{"id":289,"date":"2009-11-04T17:05:31","date_gmt":"2009-11-04T17:05:31","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=289"},"modified":"2025-12-15T10:20:49","modified_gmt":"2025-12-15T09:20:49","slug":"l-educatore-professionale-esperienza-nella-bassa-soglia-d-accesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=289","title":{"rendered":"8. L&#8217;esperienza nella \u201cbassa soglia\u201d d\u2019accesso: un percorso tra professionale e personale"},"content":{"rendered":"<p>di Lucio Serio<\/p>\n<p>Nelle storie di un operatore che ha attraversato tutte le modalit\u00e0 di contrasto della tossicodipendenza, una testimonianza (anche cruda) della necessit\u00e0 di superare gli steccati e le opzioni<!--break--> esclusive tra di esse<br \/>\nNon \u00e8 mia abitudine scrivere e descrivere il lavoro che svolgo, se non attraverso le relazioni per i servizi, attraverso le presentazioni degli interventi, da riportare ai colleghi, e\/o ad altri servizi. In ogni caso ci prover\u00f2. Ci prover\u00f2 raccontando uno spaccato della mia esperienza professionale e personale intrisa d\u2019emozioni, di ricordi vecchi e recenti, di volti e di storie, di gratificazioni e di sofferenze.<\/p>\n<p><strong>La comunit\u00e0<\/strong><br \/>\nLa mia esperienza come educatore professionale sulla \u201dStrada\u201d \u00e8 recente. Ho infatti lavorato per molti anni in comunit\u00e0 terapeutica per il recupero di ragazzi e ragazze tossicodipendenti. Credo sia necessario partire da qui. Gli ospiti arrivavano (anzi continuano ad arrivare) in struttura dopo un percorso spesso impervio, come potete immaginare. Anch\u2019io, infatti, immaginavo i loro percorsi spesso tortuosi e molto degradanti.<br \/>\nAttraverso i colloqui individuali e i lavori in gruppo ascoltavo le storie di vita, e le parole di chi si raccontava diventavano, spesso, immagini. Immagini che in ogni caso non rappresentavano mai (e non potevano rappresentare) fino in fondo la realt\u00e0, se non altro perch\u00e9 erano le loro storie, non la mia. Probabilmente perch\u00e9 le mie \u201cidentificazioni\u201d (molte, vi assicuro) non \u201cfotografavano\u201d fino in fondo le disperazioni, le degradazioni, che si celavano dietro quei racconti, dietro quei volti che non sempre rispecchiavano alcuni racconti; sui quali non sempre era \u201cstampata\u201d l\u2019immagine di una storia \u201cpazzesca\u201d di tipo sia personale che familiare. Non tutti infatti, e per fortuna, portavano sul viso i segni di questo pezzo di vita cos\u00ec degradante, che magari si erano \u201cscelti\u201d, o che, forse, non avevano avuto altra possibilit\u00e0 se non quella di scegliere (credo che per molti sia cos\u00ec\u2026 almeno\u2026 credo). Questi lunghi, spesso lunghissimi percorsi, che li portavano a \u201cscegliere\u201d la via della \u201cguarigione\u201d, io non li vedevo (forse per mia cecit\u00e0), li immaginavo solo, ma poi ero troppo preso dalla quotidianit\u00e0, ero troppo concentrato e centrato sul mio ruolo d\u2019educatore (obiettivi, strumenti, progetti, verifiche) e spesso forse ho perso di vista la persona che avevo di fronte. Ovviamente non me ne faccio una colpa, \u00e8 una considerazione. Loro erano l\u00ec, avevano chiesto una mano. Noi tentavamo di dargliela. Anzi, spesso, eravamo convinti (e non di rado loro con noi) che senza di noi non ce l\u2019avrebbero mai fatta\u2026 senza tenere conto che erano arrivati fino l\u00ec&#8230; senza di noi\u2026 con le loro gambe e le loro storie\u2026<br \/>\nQuando tre anni fa ho iniziato a lavorare sui progetti cosiddetti a Bassa Soglia d\u2019accesso, ovviamente, mi sono \u201cportato\u201d con me alcune immagini, una determinata impostazione, chiare aspettative.<br \/>\nLe immagini che mi erano rimaste impresse erano legate al lavoro con i tossicodipendenti in comunit\u00e0, ragazzi che in una qualche maniera pi\u00f9 o meno consapevolmente e in maniera pi\u00f9 o meno forzata avevano gi\u00e0 deciso di tentare la via dell\u2019emancipazione dalle sostanze: la via della \u201cguarigione\u201d. Queste immagini erano maturate attraverso i racconti dei ragazzi, le decisioni prese all\u2019interno dell\u2019\u00e9quipe, le riflessioni maturate in supervisioni, la formazione, etc.<br \/>\nL\u2019impostazione era sostanzialmente basata sul fatto che l\u2019ospite (utente) \u00e8 venuto in comunit\u00e0 a chiedere una mano e io educatore (noi, comunit\u00e0) gliela do\u2026 le aspettative erano legate all\u2019impostazione: noi (io educatore) ti aspettiamo, tu (utente) devi raggiungerci.<br \/>\nNon tutti purtroppo per\u00f2 arrivavano, raggiungevano e raggiungono le comunit\u00e0\u2026.non tutti. Per svariati motivi: perch\u00e9 non \u201csanno\u201d, perch\u00e9 non ce la fanno, perch\u00e9 non vogliono. Nel frattempo continuano il loro percorso. Si fanno le loro \u201cstorie\u201d. Magari aggiungono alla loro storia overdose su overdose. Qualcuno si ammala. Oppure smettono da soli (pochi a dire il vero).<\/p>\n<p><strong>Il Centro Osservazione e Diagnosi (COD)<\/strong><br \/>\nHo iniziato a lavorare dapprima in un COD (Centro Osservazione Diagnosi). L\u2019impostazione era comunque comunitaria, residenziale. Gli ospiti che vi accedevano venivano l\u00ec, sostanzialmente, per disintossicarsi. Per prepararsi alla comunit\u00e0. Alcuni erano ai primi approcci con i servizi, altri arrivavano dopo molti tentativi, spesso \u201cfallimentari\u201d, che si aggiungevano e si sovrapponevano uno all\u2019altro.<br \/>\nMolti di loro non avevano ancora fatto la \u201cscelta\u201d della \u201cguarigione\u201d. Alcuni lo dicevano quasi spudoratamente ed in maniera quasi provocatoria: \u201c\u2026.io sono qui per una &#8216;vacanza&#8217; dalla sostanza\u2026..\u201d. Ma non solo, credo che la vacanza fosse anche da una vita sregolata, da un posto letto sistemato in una qualsiasi stazione di una qualche grande citt\u00e0, dall\u2019astinenza del cibo, dalla mancata possibilit\u00e0 di farsi una doccia. Ma questo solo alcuni (pochi) te lo dicevano; i pi\u00f9 \u201cspudorati\u201d, appunto. Forse i pi\u00f9 \u201cveri\u201d o pi\u00f9 semplicemente quelli che non avevano null\u2019altro da perdere \u201c\u2026..tanto\u2026peggio di cos\u00ec\u2019\u2026\u201d. \u00c9 una frase che spesso mi \u201crisuona\u201d nella memoria.<br \/>\nHo in mente la difficolt\u00e0 nello stare \u201cvicino\u201d ai ragazzi che erano agli sgoccioli con lo scalaggio di Metadone. E mentre stavo vicino a questi, con l\u2019occhio vigile e la mente concentrata sul ragazzo che cominciava a dare i primi segnali, mi rendevo conto che forse avrebbe potuto farcela, che probabilmente la \u201cvacanza\u201d che si stava prendendo stava portando alcuni piccoli ed immaturi frutti. Forse, pensavo in quei momenti, Roberto sta iniziando a pensare alla comunit\u00e0, ad una vita diversa a\u2026.\u2026ma non mancava mai l\u2019emergenza. \u201c\u2026Caazzzo (no, non \u00e8 proprio professionale, ma in alcuni momenti \u00e8 proprio cos\u00ec che pensi) Lucio (mi chiamano cos\u00ec) corri, Zaccaria si \u00e8 tagliato\u2026.\u201d. L\u00ec ho toccato con mano quella che \u00e8 ora definita doppia diagnosi. Ossia diagnosi di tossicomania accompagnata ed associata a qualche disturbo della personalit\u00e0. Una bella bomba, che l\u2019operatore spesso si trova a gestire senza gli strumenti (appunto) adeguati se non quelli legati all\u2019esperienza, al buon senso e ad un po\u2019 di sangue freddo.<\/p>\n<p><strong>\u201cLa Strada\u201d<\/strong><br \/>\nBeh\u2026 s\u00ec anch\u2019io come tanti sono arrivato alla \u201cstrada\u201d. Dopo due anni di lavoro al COD.<br \/>\nMi \u00e8 stato infatti chiesto di andare a lavorare sui progetti a Bassa soglia d\u2019accesso con i tossicodipendenti ancora attivi all\u2019uso di sostanze; si trattava di gestire una struttura di prima accoglienza notturna per persone S.F.D. (senza fissa dimora). Dimenticavo\u2026 a Bologna.<br \/>\nIl primo impatto, nonostante l\u2019esperienza maturata al COD, \u00e8 stato abbastanza forte. Mi piaceva molto l\u2019idea, ma non riuscivo a cogliere appieno il senso. L\u00e0 \u201cgi\u00f9\u201d, per strada, non si parlava pi\u00f9, o cos\u00ec io mi immaginavo, di progetti, di setting, etc. Siringhe, preservativi, buco pulito. Si parlava di riduzione del danno, strategia utilizzata nei paesi anglosassoni per ridurre i danni dall\u2019uso di sostanze. Strategia che, pian piano, ha negli ultimi anni preso piede anche in Italia. Pi\u00f9 volte, nei primi mesi, mi sono chiesto che cosa ci stavo a fare\u2026 laggi\u00f9. Che senso avesse scambiare siringhe, distribuire profilattici. Mi chiedevo, e ne abbiamo discusso tanto in \u00e9quipe, in supervisione, se questo potesse aiutare, servire\u2026<br \/>\nAll\u2019inizio, per strada, la relazione con le persone, quasi paradossalmente, pareva venisse messa in secondo piano. Devo dire che ho ripensato molto al lavoro in comunit\u00e0. E credo che questo mi abbia aiutato molto nel trovare il senso del \u201cnuovo\u201d lavoro. Ho ripensato ai percorsi dei ragazzi che erano arrivati in comunit\u00e0. Percorsi che come dicevo prima mi immaginavo solo. Beh, l\u00ec li vedevo, li toccavo con mano. Scambiare siringhe poteva e doveva diventare, oltre che un modo per far evitare inutili contagi, uno strumento per creare relazione.<br \/>\nMi pare possa, il lavoro in strada, quasi \u201cchiudere\u201d un cerchio. Quasi a sottolineare una complementariet\u00e0 con il lavoro svolto in comunit\u00e0, terapeutico. Per strada l\u2019aggancio in comunit\u00e0 o altrove l\u2019emancipazione dalla sostanza. Anche questo, devo dire, \u00e8 molto rischioso. L\u2019aspettativa generale credo continui ad essere quella che tutti per forza debbano \u201cguarire\u201d. In questi anni di lavoro per strada mi sono reso conto che forse non \u00e8 possibile, che forse \u00e8 un\u2019aspettativa troppo alta, un\u2019utopia. Credo che sia necessario fare i conti anche con la volont\u00e0 e la possibilit\u00e0 dell\u2019altro, di chi hai di fronte, con la richiesta che ti fa. Se ti chiede un panino perch\u00e9 ha fame non gli puoi certo dire che deve smettere di bucarsi. Forse gli puoi dare il panino e sperare (lavorarci sopra) che ritorni e che ti chieda un panino ed un letto\u2026\u2026\u2026.<br \/>\nArmando 62 anni una sera di mezz\u2019estate, un caldo afoso, dopo una mezza rissa (all\u2019interno di una struttura d\u2019accoglienza notturna) mi inizia a raccontare questa storia. Io non gli avevo chiesto nulla. Mi ero limitato a chiedergli come va?. D\u2019altra parte A. l\u2019avevo gi\u00e0 incontrato decine e decine di volte. Uomo molto mite, riservato\u2026ma quella sera\u2026.<br \/>\n\u201c\u2026avevo creato un &lt;&lt;impero&gt;&gt;. avevo fatto tutto da solo\u2026Da un piccolo furgoncino ad una cooperativa di trasporti. Poi, dopo dieci anni di lavoro e sacrifici, abbiamo scoperto che il commercialista ci aveva imbrogliato\u2026.La finanza una mattina di maggio \u00e8 venuta a bussare alla porta e ci ha lasciato solo i vestiti che avevamo addosso. Sono rimasto per strada con una famiglia da mantenere e da sostenere (moglie e tre figli)\u2026fortuna che non mi sono tolto la vita\u2026allora mi rimaneva solo quello\u2026.\u201d<br \/>\nDurante e dopo questa dichiarazione pi\u00f9 volte mi sono commosso (ovviamente come professionista non potevo farlo vedere\u2026). Finito il racconto non ero certo se quello che mi aveva raccontato fosse vero, fonte d\u2019immaginazione, se fosse in parte vero ed in parte costruito, immaginario\u2026Chi lo sa \u2026.Beh alcuni giorni dopo ho scoperto che corrispondeva a verit\u00e0. Quell\u2019uomo distrutto ma con una grande dignit\u00e0, era stato truffato tanti anni fa dopo anni di duro lavoro\u2026.proprio come mi aveva raccontato lui\u2026Ora era con tutta la sua famiglia per strada. O meglio era stato per strada ora vive presso un dormitorio\u2026senza pi\u00f9 nulla se non la sua famiglia , la sua dignit\u00e0\u2026..la sua essenza d\u2019uomo.<br \/>\nArmando non si \u00e8 mai drogato, forse ha bevuto, forse beve, chi lo sa. Ma continua a lavorare duramente, \u00e8 sempre disponibile\u2026 ma \u00e8 sulla strada, ai margini della nostra grande citt\u00e0, civilt\u00e0\u2026<br \/>\nNei primi mesi del 2001 si doveva partire con un progetto di intervento sulla \u201cpopolazione punkabestia\u201d che bivaccava sul territorio di Bologna. L\u2019avvio di questa iniziativa era complessa; ci si doveva inserire all\u2019interno dei gruppi, riconoscere ed instaurare una relazione con i leader. Decidemmo di affidarci ai peer operator (ragazzi che ancora hanno uno stile di vita di piazza ma che \u2026) Incontrai Roberto, tossicodipendente, lo conoscevamo gi\u00e0. O meglio i miei colleghi lo conoscevano gi\u00e0. Aveva dormito per un po\u2019 di tempo all\u2019interno di un Riparo notturno per persone S.F.D.. All\u2019inizio l\u2019approccio non \u00e8 stato semplice. C\u2019era molta diffidenza da parte sua: \u201c\u2026. Mi sa che dietro si nasconde il &#8220;pacco&#8221;\u201d\u2026, mi continuava a ripetere. Poi un giorno lui ed un altro ragazzo che conoscevano molto bene i gruppi di punkabestia mi telefonarono: \u201cguarda ci abbiamo pensato vorremmo collaborare\u2026vediamoci in Piazza Verdi (Bologna) alle 23.00 di questa sera\u2026\u201d<br \/>\nRoberto 32 anni adesso vive in questa struttura per l\u2019accoglienza dei punk. E\u2019 il mediatore e punto di riferimento e per gli ospiti e per gli operatori. Non so se si fa ancora, forse un po\u2019 meno. Ha iniziato a fare teatro \u00e8 pagato per il lavoro che svolge&#8230; Non so se R. \u201cguarir\u00e0\u201d, se si emanciper\u00e0 dall\u2019uso di sostanze. So che ora lavora, ha un tetto, fa un\u2019attivit\u00e0 (che gli piace), ha nuove relazioni. Forse il suo stile di vita \u00e8 un po\u2019 migliorato e chiss\u00e0 magari un giorno\u2026\u2026<br \/>\nDue storie (tre anzi, c\u2019\u00e8 anche la mia) molto diverse tra loro sia per le et\u00e0 dei due \u201cragazzi\u201d sia per il tipo di percorso, sia \u2026.<br \/>\nMi pareva importante riportarle perch\u00e9 hanno segnato (insieme a tante altre) il mio percorso di operatore. Mi hanno fatto intravedere uno spiraglio. Mi hanno permesso, in un certa misura, di ricongiungere la mia esperienza iniziale (in comunit\u00e0) a quest\u2019ultima.<br \/>\nNon so se questo breve scritto sia esaustivo, completo e professionalmente accettabile (non ho volutamente parlato di strumenti, aspettative, obiettivi, etc..). \u00c9 la mia esperienza di vita. Operativo ed esistenziale, professionale e personale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle storie di un operatore che ha attraversato tutte le modalit&agrave; di contrasto della tossicodipendenza, una testimonianza (anche cruda) della necessit&agrave; di superare gli steccati e le opzioni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3594,3593],"edizioni":[29],"autori":[191],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3688],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/289"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=289"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/289\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5782,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/289\/revisions\/5782"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=289"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=289"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=289"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=289"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=289"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=289"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=289"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=289"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=289"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}