{"id":2995,"date":"2020-08-31T03:23:22","date_gmt":"2020-08-31T01:23:22","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=2995"},"modified":"2025-09-23T11:35:08","modified_gmt":"2025-09-23T09:35:08","slug":"9-la-metafora-dellarte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=2995","title":{"rendered":"9. La metafora dell\u2019arte"},"content":{"rendered":"<p>Come Centro di Documentazione di Bologna abbiamo condiviso diversi percorsi di riflessione con altre realt\u00e0 culturali della citt\u00e0 che, come noi, condividono la necessit\u00e0 di un confronto sul ruolo delle arti nel percorso educativo di bambini e ragazzi.<br \/>\nCon l\u2019Istituzione Bologna Musei ci siamo trovati a riflettere attorno al concetto dell\u2019accessibilit\u00e0 del linguaggio artistico e al valore dell\u2019accesso all\u2019arte, anche quella apparentemente meno comprensibile.<br \/>\nAnche con La Baracca \u2013 Testoni ragazzi abbiamo aperto un confronto sul tema dell\u2019accessibilit\u00e0, ovviamente legato al linguaggio teatrale soprattutto nel proporsi a un pubblico di piccolissimi.<\/p>\n<p><strong>9.1. A nessun bambino si nega una poetica<br \/>\n<\/strong>di Veronica Ceruti, responsabile Mediazione culturale e Servizi educativi, Istituzione Bologna Musei<\/p>\n<p>\u00c8 questo uno dei principi fondamentali che guida l\u2019attivit\u00e0 di mediazione culturale del Dipartimento educativo del MAMbo \u2013 Museo d\u2019Arte Moderna di Bologna.<br \/>\nDa quasi vent\u2019anni accompagno bambini e ragazzi nelle sale dei musei e registro il loro stupore davanti alle opere di artisti contemporanei, visioni e ambienti altri rispetto agli oggetti e alle immagini stereotipate che appartengono al loro quotidiano, che sono loro familiari. Quadri, sculture, installazioni capaci di innescare meccanismi seduttivi, di generare meraviglia, di sollecitare tutti i sensi, favorendo il risveglio dall\u2019anestesia, da una condizione di apprendimento passivo e a breve termine.<br \/>\nUn aneddoto: sono con una terza classe della scuola primaria e mostro agli alunni il ferro da stiro con chiodi, realizzato da Man Ray nel 1921, non un\u2019opera d\u2019arte da museo, ma un intervento deliberatamente imprevedibile, assurdo, provocatorio. Gli occhi si spalancano, i bambini sono perplessi, non hanno mai visto niente di simile, certo non lo vorrebbero come Cadeau, Regalo, (\u00e8 questo il titolo originale dell\u2019opera), ma sono curiosi, le loro menti si accendono, e al mio invito \u201cProviamo a trovare un nome a questo lavoro\u201d le mani si alzano e fremono. Ecco alcune risposte: \u201cLa vendetta della moglie gelosa\u201d, \u201cOra s\u00ec che il bucato \u00e8 davvero bucato\u201d (!). Non sono solo titoli, ma vere letture dell\u2019opera, in grado di cogliere e restituire l\u2019ironia e la libert\u00e0 immaginativa che caratterizzano il Dada, movimento d\u2019avanguardia sperimentale verso cui il pubblico adulto mostra diffidenza, perch\u00e9 ancorato ai modelli della cultura tradizionale e troppo spesso pronto ad affermare \u201cQuesto lo potevo fare anch\u2019io\u201d.<br \/>\nNon voglio dire di non avere mai vissuto situazioni di difficolt\u00e0 o che non vi siano temi difficili da trattare con i pi\u00f9 piccoli, per ragioni diverse, ma si tratta sempre di trovare un modo, una strategia per neutralizzare l\u2019imbarazzo, elaborare la paura, andare oltre il tab\u00f9. Un esempio: la mostra temporanea \u201cIl nudo tra ideale e realt\u00e0\u201d tenutasi alla GAM nel 2004: quadri, fotografie, sculture di corpi nudi, rappresentati e presentati nella loro verit\u00e0, sensualit\u00e0, fisicit\u00e0 senza veli. Come fare?\u00a0 Sicuramente non censurare, non alimentare malizia e pruderie, ma trasmettere ai giovani visitatori l\u2019importanza di un tema che ci riguarda tutti: ognuno di noi ha un corpo, ognuno di noi \u00e8 corpo, fisico e emozionale. Si decide quindi di valorizzare in prima istanza la scoperta, non tanto di quello rappresentato, ma del Leib, il corpo vissuto: l\u2019esperienza di laboratorio, che precede la visita in mostra, inizia con una serie di esercizi di psicomotricit\u00e0, volti a sciogliersi e ad acquisire consapevolezza del proprio s\u00e9 fisico. A seguire, un\u2019attivit\u00e0 da noi chiamata \u201cL\u2019artista e il suo modello\u201d, volta alla scoperta del corpo dell\u2019altro attraverso il tatto e le emozioni che ne derivano. In coppia, in piedi uno davanti all\u2019altro, rivolti verso la stessa direzione: davanti chi interpreta il modello, dietro chi interpreta l\u2019artista, bendato. L\u2019indicazione iniziale \u00e8 quella di appoggiare le mani sulle spalle del modello, il primo contatto deve avvenire molto lentamente, come se le mani dovessero procedere in una sorta di atterraggio sul corpo, proprio per favorire la consapevolezza rispetto alla sensazione fisica e psichica provata. Il palmo delle mani diviene cos\u00ec il punto di contatto, sismografo capace di registrare ogni oscillazione emotiva. Si rileva la temperatura della pelle, la consistenza, per poi scivolare lungo tutto il corpo del compagno, fermandosi l\u00e0 dove si incontrano situazioni anatomiche che si prestano a scoprire plasticit\u00e0 e potenzialit\u00e0 motorie. Nel momento in cui si arriva alle giunture (spalle, gomiti, ginocchia, caviglie, anche), l\u2019artista ha la possibilit\u00e0 di manipolare il corpo, per sondare le possibili torsioni e le posture che il modello riesce ad assumere.<br \/>\nSolitamente infatti, quando si guarda un corpo dipinto su una tela o scolpito nel marmo, non si prendono in considerazione le scelte compiute dall\u2019artista: rappresentare il soggetto in piedi in posa, in piedi naturale, sdraiato, seduto, sospeso, vestito, nudo&#8230;<br \/>\nIn seguito, la coppia si inverte e scambia ruolo, l\u2019ascolto emotivo \u00e8 cos\u00ec completo, il vissuto condiviso.<br \/>\nQuesta esperienza, insieme alle altre previste nel percorso, rende la fruizione delle opere in mostra radicalmente diversa, pi\u00f9 attenta agli aspetti iconografici, compositivi, plastici, molto meno distratta dalla semplice nudit\u00e0. Si stabilisce infatti una sorta di empatia sia con il corpo esposto, sia con il suo artefice; l\u2019esperienza acquisisce un senso proprio, a partire da un sentire soggettivo del s\u00e9 e dell\u2019altro da s\u00e9.<br \/>\nNon esiste artista, opera, pratica che non possa divenire pretesto per avviare percorsi di conoscenza e di rielaborazione validi per tutte le et\u00e0, nella profonda convinzione che fare esperienza a contatto con l\u2019arte generi beneficio e faciliti lo sviluppo della nostra identit\u00e0, del nostro pensiero critico e della nostra capacit\u00e0 di comprendere il contesto storico, sociale e culturale al quale apparteniamo.<\/p>\n<p><strong>9.2. \u201cFacciamo finta che\u2026\u201d. Incontro, gioco e ascolto per parlare a teatro di quello che ci pare e piace<br \/>\n<\/strong>a cura di Lucia Cominoli, educatrice e coordinatrice di <a href=\"http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it\">http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it <\/a>Conversazione con Roberto Frabetti, regista e fondatore de La Baracca \u2013 Teatro Testoni Ragazzi di Bologna, Teatro Stabile d\u2019Innovazione per l\u2019Infanzia e la Giovent\u00f9.<br \/>\n<strong><br \/>\nIl teatro con il suo potere catartico \u00e8 forse la forma d\u2019arte per eccellenza che fin dalle origini ha messo al centro della propria esperienza i temi tab\u00f9, lo ha fatto soprattutto nei confronti della societ\u00e0, mettendone costantemente in discussione i costrutti. La societ\u00e0 per\u00f2, a volte ce ne dimentichiamo, si compone di adulti e di bambini che se usano modi diversi per comunicare spesso si trovano tuttavia insieme ad affrontare parole come \u201cmorte\u201d, \u201cpaura\u201d, \u201cdiversit\u00e0\u201d. Ma che cosa succede quando a teatro ci rivolgiamo ai pi\u00f9 piccoli? Come \u00e8 lecito muoversi all\u2019interno di queste parole?<br \/>\n<\/strong>Bisogna capire quando \u00e8 il momento giusto per affrontarle, se quello \u00e8 effettivamente il momento, se ne vale davvero la pena o se non sia un modo, al contrario, per soddisfare la propria vanit\u00e0 di espressione adulta. Bisogna riuscire a portare le parole nel modo giusto quando effettivamente si ritiene sia importante affrontare in quel momento quel particolare argomento cos\u00ec intenso e delicato. \u00c8 una risposta molto ambigua la mia, ma tante volte mi sono trovato di fronte ad adulti che hanno un bisogno estremo di adultizzare i bambini e credo che una cosa importante sia invece rispettare prima di tutto le loro curiosit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 nessuna parola e nessun tema che non si possa usare o affrontare, il problema \u00e8 trovare la ragione. Credo che parlando di bambini sia necessario distinguere tra i piccolissimi, quelli cio\u00e8 sotto i 36 mesi e quelli che gi\u00e0 hanno cominciato a frequentare la scuola dell\u2019infanzia fino ai 6 anni. Piano piano, salendo e salendo crescono in loro domande\u2026 Ecco, quando si sente che le loro domande si stanno facendo strada credo che sia importante rispondere e trattare con loro anche i temi pi\u00f9 alti. A questo proposito ho visto anni fa uno spettacolo di teatro ragazzi dedicato ai bambini della scuola dell\u2019infanzia di una compagnia danese che trattava senza paura il tema della morte e lo faceva con estrema delicatezza. Lo spettacolo per\u00f2 funzionava non solo perch\u00e9 era ben fatto ma anche perch\u00e9 sapevamo che per i piccoli spettatori era quello il momento giusto per parlarne al di l\u00e0 del contesto. Ci sono tanti modi per parlare ai bambini della diversit\u00e0 e del dolore. Io ti parlo per esperienza e la mia \u00e8 un\u2019esperienza ormai quarantennale che si \u00e8 sempre costruita nel rapporto diretto e nell\u2019incontro con i bambini. Non si pu\u00f2 prescindere da questo, almeno per quanto mi riguarda. Credo sia sempre importante costruire prima un setting di rispetto, dove gli adulti parlano perch\u00e9 ritengono che sia realmente importante per i bambini e va fatto con gradualit\u00e0. Per fare un semplice esempio, se ora ci trovassimo a dover parlare di morte ai bambini, e questo vale benissimo anche per i pi\u00f9 piccoli, io li porterei a esplorare per prima cosa il buio, che per molti pu\u00f2 rappresentare un luogo sconosciuto, vicino all\u2019infinito e per l\u2019appunto alla morte. Alla complessit\u00e0 si arriva piano piano con molta delicatezza e molta attenzione.<\/p>\n<p><strong>Rispetto alla vostra esperienza diretta di tecnici del teatro, in che modo operate delle scelte artistiche sul che cosa dire o non dire ai bambini all\u2019interno di uno spettacolo che tratta un tema tab\u00f9 o pi\u00f9 semplicemente un tema considerato complesso?<br \/>\n<\/strong>Il teatro secondo me funziona quando tra chi racconta e chi ascolta si crea un accordo di sensibilit\u00e0. Capire come nasce e perch\u00e9 non penso abbia molto a che fare tuttavia con la tecnica se non in termini di finzione scenica.<br \/>\nLe scelte per me sono condizionate da richieste, magari non esplicite, che arrivano continuamente dai bambini quando li incontri durante gli spettacoli o li frequenti a scuola o nei laboratori o in altri contesti\u2026 Ci sono domande che senti nascere e che lasci filtrare dentro di te e cominci a sentire l\u2019esigenza di dare delle risposte, senza mai dimenticare una cosa fondamentale: il teatro \u00e8 soprattutto un incontro. Quando parlo di <i>ambiente di rispetto<\/i> intendo quindi che il bambino si accorge se l\u2019adulto che ha davanti a s\u00e9 e che sta lavorando per lui, sia esso un attore o un danzatore, \u00e8 onesto e sincero, se sta parlando cio\u00e8 di qualcosa di vero e che in quanto tale lo tocca. Si tratta di equilibri che spesso hanno poco a che fare con scelte logiche esplicite dal punto di vista tecnico ma che partono piuttosto da sensazioni che nello scambio umano adulto-artista e bambino possono diventare molto forti.<\/p>\n<p><strong>E a tutto questo come rispondono i bambini? C\u2019\u00e8 uno spettacolo in particolare nei tuoi ricordi che ha scatenato reazioni inaspettate?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 difficile rievocare un episodio specifico, se uno spettacolo funziona, qualsiasi sia il tema, le reazioni che si scatenano sono pi\u00f9 o meno sempre le stesse. Una reazione apparentemente molto semplice ma che in realt\u00e0 \u00e8 una grande reazione \u00e8 innanzitutto il silenzio totale. Quando senti che dei ragazzini, dai nidi agli adolescenti, restano completamente in silenzio vuol dire che qualcosa arriva, qualcosa tocca. Ci tengo per\u00f2 a ribadire che per me la qualit\u00e0 della comunicazione a teatro non \u00e8 data dal tema ma dal tipo di comunicazione che si instaura in quel momento. Penso che sia molto pi\u00f9 ricco e formativo, sia per l\u2019adulto che per il bambino, uno spettacolo che funziona bene semplicemente perch\u00e9 l\u2019attore \u00e8 onesto e il pubblico ha una gran voglia di ascoltare quella storia, che magari non contiene un tema poi cos\u00ec alto. Bisognerebbe pensare prima di tutto al buon teatro e non al teatro come veicolo per.<\/p>\n<p><strong>Chi lavora con i bambini sa bene quanto i pi\u00f9 piccoli sappiano perfettamente distinguere il momento del divertimento da quello della seriet\u00e0, succede anche giocando, e il teatro, in fondo, \u00e8 proprio questo, un bellissimo gioco. Come accompagnare i bambini in questo sali-scendi?<br \/>\n<\/strong>Credo che i bambini abbiano un grande piacere a partecipare a tutti i meccanismi della finzione, che sappiano distinguere se quella che vedono \u00e8 una finzione condivisa o un tentativo di non considerare completamente tutta la loro totalit\u00e0. Io non posso dare informazioni finte. Se gioco in un equilibrio di finzione devo garantire sempre che ci sia una concretezza. L\u2019equilibrio rimane sempre nel pensare che il gioco \u00e8 un momento molto serio per loro. Nel momento in cui i bambini esplorano, cercano di capire quello che sta accadendo nel rapporto tra le diverse situazioni e lo fanno in una dimensione che, in quel momento, \u00e8 funzionale sia filtrata dagli elementi della finzione. Quindi possiamo fare finta che l\u2019oggetto che ho in mano sia una nave mentre invece \u00e8 una foglia galleggiante\u2026 Nel frattempo stiamo studiando come galleggia una foglia in una pozza d\u2019acqua o come una nave cos\u00ec grande possa stare in mare\u2026 Ci sono sempre dei doppi piani e l\u2019equilibrio lo si trova nel fingere insieme in un momento di comunicazione concreta. Di sicuro e, questo \u00e8 il patto, non ti racconter\u00f2 mai storielle.<\/p>\n<p><strong>La mediazione dell\u2019adulto, sia essa a teatro, a casa o a scuola \u00e8 sempre fondamentale?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, credo che la mediazione resti fondamentale su tutti i livelli, i bambini guardano gli adulti in continuazione, hanno quindi bisogno di adulti che si muovano in temi complessi con attenzione e rispetto. Io non credo che ci sia il bisogno di forzare i tempi ma bisogna essere prontissimi a rispondere a tutte le loro richieste, anche a quelle che ci mettono pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Loro sono dei grandi scienziati, dei grandi esploratori, sono loro a fare le domande, noi dobbiamo solo creargli intorno un ambiente in cui sappiano che possono esserci delle risposte.<\/p>\n<p><strong>Quali sono oggi i temi tab\u00f9 per i pi\u00f9 piccoli? Sono cambiati? Coincidono sempre con quelli degli adulti? In quali direzioni sta lavorando il teatro ragazzi?<br \/>\n<\/strong>Io credo che i tab\u00f9 dei bambini siano pochissimi, credo che i maggiori siano quelli degli adulti che vivono insieme a loro, che eventualmente possono avere pi\u00f9 o meno difficolt\u00e0 a parlare di determinati argomenti o li ritengono pi\u00f9 o meno giusti. I bambini guardano le cose molto direttamente, sono sempre molto laici. Una cosa gli piace, una cosa non gli piace, difficilmente giudicano in maniera pregiudiziale, non credo ci siano argomenti particolarmente tab\u00f9 dentro i bambini, ci sono argomenti che gli adulti non ritengono sia il caso di affrontare, dalla sessualit\u00e0 al tema del dolore, o in cui trovano delle difficolt\u00e0 rispetto al modo in cui affrontare il tema della diversit\u00e0 o come affrontare la relazione con altre culture\u2026 Io credo che i bambini abbiano molta voglia di conoscere e di scoprire e abbiano bisogno di raccontatori onesti che non dicano \u201cquesta \u00e8 la verit\u00e0\u201d ma \u201cuna delle tante verit\u00e0\u201d, che non esauriscano cio\u00e8 le risposte nella prima ma che ogni prima risposta diventi apertura e stimolo verso altre domande, idee, quesiti. Credo che questo sia un atteggiamento comune che oggi tutti dobbiamo tenere nei confronti dei bambini e degli adolescenti: rispettare il loro essere esploratori e il loro essere scienziati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come Centro di Documentazione di Bologna abbiamo condiviso diversi percorsi di riflessione con altre realt\u00e0 culturali della citt\u00e0 che, come noi, condividono la necessit\u00e0 di un confronto sul ruolo delle arti nel percorso educativo di bambini e ragazzi. 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