u00e0 che dovrebbero essere autonome ed autosostenersi con il lavoro degli ospiti fa molta paura: allora il trattamento si riduce a far lavorare i tossicodipendenti. Sembra quasi che il nostro ruolo di educatori si stia emancipando verso la managerialit\u00e0, una managerialit\u00e0 tra l\u2019altro molto particolare che prevede l\u2019utilizzo di manodopera gratuita. Se andiamo avanti cos\u00ec dovremo di nuovo ricorrere alle beneficenze per poter aiutare chi \u00e8 in situazione di difficolt\u00e0!<br \/>\nSai, viviamo in una societ\u00e0 fondata sul lavoro. Il vero e unico valore che in questa societ\u00e0 non viene messo in discussione \u00e8 il lavoro. Nel momento in cui qualcuno lavora \u00e8 incluso, tutti quelli che non possono lavorare sono esclusi e sono a rischio di emarginazione. Questa \u00e8 la norma di questa societ\u00e0. Il lavoro normalizza, riabilita, guarisce.<br \/>\nNoi alla Rupe pensiamo che il lavoro sia importantissimo; non rifiutiamo il concetto di far lavorare gli ospiti anzi, ma questo deve essere orientato alla ergoterapia, alla formazione professionale e ci deve anche essere lo spazio per fare altro, molto altro. Il lavoro \u00e8 uno strumento terapeutico, spesso \u00e8 subito, vissuto dagli ospiti come punizione ma certamente si pu\u00f2 uscire da questa situazione mortificante.<br \/>\nTi faccio una domanda provocatoria. A volte, certi programmi classici delle comunit\u00e0 sembra lavorino per ristrutturare la personalit\u00e0 deviante del tossicodipendente secondo il modello normativo, valoriale dei gestori. Certamente questo pu\u00f2 consentire al soggetto di uscire da una condizione che l\u2019 ha portato a fare della sua vita qualcosa di rovinoso, ma a volte significa anche appiccicargli addosso un cappotto che non \u00e8 suo. Tu come la vedi questa cosa? E\u2019 un rischio che le comunit\u00e0 continuano a produrre oppure no? Oppure davvero in questa diversificazione di risposte, che \u00e8 il tentativo di far trovare ad ognuno il suo vestito e la sua modalit\u00e0 di muoversi nel mondo, le comunit\u00e0 si sono un po\u2019 affrancate anche da un modello valoriale che \u00e8 : bisogna essere cos\u00ec per poter vivere nella societ\u00e0, per poter essere brave persone, per fare qualcosa di buono nella propria vita?<br \/>\nSecondo me, la situazione politica attuale pu\u00f2 farci tornare indietro rispetto al percorso che \u00e8 stato fatto; 80% delle reti trattamento residenziale garantisce la ricerca del proprio vestito; l\u2019 altro 20% costruisce il vestito e dice che il vestito \u00e8 uno solo.<br \/>\nIo sono convinta che per alcune persone \u00e8 indispensabile accompagnare anche ad una scelta particolare di vita ma la maggior parte dei nostri ospiti hanno la possibilit\u00e0 di scegliere il loro futuro di reinserirsi sociale.<br \/>\nPer certe persone che hanno un\u2019 identit\u00e0 che li ha portati nel vuoto e nella disperazione ed hanno un\u2019 identit\u00e0 cos\u00ec fragile, mettergli addosso un vestito che non sar\u00e0 neanche il suo, ma almeno \u00e8 uno gli consente di rifarsi una vita ..Ma non si pu\u00f2 concepire un mondo in cui c\u2019 \u00e8 un vestito unico per tutti. Quello che noi vediamo \u00e8 che a volte quel vestito va bene solo se sta in un determinato contesto, dove tutti rinforzano quell\u2019 identit\u00e0 l\u00ec. Nel momento in cui tu esci fuori con l\u2019 offerta della variet\u00e0 di identit\u00e0 con cui tutti noi giochiamo, uno poi si spezza.<br \/>\nSono d\u2019accordo.<br \/>\nAvevo un\u2019 altra domanda sulle famiglie: quanto si riesce a prendere in carico le famiglie nei trattamenti residenziali?<br \/>\nInnanzitutto bisogna dire che le famiglie, ora, non ci sono pi\u00f9. Le persone che arrivano in comunit\u00e0 hanno circa 30 anni, hanno vissuto ormai lontani dalla famiglia per del tempo, molti dei nostri alla Rupe sono loro stessi famiglia. Tieni conto che abbiamo lavorato tanti anni con le famiglie, investendo moltissimo e ci siamo accorti che non si pu\u00f2 lavorare con tutte le famiglie, bisogna prevedere investimenti mirati, con quelle che ci vogliono o ci riescono a stare, in altri casi bisogna avere il coraggio di dire che si lavora a prescindere dalla famiglia. Chi fa trattamento comunitario difficilmente pu\u00f2 assumersi completamente anche le problematiche della famiglia. Ci si riesce se c\u2019\u00e8 bisogno di poco, se sono sul territorio\u2026.; per gli interventi complessi bisogna fare l\u2019invio ad altri (i loro Sert ad es). Io credo che oggi, per la maggior parte, convenga trattare il tossicodipendente, che \u00e8 un adulto, e creargli una situazione di emancipazione e affrancamento dalla famiglia.<br \/>\nSi, al limite lavori sui vincoli interni, non tanto su quelli esterni<br \/>\nC\u2019\u00e8 da tener conto che influisce anche il fatto che noi ora abbiamo meno chances con le famiglie, all\u2019 inizio eravamo vissuti come dei salvatori, c\u2019 era molto pathos da parte delle famiglie nei confronti di chi gestiva le comunit\u00e0; adesso siamo vissuti come una casa di cura, siamo professionisti, si vive pi\u00f9 distacco anche nelle situazioni in cui le situazioni iniziali non sono cambiate (alcuni responsabili vivono ancora in comunit\u00e0 con le loro famiglie ma l\u2019immaginario \u00e8 comunque cambiato).<br \/>\nC\u2019\u00e8 meno senso di appartenenza?<br \/>\nS\u00ec. Noi adesso per molte famiglie siamo come un SERT. Ovviamente questo non \u00e8 squalificante per il servizio pubblico ma, in molti casi, non tiene conto della scelta motivazionale e di condivisione che in alcune comunit\u00e0 \u00e8 ancora ben presente.<br \/>\nBene Teresa, ho finito le domande. E&#8217; stato un piacere questa chiacchierata. Ci vediamo la prossima settimana al CTT della riduzione del danno.<br \/>\nVieni a bere un caff\u00e8 su in Comunit\u00e0?<\/p>\n<p>Come si fa a rinunciare a un classico dell&#8217;ospitalit\u00e0 comunitaria?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Teresa Marzocchi,<br \/>\nresponsabile della comunit&agrave; di accoglienza &ldquo;La rupe&rdquo; di Sasso Marconi (Bo)<br \/>\nDavide: L&#8217;occasione dell&#8217;intervista &egrave; la costruzione di un numero<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3594,3593],"edizioni":[29],"autori":[193],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3688],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/286"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=286"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/286\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5780,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/286\/revisions\/5780"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=286"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=286"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=286"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=286"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=286"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=286"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=286"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=286"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=286"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}