{"id":2873,"date":"2020-08-30T22:29:18","date_gmt":"2020-08-30T20:29:18","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2873"},"modified":"2025-10-08T09:36:41","modified_gmt":"2025-10-08T07:36:41","slug":"3-persone-e-modalita-della-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2873","title":{"rendered":"3. Persone e modalit\u00e0 della violenza"},"content":{"rendered":"<p>di Simona Lancioni, responsabile del centro Informare un\u2019h (<a href=\"http:\/\/www.informareunh.it\">www.informareunh.it<\/a>) di Peccioli (PI) e componente del Coordinamento del Gruppo donne UILDM<\/p>\n<p>Per riconoscere la violenza nei confronti delle donne con disabilit\u00e0 \u00e8 necessario prima di tutto contemplare mentalmente che anche le donne con disabilit\u00e0 possono essere vittime di violenza. Se a livello mentale non viene nemmeno presa in considerazione questa ipotesi, possiamo escludere che la violenza, anche quando presente, verr\u00e0 rilevata, a meno che non si manifesti in forme particolarmente eclatanti (ad esempio con percosse). Fanno da filtro alcuni pregiudizi: che la violenza possa riguardare solo donne rispondenti a certi canoni estetici (ad esempio: la donna non disabile e fisicamente attraente, escludendo anche, in modo del tutto arbitrario, che anche una donna con disabilit\u00e0 possa risultare attraente), e che essa sia una forma di espressione della sessualit\u00e0. In realt\u00e0 la violenza \u00e8 un comportamento finalizzato alla sopraffazione, e la sopraffazione si esercita pi\u00f9 facilmente nei confronti di chi \u00e8 pi\u00f9 debole, questo particolare rende le persone disabili particolarmente esposte al rischio di subire violenza. Inoltre non tutte le violenze sono di tipo sessuale, ma anche quando investono la sfera sessuale, sarebbe erroneo considerarle come espressione della sessualit\u00e0: l\u2019espressione della sessualit\u00e0 infatti implica un mettersi in relazione all\u2019altro, nella violenza invece non si cerca la relazione, ma c\u2019\u00e8 un\u2019imposizione unilaterale dell\u2019atto sessuale attraverso la forza.<br \/>\nLe donne con disabilit\u00e0 sono esposte a due tipi di violenze: uno legato al genere, l\u2019altro alla disabilit\u00e0.<br \/>\nLa violenza legata al genere si sviluppa con gli stessi meccanismi riscontrati nei casi di violenza verso qualsiasi donna, con in pi\u00f9 l\u2019aggravante che, per i casi in cui la donna abbia dei limiti di autonomia e il comportamento oppressivo sia posto in essere da chi le presta assistenza, il percorso di fuoriuscita dalla violenza risulta notevolmente pi\u00f9 complesso.<br \/>\nLa violenza legata alla disabilit\u00e0 assume connotazioni molto specifiche. Uno degli strumenti che \u00e8 stato messo a punto per descriverla \u00e8 un adattamento della \u201cRuota del potere e del controllo\u201d (la Power and control wheel: people with disability and their caregivers) che esamina la violenza all\u2019interno del rapporto tra la persona con disabilit\u00e0 e il suo (o la sua) caregiver (la persona che presta assistenza). Questo tipo di violenza pu\u00f2 essere agito anche da donne (essendo esse, almeno in Italia, le figure maggiormente impegnate nei lavori di cura), e pu\u00f2 essere rivolta anche nei confronti degli uomini. Si pensi, ad esempio, alla minaccia espressa dal caregiver di non prestare pi\u00f9 assistenza alla persona con disabilit\u00e0 se questa non soggiace al suo volere, oppure alla gestione dei beni della persona disabile come se fossero propriet\u00e0 del caregiver, o, ancora, al ricorso alla sedazione della persona disabile, non per motivi di salute, ma per alleviare il lavoro di cura.<br \/>\nSempre in relazione alla violenza legata alla disabilit\u00e0 va segnalata la particolare fragilit\u00e0 delle persone disabili (in maggioranza donne) ricoverate in strutture residenziali. In questi contesti l\u2019esposizione alla violenza \u00e8 favorita dall\u2019esorbitante asimmetria di potere\/controllo tra chi gestisce le strutture e chi vi \u00e8 ospitato\/a. Purtroppo la cronaca ci regala un triste campionario degli orrori che possono verificarsi nelle istituzioni totali.<br \/>\nLa violenza sulle donne e quella nei confronti delle persone con disabilit\u00e0 andrebbero prevenute attraverso interventi educativi volti a superare gli stereotipi di genere e a educare al rispetto delle differenze. Tuttavia, qui in Italia, diversi progetti di prevenzione della violenza promossi nelle scuole sono stati osteggiati da molti genitori e da alcuni movimenti prevalentemente, ma non solo, di ispirazione cattolica, che hanno inteso l\u2019educazione al rispetto dei generi, e dei diversi orientamenti sessuali, come \u201cpromozione dell\u2019omosessualit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><b>Misure di contrasto e di risposta<\/b><br \/>\nUna volta preso atto dell\u2019esistenza del fenomeno della violenza nei confronti delle donne con disabilit\u00e0 \u00e8 necessario pensare a delle misure di contrasto e di risposta. A questo punto si pone il problema dell\u2019accessibilit\u00e0 e dei diversi modi in cui essa andrebbe declinata: in relazione ai diversi tipi di disabilit\u00e0 (motoria, sensoriale, intellettiva), in relazione ai luoghi (ad esempio: accessibilit\u00e0 delle strutture di primo soccorso e delle strutture di accoglienza), e in relazione ai servizi (per la comunicazione, per l\u2019assistenza fisica, per il supporto a chi ha una disabilit\u00e0 intellettiva).<br \/>\nPer inventare percorsi di uscita dalla violenza occorre mettere in campo competenze relative sia alla violenza (e ai suoi meccanismi), sia alla disabilit\u00e0. Per\u00f2 occorre anche uscire da certe rigidit\u00e0: non \u00e8 detto che la risposta pi\u00f9 adatta a una donna con disabilit\u00e0 vittima di violenza sia una comune casa rifugio pensata per le donne che hanno subito violenza, potrebbe essere, ad esempio, una struttura pensata per le persone disabili. Non \u00e8 detto che chi agisce violenza sia sempre un uomo, n\u00e9 che la vittima di violenza sia sempre e necessariamente la persona disabile e non, sempre ad esempio, la <i>caregiver<\/i> schiavizzata dalla persona con disabilit\u00e0 di cui si prende cura. Per le donne impegnate nella lotta alla violenza sulle donne ipotizzare che anche le donne possano essere autrici di violenza nei confronti delle persone con disabilit\u00e0 non \u00e8 un\u2019acquisizione semplice da elaborare. Ma l\u2019onest\u00e0 intellettuale impone di tenere aperta la mente a tutte le possibilit\u00e0, anche quelle pi\u00f9 scomode e dolorose per noi.<\/p>\n<p>Molta documentazione d\u2019interesse \u00e8 raccolta nella pagina dedicata al tema della violenza contro le donne curata dal Gruppo donne UILDM<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Simona Lancioni, responsabile del centro Informare un\u2019h (www.informareunh.it) di Peccioli (PI) e componente del Coordinamento del Gruppo donne UILDM Per riconoscere la violenza nei confronti delle donne con disabilit\u00e0 \u00e8 necessario prima di tutto contemplare mentalmente che anche le donne con disabilit\u00e0 possono essere vittime di violenza. 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