{"id":2964,"date":"2020-08-31T02:56:03","date_gmt":"2020-08-31T00:56:03","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2964"},"modified":"2025-09-23T11:01:47","modified_gmt":"2025-09-23T09:01:47","slug":"5-la-morte-non-e-cosa-da-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2964","title":{"rendered":"5.  La morte non \u00e8 cosa da bambini?"},"content":{"rendered":"<p>di Francesco Campione, psicologo e tanatologo &#8211; Dipartimento di Psicologia, Universit\u00e0 di Bologna<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 nel parlare al bambino della morte \u00e8 quella di riuscire a stare sempre al suo livello, a raccontargli le storie giuste con le parole giuste, in modo che il bambino non si ritrovi ad avere una storia per un\u2019altra et\u00e0, una storia che non pu\u00f2 capire.<br \/>\nUna premessa importante \u00e8 che il vero tab\u00f9 del rapporto con la morte nel mondo moderno non \u00e8 la morte violenta, ma la morte naturale. Quello di cui non si vuole parlare, infatti, \u00e8 la morte che tocca tutti. La morte violenta ce la sbattono tutti i giorni davanti agli occhi al telegiornale mentre mangiamo; la morte naturale no, \u00e8 quella che viene rimossa. Per questo non \u00e8 vero che \u00e8 la pi\u00f9 semplice, anzi \u00e8 la pi\u00f9 complessa perch\u00e9 prima o dopo tocca a tutti e questo ci mette in difficolt\u00e0.<br \/>\nQuali sono le grandi alternative quando bisogna educare un bambino alla morte?<br \/>\nLa prima, quella dominante nella nostra cultura, \u00e8 l\u2019alternativa della distrazione: la morte non \u00e8 cosa da bambini. La maggior parte di noi, quando un bambino fa delle domande sulla morte, cerca di svicolare perch\u00e9 si pensa che il bambino non debba toccarla. In realt\u00e0 i bambini, la morte, la toccano continuamente e si fanno le loro teorie, spesso molto poetiche e complicate.<br \/>\nUna seconda alternativa \u00e8 quella del racconto fiabesco. Quella che viene raccontata in questo caso, per\u00f2, non \u00e8 la morte, ma \u00e8 appunto una fiaba, un racconto. E cos\u00ec non educhi i bambini alla morte reale, concreta, vera. Non solo la letteratura ma anche la religione lavora su questo ambito. Per esempio, la religione riflette sulle narrazioni dell\u2019eternit\u00e0, tutti i racconti religiosi sono narrazioni dell\u2019eternit\u00e0. Questa seconda alternativa, validissima ma fiabesca, non soddisfa coloro che auspicano un\u2019educazione laica e razionale.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi l\u2019alternativa degli psicologi che consiste nel sostenere che ai bambini bisogna raccontare la verit\u00e0: si deve aiutare il bambino a crescere in modo tale che, durante il processo di crescita, impari a elaborare la morte in un modo adulto arrivando, quindi, a concepire la morte come la concepisce un adulto, cio\u00e8 come qualcosa di naturale, di irreversibile ma con cui in definitiva si pu\u00f2 convivere. La morte naturale serve, ci vuole; se nessuno mai fosse morto la specie si sarebbe gi\u00e0 estinta perch\u00e9 la vita della specie si basa sull\u2019equilibrio fra nascita e morte.<br \/>\nTutte queste alternative hanno vantaggi e svantaggi.<br \/>\nPer esempio, la distrazione in certi momenti pu\u00f2 non riuscire, non \u00e8 possibile distogliere l\u2019attenzione da certi eventi. Che fai allora? Puoi scegliere una delle altre alternative.<br \/>\nSe gli racconti una favola, per esempio, hai il vantaggio che il bambino pu\u00f2 padroneggiare la morte attraverso la sua fantasia, la sua immaginazione. Ma quante favole possiamo raccontare? Ogni genitore, ogni poeta pu\u00f2 raccontare una favola. Le favole che noi raccontiamo sono scelte che noi facciamo e riflettono ci\u00f2 in cui crediamo.<br \/>\nCosa non funziona per esempio quando gli raccontiamo la favola che i morti vanno in cielo? Non funziona il fatto che la maggior parte di noi a quella favola non crede pi\u00f9.<br \/>\nQuesto \u00e8 il problema delle favole. Bisogna che prima uno ci creda. Questa \u00e8 una delle ragioni per cui l\u2019educazione fiabesca alla morte \u00e8 in una crisi spaventosa, i bambini non sono pi\u00f9 soddisfatti dei racconti che gli facciamo, sono troppo critici, il mondo attorno gli ha gi\u00e0 dato troppe informazioni e alle favole non credono pi\u00f9 (proprio come gli adulti). Raccontare favole ai bambini oggi \u00e8 diventato difficilissimo perch\u00e9 sanno che non sono vere.<br \/>\nIo non ho alcun tipo di ostilit\u00e0 nei confronti della favola, \u00e8 una delle alternative umane, \u00e8 l\u2019alternativa della bellezza, \u00e8 il tentativo di risolvere i problemi creando altri mondi attraverso l\u2019arte. Per\u00f2 viviamo in un mondo in cui quell\u2019alternativa \u00e8 in una profonda crisi cos\u00ec come \u00e8 in profonda crisi l\u2019alternativa della distrazione anche se continua a prevalere.<br \/>\nLa terza alternativa, quella di raccontare al bambino le cose in modo realistico e aiutarlo a guardare i fatti per quello che sono, permette di sviluppare la mente ed \u00e8 questo sviluppo che gli consente di elaborare la tematica della morte. Questa \u00e8 l\u2019idea moderna che deriva dalla scienza ma che a sua volta ha vantaggi e svantaggi. Il vantaggio \u00e8 che quando gli raccontiamo che la morte \u00e8 decomposizione e trasformazione, quindi che si muore ma che questo serve a far rientrare il cadavere nel ciclo della vita, lo possiamo dimostrare con molti documenti. Ma questa \u00e8 una morte anonima, non risponde all\u2019esigenza cui risponde la fede nell\u2019aldil\u00e0 oppure la fiaba, l\u2019esigenza cio\u00e8 che in qualche modo si contrasti l\u2019idea che la morte corrisponda a un annullamento di s\u00e9. Biologicamente \u00e8 vero che morendo non ti annulli, ti trasformi, ma ti trasformi in qualcosa di anonimo.<br \/>\nUn primo passo per affrontare le difficolt\u00e0 legate a queste alternative \u00e8 quello di riflettere sulla direzione che vogliamo dare all\u2019educazione: a quale tipo di morte vogliamo educare i nostri bambini? Purtroppo su questo c\u2019\u00e8 un silenzio assordante e un grande disaccordo, ognuno ha la sua opinione personale.<br \/>\nSe ci pensate, nel corso dei secoli, la cultura religiosa convinceva tutti, veniva anche riprodotta nell\u2019arte e ha sempre funzionato perch\u00e9 quella cultura aveva scelto che la via educativa prevedeva di educare tutti a pensare alla morte come qualcosa di reversibile, un passaggio a un\u2019altra vita. Oggi non ci riusciamo pi\u00f9, una delle cose pi\u00f9 in crisi \u00e8 proprio la fede nell\u2019aldil\u00e0.<br \/>\nNoi oggi avremmo bisogno di un\u2019altra alternativa. La via che si intuisce \u00e8 quella di chi sostiene che ai bambini dovremmo insegnare che non si sa che cos\u2019\u00e8 la morte, cio\u00e8 che non \u00e8 del tutto vero che la morte \u00e8 una trasformazione biologica, n\u00e9 che la morte \u00e8 tutto quello che vogliamo inventare attraverso la fantasia, n\u00e9 che la morte \u00e8 il fatto che si passa dalla vita a un\u2019altra vita. Dire che la morte in fondo non si sa che cos\u2019\u00e8 significa lasciare spazio alla ricerca, al mistero, al desiderio di saperlo.<br \/>\nEducare un bambino alla morte, educarlo nella lunga prospettiva, vuol dire dirgli che c\u2019\u00e8 diversit\u00e0 di pensiero. Noi (adulti e bambini) insieme facciamo un percorso per arrivare a pensare la morte, per\u00f2 in questo percorso non ci sono certezze. La morte \u00e8 l\u2019unica cosa di cui non si pu\u00f2 fare esperienza perch\u00e9 se ne fai esperienza non ci sei pi\u00f9. Come lo dici al bambino?<br \/>\nEducare alla morte come educare al limite della conoscenza.<br \/>\nQuesta \u00e8 la linea che si intravede: quella di non avere fretta di rispondere al bambino n\u00e9 con le favole n\u00e9 con la spiegazione scientifica. Queste due alternative si equivalgono, vanno benissimo ma ciascuna \u00e8 solo una faccia della verit\u00e0.<br \/>\nL\u2019idea \u00e8 che l\u2019educazione del bambino alla morte passi attraverso l\u2019uso di tutti i mezzi: le favole, la narrazione religiosa, l\u2019informazione scientifica, e che tutti i mezzi convergano verso un punto centrale, cio\u00e8 che non bisogna avere paura di dire ai bambini che non sai come si risponde a quella domanda e che, forse, non \u00e8 possibile nemmeno formularla (che cos\u2019\u00e8 la morte?).<br \/>\nDi fronte a fatti come quelli accaduti il 13 novembre scorso a Parigi, non ci si pu\u00f2 chiedere, come qualcuno ha suggerito, \u201cTorneremo a essere sicuri?\u201d. Se hai insegnato al bambino che prima eravamo sicuri, \u00e8 l\u00ec che non gli hai detto la verit\u00e0: non eravamo sicuri prima e adesso, di certo, siamo pi\u00f9 insicuri perch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcuno che ce lo fa vedere pi\u00f9 da vicino. Devi dire al bambino che c\u2019\u00e8 il rischio della morte e lo devi aiutare a gestirsi quel rischio senza cercare sicurezze impossibili facendogli credere che nessun nemico arriver\u00e0; senn\u00f2 poi, quando arrivano i nemici, non sai cosa dirgli. La nostra difficolt\u00e0 in questo momento sta nel fatto che noi abbiamo illuso i bambini dicendo \u201ca te non succeder\u00e0 niente\u201d oppure \u201cda noi non verranno\u201d. Piuttosto dovremmo riuscire a dirgli che speriamo che non vengano e che faremo di tutto perch\u00e9 non vengano.<br \/>\nE qual \u00e8 il rimedio da proporre ai nostri figli?<br \/>\nInvece di dedicarci a scannarci uno con l\u2019altro, dedichiamoci a combattere i mali che sono mali di tutti. Il rimedio nei confronti delle malattie, ad esempio, non \u00e8 fuggire nella fantasia ma spendere tutte le risorse nella ricerca scientifica per poterle guarire e nella ricerca di una saggezza che ci consenta di reggere quando non \u00e8 possibile guarirle.<br \/>\nOggi si guarda all\u2019educazione dei bambini con un occhio solo, cio\u00e8 solo con l\u2019occhio di chi li vuole rassicurare, di chi dice che sono bambini e quindi bisogna trattarli in base all\u2019et\u00e0 che hanno. Questo \u00e8 giusto, ma \u00e8 la visione di un occhio solo. L\u2019altro occhio dice: loro sono bambini ma tu che cosa hai da offrirgli sulla morte? Qual \u00e8 la risposta della cultura? I bambini si aspettano che gli adulti abbiano delle risposte. Questo \u00e8 l\u2019altro occhio, mentre oggi, invece, quando si parla con i bambini della morte si pensa soltanto a farli stare meglio, cio\u00e8 si pensa a qualcosa di immediato che gli d\u00e0 solo un\u2019illusione di sicurezza.<br \/>\nNel momento in cui succede una cosa che ci fa perdere la sicurezza, non basta trovare rassicurazioni ma bisogna crescere partendo da ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, bisogna cio\u00e8 approfittarne per imparare un nuovo modo di affrontare le situazioni. Altrimenti, quando \u00e8 finito tutto ed \u00e8 passato lo spavento del trauma, i bambini (e anche gli adulti), si convincono che tanto non succeder\u00e0 pi\u00f9, si rassicurano a buon mercato, ma solo fino alla prossima volta quando invece succeder\u00e0 di nuovo.<br \/>\nIl problema \u00e8 guardare sia all\u2019immediato che al futuro, al dopo. Per aiutare qualcuno che ha sub\u00ecto un trauma lo devi aiutare a trasformarsi, a trasformare il mondo nel quale vive, i rapporti con quel mondo, ma non c\u2019\u00e8 una ricetta immediata. Le rassicurazioni vere non sono mai a buon mercato, hanno un prezzo; noi dobbiamo rassicurare i bambini ma aiutandoli a pagare quel prezzo. Dobbiamo insegnare ai bambini che questa Societ\u00e0, questa Cultura, a prescindere dal terrorismo, \u00e8 una Cultura del rischio. La nostra Cultura tra cinquant\u2019anni potrebbe non esistere pi\u00f9 non perch\u00e9 ci sono i terroristi (che sono solo i perdenti che continuano la loro guerra per far sentire impotenti anche i vincitori) ma perch\u00e9 le emissioni di CO2 nell\u2019atmosfera ci uccideranno; il pericolo non viene da una parte sola.<br \/>\nLa paura di traumatizzare fa parte della preoccupazione per le persone a cui vuoi bene ma quando quella paura \u00e8 eccessiva e scegli di non traumatizzarle mai, tu gli fai un male tremendo. Stai dicendo che non possono sopportare niente. Bisogna imparare a bilanciare traumi e rassicurazione. La nostra educazione ha finito per essere un\u2019educazione senza traumi ma senza traumi non si cresce. Si cresce attraverso i traumi, ci si trasforma attraverso i traumi. Il problema \u00e8 (educativamente parlando) la somministrazione graduale del trauma, non l\u2019esclusione del trauma.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><i>\u201cLa morte \u00e8 il mistero pi\u00f9 grande della vita. A volte mi chiedo come le sacche d\u2019acqua salata dei perforatori abbiano influenzato la loro visione del mondo. Non do molto credito a chi sostiene che la maggior parte delle persone cerchi di non pensare alla morte inevitabile che le attende. Non penso affatto che sia vero. Non ero certo solo quando, a otto o nove anni, per alcuni periodi pensavo quasi ogni giorno alla morte che mi aspettava da qualche parte oltre l\u2019orizzonte. Lo facevano e lo fanno tutti i bambini.<br \/>\n<\/i><i>Mi preoccupa, invece, che oggi in Svezia si possa vivere una vita intera senza vedere una persona deceduta se non sullo schermo di un televisore o di un cinema. Se si dimentica il momento della morte, la vita finisce per diventare incomprensibile. Non che secondo me si debbano portare in gita all\u2019obitorio i bambini della scuola materna. Ma come si possono indurre i giovani a rispettare la vita se la morte \u00e8 relegata agli ospedali e alle agenzie di pompe funebri? Il fatto che in un Paese come la Svezia la morte sia scomparsa \u00e8 una grande sconfitta culturale che non lascia presagire nulla di buono per il futuro\u201d.<br \/>\n<\/i>Henning Mankell, Sabbie mobili, Marsilio, Venezia, 2015 (p. 228)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Campione, psicologo e tanatologo &#8211; Dipartimento di Psicologia, Universit\u00e0 di Bologna La difficolt\u00e0 nel parlare al bambino della morte \u00e8 quella di riuscire a stare sempre al suo livello, a raccontargli le storie giuste con le parole giuste, in modo che il bambino non si ritrovi ad avere una storia per un\u2019altra et\u00e0, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[4018,3592,3595],"edizioni":[3844],"autori":[3879],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3848],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2964"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2964"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2964\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4550,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2964\/revisions\/4550"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2964"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=2964"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=2964"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=2964"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=2964"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=2964"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=2964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}