{"id":2869,"date":"2020-08-30T22:25:08","date_gmt":"2020-08-30T20:25:08","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2869"},"modified":"2025-10-08T09:33:07","modified_gmt":"2025-10-08T07:33:07","slug":"1-diventare-organismi-ricettivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2869","title":{"rendered":"1. Diventare organismi ricettivi"},"content":{"rendered":"<p>di Martina Gerosa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Le statistiche dicono che il numero di donne uccise in Italia \u00e8 stabile, non ci sarebbero indicazioni di aumenti improvvisi. E dunque le donne morte in questi giorni sotto i colpi di uomini assassini sono state colpite da un\u2019insolazione o sono danni collaterali di un\u2019estate particolarmente calda. Non amo le statistiche, perch\u00e9 penso che anche una sola persona ha diritto di vivere, e ha un nome, un volto, una storia. Ma come uomo sono colpito da quanto leggo, da quanto vedo. Proprio perch\u00e9 ho sempre amato le donne, moltissimo, e continuo anche adesso, che ho superato i sessant\u2019anni. Tranquilli, sono fedele per natura, e non sto parlando solo di passione amorosa, ma proprio di amore per le donne, che hanno riempito la mia vita di colori, di emozioni, di episodi, di condivisione, di speranze, di battaglie, di risate, di malinconia, di dolore, di gioia, di cose concrete da fare insieme, giorno dopo giorno.<br \/>\nNon mi \u00e8 mai passato per la testa di usare violenza fisica nei confronti di una donna, e non perch\u00e9 vivo in sedia a rotelle. Potrei riuscirci anche da qui, su questo non ho dubbi. \u00c8 proprio perch\u00e9 l\u2019idea di possesso, di propriet\u00e0 sulla donna, non mi appartiene, non fa parte del mio bagaglio di viaggio nell\u2019esistenza. So di non possedere del tutto neanche me stesso, dal momento che il corpo non sempre risponde ai comandi del cervello o del cuore. Figurarsi se posso immaginare una sorta di dominio su un essere diverso da me. Io amo la relazione, la curiosit\u00e0, la diversit\u00e0 di approccio, la possibile convergenza di saperi e di istinti, la piacevolezza dell\u2019aspetto, la freschezza mentale, la spregiudicatezza, l\u2019imprevedibilit\u00e0, l\u2019estro interiore, la tenacia, la concretezza, la tenerezza, la fragilit\u00e0, la forza, la resistenza delle donne.<br \/>\nLe donne non si riposano mai, o quasi. E spesso sono proprio le giornate della solitudine, quelle che coincidono con la fine dell\u2019anno o con il Ferragosto, a risultare le pi\u00f9 pericolose per la loro incolumit\u00e0, perch\u00e9 gli uomini non accettano di rimanere da soli, si portano questa tara fin da bambini, da quando cercavano di infilarsi nel lettone, fra mamma e pap\u00e0. Le donne sono molto pi\u00f9 indipendenti, anche nella sofferenza. Ecco perch\u00e9 mi piacerebbe che il Ferragosto venisse dedicato a loro, alle nostre compagne di vita. Una giornata del rispetto e dell\u2019amore, senza bisogno di cerimonie o di gesti retorici, ma solo di un pensiero collettivo. Un pensiero capace di raggiungere le menti bacate degli uomini capaci di violenza. E comunque un pensiero che renda merito alla presenza delle donne, fondamentale nella nostra vita. Buon Ferragosto, amiche e compagne.<br \/>\n(Franco Bomprezzi, \u201cDedichiamo il ferragosto alle donne\u201d)<br \/>\n[Testo apparso il 13 agosto 2013 su FrancaMente, blog di Franco Bomprezzi su Vita.it [<a href=\"http:\/\/blog.vita.it\/francamente\/2013\/08\/13\/dedichiamo-il-ferragosto-alle-donne\">http:\/\/blog.vita.it\/francamente\/2013\/08\/13\/dedichiamo-il-ferragosto-alle-donne<\/a>] <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ricordo come fosse ieri il giorno dello speciale flash mob di Reatech a Milano, sul finire di settembre 2013, quando Franco e io ci trovammo fianco a fianco in piazza per i diritti delle persone con disabilit\u00e0. Fu allora che gli parlai la prima volta della vicenda in cui mi ero imbattuta, per cui stavo cercando come un segugio qualsiasi traccia mi portasse a capire come affrontare e gestire situazioni di donne con disabilit\u00e0 vittime di violenza.<br \/>\nIl saggio amico mi parl\u00f2 allora di Simona Lancioni del Gruppo Donne UILDM: \u201clei sta facendo una ricerca accurata di ci\u00f2 che esiste in Italia sul tema\u201d, cos\u00ec mi disse.<br \/>\nSimona \u2013 che poi sarebbe diventata una grande amica \u2013 l\u2019avrei conosciuta due mesi dopo tra Firenze e Siena, a Empoli, al convegno di presentazione del progetto dello sportello Aurora dedicato al tema della violenza sulle donne con disabilit\u00e0 curato da Rosalba Taddeini e le straordinarie donne dell\u2019associazione Frida di San Miniato con l\u2019AIAS di Empoli. Della \u201cviolenza silenziosa sulle donne con disabilit\u00e0\u201d e dello stesso progetto Aurora Franco aveva raccontato sul finire d\u2019agosto sulla testata Superando, di cui era direttore.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In mezzo, in occasione del Ferragosto, Franco aveva scritto il bellissimo, commovente inno d\u2019amore dedicato alle donne troppe volte vittime di violenza che, a distanza di due anni, in una nuova calda estate, ripropongo sentendo forte la presenza del nostro \u201ccavaliere ruotante\u201d nell\u2019assenza.<br \/>\nQuesta monografia di HP-Accaparlante la dedichiamo all\u2019amico e compagno di strada Franco Bomprezzi, che sarebbe stato con noi a moderare il workshop nazionale \u201cDonne con disabilit\u00e0: inventare e gestire percorsi di uscita dalla violenza\u201d tenutosi il 1\u00b0 dicembre 2014, se la malattia non l\u2019avesse costretto a dare forfait, fino all\u2019ultimo credette infatti di potercela fare, a essere presente in un\u2019iniziativa di cui sentiva la grande importanza.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle idee e delle esperienze che sono state condivise in quell\u2019occasione, raccolte ora in questa monografia, \u00e8 stato fondamentale \u201cincontrarsi\u201d, da ogni parte d\u2019Italia, per condividere, mettere in comune ci\u00f2 che \u00e8 stato detto (molto) e fatto (poco) nel nostro Paese per le persone con disabilit\u00e0 vittime di violenza.<br \/>\nDa dove ha origine questo workshop?<br \/>\nAlla mia domanda \u201cDove si pu\u00f2 orientare una donna con disabilit\u00e0 vittima di violenza?\u201d rivolta a una moltitudine di esperti (psicologi, assistenti sociali, medici, ricercatori e formatori\u2026) da cui mi sarei aspettata chiari suggerimenti per l\u2019azione, per mesi ho ricevuto di tutta risposta un imbarazzante silenzio.<br \/>\nMa come mai questo mio nuovo interesse di ricerca? Nel 2013, a primavera inoltrata, era ormai gi\u00e0 quasi estate, ricevetti un messaggio come in una bottiglia gettata nell\u2019oceano di internet da una giovane donna che manifestava sofferenza per la condizione in cui viveva tra le mura domestiche. Dapprima non diedi pi\u00f9 di tanto peso alla sua richiesta di aiuto, che via via, attraverso uno scambio di messaggi sempre pi\u00f9 fitto ho avvertito come impellente.<br \/>\nSe sulle disabilit\u00e0 ero competente sia a livello di esperienza che di conoscenza, anche scientifica (era questo il motivo per cui mi aveva intercettata), di violenza di genere io non sapevo fino a quel momento nulla. Sapevo solo che troppo spesso tra le notizie dei media ce n\u2019\u00e8 una che racconta di un atto efferato di violenza sulle donne, ma non avendola mai percepita come realt\u00e0 vicina, tra le tante sofferenze del mondo non me ne ero mai fatta carico.<br \/>\nQuesta volta la violenza sulle donne bussava alla porta del mio cuore e della mia intelligenza.<br \/>\nLa violenza combinata con la disabilit\u00e0 \u00e8 davvero micidiale: di una matassa gi\u00e0 normalmente complessa da districare diventa ancora pi\u00f9 difficile trovare il bandolo.<br \/>\nL\u2019informazione sul tema della violenza di genere nella societ\u00e0 \u00e8 sempre poco fluida, condizionata da molti stereotipi, figuriamoci cosa possa accadere in presenza di disabilit\u00e0. Ho focalizzato inoltre un primo problema quasi banale, che ho iniziato a sollevare in ogni occasione mi si presentasse: numeri di telefono e sportelli possono non essere mezzi sufficienti per garantire l\u2019accessibilit\u00e0 dei servizi antiviolenza, anzi in certi casi possono essere barriere.<br \/>\nLa prima persona con cui ho trovato il modo di confrontarmi sul tema a cuore aperto \u00e8 stata Giovanna Di Pasquale del Centro Documentazione Handicap di Bologna. Possibile che non ci fossero punti di riferimento nei nostri territori, per poter affrontare la situazione della giovane donna con i mezzi e le competenze necessari?<br \/>\nNell\u2019autunno 2013, a Milano, Corvo Rosso, alias Furio Sandrini, filosofo e satirista, port\u00f2 \u2013supportato da Giovanna Daniele e altri \u2013 in tutte le biblioteche civiche una straordinaria mostra di ben novantanove tavole: \u201cNo al silenzio! Basta violenza sulle donne\u201d a cui si accompagnarono incontri ed eventi, per quasi due mesi.<br \/>\nFu grazie a questa iniziativa, veramente pregevole, che trovai finalmente il bandolo della matassa. Scorrendo il programma degli eventi a cui presi parte, anche solo per capire di pi\u00f9 del tema che stava prendendo la mia mente oltre che il mio cuore, ne trovai uno in cui sarebbe stato presentato il progetto Aurora dedicato alla violenza sulle donne con disabilit\u00e0! Determinante per me, per comprendere ci\u00f2 che stavo osservando, \u00e8 stato scoprire il famoso schema, mai visto prima di allora, \u201cLa ruota del potere e del controllo\u201d del progetto Duluth nel Minnesota (Stati Uniti). Tutte le donne fin da ragazze a mio parere dovrebbero conoscerlo.<br \/>\nUno degli incontri che mi colp\u00ec maggiormente fu con la dottoressa Nadia Muscialini di Soccorso Rosa. La stessa dottoressa che avrei ritrovato qualche mese dopo, nel febbraio 2014, a un incontro della Rete Antiviolenza del Comune di Milano in occasione del 3\u00b0 Forum delle Politiche sociali. Il centro antiviolenza Soccorso Rosa dell\u2019Ospedale San Carlo \u00e8 stato, insieme a Cascina Biblioteca, l\u2019approdo sicuro per la giovane donna che seguivo, dopo mesi di travagliate ricerche.<br \/>\nPer affrontare la violenza sulle persone con disabilit\u00e0 non bastano pi\u00f9 solo le ricerche che dimostrano, insieme ai pi\u00f9 recenti dati Istat, che il fenomeno \u00e8 molto grave, colpendo da 4 a 6 individui su 10 contro i 3 su 10 tra i cosiddetti normodotati.<br \/>\n\u00c8 tragico pensare oggi che, un anno dopo, sia stato praticamente annientato un servizio come Soccorso Rosa, che tra tutti \u00e8 stato l\u2019unico, insieme a Cascina Biblioteca e a un paio di altre importanti realt\u00e0 del non profit, ad aprirsi a una richiesta di aiuto tanto particolare.<br \/>\nGrazie a un\u2019elevata capacit\u00e0 di attenzione e intelligenza, flessibilit\u00e0 mentale e creativit\u00e0 fuori dal comune e soprattutto un grande cuore da parte degli operatori, a Milano \u2013 in un contesto politico favorevole, pur in presenza di difficolt\u00e0 legate alle rigidit\u00e0 burocratiche \u2013 una rete di persone ha saputo attivarsi in modo da costruire un possibile percorso di fuoriuscita dalla violenza per una persona con disabilit\u00e0 al di l\u00e0 di schemi, procedure e regole, anche col fondamentale supporto dei saperi e delle esperienze che contemporaneamente si sviluppavano altrove in Italia.<br \/>\nCome diffondere la conoscenza sul fenomeno della violenza sulle persone con disabilit\u00e0 e rendere possibili percorsi innovativi ed efficaci ovunque e sempre?<br \/>\nL\u2019auspicio \u00e8 che questa monografia che raccoglie contributi su questi temi cos\u00ec raramente approfonditi e condivisi, venga portata laddove ci siano persone con mente e cuore aperti, il famoso organismo ricettivo di cui scrisse Simone Weil ne La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l\u2019essere umano (SE, Milano, 1990):<br \/>\nUn organismo ricettivo, cio\u00e8 persone il cui compito primo, la cui prima preoccupazione sia quella di discernere i pensieri latenti, i bisogni latenti, e di comunicarli\u2026<br \/>\nPer un simile compito \u00e8 indispensabile un interesse appassionato per gli esseri umani, chiunque essi siano, e per la loro anima; una capacit\u00e0 di mettersi nei loro panni e di far attenzione ai sintomi dei pensieri inespressi, un certo senso intuitivo della storia che si sta compiendo, e la facilit\u00e0 di esprimere per iscritto sfumature delicate e relazioni complesse.<br \/>\nDate la vastit\u00e0 e la complessit\u00e0 delle cose che debbono essere osservate, si dovrebbe avere un gran numero di osservatori di questo genere; ma in realt\u00e0 ci\u00f2 \u00e8 impossibile. \u00c8 dunque urgente utilizzare a questo fine, senza eccezione, chiunque ne sia capace.<br \/>\nBuona lettura, buon lavoro e arrivederci al prossimo workshop nazionale.<\/p>\n<p><strong>Nota:<\/strong> Molti dei contributi della monografia nascono dal primo workshop nazionale \u201cDonne con disabilit\u00e0: inventare e gestire percorsi di uscita dalla violenza\u201d, realizzato in collaborazione con l\u2019Assessorato Politiche Sociali del Comune di Milano e tenutosi il primo dicembre 2014 presso la Casa dei Diritti con il patrocinio dell\u2019Associazione Italiana Disability Manager. L\u2019incontro \u00e8 stato moderato da Claudio Arrigoni, giornalista della Gazzetta dello Sport e blogger di InVisibili del Corriere della Sera. I testi sono stati raccolti grazie alla stenotipia curata da CulturAbile Onlus, che ha garantito l\u2019accessibilit\u00e0 dell\u2019evento alle persone con disabilit\u00e0 uditiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Martina Gerosa\u00a0 Le statistiche dicono che il numero di donne uccise in Italia \u00e8 stabile, non ci sarebbero indicazioni di aumenti improvvisi. E dunque le donne morte in questi giorni sotto i colpi di uomini assassini sono state colpite da un\u2019insolazione o sono danni collaterali di un\u2019estate particolarmente calda. 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