{"id":2883,"date":"2020-08-30T22:38:22","date_gmt":"2020-08-30T20:38:22","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2883"},"modified":"2025-10-08T09:50:03","modified_gmt":"2025-10-08T07:50:03","slug":"8-donne-con-disabilita-e-discriminazione-multipla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2883","title":{"rendered":"8. Donne con disabilit\u00e0 e discriminazione multipla"},"content":{"rendered":"<p>di Rita Barbuto, Direttore DPI Italia (<a href=\"http:\/\/www.dpitalia.org\">www.dpitalia.org<\/a><i>) <\/i>e Regional Development Officer \u2013 DPI Europe (<a href=\"http:\/\/www.dpi-europe.org\">www.dpi-europe.org<\/a><i>) <\/i><\/p>\n<p>Il genere e la disabilit\u00e0 sono due dimensioni che, nelle realt\u00e0 che viviamo, quasi nessuno coniuga. Il genere che costituisce, nel bene e nel male, l\u2019elemento fondante delle culture e delle societ\u00e0 \u00e8 eclissato nel mondo della disabilit\u00e0. Questo oscuramento \u00e8 alla base, senza ombra di dubbio, delle violazioni dei diritti umani per la persona che \u00e8 donna e ha una disabilit\u00e0.<br \/>\nLa doppia discriminazione che vivono le donne con disabilit\u00e0, in quanto donne e in quanto persone disabili, \u00e8 evidente, ma \u00e8 difficile farla emergere perch\u00e9 tali donne non hanno le parole per esprimerla e denunciarla. In genere, ogni donna, per cultura e tradizione, nelle societ\u00e0 in cui viviamo, \u00e8 ingessata in un ruolo emarginante e discriminante. In particolare, la donna con disabilit\u00e0 vive in una condizione ancora pi\u00f9 difficile poich\u00e9, spesso, questo ruolo non le viene neanche riconosciuto: non \u00e8 un essere umano, non \u00e8 una cittadina, bens\u00ec un essere senza diritti, priva di sesso, corpo, intelligenza, desideri, emozioni.<br \/>\nNel relazionarsi con il mondo, la donna con disabilit\u00e0 \u00e8 continuamente esposta ad atteggiamenti e sguardi che le rimandano paura, compassione, piet\u00e0, intolleranza; reazioni, queste, che sono profondamente umilianti per il suo essere e la sua persona. Questo vuol dire non essere riconosciute, non essere visibili, in un mondo in cui l\u2019immagine femminile \u00e8 condizionata da canoni astratti di bellezza e di fascino, che induce a percepire le donne disabili delle <i>donne mancate<\/i>.<br \/>\nNell\u2019opinione comune, infatti, la donna disabile ha un corpo asessuato e privo di femminilit\u00e0. Questo corpo, proprio perch\u00e9 non desiderabile e impersonale, \u00e8 spesso oggetto di abuso (fisico, sessuale, psicologico, ecc.).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Essere invisibili, trasparenti, vuol dire non essere riconosciute come persona, nella dimensione pi\u00f9 intima e profonda della propria identit\u00e0 fisica, emotiva e di pensiero, che esiste in mezzo agli altri in una relazione di reciprocit\u00e0. I contesti familiari, scolastici, sociali, professionali, ecc. in cui vivono non consentono certo di intrecciare relazioni in cui le donne con disabilit\u00e0 possono viversi pienamente per quello che sono: cio\u00e8 donne! La donna con disabilit\u00e0, infatti, fa fatica a trovare conferme negli individui con cui interagisce; anzi \u00e8 pi\u00f9 volte esclusa ed emarginata dai suoi ambienti di vita, e questo le produce un livello di autostima molto basso che condizioner\u00e0, nel corso della sua vita, ogni suo pensiero e ogni sua azione, limitandola fortemente nelle possibilit\u00e0 di fare esperienze e di misurarsi non solo con gli altri, ma anche con se stessa. Lo stesso processo di costruzione dell\u2019identit\u00e0 della donna con disabilit\u00e0 viene minato gi\u00e0 durante i primi anni di vita quando nel contesto familiare, inconsapevolmente, non ci sono riconoscimenti per la sua femminilit\u00e0. Infatti, quando nasce una bambina, per lei \u00e8 gi\u00e0 stato disegnato, anche se inconsapevolmente, un progetto di vita, da parte dei genitori, in particolare dalla madre. Questo disegno \u00e8 un copione che si ripete da secoli: crescer\u00e0, andr\u00e0 a scuola, avr\u00e0 amici e amiche, diventer\u00e0 una piccola donna, avr\u00e0 il fidanzato, si sposer\u00e0, avr\u00e0 figli, ecc. Quando nasce una bambina con disabilit\u00e0 questo disegno viene meno e nel suo percorso di crescita si sviluppa un forte legame di dipendenza dalla figura materna. Il contenimento esclusivo della madre rischia di generare un ritorno all\u2019utero e la bambina con disabilit\u00e0 sar\u00e0 per sempre la bambina della mamma, dunque un soggetto potenzialmente privo di sessualit\u00e0 adulta. La dimensione della sessualit\u00e0, gi\u00e0 tab\u00f9 di fondo nella disabilit\u00e0, non viene qui riconosciuta, al punto che il linguaggio materno neanche la nomina! Il corpo materno che nega la sessualit\u00e0 della bambina disabile e nel contempo vive una sua sessualit\u00e0 con capacit\u00e0 generativa, \u00e8 un corpo in cui la bambina con disabilit\u00e0, diventata ormai donna, non pu\u00f2 riconoscersi, cos\u00ec da ostacolare fortemente la strutturazione dell\u2019identit\u00e0 di genere di quest\u2019ultima.<br \/>\nSolitamente, la donna viene riconosciuta in quanto tale dall\u2019altro, prima dalla madre, poi dal padre e successivamente dal partner, giungendo cos\u00ec alla definizione della sua identit\u00e0 di genere. Questo processo diventa molto pi\u00f9 complesso per la donna con disabilit\u00e0, perch\u00e9 il riconoscimento del genere qui non avviene.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Come per tutte le altre donne, anche per quella con disabilit\u00e0 il momento di scoperta del proprio corpo e della propria sessualit\u00e0 avviene durante l\u2019adolescenza. L\u2019adolescenza \u00e8 una fase molto delicata nella vita di una persona. Ci sono trasformazioni morfologiche e fisiologiche del corpo e con esse anche un\u2019esplosione di sensazioni fisiche, mai provate prima, nei confronti delle quali ognuna pu\u00f2 reagire in modo diverso, mettendo in moto dinamiche intrapsichiche e relazionali che testimoniano la crescita di una persona che da bambina sta diventando adulta. La donna con disabilit\u00e0, invece, non \u00e8 quasi mai consapevole di quanto le sta accadendo perch\u00e9 condizionata da una famiglia e da un ambiente di vita che tende a reprimere quelle emozioni che sono tipicamente femminili: \u00e8 una donna disabile che non sar\u00e0 mai moglie, madre, amante!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019esclusione sociale, di cui la donna con disabilit\u00e0 \u00e8 vittima, viene determinata non dalla sua condizione di disabilit\u00e0, ma dal forte pregiudizio, in base al quale la persona che la vive \u00e8 ritenuta incapace di contribuire attivamente a una vita sociale piena e in quanto tale improduttiva. Una persona che deve essere nutrita e lavata, ogni tanto istruita e inserita al lavoro, ma sempre in luoghi separati per non turbare l\u2019equilibrio di una societ\u00e0 che non riesce a guardare in faccia i suoi veri fantasmi.<br \/>\nL\u2019esclusione sociale \u00e8 un fenomeno che tiene le persone disabili separate in tempi e spazi che non sono quelli ordinari degli altri cittadini. Potremmo dire che esso ripropone, su un piano oggettivo esterno, un\u2019esperienza di alienazione che avviene dentro ciascun individuo ogni qual volta si trova in una situazione nuova o incontra qualcuno o qualcosa che \u00e8 altro da s\u00e9 e che non conosce. Entrare in contatto con tutto ci\u00f2 che \u00e8 nuovo spaventa e in quanto tale pu\u00f2 portare a un allontanamento dal proprio vero essere. Poich\u00e9 \u00e8 molto difficile gestire il rapporto con persone che usano un linguaggio poco intellegibile, che usano altre modalit\u00e0 di comunicazione, che si spostano con una carrozzina e cos\u00ec via \u2013 situazioni queste che rappresentano realt\u00e0 nuove con cui entrare in relazione \u2013 risulta molto pi\u00f9 facile, perci\u00f2, alienarle sul piano psichico e separarsene sul piano oggettivo.<br \/>\nLa donna con disabilit\u00e0 \u00e8 esclusa tra gli esclusi. Essa non gode di pari opportunit\u00e0 n\u00e9 rispetto alle altre donne, n\u00e9 rispetto alla categoria degli uomini disabili.<br \/>\n\u201cNell\u2019ambito del movimento delle persone con disabilit\u00e0 si \u00e8 presunta l\u2019irrilevanza del genere\u00a0cos\u00ec come irrilevanti sono stati considerati la dimensione sociale, di classe, etnica e dell\u2019orientamento sessuale. La disabilit\u00e0 viene considerata un concetto unitario che eclissa tutte le altre dimensioni. L\u2019approccio attuale rivela la tendenza a nascondere il genere nell\u2019esaminare le vite delle persone con disabilit\u00e0, trascurando di esplorare l\u2019influenza che il genere ha su di esse. In sostanza, il movimento delle persone con disabilit\u00e0 non ha\u00a0ancora riconosciuto la discriminazione multipla, determinata dalla combinazione di genere e disabilit\u00e0, sperimentata dalle donne con disabilit\u00e0, e questo ha comportato una mancanza di interesse nel progettare interventi e pratiche, politiche e azioni per soddisfare le necessit\u00e0 specifiche di queste ultime.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La radicale messa in discussione da parte delle donne del secolare predominio del genere maschile su quello femminile, che ha sovvertito l\u2019ordine simbolico che si basava sulla non uguaglianza di valore dell\u2019essere uomo e dell\u2019essere donna, e che ha prodotto la giusta condanna degli abusi e delle violenze perpetrati sulle donne, sembra non interessare e coinvolgere le donne con disabilit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il pensiero femminista continua a ignorare ed escludere le donne con disabilit\u00e0, le donne si sono unite agli uomini, senza o con disabilit\u00e0, relegandole\u00a0a un livello inferiore della loro riflessione intellettuale e politica. L\u2019impegno a veicolare un\u2019immagine di donna forte, potente, competente e attraente, \u00e8 una delle ragioni per cui le donne con disabilit\u00e0 sono escluse dal movimento femminista; infatti l\u2019immagine che si ha di loro di donne indifese, eterne fanciulle, dipendenti, bisognose e passive rinforza lo stereotipo tradizionale della donna. La donna con disabilit\u00e0 considerata da sempre non adatta a ricoprire i tradizionali ruoli di madre, moglie, casalinga e innamorata non \u00e8 altrettanto considerata adatta a ricoprire i nuovi ruoli di una societ\u00e0 in cui domina il mito della produttivit\u00e0 e dell\u2019apparenza\u201d. (Cfr. Manuale di Consulenza alla pari Da vittime della storia a protagonisti della vita, a cura di Rita Barbuto, Vincenza Ferrarese, Giampiero Griffo, Emilia Napolitano, Gianna Spinuso, Comunit\u00e0 Edizioni, p. 37).\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Le donne disabili vedono negato da pi\u00f9 parti il loro diritto a realizzarsi come donne, madri, compagne, professioniste, a causa di pregiudizi e visioni preconcette che limitano le loro scelte. Ad esempio, quando una donna disabile dice di volere un figlio, gli altri, e in primo luogo i medici, rispondono in modo allarmante poich\u00e9 ritengono che questo non sia possibile in quanto, a causa di pregiudizi atavici, la maternit\u00e0 \u00e8 realizzabile solo da una donna che sia completamente <i>sana<\/i>. Sana secondo canoni e costruzioni mentali stabiliti a priori per i quali le persone con disabilit\u00e0 sono sempre dei malati, di cui ci si deve prendere cura e che quindi non possono prendersi cura di altri, n\u00e9 tanto meno di un bambino che deve nascere, di cui gi\u00e0 si ipotizza una vita infelice. Se questo \u00e8 ci\u00f2 che si pensa, non si costruiranno mai, ad esempio, una sala parto che tenga conto dei bisogni particolari delle donne con disabilit\u00e0 e cosa peggiore \u00e8 che queste stesse donne sono state condizionate talmente da tale modo di pensare, che quasi mai osano discutere questa visione che gli altri hanno di loro, cio\u00e8 la negazione della loro possibilit\u00e0 a procreare, al punto di non essere consapevoli neanche del loro desiderio di maternit\u00e0!<br \/>\nOppure, nel caso di donne disabili che hanno realizzato il loro desiderio di essere madre, esse non sono riuscite e non riescono a vivere questo ruolo pienamente. La presenza di barriere architettoniche impedisce, infatti, alle donne di passeggiare insieme ai loro ragazzi, di accompagnarli a scuola o dal medico, di condividere quei momenti di vita che sono molto importanti in una relazione affettiva tra madre e figlio.<br \/>\nLo stesso diritto alla vita delle donne con disabilit\u00e0 \u00e8 continuamente messo in discussione. Sono loro che rischiano maggiormente a essere sottoposte a forzate pratiche eugenetiche \u2013 sterilizzazione, aborto forzato e sperimentazione medica \u2013 per la paura che possano mettere al mondo figli disabili. Sono loro che sono state e sono lasciate morire bambine, perch\u00e9 non produttive; che chiederanno di sottoporsi a morte eutanasica, perch\u00e9 le loro condizioni economiche saranno tali da non consentire di vivere una vita dignitosa.<br \/>\nRicordiamo, inoltre, quanta violenza gratuita viene fatta negli istituti, specie nei confronti di donne non in grado di rappresentarsi da sole o quanto accade in ambito medico, dove il corpo della donna con disabilit\u00e0, di solito, non viene trattato con alcuna riservatezza, ma puramente come oggetto da studiare che, molto spesso, viene esposto in video, riviste mediche, ecc. senza neanche il loro consenso. Spesso queste ragazze e donne che si trovano ad affrontare problemi fisici femminili si scontrano con pratiche violente da parte di professionisti sanitari inadeguati a relazionarsi correttamente con i loro corpi. Molte di loro, infatti, hanno trascorso gran parte delle loro vite nude, esposte agli sguardi glaciali e curiosi di coloro i quali avrebbero dovuto prendersi cura di loro e delle loro profonde intimit\u00e0.<br \/>\nPertanto, per una donna con disabilit\u00e0 diventa molto importante rivendicare i propri diritti per vivere una vita che sia degna di questo nome. \u00c8 tempo che le donne con disabilit\u00e0 acquisiscano la piena consapevolezza delle proprie potenzialit\u00e0 e della propria umanit\u00e0, attraverso cui sviluppare un senso di autostima sempre pi\u00f9 forte, per tutelare anche quelle donne che non sono ascoltate perch\u00e9 interdette e perch\u00e9 vittime di segregazioni, in una cultura che non d\u00e0 spazio a differenze.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ed \u00e8 proprio all\u2019interno di questi contesti che la donna con disabilit\u00e0 deve assumersi la responsabilit\u00e0 di agire per un cambiamento culturale, sociale, politico, ecc. in cui tutti, indistintamente, possano ritrovare quei valori etici universali che riconoscano la dignit\u00e0 dell\u2019essenziale diversit\u00e0 del genere umano.<\/p>\n<p><b>I progetti realizzati in Europa attraverso il Programma Daphne<\/b><br \/>\nDPI (Disabled Peoples\u2019 International) Italia Onlus, con una serie di ricerche realizzate grazie a 4 progetti finanziati dal programma Daphne e in partenariato con diversi paesi europei (Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Croazia, Romania e Portogallo), ha messo in evidenza che le donne con disabilit\u00e0 sono maggiormente esposte alla violenza.<\/p>\n<p><b>Progetto \u201cDisabled Girls and Women \u2013 Victims of Violence \u2013 awareness raising campaign and call for action<i>\u201d<\/i><\/b><br \/>\nAttraverso lo studio e la comparazione della legislazione nazionale dei paesi partner del progetto riguardante le donne e le persone con disabilit\u00e0 in generale e l\u2019analisi dei documenti internazionali \u00e8 emerso chiaramente la completa mancanza di attenzione ai bisogni specifici delle donne con disabilit\u00e0. Inoltre, \u00e8 stato chiaramente evidenziato che anche in Europa essere una donna con disabilit\u00e0 significa ancora oggi essere esposta a continui rischi: dalla violazione dei Diritti Umani, all\u2019esclusione sociale, alla deprivazione nella vita privata. e che le violenze fisiche, psicologiche ed emotive, subite e raramente espresse, portano le donne con disabilit\u00e0 a ripiegarsi su se stesse, non riconoscendosi n\u00e9 come persone n\u00e9 come donne.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Progetto \u201cAlba \u2013 Nuove occasioni di cura e sostegno offerte alle donne a contatto con la disabilit\u00e0\u201d<br \/>\n<\/b>Con questo progetto si \u00e8 voluto indagare la violenza che pu\u00f2 nascere all\u2019interno del contesto familiare quando \u00e8 presente una persona con disabilit\u00e0. Questa indagine si \u00e8 realizzata facendo comunicare due mondi femminili quello delle donne con disabilit\u00e0, vittime di violenza, e quello delle madri di persone con disabilit\u00e0, vittime e autrici di violenza.<b><span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/b>Una considerazione di grande rilievo \u00e8 stata l\u2019aver individuato una stretta vicinanza tra le madri e le donne, pi\u00f9 di quanto si potesse pensare. Infatti, dal lavoro svolto sia con le madri che con le donne, \u00e8 emerso che entrambe vivono grosse difficolt\u00e0 per diventare visibili nelle proprie esigenze e per vivere la propria femminilit\u00e0. Nei tre paesi (Francia, Italia e Spagna) dove \u00e8 stata condotta la ricerca \u00e8 emerso chiaramente che il mondo della disabilit\u00e0 \u00e8 permeato da atteggiamenti di non accettazione e di forte discriminazione: da un lato, le donne disabili sentono di non rispondere agli standard fissati, dall\u2019altro le madri vivono i loro figli disabili come persone che hanno disatteso le loro speranze e le loro aspettative. Le prime sono violentate nei loro diritti umani e in diversi contesti della societ\u00e0 che non le accetta per quello che sono; le seconde vivono una duplice situazione: possono essere potenziali autrici di violenza sui loro figli, allorquando non li accettano o impediscono loro un cammino di indipendenza e autonomia, ma diventano anche potenziali vittime della violenza dei loro figli o delle richieste di assistenza e presenza, fatte dai figli anche in et\u00e0 adulta.<\/p>\n<p><b>Progetto \u201cI Care\u2026 Disabled women and personal assistance against violence\u201d<\/b><br \/>\nNel progetto sono state coinvolte: donne con disabilit\u00e0, che hanno sviluppato <i>empowerment<\/i>, rispetto alla propria condizione di disabilit\u00e0, e che nella strada della emancipazione si chiedono quali percorsi attivare per ottenere <i>privacy<\/i>, cura e rispetto del proprio corpo sia da se stesse che dagli altri; assistenti personali, donne specializzate nel lavoro di cura indispensabili per una donna con disabilit\u00e0, che nell\u2019esercitare la loro professionalit\u00e0 non sempre si soffermano ad analizzare aspetti quale riservatezza e rispetto dell\u2019intimit\u00e0 e poca importanza attribuiscono al corpo e alla relazione con il corpo delle persone disabili.<br \/>\nGli obiettivi del progetto erano: sviluppare consapevolezza degli atteggiamenti e comportamenti violenti sulle donne con disabilit\u00e0 all\u2019interno di azioni di cura; raccogliere esperienze positive in questo campo; promuovere nuovi percorsi di <i>empowerment<\/i> tra donne con disabilit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 emerso chiaramente la funzione importante dell\u2019assistenza personale, come servizio fondamentale finalizzato all\u2019indipendenza e autonomia della persona con disabilit\u00e0, con l\u2019obiettivo di garantire una migliore qualit\u00e0 della vita e condizioni di pari opportunit\u00e0. Ci\u00f2 per\u00f2 rappresenta una condizione di notevole ambivalenza, in quanto il trovarsi continuamente accanto una persona vuol dire non godere pienamente di una vita privata: le assistenti a volte prendono decisioni al loro posto e di questo \u00e8 importante che se ne discuta. La ricerca ha messo in evidenza che quando questi due mondi si incontrano pu\u00f2 scatenarsi una lotta sottile, inconscia e sommersa dove in realt\u00e0 l\u2019una e l\u2019altra rincorrono lo stesso desiderio: esercitare il proprio potere per affermare la propria identit\u00e0. Questa lotta per il potere di una sull\u2019altra \u00e8 causa, molto frequentemente, di conflitti e violenze all\u2019interno di questa relazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Progetto \u201cLighthouse \u2013 Health Institutions: A Place of Violence for Women with Disabilities? An Issue of Ethics and Human Rights\u201d<\/b><br \/>\nL\u2019obiettivo fondamentale di questo studio \u00e8 stato quello di conoscere la situazione delle donne con disabilit\u00e0 in quanto utenti del sistema sanitario, cercando di far emergere le forme di violenza che esse hanno subito in alcune situazioni. Inoltre, esso intendeva essere uno strumento di lavoro per sviluppare iniziative e definire misure o linee di azione che assicurino l\u2019uguaglianza di opportunit\u00e0 alle donne con disabilit\u00e0 come per tutti gli altri cittadini, a proposito del diritto di accesso a un sistema sanitario di qualit\u00e0. Dalla ricerca \u00e8 emerso che le donne con disabilit\u00e0 all\u2019interno delle strutture sanitarie subisco: violenza fisica (la donna con disabilit\u00e0 percepisce che il suo corpo \u00e8 alla merc\u00e9 di altre persone, interessate al lato meccanico e fisiologico del suo funzionamento); violenza strumentale (l\u2019accessibilit\u00e0 alle attrezzature sanitarie, come il lettino ginecologico, la macchina per la mammografia, il lettino del dentista, le strumentazioni oculistiche, le strutture riabilitative); violenza istituzionale (legata alle procedure che caratterizzano una determinata istituzione sanitaria, vale a dire le regole su cui si basa il suo funzionamento).<\/p>\n<p><b>La situazione in Italia<br \/>\n<\/b>Non bisogna credere, errore che comunemente invece viene fatto, che in Italia la situazione sia diversa, che la condizione di vita delle donne con disabilit\u00e0 sia sicuramente migliore che in altri paesi, che la povert\u00e0 economica e culturale in cui sono segregate le donne con disabilit\u00e0 sia tipica dei paesi in via di sviluppo e che quindi non \u00e8 la condizione di un milione settecento ventuno mila cittadine italiane. Concentrandoci principalmente sui problemi della violenza e dell\u2019abuso, molto alto \u00e8 il rischio di violenza fisica e sessuale delle donne con disabilit\u00e0, la percentuale di rischio raddoppia rispetto a chi non vive tale condizione. Sono viste come un target facile. Studi effettuati nei paesi industrializzati mostrano che dal 39 al 68% di ragazze e dal 16 al 30% di ragazzi con ritardo nello sviluppo mentale saranno sessualmente abusati prima del loro diciottesimo compleanno (Cfr. Sobsey, 1994, as reported in Reynolds, 1997 cited in Rousso 2000). Donne con disabilit\u00e0 psichiatriche o che vivono in istituto sono anche ad alto rischio di violenze o abusi. Anche se una donna riesce a fuggire da una situazione violenta, pochi centri anti-violenza sono accessibili.<br \/>\nNon esiste alcun riferimento sulle donne con disabilit\u00e0 in nessuna legge emanata a favore delle donne in Italia. Soprattutto, nonostante le donne con disabilit\u00e0 siano quelle maggiormente esposte a violenze di nature sessuali, fisiche e psicologiche, non vi \u00e8 nessun riferimento a loro nella Legge n. 66 del 15 febbraio 1996<b> <\/b>\u201cNorme contro la violenza sessuale\u201d.<b> <\/b>Possiamo ipotizzare che la mancanza di riferimenti legislativi sta alla base di una completa assenza di dati relativi alle violenze a agli abusi subiti dalle donne con disabilit\u00e0 in Italia. Anche nell\u2019ultimo report <i>Violenza e maltrattamenti contro le donne<\/i> commissionato dal Ministero per i Diritti e le Pari Opportunit\u00e0 e realizzato dall\u2019Istat sulla base dei risultati dell\u2019indagine sulla sicurezza delle donne, realizzato tra gennaio e ottobre 2007, non vi \u00e8 alcun dato riguardante le donne con disabilit\u00e0.<br \/>\nLa non esistenza di dati non significa che il fenomeno non esiste. Anzi, significa che \u00e8 un fenomeno ampio e complesso che dovrebbe essere invece studiato perch\u00e9 la sua conoscenza \u00e8 essenziale per lo sviluppo, a livello istituzionale, delle politiche e dei servizi necessari per affrontarlo. Infatti, riteniamo che la mancanza di politiche e servizi a favore delle donne con disabilit\u00e0 sia alla base delle innumerevoli violenze che esse sono costrette a subire e non denunciare. Come fanno a denunciare i propri aguzzini se dipendono da loro per la propria sopravvivenza? Come fa una donna con disabilit\u00e0 che subisce violenza sessuale, fisica e psicologica a denunciare il proprio familiare da cui dipende per poter mangiare, alzarsi del letto, lavarsi e andare al bagno se non ha una propria indipendenza economica per avere una casa propria? Se non comprende che le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del familiare \u00e8 una violazione dei propri diritti umani? Come fa a denunciare l\u2019operatore da cui dipende per soddisfare i bisogni primari, se non \u00e8 consapevole della violenza a cui la sta sottoponendo, se cio\u00e8 non \u00e8 consapevole che essere strattonata, spinta e colpita fisicamente \u00e8 una violenza? Come fa a denunciare un istituzione\/struttura alla quale si rivolge nella speranza di essere accolta e protetta? <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Rita Barbuto, Direttore DPI Italia (www.dpitalia.org) e Regional Development Officer \u2013 DPI Europe (www.dpi-europe.org) Il genere e la disabilit\u00e0 sono due dimensioni che, nelle realt\u00e0 che viviamo, quasi nessuno coniuga. Il genere che costituisce, nel bene e nel male, l\u2019elemento fondante delle culture e delle societ\u00e0 \u00e8 eclissato nel mondo della disabilit\u00e0. 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