{"id":2875,"date":"2020-08-30T22:31:34","date_gmt":"2020-08-30T20:31:34","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2875"},"modified":"2025-10-08T09:38:08","modified_gmt":"2025-10-08T07:38:08","slug":"4-il-soccorso-rosa-quando-le-linee-guida-necessitano-di-innovazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2875","title":{"rendered":"4. Il Soccorso Rosa: quando le linee guida necessitano di innovazione"},"content":{"rendered":"<p>di Nadia Muscialini, presidente Soccorso Rosa Onlus, gi\u00e0 responsabile Centro antiviolenza ospedaliero presso AO San Carlo Borromeo di Milano (<a href=\"http:\/\/www.soccorsorosa.net\/\">www.soccorsorosa.net<\/a>)<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Cerco di portare il mio contributo parlando di quello che \u00e8 il lavoro all\u2019ospedale e di ci\u00f2 che ho capito di questo tema durante gli anni passati ad assistere donne e vittime di violenza domestica. L\u2019ospedale \u00e8 un luogo molto particolare; \u00e8 un luogo di sofferenza dove arriva gente malata, spesso in situazioni di emergenza e dove \u00e8 necessario nella maggior parte dei casi agire in fretta, subito; l\u2019ospedale \u00e8 un posto di complessit\u00e0 perch\u00e9 vi accedono anche situazioni che non sono prettamente sanitarie, spesso ai problemi sanitari sono associati anche problemi sociali o di altro tipo.<br \/>\nL\u2019ospedale \u00e8 per\u00f2 anche un luogo di speranza e innovazione, e credo che queste due parole, insieme a creativit\u00e0, siano fondamentali per affrontare questo tema.<br \/>\nQuando in ospedale arrivano persone con problemi clinici urgenti e complessi vi sono dei protocolli, delle linee guida da seguire, ma \u00e8 vero anche che non sempre, anzi spesso, questi protocolli, queste strade gi\u00e0 definite non possono essere percorse e i sanitari devono valutare e trovare delle strade nuove, percorsi alternativi che permettano di dare risposte a chi chiede aiuto arrivando alla struttura in situazioni di emergenza.<br \/>\nSoccorso Rosa \u00e8 un centro antiviolenza ospedaliero nato nel 2007 che nel corso degli anni ha avuto modo di accogliere donne portatrici di diversi tipi di disabilit\u00e0.<br \/>\nDi solito le donne seguite dal team di Soccorso Rosa non vengono in prima battuta al Centro antiviolenza, ma accedono alla struttura ospedaliera perch\u00e9 hanno problemi di salute e necessitano di cure mediche; grazie al fatto che nella maggior parte dei casi i sanitari non si fermano alle problematiche cliniche, ma approfondiscono anche quella che \u00e8 la vita di una persona, ci sono arrivate cos\u00ec segnalazioni di donne portatrici di disabilit\u00e0 vittime di violenza domestica, impossibilitate a fuggire a causa delle loro difficolta e per questo costrette a subire terribili maltrattamenti.<br \/>\nPer questo genere di utenti non ci sono linee guide da seguire, ma per fortuna si incontra sempre qualcuno che \u00e8 disposto a fare innovazione e a sperimentare strade nuove. Le vittime di violenza domestica hanno sempre situazioni complesse che necessitano di interventi multidisciplinari e interistituzionali. La presenza di qualche disabilit\u00e0 rende tali approcci ancora pi\u00f9 complessi, per cui spesso \u00e8 necessario avere il coraggio di inoltrarsi in sentieri inesplorati dove ti confronti con pregiudizi e resistenze.<br \/>\n\u00c8 capitato infatti che per donne in carico ai servizi competenti e con certificazioni di invalidit\u00e0, la problematica della violenza e maltrattamenti venisse negata o posta in secondo piano.<br \/>\nCi sono tempi pi\u00f9 lunghi, modalit\u00e0 di comunicazione diverse per occuparsi di persone portatrici di qualche tipo di disabilit\u00e0.<br \/>\nVorrei quindi a questo punto portare un esempio esemplificativo sia di questo concetto sia del nostro modo di procedere che deve essere necessariamente flessibile, individualizzato e creativo.<\/p>\n<p><b>La storia di K.<br \/>\n<\/b>K., 39 anni, anche se ne dimostrava molti di pi\u00f9, aveva una disabilit\u00e0 cognitiva di natura organica probabilmente congenita e presentava evidenti dismorfismi.<b><br \/>\n<\/b>Pur non essendo completamente autonoma, se assistita e affiancata adeguatamente, era in grado di vivere da sola e di fare la maggior parte delle cose necessarie alla gestione della vita quotidiana. <b><br \/>\n<\/b>K. viveva con il marito, altra persona portatrice di serie disabilit\u00e0 e in carico ai servizi sociali e sanitari di competenza.<b><br \/>\n<\/b>La donna aveva anche un grave diabete che a causa di valori glicemici peggiorati in maniera repentina e importante aveva spinto i sanitari ad approfondire con ricoveri in <i>day hospital<\/i> la situazione clinica fino ad allora sotto controllo. I valori della glicemia fino a quel momento erano stai tenuti sotto controllo dalle indicazioni dietetiche che i sanitari avevano spiegato con cura alla donna e che lei era in grado di gestire a domicilio.<br \/>\nDurante i ricoveri in day hospital dove si fornivano a K. pasti adeguati si riscontr\u00f2 che i parametri incriminati erano tornati a livelli normali: a questo punto l\u2019infermiera sensibile e attenta che affiancava la donna decise di approfondire con la donna e cos\u00ec riusc\u00ec a farsi raccontare ci\u00f2 che accadeva a casa. L\u2019infermiera scopr\u00ec, osservandola, che il corpo di K. era ricoperto di bruciature ed ematomi.<br \/>\nK. le raccont\u00f2 dietro le sue delicate richieste che il marito le spegneva addosso le sigarette, che faceva la spesa comprando nutella, pizze e altri alimenti che lei non poteva mangiare, inducendo cos\u00ec rialzi importanti della glicemia e anche il coma glicemico.<br \/>\nK. grazie a indicazioni dell\u2019infermiera aveva imparato a scappare di casa, con il suo cane, ogni volta che il marito cercava di aggredirla. Andava al parco vicino a casa dove poteva passare anche tutta la notte per evitare i maltrattamenti del marito, che le sottraeva anche i soldi della pensione per procurarsi alcool e sigarette.<br \/>\nL\u2019infermiera ci chiam\u00f2, approfondimmo e cercammo di capire come intervenire perch\u00e9 la donna non rientrava nei parametri usuali delle nostre procedure: K. non era in grado di fare denuncia da s\u00e9 e, avendo noi l\u2019obbligo di segnalazione come pubblici ufficiali, scrivemmo all\u2019ufficio della Procura della Repubblica dedicato alle fasce deboli. Successivamente abbiamo dovuto inventarci una serie di percorsi alternativi a quelli usuali al fine di riuscire a offrirle protezione e assistenza.<br \/>\nIntanto, nonostante l\u2019abitazione fosse intestata alla donna e lei era in grado di occuparsi di s\u00e9 oltre che della casa, l\u2019assistente sociale del territorio propose come prima cosa un suo inserimento in comunit\u00e0, impossibile per\u00f2 con il suo cagnolino che rappresentava per la donna un affetto troppo importante per separarsene.<br \/>\nSe avessimo dovuto attenerci in maniera rigida ai protocolli che avevamo attivi per le vittime, non saremmo riuscite a darle aiuto.<br \/>\nAd esempio K. non era in grado di agire autonomamente su questioni pi\u00f9 complesse della sua routine quotidiana e cos\u00ec quando fu convocata dal medico legale per la valutazione delle lesioni, convocazione che la spavent\u00f2 molto, non era in grado di andarci autonomamente, cos\u00ec concordammo con il medico legale che per la valutazione medico-legale sarebbe venuta lei in ospedale, luogo conosciuto. Accogliemmo il medico inviato dalla Procura nei nostri locali e facilitammo anche la visita.<br \/>\nIn questo caso abbiamo adattato le consuete procedure per le vittime di violenza domestica ai bisogni e alle capacit\u00e0 della signora.<br \/>\nI problemi pi\u00f9 grossi riscontrati nella gestione del caso di K. ci vennero dai servizi sociali che avevano in carico sia lei che il marito. Ignorando completamente le nostre indicazioni, del Pubblico ministero e dell\u2019avvocato che difendeva la donna, l\u2019assistente sociale che seguiva il marito insisteva \u2013 dopo che era stato dimesso da una comunit\u00e0 terapeutica (dal momento che <i>faticava<\/i> a trovare una collocazione residenziale per l\u2019uomo) e nei confronti del quale era stato emesso un decreto di allontanamento per proteggere la donna \u2013 che K. accettasse il suo collocamento presso la casa coniugale, chiedendo per altro a K. di continuare a offrire assistenza al marito.<br \/>\nLa povera donna, incapace di dire di no, si sarebbe cos\u00ec trovata ad assistere al proprio domicilio il l\u2019uomo da cui subiva maltrattamenti e che grazie all\u2019intervento celere del magistrato aveva ricevuto un ordine di allontanamento.<\/p>\n<p><b>Dai diritti sulla carta alle opportunit\u00e0 di cura<br \/>\n<\/b>La mia riflessione pi\u00f9 generale \u00e8 la seguente: per la risoluzione di problemi nuovi \u00e8 necessario dotarsi di creativit\u00e0 e innovazione e, nel caso specifico della protezione e dell\u2019accoglienza delle vittime, anche di una grande umanit\u00e0.<br \/>\nSebbene la nostra societ\u00e0 sia per legge una societ\u00e0 in cui ognuno ha diritto a considerarsi uguale agli altri, vi sono alcune situazioni in cui nella realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec e non si pu\u00f2 esercitare concretamente questo diritto all\u2019uguaglianza, come del resto ci ricorda la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilit\u00e0: se non esistessero discriminazioni non ci sarebbe stata la necessit\u00e0 di promulgarla.<br \/>\nCredo che debba essere impegno di tutti noi fare in modo che i diritti sanciti sulla carta possano tramutarsi in vere opportunit\u00e0 di cura. Credo che le istituzioni, nate per rispondere a dei bisogni, sono fatte di persone e la differenza nel funzionamento delle organizzazioni la fanno le singole persone: ognuno di noi quindi deve agire concretamente affinch\u00e9 un diritto esistente sulla carta si trasformi in possibilit\u00e0 reale di uguaglianza.<br \/>\nLe organizzazioni inoltre dovrebbero collaborare una con l\u2019altra e questo dovrebbe essere l\u2019obiettivo anche di quelle deputate all\u2019assistenza di vittime di violenza o di persone portatrici di disabilit\u00e0.<br \/>\nSono da trovare delle strade percorribili per far uscire dalle storie di violenza le donne, nonostante la disabilit\u00e0 congenita o causata dalla violenza stessa!<br \/>\nQuando giungono a Soccorso Rosa delle donne disabili che necessitano il ricovero in una struttura di protezione ci chiediamo dove collocarle perch\u00e9 sorge innanzi tutto un problema di budget.<\/p>\n<p><b>La storia di S.<br \/>\n<\/b>Per un\u2019altra donna con un ritardo cognitivo, un problema di sordit\u00e0, vittima di abusi e con una patologia organica, chiesi alle strutture di accoglienza della rete del Comune chi sarebbe stato in grado di accoglierla e gestirla con le sue difficolt\u00e0.<b><br \/>\n<\/b>Il problema pi\u00f9 grosso che abbiamo avuto per offrire assistenza a S. che aveva quattro problemi grossi evidenti, scappata in emergenza, senza avere in tasca un certificato di disabilit\u00e0 perch\u00e9 la famiglia dove venivano agiti gli abusi non l\u2019avevano mai voluto far fare, fu il fatto che essa non poteva essere presa in carico dai servizi per disabili perch\u00e9 le mancava la certificazione di invalidit\u00e0 e non poteva essere presa in carico dalle case di accoglienza della rete dei centri antiviolenza perch\u00e9 era un caso troppo complesso e quindi, a causa delle disabilit\u00e0, non gestibile all\u2019interno di quelle strutture.<b><br \/>\n<\/b>Il problema pi\u00f9 grosso era quello della presa in carico amministrativa della vittima.<br \/>\nChi pagava per l\u2019accoglienza? <b><br \/>\n<\/b>I servizi sociali per persone con disabilit\u00e0 non prendevano in carico S. perch\u00e9 la certificazione era in corso e la rete antiviolenza non la prendeva in carico perch\u00e9 impreparata a gestire un caso cos\u00ec diverso da quelli usuali.<b><br \/>\n<\/b>Inutile dire che a S., nonostante l\u2019evidenza delle sue difficolt\u00e0 e le resistenze burocratiche ad accettare queste limitazioni, qualche mese dopo \u00e8 stato riconosciuto, dalla commissione deputata, il 100% di invalidit\u00e0.<b><br \/>\n<\/b>Il punto per\u00f2 \u00e8 che per la risoluzione di questo caso cos\u00ec complesso abbiamo dovuto lottare contro le procedure delle organizzazioni poco flessibili e sclerotizzate in percorsi che non riescono a gestire la complessit\u00e0 delle vicende delle persone, e chiedere aiuto e attingere alle risorse di una comunit\u00e0 che si occupa dell\u2019accoglienza a persone con disabilit\u00e0. <b><br \/>\n<\/b>Con gli operatori della comunit\u00e0, che non erano preparati a gestire il problema dei maltrattamenti e abusi, abbiamo poi affrontato anche questo aspetto specifico che si ripercuoteva quotidianamente sulla vita quotidiana e le relazioni con l\u2019ospite.<b><br \/>\n<\/b><br \/>\n<b>Gestire l\u2019emergenza<br \/>\n<\/b>Rispetto al numero totale di casi che gestiamo all\u2019anno che sono tra i 500 e i 600, quelli delle vittime portatrici di disabilit\u00e0 sono sicuramente molto pochi, io credo soprattutto per la difficolt\u00e0 di accesso e di identificazione della violenza. Quindi non vi sono procedure e sinergie consolidate, ma mettendo insieme operatori e risorse di strutture con obiettivi completamente diversi siamo riusciti a trovare una strada che ci ha fatto fare passi da gigante nella gestione dell\u2019imprevisto e della complessit\u00e0 e ci arricchito tutti quanti.<b><br \/>\n<\/b>Ricordiamo che i beni sociali pi\u00f9 preziosi sono l\u2019amore, l\u2019amicizia e la soddisfazione di prendersi cura dei nostri cari e la stima e il rispetto dei colleghi. Credo che nel nostro essere individui e operatori socio-sanitari che hanno anche e soprattutto problemi di <i>budget<\/i> e di risorse, bisogna essere in grado di essere creativi e come con il vestito di Arlecchino cucire insieme ritagli di tessuto (risorse); dobbiamo metterci insieme per capire come unire le risorse e le specificit\u00e0 delle cure e dell\u2019assistenza delle donne vittime di violenza portatrici di qualche disabilit\u00e0.<b><br \/>\n<\/b>Finisco questo mio breve intervento citando una poesia riportata sulla copertina di un testo di Zygmunt Bauman: \u201cNon sei una monade isolata, ma una parte unica e insostituibile, non dimenticarlo, sei un elemento essenziale nel groviglio dell\u2019umanit\u00e0\u201d. Noi siamo un po\u2019 questo.\u00a0<b><br \/>\n<\/b>Credo che la differenza nel fare buona assistenza risieda nelle persone, soprattutto in coloro che si mettono in gioco in prima persona. Un altro problema per affrontare la violenza di genere, e non so se ci\u00f2 sia valido anche per il problema dell\u2019assistenza a persone con disabilit\u00e0, \u00e8 che manca un piano nazionale. La realt\u00e0, dovuta al federalismo e alla gestione dei finanziamenti da parte dei Comuni, \u00e8 che una donna, e ci\u00f2 vale anche per i minori, da Milano non pu\u00f2 trasferirsi a Torino perch\u00e9 nessuno paga la retta della struttura, dovendo stare cos\u00ec nelle sue strutture del territorio. Ma se la donna \u00e8 in fuga come si fa?<br \/>\nRelativamente alle donne vittime di violenza con disabilit\u00e0 ci troviamo in difficolt\u00e0 a gestire un collocamento di protezione in emergenza, perch\u00e9 non esistono strutture deputate ad affrontare entrambi i problemi o perch\u00e9 i servizi per disabili non si fanno carico dell\u2019inserimento in struttura per il problema della violenza. Questo solo perch\u00e9 non \u00e8 usuale ed \u00e8 un tema che non \u00e8 ancora stato affrontato sistematicamente.<br \/>\nBisogna quindi creare una rete vera che risponda ai bisogni reali delle persone. Le organizzazioni devono essere flessibili perch\u00e9 sono state fatte per rispondere ai bisogni degli individui e delle famiglie e in questo caso delle donne vittime di violenza portatrici di disabilit\u00e0.<br \/>\nQuando si riuscir\u00e0 a passare dalla sistematizzazione dei dettami di una Convenzione alla possibilit\u00e0 che gli interventi divengano dei diritti esigibili per tutti i cittadini, delle donne mancate?<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 infatti il paese delle donne mancate, degli uomini mancati, degli anziani. Come si riesce a costruire un diritto, perch\u00e9 ciascuna donna colpita da violenza possa vedersi corrisposta anche dal punto di vista amministrativo e soprattutto di costruzione di autonomia per il futuro? C\u2019\u00e8 una cosa importante, che l\u2019assessore Majorino ha detto e che ho apprezzato. Ha detto che bisogna stare moltissimo su due fronti: da una parte valorizzare la prevenzione, dall\u2019altra il sistema della presa in carico per realizzare percorsi di autonomia, di vita indipendente. Se riuscissimo a settare la politica sul fatto che si agisca su questi campi di intervento, potremmo attrezzare il sistema del welfare italiano, per dare delle risposte a donne disabili oggetto di violenza e vittime anche di altre forme di debolezza. Penso che questo debba essere l\u2019obiettivo cui debba tendere la nostra riflessione. Dalla volont\u00e0 della riflessione nasce la possibilit\u00e0 di costruire delle domande che abbiano un senso politico e chiamino le politiche pubbliche al proprio senso, veramente politico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nadia Muscialini, presidente Soccorso Rosa Onlus, gi\u00e0 responsabile Centro antiviolenza ospedaliero presso AO San Carlo Borromeo di Milano (www.soccorsorosa.net)\u00a0 Cerco di portare il mio contributo parlando di quello che \u00e8 il lavoro all\u2019ospedale e di ci\u00f2 che ho capito di questo tema durante gli anni passati ad assistere donne e vittime di violenza domestica. 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