{"id":2900,"date":"2020-08-30T23:20:32","date_gmt":"2020-08-30T21:20:32","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2900"},"modified":"2025-10-08T11:05:36","modified_gmt":"2025-10-08T09:05:36","slug":"1-qual-e-la-percezione-che-hanno-del-proprio-corpo-le-persone-con-disabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2900","title":{"rendered":"1. Qual \u00e8 la percezione che hanno del proprio corpo le persone con disabilit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>A cura di Luca Cenci e Tristano Redeghieri, educatori<\/p>\n<p>Come Adamo presto al mattino,\/che cammina uscito dalla capanna di fronde rinfrancato\/dal sonno,\/ guardami mentre passo, odi la mia voce, avvicinami,\/toccami, accosta la palma della tua mano al mio corpo\/mentre passo,\/non avere paura del mio corpo.<br \/>\n(Walt Whitman, Foglie d\u2019erba)<\/p>\n<p>Sono ormai passati tre anni da quando ci siamo posti la domanda che ha scatenato questo percorso: qual \u00e8 la percezione che hanno del proprio corpo le persone con disabilit\u00e0 del nostro gruppo di lavoro? Una domanda semplice, quasi banale all\u2019apparenza. In realt\u00e0, una domanda che va a toccare molte delle corde che costruiscono l\u2019identit\u00e0.<br \/>\nL\u2019idea era quella di lavorare sulla percezione del proprio corpo, ascoltare le persone con disabilit\u00e0, capire cosa pensavano e come vedevano loro stesse il proprio aspetto, la propria figura. Un momento fondamentale per capire come proseguire il lavoro, per accorgersi degli ampi margini che c\u2019erano tra percezione, spesso fomentata dall\u2019esterno, e reale conoscenza.<br \/>\nUn dato di fatto \u00e8 che tutti noi modifichiamo il rapporto con noi stessi da come veniamo guardati: tutte le persone che conosciamo, che incontriamo sono come degli specchi, e ci\u00f2 che vediamo riflesso negli occhi degli altri influenza l\u2019immagine che costruiamo di noi stessi. Tutto questo risulta ancora pi\u00f9 accentuato per le persone con disabilit\u00e0. La conseguenza \u00e8 che si trovano spesso un\u2019immagine di se stessi falsata, costruita dagli altri, perdendo cos\u00ec ogni consapevolezza sulla realt\u00e0.<br \/>\nUno dei trait d\u2019union che collegano questi tre anni di percorso \u00e8 proprio il tentativo di raccontare il nostro corpo dal nostro punto di vista, cercando di non farci influenzare (anche se non sempre \u00e8 possibile) da quell\u2019immagine che viene solitamente costruita pi\u00f9 su giudizi altrui (famigliari, amici, colleghi) che su una reale conoscenza delle proprie caratteristiche fisiche.<br \/>\nL\u2019obiettivo del laboratorio si incentra proprio su questo, su una reale conoscenza del proprio corpo, su di una maggiore consapevolezza della propria identit\u00e0.<br \/>\nCos\u00ec siamo partiti con delle attivit\u00e0 molto semplici, come la descrizione individuale del proprio corpo osservandosi allo specchio, il raccontare cosa pensano e cosa dicono gli altri del proprio corpo, in maniera scritta e orale. Successivamente abbiamo sperimentato momenti pratici, chiedendo ai partecipanti dei movimenti, dei piccoli esercizi fisici, chiedendo loro l\u2019esposizione di quei movimenti fatti o solo tentati, con l\u2019obiettivo di aiutare i partecipanti a essere obiettivi sulla valutazione di se stessi. Tutto questo con una presa di coscienza delle proprie qualit\u00e0 facendosi magari aiutare dagli altri componenti del gruppo, con un riconoscimento delle proprie qualit\u00e0 e una acquisizione di consapevolezza del proprio corpo.<br \/>\nCon questi giochi pratici \u00e8 emerso un altro tema importante, sviluppato poi negli anni successivi: \u00e8 emerso come le persone con disabilit\u00e0 siano a conoscenza del proprio deficit, che \u00e8 la loro immagine pi\u00f9 manifesta, di come conoscano le proprie difficolt\u00e0 evidenziate dalla diagnosi, ma difficilmente riescano a individuare le proprie potenzialit\u00e0 e abilit\u00e0.<br \/>\nA nostro favore ha giocato sicuramente il contesto nella quale lavoriamo. Il Gruppo Calamaio ormai da trent\u2019anni lavora su temi come la relazione, la conoscenza di s\u00e9 e dell\u2019altro, la consapevolezza. Il nostro obiettivo \u00e8 quello di favorire sempre pi\u00f9 una cultura dell\u2019inclusione. Anche quando \u00e8 scomoda e quando mette in crisi.<br \/>\nAbbiamo deciso di inserire le schede tecniche di alcune attivit\u00e0, all\u2019interno di tre percorsi di dieci incontri ciascuno, quelle che reputavamo pi\u00f9 significative.<br \/>\nDai commenti dei partecipanti \u00e8 possibile iniziare a verificare quale era la percezione del proprio corpo all\u2019inizio del percorso e successivamente di come questa percezione si sia evoluta nel tempo. Le loro parole condivise sono state il metro che ci hanno permesso di regolare il percorso e le attivit\u00e0, parole in alcuni casi molto intime e delicate, che a volte ci hanno costretto a tirare il freno e altre volte ci hanno permesso di forzare la mano. Per questo abbiamo selezionato alcuni commenti (confrontandoci con loro su quello che doveva rimanere nella \u201cnostra stanza\u201d e quello che poteva uscire), perch\u00e9 per capire questo percorso \u00e8 indispensabile leggere le parole di chi lo ha vissuto in prima persona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Luca Cenci e Tristano Redeghieri, educatori Come Adamo presto al mattino,\/che cammina uscito dalla capanna di fronde rinfrancato\/dal sonno,\/ guardami mentre passo, odi la mia voce, avvicinami,\/toccami, accosta la palma della tua mano al mio corpo\/mentre passo,\/non avere paura del mio corpo. 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