{"id":290,"date":"2009-11-04T17:05:31","date_gmt":"2009-11-04T17:05:31","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=290"},"modified":"2025-12-15T10:01:30","modified_gmt":"2025-12-15T09:01:30","slug":"il-lavoro-con-genitori-di-tossicodipendenti-uno-specchio-da-infrangere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=290","title":{"rendered":"7. Il lavoro con genitori di tossicodipendenti: uno specchio da infrangere"},"content":{"rendered":"<p>di Stefania Scarlatti<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 nella vita dei tossicodipendenti non possono che ripercuotersi sugli equilibri familiari, che rischiano di venire \u201cschiacciati\u201d sulla persona in maggiore disagio e, di<!--break--> conseguenza, di essere vissuti con vergogna. Come il dialogo pu\u00f2 spezzare l\u2019isolamento dei genitori<\/p>\n<p>Lavoro come Assistente Sociale al SERT di San Giovanni in Persiceto, A.USL Bologna Nord, da dieci anni; da sempre ho dedicato particolare attenzione alle famiglie dei tossicodipendenti e ai colloqui di sostegno ai genitori.<br \/>\nNel territorio in cui opera il nostro SERT, il fenomeno della tossicodipendenza sembra affondare le sue radici, pi\u00f9 che su scontri ideologici o situazioni di degrado sociale, in un rapporto di dipendenza\/vincolo con la famiglia di origine e i suoi valori.<br \/>\nNel proporre progetti terapeutici non \u00e8 possibile ignorare questo aspetto, e la presa in carico dell&#8217;intero nucleo familiare diventa d&#8217;obbligo. Inoltre, l&#8217;equipe del SERT di San Giovanni in Persiceto da sempre pensa che un modello di intervento eccessivamente medico-burocratico non pu\u00f2 rispondere a pieno al malessere che spesso paralizza le famiglie che vivono l&#8217;esperienza della tossicodipendenza. Tale malessere nasce spesso da un profondo senso di colpa e di vergogna che crea un isolamento intorno alla famiglia, la quale non osa pi\u00f9 chiedere aiuto, tentando sempre pi\u00f9 di mimetizzare il problema anzich\u00e9 esplicitarlo.<br \/>\nLe dinamiche di dipendenza e vincolo, che possono essere causa della patologia o essere riattivate da questa, impediscono una corretta comunicazione nella famiglia ed ostacolano la capacit\u00e0 di farsi carico di un percorso di reale autonomia del figlio.<br \/>\nL\u2019idea di attivare un gruppo genitori nasce quindi con un duplice obiettivo: da un lato mettere in rete le famiglie portatrici del problema tossicodipendenza, al fine di offrire un sostegno che faccia uscire dall\u2019isolamento e dall\u2019impotenza; dall\u2019altro creare una maggiore consapevolezza e una migliore comunicazione, all\u2019interno di ogni nucleo familiare, come ulteriore risorsa nella cura della tossicodipendenza.<br \/>\nInoltre \u00e8 evidente come ogni colloquio di sostegno ai genitori sia sempre caratterizzato dalle stesse paure, dubbi, rabbia, senso di colpa, smarrimento. Soprattutto una frase, ripetuta sistematicamente dai familiari, mi lasciava perplessa e impotente: \u201c\u00c8 inutile, queste cose le pu\u00f2 capire solo chi le ha provate\u201d. Ed effettivamente, al di l\u00e0 della formazione, della professionalit\u00e0 e disponibilit\u00e0, ci si pu\u00f2 rendere conto facilmente che il \u201csapere\u201d \u00e8 cosa ben diversa dall\u2019\u201desserci dentro\u201d. Perch\u00e9 allora non far parlare queste persone fra loro? Incontrarsi allo stesso livello con persone che vivono la stessa esperienza?<br \/>\nMa il passaggio dall\u2019idea e dalla prima proposta, fatta nel 1993, alla sua concreta realizzazione nel 1996, non \u00e8 stato cos\u00ec semplice e veloce, per almeno due motivi:<br \/>\n&#8211; la fatica nel reperire uno spazio adatto,<br \/>\n&#8211; la scarsissima adesione e interesse da parte dei genitori (nel \u201893 accett\u00f2 solo una coppia, il cui figlio era prossimo alla dimissione).<br \/>\nL&#8217;individuazione dello spazio \u00e8 stato sicuramente un&#8217;emergenza di questa esperienza, fin dal suo inizio. Quando nel &#8217;93, all&#8217;interno del servizio, matur\u00f2 l&#8217;idea di proporre un gruppo genitori, non fu possibile trovare un luogo adatto. Il SERT non aveva locali propri da mettere a disposizione, e sembrava avere un significato simbolico riunire il gruppo fuori dal Servizio, per alleggerire un senso di vergogna e di stigmatizzazione gi\u00e0 cos\u00ec pesante, e anche per restituire al territorio una problematica che non pu\u00f2 essere solo di un servizio specialistico. In tutta San Giovanni non si trov\u00f2 una sala che permettesse di mettere in cerchio 15 sedie.<br \/>\nNel \u201996, il Comune diede a disposizione un\u2019aula in una ex scuola superiore. Era necessario salire tre piani di scale faticose, per ritrovarsi in locali vuoti, abbandonati, in attesa di ristrutturazione, unico arredamento le sedie, raccattate a fatica. Sebbene il luogo fosse decisamente poco accogliente, i genitori capirono l\u2019importanza dello spazio, non solo fisico, che gli veniva offerto, e dopo alcuni mesi, mossero mari e monti per ottenere\/rivendicare un luogo pi\u00f9 adatto. La loro voce fu pi\u00f9 forte di quella di noi operatori e ottennero, sempre dal Comune, l\u2019utilizzo di una saletta pi\u00f9 accessibile e molto pi\u00f9 accogliente.<br \/>\nQuando, nell\u2019aprile \u201998, ripresero gli incontri del gruppo, dopo un periodo di sospensione, quella stessa saletta si present\u00f2 nuovamente vuota, fredda e triste. Ma poich\u00e9 nel frattempo il SERT si era dotato di spazi pi\u00f9 ampi, dopo pochi mesi si decise di spostare il gruppo dentro le mura del Servizio.<br \/>\n\u00c8 importante sottolineare questo, perch\u00e9 \u00e8 molto significativo quale spazio fisico contiene uno spazio mentale; in questa esperienza la conquista del luogo \u00e8 andata di pari passo con la conquista di un forte contenuto emotivo, ma al tempo stesso \u00e8 fallita l&#8217;idea di poter uscire dal servizio specialistico e di utilizzare risorse pi\u00f9 neutre per creare spazi di ascolto.<br \/>\nOltre alla difficolt\u00e0 di reperire uno spazio adatto, anche la scarsa adesione dei genitori fu uno dei problemi che nel \u201893 rese inattuabile il progetto. Nel \u201996, quando esso fu riproposto, i tempi erano decisamente pi\u00f9 maturi. Era uscito da un po\u2019 di tempo il giornale L\u2019URLO, redatto dai tossicodipendenti in cura al SERT, che cominciavano cos\u00ec a rendersi visibili in paese in maniera nuova, positiva e propositiva. Era stato abbattuto un primo muro di vergogna; questo probabilmente ha inciso nel dare un po\u2019 pi\u00f9 di coraggio anche ai genitori. Il gruppo ha lavorato da maggio a dicembre \u201996, ha ripreso ad aprile \u201998 ed \u00e8 tuttora in corso.<br \/>\nGli obiettivi che questo strumento terapeutico si pone sono:<br \/>\n&#8211; offrire uno spazio di confronto\/comprensione fra persone che vivono lo stesso problema (&#8220;chi non ha provato queste cose non pu\u00f2 capire&#8221;);<br \/>\n&#8211; riflettere sul ruolo genitoriale e su come questo influisca in maniera significativa nel percorso di cura della tossicodipendenza, restituendo al genitore una propria identit\u00e0;<br \/>\n&#8211; superare il senso di colpa e di vergogna;<br \/>\n&#8211; stare meno male;<br \/>\n&#8211; creare nuove relazioni.<br \/>\nLa metodologia da me proposta faceva riferimento inizialmente alla concezione operativa di gruppo della Scuola Psico Sociale Analitica argentina (Bauleo, Pichon Riviere), che vede costituirsi il gruppo intorno ai quattro cardini del setting: spazio, tempo, ruolo, compito.<br \/>\nRiguardo al tempo, il gruppo si \u00e8 incontrato inizialmente tutte le settimane per un&#8217;ora e mezza; da oltre un anno gli incontri sono divenuti quindicinali. Solitamente l\u2019estate \u00e8 l\u2019interruzione che permette un momento di bilancio e di progettazione per la ripresa autunnale. I ruoli inizialmente erano ben chiari e vedevano me come coordinatore, con il compito quindi di aiutare il gruppo a lavorare sul compito proposto, rilevando le resistenze, aiutando a superare gli ostacoli, facilitando la comunicazione gruppale attraverso delle segnalazioni, delle sottolineature (il ruolo del coordinatore non \u00e8 quindi di dare consigli, soluzioni pronte, n\u00e9 parlare dei singoli casi).<br \/>\nIl compito che avevo proposto ai partecipanti del primo gruppo era stato \u201cparlate delle problematiche che vivete come genitori di tossicodipendenti\u201d. La riflessione fatta al termine dell\u2019esperienza fu che questa consegna non aveva permesso di uscire da quella logica di etichettamento tipica delle istituzioni sanitarie, che identificano la persona con la sua malattia. Fu molto faticoso spostare l\u2019attenzione dai loro figli a loro stessi; emersero molte problematiche legate alla tossicodipendenza ma i singoli membri uscirono poco allo scoperto, non riuscirono a esprimere completamente il loro personale malessere. Per questo, quando riproposi il gruppo, decisi di lasciare un compito pi\u00f9 generico: \u201cparlate di quelli che pensate siano i vostri problemi, e di ogni altra cosa riteniate opportuna\u201d. Il non fare diretto riferimento alla patologia ha permesso di uscire sempre pi\u00f9 dall\u2019idea di essere solo genitori di tossicodipendenti.<br \/>\nFare una precisa scelta metodologica mi ha permesso di gestire con strumenti chiari questa esperienza, non ha impedito per\u00f2 di raccogliere le esigenze e le aspettative che, il gruppo da un lato e il SERT dall\u2019altro, stavano sempre pi\u00f9 depositando su questa esperienza.<br \/>\nMantenere un setting molto rigido, continuare ad accentrare sull\u2019operatore il compito di gestire il gruppo, avrebbe offerto uno strumento terapeutico importante, ma probabilmente avrebbe reso pi\u00f9 difficoltosa una graduale impostazione del gruppo in termini di auto\/mutuoaiuto, desiderio che sembrava nascere nel gruppo.<br \/>\nIl mio ruolo \u00e8 stato inizialmente molto attivo, dovendo continuamente sollecitare la discussione e riportando sul compito la conversazione che rischiava di diventare chiacchiera banale pur di non affrontare argomenti senz\u2019altro dolorosi. Pian piano sono passata ad un ruolo di ascoltatore; chi frequentava il gruppo da pi\u00f9 tempo era sempre pi\u00f9 in grado di farsi carico degli ultimi arrivati, di creare un clima sereno, accogliente ma non superficiale. Il mio ruolo \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 quello di stimolare ulteriori passi avanti, di dare strumenti concreti per tradurre i loro bisogni. Ad esempio, la proposta di un brainstorming sui desideri legati al gruppo ha fatto emergere il bisogno di avere informazioni, ma anche momenti piacevoli.<br \/>\nMi sono quindi incaricata di chiamare esperti sulle varie problematiche richieste e di stimolare nei genitori iniziative che mai il SERT potrebbe fornire, come trovarsi per mangiare una pizza, farsi una telefonata semplicemente per sentire come va.<br \/>\nIl gruppo genitori \u00e8 stata quindi una concreta esperienza di incontro e integrazione fra formale e informale, fra tecnicismo e umanit\u00e0, che ha permesso a chi ha partecipato di passare dalla paura, dalla diffidenza, dalla vergogna ad un clima di solidariet\u00e0, vicinanza, intimit\u00e0. Ha permesso anche di passare da una inconsapevolezza, una confusione di ruoli, al riconoscere che, da un lato i figli dipendono dall\u2019eroina, ma dall\u2019altro i genitori dipendono dai figli. \u00c8 stato possibile per alcuni ritrovare un\u2019identit\u00e0 genitoriale, che ha permesso ad alcuni di scoprire quanto \u00e8 importante, ma anche difficile a volte, dire no, porre delle distanze.<br \/>\nIl buon esito di questa esperienza, al di l\u00e0 di valutazioni tecniche e professionali, lo si pu\u00f2 misurare anche da alcuni altri elementi pi\u00f9 frivoli ma non meno importanti: dopo un po\u2019 di tempo, il gruppo ha cominciato a concludersi con un piccolo rinfresco, iniziativa e realizzazione dei genitori stessi; se all\u2019inizio, alle 18,45, si cominciavano a guardare gli orologi, ora alle 19,30 si \u00e8 ancora spesso l\u00ec a chiacchierare; i genitori si telefonano per darsi appuntamenti anche esterni al gruppo creando cos\u00ec una rete sociale che pu\u00f2 offrire un sostegno anche al di l\u00e0 del tempo del gruppo.<br \/>\nPer capire meglio l\u2019importanza di questa esperienza, possiamo riprendere alcuni elementi che Paola Di Nicola sottolinea a proposito delle reti di auto\/mutuoaiuto: il self help come forma di educazione di s\u00e8, come forma di aiuto che rende possibile contenere la propria sofferenza: \u201ccondividere il dolore, assumere il peso del dolore degli altri significa sentirsi momento di un dolore comune: si rovescia, si ribalta la logica della separazione che il dolore produce\u201d.<br \/>\nLo strumento attraverso cui si realizza l\u2019autoaiuto \u00e8 la parola: \u201cLa \u201cdicibilit\u00e0\u201d del dolore presuppone la parola come mediazione. Nelle pratiche di auto\/mutuoaiuto il \u201cdire\u201d \u00e8 il presupposto per il fare, per il cambiare.\u201d<br \/>\nLa forza della parola permette anche di rompere il muro della privacy che, abbiamo detto pi\u00f9 volte, nella tossicodipendenza \u00e8 particolarmente forte.<br \/>\nQueste riflessioni possono essere la chiave di lettura di alcuni passaggi significativi del gruppo genitori del SERT di San Giovanni in Persiceto, che qui di seguito vengono presentati.<br \/>\nCome si \u00e8 gi\u00e0 detto, il problema della difficolt\u00e0 a reperire una sede adeguata non ha aiutato il gruppo a sentirsi legittimato: ai primi incontri c&#8217;\u00e8 un&#8217;aria un po\u2019 carbonara, il senso di vergogna pesa ancora di pi\u00f9. Quando ad aprile \u201898 riprendono gli incontri, i partecipanti al precedente gruppo si siedono vicini, si guardano attorno, c\u2019\u00e8 un po\u2019 di imbarazzo, bene o male tutti si conoscono o meglio si riconoscono; ma bisogna pur presentarsi: \u201cSono la mamma di\u2026\u201d \u201cmio figlio \u00e8\u2026\u201d. L\u2019unica risposta al compito dato: \u201cparlate di quelli che pensate siano i vostri problemi, e ogni altra cosa riteniate opportuna\u201d, sembra essere inizialmente: \u201cl\u2019unico nostro problema \u00e8 la tossicodipendenza di nostro figlio\u201d.<br \/>\nI primi incontri vengono spesi per parlare dei loro figli e della storia di tossicodipendenza; solo questi due aspetti sembrano dare loro un\u2019identit\u00e0 in questo gruppo.<br \/>\nUna delle frasi pi\u00f9 ricorrenti \u00e8 \u201cnoi viviamo di riflesso; se i nostri figli vanno bene noi stiamo bene e viceversa\u201d.<br \/>\n\u00c8 subito evidente, e molto presto anche loro lo riconoscono, come la dipendenza dei genitori dai figli sia molto forte. Dipendenza che spesso confonde i ruoli e le responsabilit\u00e0: i figli prendono le multe ma sono i genitori a pagarle, i carabinieri perquisiscono la casa, ma sono anche gli armadi dei genitori ad essere messi sotto sopra, i figli fanno una terapia farmacologica ma sono i genitori ad attivarsi nel rapporto con l\u2019ambulatorio.<br \/>\nCos\u00ec i genitori dimostrano anche una grande conoscenza del &#8220;mondo tossico&#8221; e ne tracciano una mappa ben precisa: quali sono i punti di spaccio, gli orari di incontro dei ragazzi per andare &#8220;in piazza&#8221;, l\u2019organizzazione delle macchine ecc. E, ancora una volta, si ha l\u2019impressione che stiano parlando i figli e non i genitori. Uno specchio sembra essere ci\u00f2 che divide, confondendoli nei suoi riflessi, i genitori dai figli. Come infrangere questo specchio, per restituire loro un\u2019identit\u00e0, un ruolo, una funzione?<br \/>\nQualcosa comincia a succedere quando iniziano a domandarsi dove abitano, finalmente emergono conoscenze comuni, punti di riferimento precedenti la tossicodipendenza dei figli. Finalmente cominciano a tracciare una mappa del loro &#8220;mondo sano&#8221;. I cambiamenti sembrano essere stati due: da un lato quello dal raggruppamento al gruppo, dall&#8217;altro quello da un gruppo di genitori di tossicodipendenti ad un gruppo di adulti genitori. Diventa infatti significativo il riscoprire come si era prima della tossicodipendenza, sia in senso temporale che in quello personale. Emergono quindi le loro storie: &#8220;sono rimasta orfana a sei anni\u2026&#8221;,&#8221;con mio marito non c&#8217;\u00e8 mai stato un vero rapporto&#8230;&#8221;, &#8220;ho anche degli altri figli\u2026.&#8221;,&#8221;mi \u00e8 sempre piaciuto ballare\u2026&#8221;.<br \/>\nCon le loro storie riemergono anche i loro desideri: il gruppo risponde bene a questo passaggio e il piacere di condividere diventa cos\u00ec forte che, di loro iniziativa, cominciano a portare dei dolci da mangiare al termine del gruppo.<br \/>\nLo specchio sembra cominciare ad incrinarsi, anche se la frase &#8220;sto cos\u00ec bene perch\u00e9 adesso mio figlio sta bene\u2026 se dovesse ricadere non so neanche se verrei qui a parlarne&#8230;&#8221;, a turno viene pronunciata da tutti.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 per\u00f2 un evento significativo che evidenzia la capacit\u00e0 di tenuta del gruppo anche rispetto al fallimento: inaspettatamente, il figlio di una coppia ha una ricaduta, il padre ne parla in gruppo in termini completamente nuovi: &#8220;con questa ricaduta mio figlio ha voluto dirmi qualcosa\u2026&#8221;. Forse per la prima volta parlano della tossicodipendenza dei loro figli non solo in toni distruttivi e, soprattutto, con una chiarezza di ruoli un po&#8217; nuova, che stupisce loro stessi. Ed \u00e8 un nuovo passaggio: il gruppo ha retto rispetto al piacere ma anche rispetto al dolore e al fallimento.<br \/>\nA questo punto avanzo una proposta: &#8220;forse questo gruppo pu\u00f2 pensare di costruire un progetto\u2026&#8221;. L&#8217;idea incuriosisce e spaventa: &#8220;certo avremmo molte cose da dire ad altri genitori\u2026 alle istituzioni\u2026 ma non sappiamo come fare&#8221;.<br \/>\n\u00c8 necessario dare una nuova cornice al gruppo, che, una volta al mese, non ha pi\u00f9 solo il compito di confronto e sostegno ma, pi\u00f9 concretamente, quello di pensare a come realizzare un&#8217;idea per uscire un po\u2019 allo scoperto. L&#8217;occasione di un convegno organizzato dal SERT \u00e8 buona, e insieme si scrive una relazione da presentare in pubblico e da pubblicare su \u201cl\u2019urlo\u201d. Ed ecco un ulteriore significativo passaggio: &#8220;chi legger\u00e0 in pubblico?&#8221;. La richiesta \u00e8 che sia io a leggere per loro; non rifiuto, suggerisco una contraddizione su cui \u00e8 importante riflettere: nella relazione scrivono che il gruppo li ha aiutati a capire che non si devono vergognare; \u00e8 proprio vero?<br \/>\nQuesto stimolo ha un buon effetto: infatti uno di loro, per la prima volta, legge in pubblico. Il gruppo, partito con stile \u201ccarbonaro\u201d, si conclude ufficializzando e pubblicizzando la propria esistenza.<br \/>\nAl convegno \u201cLa cultura giovanile. Vizi e virt\u00f9\u201d, organizzato dal SERT di San Giovanni in Persiceto, la relazione sul gruppo fu a due voci, e fu proprio uno di loro a leggere la parte che si riporta di seguito: \u201cPer raccontare l\u2019esperienza del nostro gruppo forse \u00e8 meglio partire da quando il gruppo non esisteva ancora, partire dal momento in cui ognuno di noi ha scoperto la tossicodipendenza di suo figlio.<br \/>\nQuasi per tutti non \u00e8 stato un fulmine a ciel sereno, si \u00e8 dovuti passare dalla certezza che a nostro figlio non sarebbe mai successo, al dubbio, poi al sospetto e infine alla certezza che era capitato proprio a noi. Una certezza che sapevamo ma non volevamo ammettere e, chi per una telefonata anonima, chi per un provvedimento dei carabinieri, abbiamo dovuto affrontare il momento pi\u00f9 difficile: la conferma diretta dei nostri figli. La sensazione \u00e8 stata la stessa per tutti \u201c\u00c8 crollato il mondo\u201d.<br \/>\nPoi l\u2019illusione: baster\u00e0 un ricovero, in sette giorni sar\u00e0 gi\u00e0 finito tutto. Non sapevamo quel che ci aspettava, non sapevamo che cosa fare. Abbiamo per\u00f2 presto capito che era una battaglia difficile. Sono iniziati innumerevoli tentativi, prima soli poi con l\u2019aiuto del SERT, e ad un certo punto gli operatori ci hanno proposto di partecipare ad un gruppo per genitori.<br \/>\nAbbiamo accettato tutti con poco entusiasmo e con la stessa motivazione: \u201clo dobbiamo fare per i nostri figli, per dimostrare loro che anche noi facciamo la nostra parte, anche se ci costa fatica\u201d. Perch\u00e9 \u00e8 stato davvero faticoso superare la vergogna, la paura di essere riconosciuti, di scoprirsi di fronte ad altri. Noi che fino a quel momento c\u2019eravamo ben guardati dal parlarne con chiunque, di farlo sapere anche solo ai nostri parenti.<br \/>\nC\u2019era per\u00f2 anche qualche aspettativa di aiuto \u201cci diranno cosa dobbiamo fare con i nostri figli, ci sentiremo meno soli\u201d.<br \/>\nOgnuno di noi aveva pensato ai primi incontri con un po\u2019 di timore \u201cchi ci sar\u00e0, ci conosceranno, di cosa dovremo parlare, potremo fidarci?\u201d. Eravamo tutti pesci fuor d\u2019acqua, spaesati, imbarazzati e anche un po\u2019 delusi. Delusi perch\u00e9 nessuno, nemmeno l\u2019operatrice, aveva una ricetta per la tossicodipendenza, una soluzione pronta ed efficace, delusi e angosciati dovendo ascoltare storie a volte pi\u00f9 dolorose e faticose delle nostre, che anzich\u00e9 dare speranza deprimevano ancora di pi\u00f9.<br \/>\nMa dopo i primi incontri \u00e8 stato sempre pi\u00f9 facile parlare, aprirsi, confidarsi; perch\u00e9 \u00e8 vero, solo chi lo ha provato sa di cosa stiamo parlando.<br \/>\nDopo diversi mesi di gruppo possiamo fare un bilancio e dire che le nostre aspettative iniziali sono state deluse solo in parte. Abbiamo scoperto molte altre cose: questo gruppo \u00e8 servito prima di tutto a noi, a ritrovare noi stessi, l\u2019interesse per la nostra salute, per i nostri desideri dimenticati da tempo, abbiamo costruito una rete di solidariet\u00e0, di comprensione, di consolazione. Una rete che ci ha permesso di mettere in comune i momenti duri delle ricadute, di poterci sostenere a vicenda. Per alcuni poi ha voluto dire trovare nel gruppo la forza per prendere e mantenere posizioni forti verso i figli e quindi aiutarli a guarire. Soprattutto ci siamo sentiti meno soli, e se oggi diciamo queste cose forse \u00e8 perch\u00e9 ci siamo aiutati anche a vergognarci di meno.<br \/>\nL\u2019invito che ci sentiamo di fare a chi come noi sta vivendo questo problema \u00e8 di parlarne, di non restare isolati, di non pensare di farcela da soli. Trovare il metodo giusto per guarire dalla tossicodipendenza \u00e8 difficile ma possibile, trovare un po\u2019 di solidariet\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 facile di quanto sembri.\u201d<br \/>\nQuando, a settembre, ripresero gli incontri, non fui pi\u00f9 io a proporre ai genitori la frequenza del gruppo, ma loro stessi a promuovere questa iniziativa.<br \/>\nPassare da raggruppamento a gruppo, da gruppo di genitori di tossicodipendenti a gruppo di adulti, da gruppo nascosto a gruppo ufficiale, \u00e8 quanto si \u00e8 ottenuto finora. Il porre la relazione al centro di questo intervento ha senz&#8217;altro prodotto benessere per queste persone che, da tempo, non riuscivano a dedicare a s\u00e9 stesse alcuna attenzione.<br \/>\nIn un contesto come questo, dove l&#8217;assoluta &#8220;normalit\u00e0&#8221; e l&#8217;apparente anonimato sembrano permeare qualunque cosa, rendere visibile un gruppo di genitori di tossicodipendenti pu\u00f2 essere un interessante stimolo di cura &#8220;della comunit\u00e0&#8221; e &#8220;nella comunit\u00e0&#8221;..<br \/>\nIn questa prospettiva ci si potrebbe augurare che non solo la patologia renda possibile esperienze di sostegno e confronto; pensando a quanti sono i momenti critici nel normale rapporto genitori\/figli (la scuola, l\u2019adolescenza, ecc.), a quanto sia il bisogno di momenti di confronto fra pari, \u00e8 importante che chi si occupa di prevenzione e salute pubblica si interroghi su quanto spazio viene normalmente offerto per questo.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\nBleger J., Psicoigiene e Psicologia istituzionale, a cura di Rossetti M. e Petrilli M.E., Libreria Editrice Lauretana, Loreto, 1989.<br \/>\nCirillo S., Benini R., Cambiaso G., Mazza R., La famiglia del tossicodipendente, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996.<br \/>\nSecondulfo D. (a cura di), Trasformazioni sociali e nuove culture del benessere, Franco Angeli, Milano,2000.<br \/>\nPichon Riviere E., Il Processo Gruppale. Dalla Psicoanalisi alla psicologia sociale, a cura di Fischetti R., Libreria Editrice Lauretana, Loreto, 1985.<\/p>\n<p>Riviste:<br \/>\nA.A.V.V., I gruppi di auto aiuto, Quaderni di Animazione Sociale, Ed. Gruppo Abele, Torino, 1996.<br \/>\nRigliano P., Come aiutarmi? Chi mi aiuta ad aiutarmi?, in Animazione Sociale, n. 4, 1999.<\/p>\n<p>Documentazione varia:<br \/>\nScarlatti S., Tesi di Laurea &#8220;Droga, lavoro e famiglia: l&#8217;anormalit\u00e0 della normalit\u00e0&#8221;, Universit\u00e0 degli Studi di Trieste, Facolt\u00e0 di scienze della Formazione, Corso di Laurea in Servizio Sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le difficolt&agrave; nella vita dei tossicodipendenti non possono che ripercuotersi sugli equilibri familiari, che rischiano di venire &#8220;schiacciati&#8221; sulla persona in maggiore disagio e, di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3594,3593],"edizioni":[29],"autori":[189],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3688],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/290"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=290"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/290\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5772,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/290\/revisions\/5772"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=290"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=290"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=290"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=290"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=290"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=290"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}