{"id":2985,"date":"2020-08-31T03:16:06","date_gmt":"2020-08-31T01:16:06","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2985"},"modified":"2025-09-23T11:29:51","modified_gmt":"2025-09-23T09:29:51","slug":"8-alcune-esperienze-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2985","title":{"rendered":"8. Alcune esperienze di lavoro"},"content":{"rendered":"<p>I libri hanno una grande qualit\u00e0, quella di trasformarsi nel momento in cui si trovano tra le mani delle persone. Laboratori, percorsi formativi, incontri, biblioteche alla fine del mondo, rappresentazioni della realt\u00e0, incontri con la diversit\u00e0, contenitori della memoria.<br \/>\nInsomma, il libro \u00e8 uno degli strumenti pi\u00f9 malleabili e maggiormente utilizzati, soprattutto quando si vogliono affrontare argomenti di difficile approccio.<br \/>\nAbbiamo raccolto alcune esperienze che, in modo diverso, descrivono come \u00e8 possibile costruire<br \/>\npercorsi di mediazione per relazionarsi con argomenti o situazioni che possono metterci in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>8.1. Gianporcospino \u00e8 in gran buona compagnia. Come parlano di disabilit\u00e0 i libri per bambini e adolescenti<br \/>\n<\/strong>di Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale, pedagogiste<\/p>\n<p>Dalle sue origini, dalle favole e dai racconti mitici, tutta la letteratura \u00e8 piena di immagini di diversit\u00e0: eroi ed eroine di volta in volta troppo piccoli, nascosti sotto fattezze animali, bizzarramente deformi, afflitti da misteriose infermit\u00e0.<br \/>\n\u201cLa schiera dei Pollicini, dei Principi Porcelli, dei Gianporcospini, delle principesse che dormono in eterno, che non possono parlare o che non sanno ridere \u00e8 sterminata; viene dalla lontananza del mito, attraversa la fiaba popolare, si insedia nei romanzi per bambini e ragazzi e arriva fino a noi\u201d. (1)<br \/>\nQueste presenze parlano a tutti i lettori perch\u00e9 permettono un riconoscimento forte tra ci\u00f2 che accade dentro al libro e ci\u00f2 che accade nella nostra vita. Nel percorso di crescita, a molti, per non dire a tutti, succede di entrare nei territori anche oscuri del corpo che cambia e muta e di sentirsi per questo un po\u2019 come il Brutto Anatroccolo.<br \/>\nMa questi racconti sono anche uno specchio particolare per chi, partendo da una situazione di concreto svantaggio, deve misurarsi con il mondo dei sani, della normalit\u00e0.<br \/>\nTrovarsi raccontati cio\u00e8 presenti nelle storie e nei libri, diventa un aiuto per i bambini e ragazzi con disabilit\u00e0 a uscire dalla invisibilit\u00e0 permettendogli un confronto e un rispecchiamento per nulla scontato.<br \/>\nAccanto alla ricaduta personale che le storie possono produrre, c\u2019\u00e8 anche la consapevolezza che il mito, la fiaba popolare, il libro per bambini e ragazzi sono forme del racconto attraverso cui vengono rappresentate le idee sociali di una determinata situazione o categoria di persone; questo vale anche per l\u2019immagine sociale della disabilit\u00e0 e per la sua evoluzione nel tempo.<br \/>\nI libri per bambini e ragazzi sono un\u2019invenzione recente e nascono sul finire del XVII secolo. Rivolta prevalentemente a lettori della classe borghese, la letteratura infantile per lunghissimo tempo ha rappresentato la disabilit\u00e0 come malattia e i bambini con disabilit\u00e0 come bambini malati.<br \/>\nSolo agli inizi degli anni \u201990 del secolo scorso cominciano a comparire in modo corposo e sistematico testi in cui la presenza del protagonista bambino o ragazzo, disabile o svantaggiato, costruisce un intreccio in cui la disabilit\u00e0 o lo svantaggio vengono in qualche modo assunti come valore.<br \/>\nInnanzitutto diventano i protagonisti, quasi eroi, della storia piuttosto che essere simboli o incarnazioni della malattia. Ci\u00f2 che per\u00f2 assume un reale e consistente rilievo \u00e8 il fatto che la loro condizione viene restituita ai lettori senza nessuna commozione, senza le sfumature patetiche, senza gli intenti didattici, moralistici o ammonitori tipici di quasi tutta la letteratura per l\u2019infanzia del passato.<br \/>\nI punti centrali diventano quindi: l\u2019affermazione dell\u2019identit\u00e0 e delle caratteristiche di ciascuno, preziose nella loro diversit\u00e0; la ricerca della relazione; l\u2019accettazione della diversit\u00e0 che \u00e8 differenza, limite ma anche potenzialit\u00e0, abilit\u00e0 diverse per ciascuno.<\/p>\n<p><b>Le produzioni presenti oggi nel panorama editoriale<br \/>\n<\/b>Il mercato editoriale oggi si presenta sotto un segno bifronte: da una parte si assiste alla iperproliferazione di titoli in uscita, dall\u2019altra alla contrazione di vendite e di lettori. Eccezione positiva \u00e8 costituita dall\u2019editoria per bambini e ragazzi che, dal rapporto sullo stato dell\u2019arte per l\u2019anno 2014, cresce sia per i titoli prodotti che per la quota di mercato, che conquista.<br \/>\nTanti titoli dunque e tante proposte. In questo quadro possiamo distinguere in modo sintetico quattro famiglie rispetto al modo di approcciarsi al tema della differenza e disabilit\u00e0.<br \/>\nLa prima \u00e8 composta da quei libri che trattano la differenza in modo ampio, facendo riferimento a tutti quegli elementi che nel mondo riportano alla presenza delle differenze, dalla natura, ai colori, agli aspetti fisici. Questo \u00e8 un approccio che allarga la visuale permettendo di riferirsi alle tante specificit\u00e0 che attraversano la societ\u00e0 come, ad esempio, ai bambini stranieri, portatori di una diversit\u00e0 da non cancellare ma da accogliere e scoprire.<br \/>\nLa seconda \u00e8 rappresentata da quelle storie che in modo mediato introducono alle differenze presenti nelle comunit\u00e0, da quella familiare, quella amicale fino a quella pi\u00f9 generale relativa alla societ\u00e0 in cui si vive. Esempio tipico sono le storie che hanno per protagonisti animali che per le loro caratteristiche fisiche e caratteriali ben si prestano a evidenziare come la diversit\u00e0 sia costitutiva di ogni situazione del vivere insieme. Avremo quindi un draghetto che non sputa fuoco, un lupo gentile, un coniglio con un orecchio pendente, un camaleonte alla ricerca di un colore fisso oppure un orco piccolissimo e un folletto gigante. Attraverso un percorso di ricerca della propria identit\u00e0, che solitamente prevede l\u2019allontanamento dal gruppo o il tentativo di modificare le proprie caratteristiche fisiche, l\u2019escluso arriva ad accettare la propria diversit\u00e0 e a farsi riconoscere dagli altri nella propria unicit\u00e0, portando, di conseguenza, un cambiamento anche nel contesto di appartenenza.<br \/>\nDella terza famiglia fanno parte quei libri che scelgono, invece, di parlare di disabilit\u00e0 in modo esplicito e che spesso, presentano come protagonisti bambini\/e, ragazzi\/e con una disabilit\u00e0 precisa in un contesto di vita reale.<br \/>\nLa quarta famiglia, infine, \u00e8 composta da libri che, in modo artistico e metaforico, permettono di riflettere pi\u00f9 che sulla diversit\u00e0 esterna su quella interna, provando a farci mettere in contatto con le paure e i desideri, facce della nostra identit\u00e0 che vengono messe in gioco nell\u2019incontro con l\u2019altro, con il diverso, con il fuori dal consueto.<\/p>\n<p><b>Punti di attenzione nella scelta di libri che raccontano la diversit\u00e0 e la disabilit\u00e0<br \/>\n<\/b>In questi anni in cui abbiamo pensato e proposto il libro come ponte fra le esperienze, abbiamo incontrato tanti insegnanti, educatrici ed educatori ma anche genitori e nonni.<br \/>\nInsieme abbiamo letto e guardato i libri, ragionando su cosa scegliere e come proporre ai pi\u00f9 giovani, attraverso le storie, un\u2019occasione di incontro con aspetti della vita con cui non \u00e8 facile convivere, che spesso mettono in difficolt\u00e0 gli adulti prima ancora che i bambini.<br \/>\nDa questi incontri sono emersi alcuni punti di attenzione, indicazioni che possono orientare la scelta e che qualificano il libro come un\u2019opportunit\u00e0 di incontro non solo fra le persone e le storie diverse ma anche tra parti differenti di noi stessi.<br \/>\nQuesti punti di attenzione ci indirizzano verso:<br \/>\n&#8211; un libro che non abbia un intento dichiaratamente educativo, che non voglia programmaticamente insegnare qualcosa;<br \/>\n&#8211; un libro bello e ben curato, espressione di una progettazione attenta dietro al prodotto;<br \/>\n&#8211; un libro avvincente e attrattivo, perch\u00e9 \u00e8 dentro il legame del piacere e della curiosit\u00e0 che possono passare tanti altri significati;<br \/>\n&#8211; un libro in cui la disabilit\u00e0 e la differenza non siano presentate come unica chiave d\u2019accesso per incontrare i protagonisti e addentrarsi nella storia. La disabilit\u00e0, come altri aspetti esistenziali, \u00e8 un dato forte e non eliminabile, che va accostato a tutte le altre caratteristiche che raccontano le persone e le situazioni;<br \/>\n&#8211; un libro che non cada nel meccanismo della compensazione della difficolt\u00e0 o del limite per cui un protagonista con disabilit\u00e0 o in difficolt\u00e0 viene raccontato anche con capacit\u00e0 superiori o caratteristiche etiche super positive.<\/p>\n<p>Un libro, insomma, simile a un ponte che avvicina le dimensioni emotive pi\u00f9 difficili come la paura, il disagio, l\u2019imbarazzo sempre presenti quando si affronta la diversit\u00e0 e la disabilit\u00e0.<br \/>\nPu\u00f2 capitare che gli adulti precludano l\u2019accesso ai bambini, specialmente a quelli pi\u00f9 piccoli, a determinati libri proprio per questi contenuti emotivi profondi che hanno a che fare con la tristezza, la rabbia, il senso di abbandono e di solitudine.<br \/>\nSono emozioni importanti, difficili da maneggiare ma vitali, componenti essenziali dell\u2019esistere. A noi \u00e8 parso pi\u00f9 volte che la censura posta all\u2019accesso a questi libri derivi dall\u2019ambivalenza di sensazioni che dalla pagina nascono e che toccano prima di tutto gli adulti, messi a contatto con parole e immagini che forano la cortina difensiva e che, per questo, provocano inquietudine e spaesamento, sentimenti che raramente abbiniamo alla lettura di una storia per bambini. Piuttosto che rinunciare preventivamente a proporre ai bambini questi libri, scelta che nasce in relazione a ci\u00f2 che essi provocano in noi adulti, ci convince l\u2019idea di percorrere insieme, adulti e bambini, lo spazio della lettura, spazio in cui possono trovare accoglienza e condivisione emozioni e pensieri anche e soprattutto quelli pi\u00f9 duri e ingombranti.<\/p>\n<p>L\u2019articolo rielabora i contenuti delle relazioni presentate nel percorso formativo \u201cLibri come ponti. Storie, libri, narrazioni per raccontare la diversit\u00e0 e la disabilit\u00e0\u201d rivolto ad educatrici e insegnanti, servizi educativi Cooperativa Labirinto e Comune di Fano, aprile-giugno 2014<br \/>\nLibri proposti nel percorso alle educatrici e insegnanti:<br \/>\nEric Battut, <i>Oh che uovo!<\/i>, Bohem Press, Trieste, 2005<br \/>\nMandana Sadat, <i>Oltre l\u2019albero<\/i>, Artebambini, Bazzano (BO), 2004<br \/>\nJ\u00e7zef Wilkon, <i>C\u2019\u00e8 cavallo e cavallo<\/i>, Arka, Milano, 1997<br \/>\nIsabella Christina Felline, <i>Animali di versi<\/i>, uovonero, Crema (CR), 2011<br \/>\nPolly Dunbar, <i>Perch\u00e9 non parli?<\/i>, Mondadori, Milano, 2008<br \/>\nSuzy Lee, <i>Mirror<\/i>, Corraini, Mantova, 2003<br \/>\nAntonella Abbatiello, <i>La cosa pi\u00f9 importante<\/i>, Fatatrac, Casalecchio di Reno (BO), 1998<br \/>\nJeanne Willis, Tony Ross, <i>Questa \u00e8 Susanna<\/i>, Mondadori, Milano, 2000<br \/>\nVirginia Fleming, Floyd Cooper, <i>Sii amorevole con Eddie Lee<\/i>, Giannino Stoppani, Bologna, 2001<br \/>\nBeatrice Alemagna, <i>I cinque Malfatti<\/i>, Topipittori, Milano, 2014<br \/>\nIsabelle Carrier, <i>Il pentolino di Antonino<\/i>, Kite, Piazzola sul Brenta (PD), 2011<br \/>\nNicola Cinquetti, <i>Il dono della farfalla<\/i>, Lapis, Roma, 2001<br \/>\nMarco Berrettoni Carrara, Chiara Carrer, <i>\u00c8 non \u00e8<\/i>, Kalandraka, Firenze, 2010\u00a7<br \/>\nBeatrice Alemagna, <i>Nel paese delle pulcette<\/i>, Phaidon, Milano, 2009<\/p>\n<p><strong>8.2. Leggere comodi libri scomodi<br \/>\n<\/strong>di Silvana Sola, Giannino Stoppani Cooperativa Culturale, presidente Ibby Italia<\/p>\n<p>Dodici anni fa, in collaborazione con la Consulta delle Associazioni per il superamento dell\u2019Handicap e il Comune di Bologna, come Cooperativa Culturale Giannino Stoppani, realizzammo una piccola pubblicazione, Dromedari e Cammelli, che indagava come l\u2019editoria italiana per ragazzi si rapportasse al tema della disabilit\u00e0, proponendo un percorso ragionato tra i libri e scegliendo 100 titoli che meglio raccontassero le differenze.<br \/>\nAvevamo da poco dato alle stampe la traduzione italiana dell\u2019albo illustrato americano Sii amorevole con Eddie Lee di Virginia Fleming e Floyd Cooper, un picture book che raccontava la vita di un ragazzino Down.<br \/>\n\u201cSua madre le aveva raccomandato di essere amorevole con Eddie Lee, perch\u00e9 era sempre solo, perch\u00e9 nessuno voleva giocare con lui. Perch\u00e9 era diverso. Le aveva detto che era stato Dio a farlo cos\u00ec. Ma Christy pensava che, forse, in questo caso sua madre si sbagliava. Perch\u00e9 Dio non faceva errori&#8230;\u201d.<br \/>\nNegli anni abbiamo continuato a cercare figure e storie che affrontassero temi scomodi attraverso parole calibrate, immagini ponderate, e nel rapporto stretto con Ibby Italia, la sezione italiana dell\u2019associazione internazionale che si occupa della diffusione della lettura e del libro per bambini e ragazzi, abbiamo messo a disposizione i contenuti dei libri incontrati.<br \/>\nNel 2009, a firma Ibby Italia, \u00e8 uscito un volume di riflessioni, brani e pensieri intitolato La differenza non \u00e8 una sottrazione, una pubblicazione che chiam\u00f2 a raccolta studiosi, specialisti, illustratori, scrittori, librai, editori, insieme in una rete virtuosa che ha fatto dialogare il libro con forme diverse di disabilit\u00e0.<br \/>\nNegli anni l\u2019associazione Ibby Italia, e con lei le realt\u00e0 che la sostengono e la fanno vivere attraverso il lavoro volontario, ha permesso, con i propri suggerimenti, una presenza italiana nella collezione Outstanding Books for Young People with Disabilities, selezione internazionale di libri sulla disabilit\u00e0 raccolti attraverso diverse sezioni Ibby sparse nel mondo. Collezione che biennalmente si arricchisce di nuove proposte. Tra i libri scelti quest\u2019anno un titolo a me particolarmente caro, La maglia del nonno, pubblicato da Biancoenero, un libro che vede accanto un bambino e un nonno che perde, giorno dopo giorno, pezzi di memoria. Un libro che affronta, con una lingua delicata e presente, e con illustrazioni che tengono il filo della storia, il tema dell\u2019Alzheimer. Mentre la collezione Outstanding Books for Young People with Disabilities da Toronto si sposter\u00e0 nei vari paesi che ne faranno richiesta, il 2016 saluter\u00e0 una sezione speciale del Bologna Ragazzi Award, promosso da Bologna Children\u2019s Book Fair, dedicata ai libri che affrontano, con modalit\u00e0 diverse, il tema della disabilit\u00e0. Una biblioteca ideale che vedr\u00e0 gli editori, presenti in Fiera, inviare le loro migliori proposte che affrontano tematiche scomode.<br \/>\nI libri sono un ponte, sono straordinari strumenti di relazione capaci di portare ai bambini e ai ragazzi temi complessi, argomenti difficili, facendoli diventare occasioni di scambio. I libri, fuori dalla retorica, invitano bambini, ragazzi, adulti, a non chiudersi all\u2019interno del perimetro del gi\u00e0 visto, ma aprono alle molte forme di incontro che la vita pu\u00f2 riservare, invitano a immaginare nuove soluzioni ai problemi dell\u2019esistenza, a trovare altre occasioni di visione, perch\u00e9, come ci suggerisce il grande artista Jimmy Liao, che il tema della disabilit\u00e0 e della fragilit\u00e0 dell\u2019esistenza lo ha pi\u00f9 volte messo in pagina, \u201cse cercate bene, c\u2019\u00e8 sempre una via d\u2019uscita\u201d.<br \/>\nPenso per esempio a Un fratello da nascondere di Elizabeth Laird, centrato tutto sul rapporto fra fratello e sorella:\u201cGrave ritardo mentale e fisico, diceva la lettera che la madre ricevette dall\u2019ospedale. Non occorre essere un genio della medicina per capire che non significa nulla di buono. Ma questo non diminu\u00ec il mio affetto per Ben, anzi me lo fece amare ancora di pi\u00f9, mi fece desiderare di proteggerlo da quelli che non avrebbero capito, che magari avrebbero riso, o provato imbarazzo, o che l\u2019avrebbero guardato con fastidio\u201d.<br \/>\nIl romanzo della grande scrittrice neozelandese, purtroppo ora disponibile solo in biblioteca, esprime al meglio il perch\u00e9 se ne debba parlare: perch\u00e9 per affrontare ci\u00f2 che apparentemente appare scomodo al cuore e alla ragione, i ragazzi, le famiglie, gli insegnanti non possono essere lasciati soli, perch\u00e9 la condivisione non ha effetti miracolosi, ma aiuta ad affrontare meglio il presente e a immaginare un futuro.<br \/>\nUn altro libro, da poco sugli scaffali nell\u2019edizione italiana in catalogo per Gallucci, racconta con garbo e voluta leggerezza, la diversit\u00e0 come risorsa. Il titolo: I fantastici cinque, albo illustrato nato per le pubblicazioni della Tate. Un libro, firmato dal grande Quentin Blake, che dichiara che ognuno di noi ha doti speciali che pu\u00f2 mettere a disposizione degli altri.<br \/>\nI libri aiutano ad accendere la mente, convivono con le tecnologie e, a volte, le superano per potenzialit\u00e0 intrinseche: Ibby Italia lo ha verificato nella risposta entusiasta raccolta negli Ibby Camp nati per sostenere l\u2019apertura di una Biblioteca Ragazzi a Lampedusa e per creare occasioni quotidiane di incontro con il libro e la lettura sull\u2019isola; ne ha avuto prova nelle esperienze con ragazzi, con adulti educatori, con bibliotecari, con magistrati, nella circolazione della Biblioteca della Legalit\u00e0; lo ha visto nell\u2019iniziativa corale Liberi di Leggere nata come risposta ai libri censurati da amministratori digiuni dei contenuti che la letteratura per ragazzi promuove, e disattenti ai principi della Costituzione.<br \/>\nLibri trovati, da leggere seduti comodi, altri da cercare: buoni libri per tutti, perch\u00e9 bellezza e qualit\u00e0 di contenuto sono ottime chiavi per affrontare la vita, nell\u2019agio e nel disagio.<\/p>\n<p><strong>8.3. Formare una coscienza storica: le gocce di memori<br \/>\n<\/strong>Abbiamo chiesto a Morena Melchioni, del Laboratorio delle Meraviglie, Scuola Media di Marzabotto (BO), un\u2019insegnante e un\u2019amica con cui collaboriamo da tempo, di raccontarci il lavoro che svolgono rispetto al racconto e all\u2019elaborazione della memoria, anche e soprattutto quando la memoria ha a che fare con la guerra o le stragi e agli strumenti che hanno deciso di utilizzare per fare ci\u00f2.<\/p>\n<p><strong>Ci racconti cos\u2019\u00e8 il Laboratorio delle meraviglie?<br \/>\n<\/strong>Da anni portiamo avanti un progetto che, partendo dal ricordo dell\u2019Eccidio di Marzabotto, crea ponti di memoria e sprona alla cittadinanza attiva. Tutto \u00e8 nato nel Laboratorio delle Meraviglie della Scuola Media di Marzabotto. Inizialmente pensato dagli educatori e dagli insegnanti di sostegno della scuola, per offrire ai ragazzi certificati, con disagio sociale o appena arrivati da paesi stranieri, uno spazio che rendesse possibile l\u2019apprendimento indiretto, attraverso attivit\u00e0 esplorative e creative, si \u00e8 poi aperto a tutti valicando le pareti scolastiche. I nostri laboratori, infatti, nel tempo si sono ampliati proponendo attivit\u00e0 di approfondimento su tematiche di educazione alla cittadinanza che coinvolgono la scuola intera: insegnanti, alunni, fino alle famiglie e alla amministrazione comunale, proseguendo quindi anche fuori dalla scuola. Anzi i progetti che stiamo portando avanti sulla Memoria e la Legalit\u00e0 si estendono perfino a livello nazionale e internazionale.<\/p>\n<p><strong>Puoi farci un esempio?<br \/>\n<\/strong>Il primo lavoro che abbiamo realizzato \u00e8 Gocce di Memoria. Si tratta di una installazione che rappresenta le 770 vittime della strage nazifascista di Monte Sole.<br \/>\nI numeri sono parole e non sono visibili, cos\u00ec abbiamo pensato di creare tante gocce bianche, una goccia per ogni vittima. Ogni anno creiamo queste gocce in maniera differente (con la carta, l\u2019argilla, la tela) accompagnando questo lavoro artistico a momenti di riflessione, studio, teatro e musica che conducono alla realizzazione di spettacoli. Le tematiche che affrontiamo riguardano il legame del presente con il passato, ci occupiamo di temi che vanno dall\u2019antimafia alla Costituzione, dai diritti umani al femminicidio, dalle guerre al terrorismo.<br \/>\nI ragazzi formano la loro coscienza storica confrontandosi tra loro e creano con le loro mani la Memoria. Tutti gli anni partecipiamo alla Commemorazione della Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 portando il nostro contributo. L\u00ec abbiamo portato le gocce in tutte le loro forme, realizzato uno spettacolo teatrale e donato al Comune di Bologna un\u2019opera composta da 85 gocce di argilla.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 per questo che avete realizzato un libro in simboli sulla strage del 2 agosto?<\/strong><i><br \/>\n<\/i>Nel luglio del 2014 stavamo preparando il quaderno didattico in <i>Widgit Symbols<\/i> dedicato a Monte Sole. In quell\u2019occasione abbiamo incontrato la storica Cinzia Venturoli, che lavora per il Centro di Documentazione sullo Stragismo, per pensare con lei alla maniera di partecipare quell\u2019anno alla Commemorazione in stazione. Guardando il nostro libro in simboli \u00e8 stato spontaneo pensare all\u2019idea di realizzarne uno anche per il 2 agosto. Cos\u00ec, insieme a lei, abbiamo narrato la strage dell\u2019Italicus e la strategia della tensione attraverso schede corredate da fotografie e da una traduzione del testo con simboli associati alle parole.<br \/>\nQuesto lavoro \u00e8 divenuto parte dei progetti sorti dalla collaborazione tra l\u2019Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna e l\u2019Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, progetti che si prefiggono di conservare e trasmettere, in particolare ai giovani, la memoria e la conoscenza della strage del 1980 e delle vicende legate a quella drammatica stagione della storia italiana. Uno degli obiettivi di questi progetti \u00e8 anche quello di individuare, anche sul piano metodologico, nuovi percorsi di elaborazione della memoria storica, a partire dall\u2019acquisizione della conoscenza degli avvenimenti, che, raccontati attraverso un codice pi\u00f9 accessibile quale \u00e8 il linguaggio in simboli, diventano fruibili anche per i ragazzi con bisogni educativi speciali e per coloro che, per motivi diversi, sono lettori deboli.<br \/>\nDa questa prima esperienza \u00e8 nata una collaborazione costante tra la scuola e l\u2019Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, che ha continuato a supportare il nostro progetto provvedendo alla stampa degli altri libri che abbiamo realizzato in simboli: La strage di Monte Sole, Nella Notte e nella Nebbia (dedicato all\u2019olocausto), La Costituzione italiana \u2013 Principi fondamentali<\/p>\n<p><strong>8.4. Non guardare, non sta bene<br \/>\n<\/strong>di Sandra Negri, coordinatrice Progetto Calamaio, Cooperativa Accaparlante<\/p>\n<p>All\u2019interno del laboratorio di idee che era il Centro Documentazione Handicap una ventina di anni fa, poco pi\u00f9 che all\u2019inizio della sua storia, \u201cNon guardare, non sta bene!\u201d fu una frase che stimol\u00f2 fin da subito una certa curiosit\u00e0 e interesse. \u00c8 una frase che Claudio Imprudente sent\u00ec rivolgere al proprio figlio da una madre preoccupata di\u2026 di cosa? Me lo sono chiesto allora e continuo a chiedermelo anche ora. Quale era la preoccupazione di quella madre? E nei confronti di chi?<br \/>\nRiesco a individuare tre possibilit\u00e0.<br \/>\nLa preoccupazione per Claudio, una persona con una grave disabilit\u00e0 motoria che se ne andava in giro sotto i portici di Bologna sulla sua carrozzina, spinto dal suo accompagnatore, un amico\/a, un\/a collega, una fidanzata, un operatore.<br \/>\nLa preoccupazione verso il bambino, che mano nella mano passeggiava per la citt\u00e0 con la mamma, probabilmente per un pomeriggio di relax e divertimento.<br \/>\nO la preoccupazione per se stessa, per le risposte che avrebbe dovuto dare alle curiosit\u00e0 del bambino?<br \/>\nLo riesco a vedere, Claudio, a passeggio per la citt\u00e0. La testa appoggiata al poggiatesta un po\u2019 inclinata sulla spalla, la bocca aperta, la lingua un po\u2019 fuori dalla bocca e un filo di saliva che scende sul bavaglino. Il corpo magro seduto sulla carrozzina, un braccio piegato sotto il sedere e l\u2019altro legato con un cinturino al bracciolo della carrozzina, i piedi appoggiati, che qualche volta cadono dando la sensazione che siano in pericolo e stimolano nei pi\u00f9 coraggiosi il bisogno di segnalare a chi spinge la carrozzina che i piedi sono caduti e di evitare cos\u00ec a Claudio un gran dolore.<br \/>\n\u00c8 sicuramente un\u2019immagine che desta curiosit\u00e0. Un\u2019immagine verso cui non si ha sempre familiarit\u00e0, in modo particolare non la si aveva alla fine degli anni \u201980. Un\u2019immagine che richiama quindi la nostra attenzione, il nostro sguardo, delle domande, il pudore di non essere scoperti in questo attimo di spontaneit\u00e0 e invadenza verso l\u2019altro, un altro diverso da noi.<br \/>\nQuesta diversit\u00e0 che spesso ci inquieta, ci mette in difficolt\u00e0 e ci obbliga a sconvolgere i nostri punti di riferimento si porta dietro storie, identit\u00e0, esperienze e tentativi per superare le distanze. Questo \u00e8 interessante. Non la diversit\u00e0 in s\u00e9, quanto ci\u00f2 che altre vite e altre identit\u00e0 affrontano nel proprio percorso. E a incuriosirci di pi\u00f9 \u00e8 proprio ci\u00f2 che \u00e8 lontano dal nostro familiare e consueto. Ma per avvicinarci a questo dobbiamo passare attraverso il contatto con dimensioni delicate che mostrano anche la fatica, il dolore, la rabbia per una condizione che porta in s\u00e9 difficolt\u00e0.<br \/>\nRispondere alle domande dei bambini sulla disabilit\u00e0 pu\u00f2 essere difficile perch\u00e9 comporta una conoscenza e un avvicinamento da parte degli adulti a una realt\u00e0 che ci mette a disagio, che ci spaventa perch\u00e9 ci richiama l\u2019immagine della fragilit\u00e0, della debolezza e del dolore. Per prima cosa dobbiamo permettere a noi stessi di farci delle domande e di darci delle risposte anche scomode. Se \u00e8 difficile per noi avvicinarci al dolore e alla paura della diversit\u00e0, \u00e8 ben arduo lasciare avvicinare i bambini alla conoscenza di tale realt\u00e0, perch\u00e9 vogliamo proteggerli dalle esperienze difficili.<br \/>\nTutto questo rappresenta per l\u2019adulto una duplice prova: contattare le proprie emozioni difficili e poi condividerle con il bambino, aprendosi cos\u00ec alla fragilit\u00e0, propria e dell\u2019altro.<br \/>\nDa trent\u2019anni gli educatori e animatori del Progetto Calamaio, disabili e non, parlano di disabilit\u00e0 nelle scuole. Lo fanno con una importante valigia degli attrezzi ricca di strumenti che mediano e facilitano questa delicata operazione. Il primo di tutti \u00e8 la lunga esperienza di confidenza con la disabilit\u00e0 e con le emozioni che essa suscita. Partiamo sempre dal presupposto che la relazione con la diversit\u00e0 sia complessa nel primo impatto, proprio perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza di novit\u00e0 che ci porta incognite dell\u2019altro e anche nostre. Abbiamo quindi bisogno di entrare in questa area di novit\u00e0 con rispetto, tempo e tanto allenamento.<br \/>\nL\u2019incontro con la diversit\u00e0 non suscita solo timori, ma anche curiosit\u00e0. Nei bambini in particolare, che non hanno bisogno di essere politicamente corretti, e che davanti a un corpo che si muove in modo strano o un ausilio che sembra un gioco magico, non trattengono sguardi stupiti e indiscreto interesse. Cosa succede se invece di rispondere alle loro domande con \u201cNon guardare, non sta bene\u201d li sollecitiamo a esprimere il loro desiderio di sapere? L\u2019incontro diretto e la conoscenza delle persone con disabilit\u00e0 che si raccontano in prima persona fa s\u00ec che ci\u00f2 che non si poteva nominare acquisisca un nome e una identit\u00e0; ci\u00f2 che era distante e indefinito si trasformi in qualcosa di familiare e conosciuto.<br \/>\nAvviene anche qualcos\u2019altro. Tanto che alla fine dell\u2019incontro, \u00e8 passato in secondo piano non solo il disagio iniziale, ma anche la nostra disabilit\u00e0. Perch\u00e9 con quella disabilit\u00e0 ci abbiamo giocato tutto il tempo e l\u2019abbiamo fatta diventare un\u2019occasione per entrare nella relazione con noi e non la causa di una distanza. Abbiamo giocato con la difficolt\u00e0 di linguaggio di Stefania che mette il suo deficit a disposizione della classe e lo trasforma in una sfida. \u201cVi dividete in due squadre\u201d dice lei. Sulle facce dei bambini c\u2019\u00e8 stampato un bel punto interrogativo. Non hanno capito nulla di quello che hanno sentito. E ci crediamo! Un altro animatore corre in soccorso dei ragazzi e chiede loro se hanno capito. Qualche temerario risponde di no. L\u2019animatore allora li invita a chiedere a Stefania di ripetere. E lei ripete fino a che qualcuno non si butta e tenta una traduzione. Bene! Si inizia a giocare!<br \/>\nC\u2019\u00e8 la squadra del BIP e c\u2019\u00e8 la squadra del BOP. Ogni giocatore non lo sa ma ha nella propria tasca sinistra un pulsante magico che, se premuto, emette il suono che occorre per prenotarsi. Prova pulsanti:<br \/>\nBIIIIIIIIIIIIIIIIIP<br \/>\nBOOOOOOOOOOP<br \/>\nTutto funziona! La tecnologia, aiutata dalla fantasia ci aiuta. Stefania comincia a pronunciare qualche semplice parola e chi comprende ci\u00f2 che lei dice si prenota con il pulsante magico e tenta una risposta. Si tiene il conto dei punti e la gara si fa sempre pi\u00f9 agguerrita. Dalle semplici parole, Stefania passa alle frasi. Il divertimento del gioco e la passione della sfida non fanno accorgere i ragazzi dell\u2019aumento della difficolt\u00e0. Ma cosa pi\u00f9 importante: hanno fatto dimenticare a tutti che Stefania ha un deficit che in un qualsiasi altro contesto rappresenterebbe un grande ostacolo alla comunicazione. Qui, ora, \u00e8 diventato invece uno strumento di vicinanza e di divertimento. E brava Stefy! Ancora una volta il trucchetto ha funzionato!<br \/>\nL\u2019incontro con l\u2019altro nel Progetto Calamaio avviene cos\u00ec: entrando in relazione con aspetti che, in altre situazioni, possono essere punti di debolezza, facendoli diventare per noi punti di forza. Si tratta dei nostri deficit, che diventano occasione di gioco e di sfida.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I libri hanno una grande qualit\u00e0, quella di trasformarsi nel momento in cui si trovano tra le mani delle persone. 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