{"id":2910,"date":"2020-08-30T23:36:28","date_gmt":"2020-08-30T21:36:28","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2910"},"modified":"2025-10-08T11:14:11","modified_gmt":"2025-10-08T09:14:11","slug":"5-sono-dove-il-mio-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2910","title":{"rendered":"5. \u201cSono dov\u2019\u00e8 il mio corpo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di Maria Angela Leni, psicologa e psicoterapeuta della famiglia a orientamento relazionale sistemico<\/p>\n<p>Se questo laboratorio \u00e8 decollato non \u00e8 solo merito dell\u2019\u00e9quipe della Cooperativa Accaparlante e degli animatori disabili che si sono messi in gioco. Molto hanno fatto anche dei professionisti esterni come Maria Angela, psicologa, che nel primo anno ci ha ispirato e consigliato in molte attivit\u00e0 rimanendo sempre aggiornata sull\u2019efficacia delle attivit\u00e0.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>\u201cSono dov\u2019\u00e8 il mio corpo\u201d. Con questa frase Pietro Iotti, nel libro nel quale racconta le memorie di un deportato a Mauthausen (Cfr. P. Iotti, T. Masoni, Sono dov&#8217;\u00e8 il mio corpo: memoria di un ex deportato a Mauthausen, Editrice La Giuntina, Firenze, 1995) sottolinea la grande sofferenza legata alla perdita della propria individualit\u00e0 provocata dai campi di sterminio.<br \/>\nQuesta frase sottolinea inequivocabilmente lo stretto e imprescindibile legame tra identit\u00e0 e corpo, un binomio indissolubile sia nell\u2019evoluzione della storia dell\u2019umanit\u00e0, sia nello sviluppo del singolo individuo.<br \/>\nIl bambino fin da piccolissimo conosce attraverso il corpo, relaziona attraverso il corpo; \u00e8 dal distacco fisico del bambino dalla figura di accudimento<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che inizia, in modo inequivocabile, il percorso di individualizzazione e di costruzione del s\u00e9. Per il bambino piccolo il percepire se stesso come un prolungamento del corpo della madre \u00e8 l\u2019embrionale consapevolezza di essere. Prima ancora, durante l\u2019et\u00e0 gestazionale, la memoria sensoriale esiste e compartecipa alla formazione della memoria quale background culturale dell\u2019individuo.<br \/>\nLa progressiva conquista delle competenze motorie sanciscono la consapevolezza di essere qualcosa di staccato dalla madre, qualcosa di altro. Il percorso della costruzione della propria identit\u00e0 e della propria personalit\u00e0 \u00e8 un viaggio che dura tutta la vita, ma pone le sue prime basi nell\u2019infanzia. Il percorso di sviluppo identitario e di sviluppo delle autonomie motorie sono strettamente correlati durante tutta la vita dell\u2019uomo.<br \/>\nLa psiche e il corpo vivono in un\u2019identit\u00e0 duale non scindibile; le culture di tutte le popolazioni, in vario modo, riconoscono questa unitariet\u00e0.<br \/>\nLa dimensione corporea nella disabilit\u00e0 si configura come dimensione che diacronicamente vede una parabola ascendente dall\u2019esclusione, dalla marginalizzazione e dall\u2019occultamento (come era nell\u2019antichit\u00e0) all\u2019affermazione come dimensione ineludibile oggi nello sviluppo del s\u00e9, nella formazione dell\u2019identit\u00e0 e nei processi formativi e relazionali della persona con disabilit\u00e0. Tale parabola dell\u2019affermazione del corporeo collima perfettamente con l\u2019evolversi dell\u2019immaginario sulla disabilit\u00e0, un immaginario che solo di recente si \u00e8 affrancato da immagini negative, di limite, di difficolt\u00e0, di sofferenza.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span><br \/>\n\u00c8 dal Novecento che si assiste a una sostanziale rivoluzione della cultura pedagogica specifica. La strategia di fondo fa leva sulla stimolazione sensomotoria, sul toccare e manipolare le lettere per far apprendere a leggere e a scrivere anche bambini con ritardo mentale.<br \/>\nQuesto ha affrancato l\u2019importanza del ruolo del corpo nello sviluppo delle potenzialit\u00e0 e nei processi formativi della persona disabile, nel processo di accettazione di una diversit\u00e0 non pi\u00f9 sentita solo come stigma, ma accettata e mostrata come una delle caratteristiche imprescindibili del s\u00e9 (Trisciuzzi, 2006). A partire dal corpo prende il via il processo di costruzione identitario, in quanto l\u2019immagine di s\u00e9 intrapsichica e interiormente socializzata delle persone con disabilit\u00e0 oggi si nutre di una percezione del s\u00e9 che passa attraverso un corporeo non pi\u00f9 reso oggetto di stigmatizzazione negativa, come ci dimostrano le tendenze di una recente cultura sulla disabilit\u00e0.<br \/>\nIl corpo gioca un ruolo fondamentale sempre, ma in modo diverso a seconda della disabilit\u00e0. Nello studio delle paralisi infantili e delle cerebropatie si evidenzia come queste disabilit\u00e0 intaccano in modo inequivocabile l\u2019aspetto sociale e socializzante del movimento e dell\u2019abilit\u00e0 motoria. Il movimento ha un valore di abilitazione sociale: infatti sostiene tutti quegli aspetti della normale vita quotidiana che permettono al soggetto di conquistare un riconoscimento sociale.<br \/>\nAffrontare la tematica dell\u2019esperienza psicologica della disabilit\u00e0 significa definire il valore che viene attribuito a questa realt\u00e0 umana. Ogni persona definisce i propri valori in uno scambio continuo con gli individui con i quali vive. I pi\u00f9 profondi valori su cui si regge la convivenza civile sono messi in crisi dalla realt\u00e0 dell\u2019handicap: la parit\u00e0 dei diritti dei cittadini, il loro diritto a una qualit\u00e0 della vita, il diritto all\u2019istruzione, al lavoro, all\u2019autonomia e alla salute rischiano di essere un problema. L\u2019organizzazione sociale \u00e8 fatta per i sani. Spesso il vissuto dominante nei confronti della disabilit\u00e0, e nei confronti della famiglie, \u00e8 l\u2019ambivalenza, con i tentativi pi\u00f9 comuni per superarla quali l\u2019evitamento, la compassione e la banalizzazione del problema.<br \/>\nAnche nel disabile la costruzione della personalit\u00e0 e del diventare adulto attraversa i medesimi percorsi e processi del bambino normale.<br \/>\nL\u2019intrapsichico non pu\u00f2 essere considerato un territorio isolabile. Esso si presenta come una sorta di specchio in cui fenomeni esterni si riflettono. I pensieri, i nostri sentimenti , le emozioni, i desideri dipendono dalle relazioni che ognuno vive con se stesso e con gli altri. La posizione che l\u2019essere umano occupa o che teme di dover subire, determina di volta in volta gli stati d\u2019animo, di benessere o di malessere.<br \/>\nLa percezione di se stessi nasce, per tutti, dai confronti diretti, sia sull\u2019aspetto fisico che su tutti gli altri aspetti. Ma la percezione nasce anche dalle comunicazioni interattive che riceviamo, cio\u00e8 dalle differenze con cui le persone significative si rapportano con noi e con gli altri.<br \/>\nLa disabilit\u00e0 \u00e8 un evento eccezionale che appare a chi ne \u00e8 colpito tanto pi\u00f9 ingiusto quanto pi\u00f9 \u00e8 raro. Con la propria costanza richiede una modificazione permanente dell\u2019adattamento alla realt\u00e0 secondo canoni socialmente divergenti. Vivere in mezzo agli altri con un corpo diverso mette a disagio e spinge a compiere sforzi enormi per mimetizzarsi e cancellare la diversit\u00e0.<br \/>\nIl bambino disabile, quando non \u00e8 ancora consapevole della propria minorazione, spontaneamente sembra adattarsi al proprio corpo compromesso, organizzando la realt\u00e0 in base alle proprie possibilit\u00e0 residue. Il tetraplegico per esempio esplora lo spazio rotolando in esso: gli oggetti lontano vengono da lui esplorati solo come fonti di stimoli visivi e uditivi, trascurando i requisiti tattili.<br \/>\nCon il procedere della crescita questo adattamento al proprio corpo scompare, lasciando posto all\u2019ansia, alla reattivit\u00e0, alla frustrazione e all\u2019iperdipendenza dagli altri. Le aspettative degli altri, le modalit\u00e0 di utilizzare la realt\u00e0 esterna, contrastanti con quelle del bambino compromesso, hanno fatto sentire inadeguate le strategie operative messe in atto, che cos\u00ec vengono abbandonate come non buone. Spesso il bisogno di cancellare la <i>diversit\u00e0<\/i> diventa ossessionante per il disabile.<br \/>\nIl limite prestazionale, dato dal deficit motorio, \u00e8 certamente spiacevole perch\u00e9 il mondo \u00e8 a misura dei sani e gli adattamenti compensatori del disabile non sono mai del tutto efficienti. Il confronto con l\u2019efficienza dei sani \u00e8 frustrante. Tuttavia le differenze nelle abilit\u00e0 sarebbero forse pi\u00f9 tollerabili, se non rappresentassero uno svantaggio inevitabile sul versante dei rapporti. Spesso in gara non ci sono solo i risultati prestazionali, bens\u00ec gli affetti delle persone care. Perdere a causa della differenza, gare per conquistare l\u2019attenzione, l\u2019amore, la stima degli altri, \u00e8 intollerabile, perch\u00e9 uccide il <i>valore<\/i> di esistere e pone nella posizione degli sconfitti a vita.<br \/>\nAccorgersi di essere inserito in una partita dove viene assegnata, per definizione, la parte perdente blocca l\u2019autostima facilitando, cos\u00ec, come risposta il disadattamento sociale. Ecco che il disabile scopre il potere dell\u2019impotere come arma contro la disperazione.<br \/>\nInfatti, quando la disabilit\u00e0 si evidenzia in un soggetto, questi viene a trovarsi rispetto ai suoi simili in una posizione di estraneit\u00e0, cos\u00ec come i genitori non possono non soffrire della presenza nella loro famiglia di un figlio disabile: la ferita narcisistica della madre, cos\u00ec come la reazione di sofferenza e d\u2019angoscia nel padre sono equiparabili. Questi disagi vengono inevitabilmente comunicati al disabile e incidono sull\u2019idea che egli si fa di se stesso.<br \/>\nL\u2019aggressivit\u00e0, la rabbia sono risposte vitali e appropriate, se la persona disabile ha abbastanza risorse; se invece si sente sconfitta, la risposta inevitabile \u00e8 la depressione. La depressione \u00e8 la mossa pi\u00f9 immediata e comprensibile: essa si esprime nella rinuncia a interagire, a conoscere, a crescere, a operare nella misura del proprio desiderio. Si reprime il desiderio perch\u00e9 fonte di frustrazione. L\u2019atteggiamento di rinuncia depressiva non viene conservato a lungo, ma suscita reazioni di intolleranza nei sani: essi si sentono accusati di ritiro. La depressione \u00e8 un comportamento che implicitamente definisce gli altri colpevoli della propria superiorit\u00e0 di essere sani, e nello stesso tempo impotenti a modificare la situazione.<br \/>\nIl vedere se stessi anche con gli occhi degli altri, permette al disabile di conquistare un potere relazionale non sindacabile. Lo specchio, nella percezione di se stesso, \u00e8 un ottimo strumento di supporto per il disabile, uno strumento che lo pu\u00f2 aiutare a ri-conoscersi, nei tempi corretti.<br \/>\nLo specchio permette l\u2019acquisizione della consapevolezza del proprio corpo. Spesso il disabile non si osserva pi\u00f9 da tanto tempo nella sua complessit\u00e0 e nella totalit\u00e0 del suo corpo. Si limita d osservare le parti sane o quelle che altri vogliono fargli vedere. Lo specchio restituisce la sua vera fotografia, senza nascondere niente e senza esprimere alcun parere.<br \/>\nIl disabile, spesso, ha bisogno di vedere e rivedere il proprio corpo, di nominarlo, toccarlo e, infine, riconoscerlo come proprio. Egli deve riconoscersi nell\u2019immagine riflessa dallo specchio.<br \/>\nDeve individuare ci\u00f2 che del corpo funziona e ci\u00f2 che non funziona, quale parte \u00e8 sana e quale malata, cosa pu\u00f2 essere definito bello e cosa brutto, quale parte gli piace di se stesso e quale no: deve saper valutare cosa pu\u00f2 essere modificato e cosa no.<br \/>\nIl vedersi, il riconoscersi aiuta a ricomporre l\u2019essere e il pensare in una coesione strettamente funzionale alla costruzione dell\u2019identit\u00e0: aiuta la mente a essere dove \u00e8 il corpo, anche quando la mente fugge e si rifugia in una realt\u00e0 immaginaria e parallela, in una dissociazione tra il s\u00e9 pensato e il s\u00e9 fisico.<\/p>\n<p><b>Disabilit\u00e0, attaccamento e corporeit\u00e0<\/b><br \/>\nRichiamando gli studi sull\u2019attaccamento (Ainsworth, 1989) \u00e8 opportuno sottolineare i principi su cui il bambino costruisce i primi costrutti relazionali interni veicolando esperienze di tipo corporeo. L\u2019attaccamento \u00e8 un processo motivazionale, attivo, di adattamento, basato sulle strategie di soddisfazione dei bisogni di sicurezza, formulate in relazione alle caratteristiche dell\u2019ambiente. (Bowlby 1980,1988; Ainsworth,1989) . Possiamo definirlo in base a tre criteri: il bisogno di vicinanza alla figura di attaccamento in condizioni di stress; l\u2019aumento del benessere e la diminuzione dello stato di allarme in presenza di tale figura; l\u2019aumento del disagio e di ansiet\u00e0 se si verifica la minaccia di non potere entrare in contatto con questa fonte di rassicurazione.<br \/>\nNell\u2019et\u00e0 adulta, si modifica rispetto alla forma infantile non tanto riguardo al contenuto ma riguardo all\u2019oggetto che diventa un suo pari nella sfera relazionale.<br \/>\n\u00c8 inevitabile, quindi, evidenziare come questi modelli siano turbati dall\u2019evento malattia sia sul versante del bambino sia sul versante genitoriale (materno e paterno).<br \/>\nTenendo presente che l\u2019attaccamento rappresenta un processo attivo da parte del bambino, a cui la madre \u00e8 biologicamente programmata per rispondere, dobbiamo considerare che un bambino ammalato \u00e8 meno abile nell\u2019attivare le risposte di attaccamento in sua madre, e una madre preoccupata \u00e8 meno libera di rispondere alle richieste di suo figlio in modo sereno e sicuro. Le diagnosi infauste pongono spesso pesanti interferenze alle risposte naturali del legame di attaccamento, deprimendo la madre e disorientandola di fronte ai segni deboli eccessivi del bambino. Il bambino che non riesce ad allungare le mani verso la sua mamma o che non pu\u00f2 sorridere davanti allo sguardo amorevole del padre, faticher\u00e0 ad attivare le risposte funzionali dell\u2019adulto.<\/p>\n<p><b>La famiglia e la disabilit\u00e0<\/b><br \/>\nLa famiglia \u00e8 una struttura complessa e articolata, presente in tutti i sui sistemi sociali conosciuti. La famiglia pu\u00f2 essere definita come \u201cun sistema aperto che funziona in relazione al suo contesto socio-culturale e che si evolve durante il ciclo di vita\u201d (Walsh, 1986). \u00c8 un sistema non riconducibile alla semplice somma delle sue parti, non \u00e8 sufficiente descrivere l\u2019insieme delle caratteristiche dei suoi membri per comprenderla, occorre tener conto dell\u2019interconnessione dei comportamenti dei componenti. Ogni azione \u00e8 anche reazione, il cambiamento in un individuo influenza il sistema nel suo complesso (Carta, 1996). La famiglia \u00e8 in grado di modificarsi, adattarsi ai cambiamenti sia interni che esterni. Le famiglie sono infatti anche \u201csistemi evolutivi\u201d (Carta, 1996) che si trasformano insieme agli eventi della vita e alla crescita dei membri che le costituiscono.<br \/>\nLo sviluppo della famiglia \u00e8 caratterizzato dalla successione di relazioni diadiche privilegiate, lette su uno sfondo di relazioni triadiche (Fivaz &#8211; Depeursinge, 1999) che si presentano asimmetriche nell\u2019infanzia per divenire simmetriche nell\u2019et\u00e0 adulta e ritornare asimmetriche nella maturit\u00e0 con l\u2019ingresso nella costellazione familiare dei membri di una nuova generazione.<br \/>\nQuesto sviluppo temporale \u00e8 scandito da compiti evolutivi o eventi critici (Carli, 1999) che danno forma a una nuova configurazione nella vita del soggetto, configurazione che cambier\u00e0 il sentimento di s\u00e9, e le relazioni fondamentali dei suoi rapporti e dei suoi individui. Il superamento di ogni gradino evolutivo \u00e8 un <i>successo<\/i> conseguito dalla famiglia nel suo insieme.<br \/>\nLa famiglia (Bowen, 1979; Haley 1963; Boszomenyi &#8211; Nagy e Spark, 1973; Framo, 1992), \u00e8 un sistema emozionale pluri-generazionale. La famiglia nucleare risulta essere quindi un sottosistema che reagisce al passato e che, nel presente, costruisce un futuro. Esiste quindi un asse verticale lungo il quale nel tempo vengono trasmessi modelli di relazione e di funzionamento, e un asse orizzontale su cui si possono fondare alleanze e vivere competizioni. I livelli di maggiore stress si sperimentano quando un evento problematico si innesta sull\u2019asse orizzontale proprio nel momento in cui un conflitto o uno snodo evolutivo pongono difficolt\u00e0 sull\u2019asse verticale dei rapporti intergenerazionali. A questo punto non \u00e8 difficile immaginare quanto l\u2019evento stressante di un handicap in un figlio comporti negoziazioni e riaggiustamenti in questo naturale fluire del ciclo vitale di una famiglia. La disabilit\u00e0 presentata da un figlio non consente adattamenti familiari relativamente stabili, proprio per la natura evolutiva del soggetto e delle sue necessit\u00e0. La crescita di qualunque bambino impone costanti modifiche dell\u2019equilibrio familiare, ma esse si muovono lungo un <i>continuum<\/i> protocollato secondo ritmi socialmente stabiliti. Non cos\u00ec per il bambino disabile e per le sue esigenze.<\/p>\n<p><b>Il corpo e la sessualit\u00e0<br \/>\n<\/b>Anche il disabile, nel crescere, incontra l\u2019area della sessualit\u00e0, strettamente connessa al tema del corpo e dell\u2019allevamento del soggetto sia sul versante della consapevolezza del s\u00e9 sia dei propri limiti, confrontati con i compiti evolutivi. <b><br \/>\n<\/b>Il corpo (Stern, 1985), sia sano che malato, \u00e8 il luogo di crescita della persona, emergente radice di s\u00e9, rappresenta l\u2019inizio di ogni sviluppo umano. \u00c8 il territorio di incontro della cura di ci\u00f2 che di prezioso rappresentiamo. Il rispetto del corpo significa anche rispetto del proprio essere e della propria natura sessuata. La matrice pulsionale nasce con il corpo e subisce un processo di adattamento al contesto sociale che ne regola l\u2019espressione per tutto il corso della vita. Tale adattamento si differisce e si contraddistingue a seconda delle culture e degli stili di comportamento della famiglia. La cultura occidentale promuove l\u2019espressione sessuale libera, ma contemporaneamente regola con precisione le condizioni in cui la condotta sessuale pu\u00f2 essere accettata. In primo luogo, la sessualit\u00e0 \u00e8 associata all\u2019esplorazione di rapporti extrafamiliari. In secondo luogo, la condotta sessuale riguarda una area della privatezza e del pudore. In terzo luogo \u00e8 associata al concetto di libera scelta, di legame elettivo, che non pu\u00f2 essere imposto. Infine, la sessualit\u00e0 \u00e8 correlata al mito della bellezza fisica e dell\u2019efficienza, \u00e8 cio\u00e8 considerata un diritto per soggetti giovani, belli o almeno per adulti e anziani di successo. \u00c8 considerata una forma imbarazzante se associata a deformit\u00e0, disabilit\u00e0 e deficit, trattata con compassione, come una pulsione che induce schiavit\u00f9 ed esprime degrado nei malati, negli anziani e nei disabili. La pulsione di per s\u00e9 non \u00e8 niente di tutto questo: \u00e8 semplicemente una spinta alla ricerca del benessere corporeo nella relazione con gli altri membri della specie, associata o meno alla finalit\u00e0 di stringere legami e di procreare. Inizialmente dirige le condotte di presa di coscienza e di esplorazione del s\u00e9 corporeo, rendendolo luogo di interesse e di ricerca del benessere.<\/p>\n<p><b>Bibliografia di riferimento<br \/>\n<\/b>A. M. Sorrentino, Figli disabili. La famiglia di fronte all\u2019handicap, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006.<br \/>\nA. Carlino Bandinelli , S. Manes, Il Disegno del bambino in difficolt\u00e0, FrancoAngeli, Milano, 2004.<br \/>\nM. Andolfi, La famiglia trigenerazionale, Bulzoni, Roma, 1988.<br \/>\nM. Andolfi, Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove dimensioni paterne in una prospettiva sistemico relazionale, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001.<br \/>\nM. Andolfi, C. Angelo, P. D\u2019Atena, La terapia narrata dalle famiglie, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001.<br \/>\nI. Boszormenyi-Nagy, G. Spark, Lealt\u00e0 invisibili, Astrolabio, Roma, 1973.<br \/>\nM . Bowen, Dalla famiglia all\u2019individuo, Astrolabio, Roma, 1978.<br \/>\nJ. Bowlby, Attaccamento e perdita, Bollati Boringhieri, Torino, 1980.<br \/>\nJ. Bowlby, Una base Sicura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988.<br \/>\nS. Cirillo, Cattivi Genitori, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005.<br \/>\nP. Di Blasio, Psicologia del bambino maltrattato, Il Mulino, Bologna, 2000.<br \/>\nP. Di Blasio, Protocollo sui fattori di rischio e dei fattori protettivi nella valutazione psicosociale dei minori e delle famiglie, Universit\u00e0 Cattolica, Milano, 2004.<br \/>\nG. Fava Vizziello, V. N. Stern, Dalle cure materne all\u2019interpretazione. Nuove terapie per il bambino e le sue relazioni: i critici raccontano, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992.<br \/>\nE. Fivaz-Depeursinge, J. Corboz Warnery, Il triangolo primario, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000.<br \/>\nE. Scabini, L\u2019organizzazione familiare tra crisi e sviluppo, FrangoAngeli, Milano, 1995.<br \/>\nF. Walsh, La resilienza familiare, Raffello Cortina Editore, Milano, 2008.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Angela Leni, psicologa e psicoterapeuta della famiglia a orientamento relazionale sistemico Se questo laboratorio \u00e8 decollato non \u00e8 solo merito dell\u2019\u00e9quipe della Cooperativa Accaparlante e degli animatori disabili che si sono messi in gioco. 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