{"id":2958,"date":"2020-08-31T02:51:39","date_gmt":"2020-08-31T00:51:39","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2958"},"modified":"2025-09-19T12:30:35","modified_gmt":"2025-09-19T10:30:35","slug":"2-luomo-e-un-nodo-di-storie-il-bisogno-delle-storie-e-delle-narrazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2958","title":{"rendered":"2. L\u2019uomo \u00e8 un nodo di storie. Il bisogno delle storie e delle narrazioni"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale, pedagogista<\/p>\n<p>\u201cL\u2019uomo \u00e8 un nodo di storie\u201d. Con queste parole Peter Bichsel, maestro di scuola e scrittore, illumina la trama di narrazioni che coesistono nella casa intima di ognuno di noi.<br \/>\nSono storie che spesso neanche sappiamo di possedere, che abitano il nostro mondo interiore in modo sotterraneo e che possono fuoriuscire anche senza preavviso richiamate all\u2019esterno da una sensazione, da un odore, da un incontro\u2026<br \/>\nDa sempre, fin dagli inizi dell\u2019umanit\u00e0, gli uomini hanno sentito il bisogno di narrare e di ascoltare storie, e questo molto tempo prima della nascita di una letteratura vera e propria.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ci dice ancora Bichsel che \u201cil raccontare storie si occupa di una cosa evidente: che esiste il tempo e che la nostra vita \u00e8 vissuta in quanto tempo. Raccontare storie significa occuparsi del tempo ed esperire la nostra vita come tempo ha a che vedere col fatto che la nostra vita ha un termine\u201d.<br \/>\n\u00c8 evidente il legame con la memoria: gli uomini hanno sempre narrato perch\u00e9 ci sono cose importanti che non debbono andare perdute. Una societ\u00e0 senza <i>storie<\/i> \u00e8 una societ\u00e0 senza memoria senza, cio\u00e8, quel sapere condiviso e collettivo che, seppur per frammenti e strappi, costituisce il ponte fra le generazioni.<br \/>\nSu questo concetto diventa illuminante un breve racconto dalla tradizione chassidica.<br \/>\n\u201cQuando il Baal Schem Tov doveva assolvere un qualche compito difficile, qualcosa di segreto per il bene delle creature, andava allora in un posto dei boschi, accendeva un fuoco, diceva la preghiera e tutto si realizzava secondo il suo proposito. Quando una generazione dopo, il Rabbi Mosch\u00e9 Laib doveva assolvere lo stesso compito, anche egli andava nel bosco e diceva \u2018Non possiamo pi\u00f9 accendere il fuoco e non conosciamo pi\u00f9 le segrete meditazioni che vivificano la preghiera, ma conosciamo il posto del bosco dove tutto ci\u00f2 accadeva\u2019. E ci\u00f2 era sufficiente. Ma quando, di nuovo, una generazione dopo, il Rabbi Ystrael doveva anche egli affrontare lo stesso compito se ne stava seduto in una sedia d\u2019oro e diceva: \u2018Non possiamo pi\u00f9 fare il fuoco, non possiamo dire le preghiere e non conosciamo pi\u00f9 il luogo del bosco; ma di tutto questo possiamo raccontare la storia\u2019. E cos\u00ec il suo racconto da solo aveva la stessa efficacia delle azioni degli altri\u201d.<br \/>\nLa narrazione, le storie sono possibili porte di ingresso alla nostra identit\u00e0 come singole persone e come parte di una comunit\u00e0.<br \/>\nAbbiamo anche bisogno di storie per fare nostro il mondo; per questo molti studiosi pensano che la funzione dei libri sia quella di costruire, nella loro pluralit\u00e0, un immenso inventario del mondo.<br \/>\nInventario che non parte da definizioni e convinzioni assolute ma dalle domande.<br \/>\nSono le domande a generare le storie: \u201cChe cosa succederebbe se?\u201d.<br \/>\nLa storia di Ulisse narrata nell\u2019Odissea non esisterebbe se l\u2019autore non si fosse posto questa domanda. Se Ulisse e i suoi compagni approdassero in un\u2019isola dove risiede un Mostro ciclopico dall\u2019unico occhio? Che cosa succederebbe se i viaggiatori passassero accanto alla dimora delle Sirene, e se si fermassero proprio nell\u2019isola di Maga Circe, l\u2019incantatrice capace di trasformare gli uomini in maiali?<br \/>\nInsieme ad Alice nel paese delle meraviglie ci chiediamo in tanti modi: \u201cChi sono io? Ditemi questo prima di tutto!\u201d.<br \/>\nDel resto, anche un bambino guarda il mondo attraverso le domande. Quante volte, posto davanti al \u201cChe cos\u2019\u00e8?\u201d il bambino comincia a rispondere: \u201c\u00c8 come\u2026\u201d, \u201c\u00c8 come se\u2026\u201d, \u201c\u00c8 come quando&#8230;\u201d. E in questo modo si d\u00e0 il via a una nuova storia.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La narrazione \u00e8 importante nella costruzione della consapevolezza di s\u00e9 e della propria storia perch\u00e9 mette in moto memorie, le attualizza in contesti diversi, le scompone per ricomporle in una trama narrativa significativa.<br \/>\nAbbiamo anche bisogno di storie per essere rassicurati sul nostro essere nel mondo, per sentirci raccontare che siamo nel tempo e nello spazio, siamo dentro una storia che, almeno nelle forme della nostra esperienza umana, ha un inizio e una fine.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Riprendiamo la citazione di Peter Bichsel con cui abbiamo aperto queste riflessioni: \u201cL\u2019angoscia di fronte a questo dover finire pu\u00f2 naturalmente essere tenuta a bada\u2026 Ci\u00f2 che per\u00f2 non scompare \u00e8 la tristezza per questa finitudine. La tristezza non la si pu\u00f2 vincere, pu\u00f2 soltanto essere rifiutata o accettata. Il raccontare storie ha a che fare col fatto di accettarla. La tendenza degli uomini alla tristezza li fa diventare narratori di storie\u201d.<br \/>\nIl tempo finito della storia \u00e8 profondamente rassicurante proprio nel suo ricominciare dall\u2019inizio ogni volta che la ri-narriamo attraverso una formula che \u00e8 capace di introdurci istantaneamente nella storia stessa, cos\u00ec come succede con la frase del \u201cC\u2019era una volta&#8230;\u201d che, di consueto, apre le storie della tradizione.<br \/>\nDa questo bisogno di rassicurazione e di presenza nasce la necessit\u00e0 dei bambini di sentirsi ripetere sempre la stessa storia con le medesime e precise parole.<br \/>\nE dallo stesso bisogno di rassicurazione e ricerca di senso, possono nascere i narratori che oppongono alla durezza delle realt\u00e0 spesso difficili che attraversiamo, la concretezza generativa delle storie e la loro capacit\u00e0 di restituire senso.<br \/>\nCos\u00ec racconta Rubem Alves:<br \/>\n\u201cIo sono narratore di storie. Ho scoperto d\u2019esserlo narrando storie per la mia bimbetta. Le storie si formano allo stesso modo in cui si forma una perla dentro all\u2019ostrica. Ostriche felici non fanno perle. Occorre che un granello di sabbia entri nell\u2019ostrica e raggiunga la sua carne molle. Il granello di sabbia rende l\u2019ostrica infelice. Per liberarsi dal dolore provocato dal granello di sabbia, l\u2019ostrica avvolge pazientemente l\u2019aspro granello di una sostanza liscia, senza punte e rotonda: la perla. Le storie nascono allo stesso modo. Mia figlia \u00e8 nata con il viso difettoso. E io le raccontavo storie per cambiare tale dolore in bellezza. Ma per fare questo era necessario che io possedessi il potere dei maghi. S\u00ec, le storie sono riti magici\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale, pedagogista \u201cL\u2019uomo \u00e8 un nodo di storie\u201d. 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