{"id":2932,"date":"2020-08-31T01:59:30","date_gmt":"2020-08-30T23:59:30","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2932"},"modified":"2025-10-08T11:26:36","modified_gmt":"2025-10-08T09:26:36","slug":"14-corpi-che-cambiano-forma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2932","title":{"rendered":"14. Corpi che cambiano forma"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Ardemagni, fisioterapista, esperto di riabilitazione Neuromotoria delle Cerebrolesioni dell\u2019Adulto e dell\u2019Infanzia, consulente, docente di Interazione Guidata, presidente dell\u2019associazione Hans Sonderegger.<\/p>\n<p>Le persone con disabilit\u00e0 grave che sia essa esclusivamente motoria o, come pi\u00f9 spesso accade, psicomotoria hanno corpi che pi\u00f9 di altri sono segnati dal tempo. Il corpo \u00e8 l\u2019involucro del nostro essere, \u00e8 lo strumento con il quale l\u2019Io comunica ed entra in relazione col mondo, \u00e8 la porta d\u2019accesso dello sviluppo e della conoscenza. Per chi studia la fisiologia del nostro corpo \u00e8 la propaggine con cui il nostro cervello tocca e conosce il mondo.<br \/>\nMa cosa succede quando tale strumento \u00e8 guasto, non funziona bene?<br \/>\nPensiamo alle persone con disabilit\u00e0 motoria o psicomotoria: il loro corpo \u00e8 oggettivamente diverso, visibilmente alterato, l\u2019involucro con il quale si presentano al mondo spesso \u00e8 malconcio, decadente o, come minimo, disfunzionale. E tutti sappiamo come \u00e8 difficile non giudicare dalle apparenze. Molti hanno capito di dover superare le apparenze, in generale, e con chi appare diverso in particolare, ma quanti ancora si allontanano da ci\u00f2 che appare diverso e non piacevole?<br \/>\nE se il corpo che agisce serve per svilupparsi e per apprendere, quanto difficile deve essere per chi ha un corpo che non funziona?<br \/>\nSenza falso buonismo e ipocrisia bisogna dichiarare che chi ha una disabilit\u00e0 psicomotoria che ne limita l\u2019autonomia si trova nella condizione di riduzione dei contatti sociali e delle possibilit\u00e0 di apprendere e svilupparsi. Ritengo che questo sia il primo diritto che viene leso!<br \/>\nDi fronte a queste considerazioni, prendersi cura del corpo diventa l\u2019impalcatura di sostegno di qualsiasi progetto educativo. Qui si intende ricordare quanto le caratteristiche del corpo, e i suoi limiti nella menomazione, siano importanti come focus specifico su cui costruire la promozione della persona. Ed \u00e8 quindi doveroso ricordare agli addetti ai lavori che un corpo che non funziona bene, soprattutto quando comincia a svilupparsi, da neonato, pu\u00f2 e deve essere aiutato a funzionare meglio. Perch\u00e9 \u00e8 possibile intervenire in maniera efficace con qualsiasi livello di gravit\u00e0.<br \/>\nSgombriamo subito il campo da falsi sensazionalismi ottimistici: le menomazioni ci sono, si mantengono, ma molte delle conseguenze che vediamo possono e devono essere evitate.<br \/>\nLe persone con disabilit\u00e0 congenita, che hanno cominciato la propria vita gi\u00e0 in debito, che hanno uno sviluppo atipico, alterato, posseggono corpi che presentano un funzionamento atipico, alterato. Richiedono solo pi\u00f9 attenzione e determinazione nel cercare di vincere le conseguenze della menomazione.<br \/>\nRicordiamo tutti che il sistema motorio si sviluppa e cresce partendo da una programmazione predeterminata dal nostro corredo genetico, ma poi sfrutta le relazioni fisiche che nascono dalla interazione col mondo. I comportamenti motori alterati, che si vedono gi\u00e0 all\u2019inizio dello sviluppo nelle persone con disabilit\u00e0, possono e devono \u2013 non mi stancher\u00f2 mai di ripeterlo! \u2013 essere condizionati da trattamenti riabilitativi specifici, cos\u00ec come i deficit di apprendimento e sviluppo cognitivo meritano progetti e programmi educativi specifici.<br \/>\nTroppo spesso atteggiamenti fatalistici degli addetti ai lavori sono concausa di conseguenze gravi.<br \/>\nInvece, il primo dovere da adempiere per chi lavora con la disabilit\u00e0 \u00e8 incidere in maniera positiva e propositiva nei confronti dei deficit e dei bisogni del disabile, ovviamente ciascuno per la propria specifica professionale. Per poterlo fare ricordiamo tutti che \u00e8 necessario conoscere bene il problema che si va ad affrontare, in particolare conoscere bene quali sono gli interventi pi\u00f9 efficaci sul lungo periodo. Perch\u00e9 chi \u00e8 affetto da disabilit\u00e0 congenita dovr\u00e0 lottare tutta la vita con le conseguenze del suo problema.<br \/>\nPer chiarire meglio il concetto proviamo a partire dall\u2019origine del problema. La disabilit\u00e0 congenita \u00e8 provocata da una alterazione genetica o avvenuta in fase di sviluppo embrionale (spesso di natura infettiva), o di poco successiva alla nascita, oppure conseguente a problemi al momento del parto.<br \/>\nSi parla di danni pi\u00f9 o meno gravi del Sistema Nervoso Centrale che hanno come conseguenza diretta problemi del movimento o delle capacit\u00e0 cognitive e di apprendimento (queste ultime dipendono dal movimento). Ma avere avuto un danno non significa necessariamente che tutto \u00e8 perduto, che non ci sono possibilit\u00e0 di sviluppo. Fortunatamente il nostro cervello, sebbene non sia in grado di rigenerarsi, ha una grande capacit\u00e0 di riadattarsi e riorganizzarsi.<br \/>\nLe opportunit\u00e0 offerte al cervello attraverso gli stimoli dell\u2019ambiente circostante condizionano enormemente la sua riorganizzazione. Quindi se qualcosa si manifesta alterato, per esempio nelle caratteristiche del movimento, perch\u00e9, ricordiamolo bene, all\u2019inizio solo questo fanno gli esseri umani, si pu\u00f2 provare a condizionarlo per recuperarne il pi\u00f9 possibile le caratteristiche normali o limitare i danni che il muoversi in maniera anomala provocher\u00e0 col passare del tempo.<br \/>\nA distanza di decenni dall\u2019inizio dello sviluppo delle tecniche e dei metodi e delle filosofie di riabilitazione neuro psicomotoria, o dei programmi di stimolazione cognitiva e dell\u2019apprendimento rivolti alla disabilit\u00e0 congenita, le conseguenze e gli effetti delle buone prassi e del buon lavoro sono evidenti.<br \/>\nMa cosa si pu\u00f2 fare di fronte alla situazione ormai definitiva della disabilit\u00e0 stabilizzata, nell\u2019et\u00e0 adulta?<br \/>\nCon la stessa determinazione e specificit\u00e0 \u00e8 necessario continuare a stimolare lo sviluppo della persona e promuoverne l\u2019apprendimento, non trascurando mai che le menomazioni motorie del corpo devono essere prese in seria considerazione. Perch\u00e9 un corpo che ha cambiato forma rispetto alle caratteristiche naturali \u00e8 una possibile fonte di sofferenza fisica. Un corpo che non si muove, o che si muove male, va incontro pi\u00f9 facilmente al decadimento organico e al dolore. \u00c8 doveroso prendersene cura! Cos\u00ec come una riduzione delle possibilit\u00e0 di muoversi e fare conduce a una direttamente proporzionale riduzione della possibilit\u00e0 di collezionare esperienze, vitali per lo sviluppo e l\u2019autodeterminazione dell\u2019individuo.<br \/>\nNella realizzazione dei programmi educativi di sostegno alla disabilit\u00e0 bisogna quindi tenere ben presente la necessit\u00e0 di offrire opportunit\u00e0 di positive esperienze <i>fisiche<\/i>.<br \/>\nMa non pensiamo ai semplici programmi di ginnastica di mantenimento o mobilizzazione finalizzata alla prevenzione del decadimento del corpo: questo \u00e8 nobile, ma riduttivo. Le stesse pratiche di manutenzione corporea possono e devono essere inserite nel contesto di attivit\u00e0 significative e arricchenti per l\u2019individuo.<br \/>\nEsistono ormai infinite soluzioni per abbinare il piacere e il divertimento alle pratiche motorie che, anche con una limitata fatica, possono essere adattate a qualsiasi menomazione motoria.<br \/>\n\u00c8 stimolante, nonch\u00e9 doveroso guardare la persona nel suo insieme quando si pianificano e si realizzano attivit\u00e0 per la stimolazione motoria.<br \/>\nCos\u00ec come \u00e8 ancora pi\u00f9 accattivante escogitare maniere per coinvolgere nelle attivit\u00e0 laboratoriali, artistiche addirittura, anche i soggetti con le menomazioni motorie pi\u00f9 gravi.<br \/>\nDico questo perch\u00e9 sono numerosi gli approcci riabilitativi e\/o educativi finalizzati alla presa in carico completa della persona disabile, esempi di innumerevoli esperienze virtuose di cui far tesoro e da cui attingere per completare e arricchire i progetti ancora incompleti.<br \/>\nGli individui sono costituiti da diverse dimensioni: fisica, psicologica, affettiva, ecc.: per questo tutti questi aspetti devono essere considerati.<br \/>\nGuidare le mani o il corpo di una persona che non si muove a fare esperienza diretta, concreta, fisicamente significativa, di una attivit\u00e0 rende tale esperienza ancora pi\u00f9 completa e arricchente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Ardemagni, fisioterapista, esperto di riabilitazione Neuromotoria delle Cerebrolesioni dell\u2019Adulto e dell\u2019Infanzia, consulente, docente di Interazione Guidata, presidente dell\u2019associazione Hans Sonderegger. 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