{"id":3032,"date":"2020-08-31T04:41:00","date_gmt":"2020-08-31T02:41:00","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=3032"},"modified":"2025-10-06T12:55:03","modified_gmt":"2025-10-06T10:55:03","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3032","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Risponde Claudio Imprudente<i><br \/>\n<\/i><br \/>\nDonne du du du\u2026 In cerca di?<br \/>\nHai proprio ragione caro Adelmo Fornaciari, quando fai cantare le donne dal palco delle citt\u00e0 italiane\u2026 Le donne sono sempre in cerca di qualcosa, a volte sono guai (ma per colpa di chi?) e il pi\u00f9 delle volte, come tutti noi, sono alla ricerca della propria identit\u00e0.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9, soprattutto se pensiamo a come la loro figura si \u00e8 evoluta negli anni, dal punto di vista dell\u2019immagine, a partire dagli stereotipi che porta con s\u00e9 (bellezza, maternit\u00e0, accoglienza) fino alle responsabilit\u00e0 legate all\u2019impiego del proprio corpo (dalla libert\u00e0 sessuale al diritto all\u2019aborto). Detto ci\u00f2 non si pu\u00f2 infatti negare che il potere decisionale femminile sia ancora una faccenda strettamente vincolata alle leggi della comunit\u00e0. La domanda che forse oggi va riproposta \u00e8 quanto questa comunit\u00e0 si metta o non metta in relazione alle scelte del singolo e con quale legittimit\u00e0.<br \/>\nLeggendo la monografia di questo numero avrete incontrato molte esperienze che aprono la riflessione ma che invitano anche a rimboccarsi le maniche, per fare in modo di non ripetere gli errori del passato, come la storia gi\u00e0 ci insegna in molti campi.<br \/>\nMi piacerebbe ora dare voce in questo spazio ad altre storie che, per esempio, ci raccontano di che cosa vuol dire per una donna con disabilit\u00e0 costruirsi un percorso professionale all\u2019interno di un contesto scolastico o, ancora, come affrontare la nascita di un figlio con disabilit\u00e0 anche quando questo non \u00e8 del tutto voluto dalla mamma. Un tema delicato quest\u2019ultimo che ha generato tra i miei lettori un dibattito tra due posizioni diverse, che riporto ora cos\u00ec come le ho ricevute a commento in risposta a un mio articolo sul Messaggero di Sant\u2019Antonio, \u201cA me che importa?\u201d, condiviso qualche tempo fa sui social. Io ho detto la mia. Voi, ditemi la vostra!<\/p>\n<p>Ciao Claudio,<br \/>\nsono una ragazza di 29 anni con due lauree, con un lavoro precario ma stupendo, con pochi amici ma con un fidanzato filosofo, con una famiglia di vecchio stampo e un canarino giallo, che mi capisce al meglio, con una paraparesi spastica alle gambe dalla nascita e un cervello curioso e testardo. In questi giorni sono a letto per una seria sciatalgia alla schiena e cos\u00ec piuttosto che fissare orizzontalmente il soffitto, dispiacermi per aver perso una settimana di supplenza alla scuola dell\u2019infanzia dove erano previste le mie attivit\u00e0 preferite, ho letto pi\u00f9 libri possibili tra cui il tuo, <i>Una vita imprudente<\/i>. Mi mancano da finire due tirocini e la tesi poi potr\u00f2 essere anche un\u2019insegnante di sostegno\u2026 Ma secondo te visto la mia piccola invalidit\u00e0, potr\u00f2 veramente aiutare nel migliore dei modi i bambini e essere una buona insegnante?<br \/>\nE se mi assegnassero un bimbo autistico che scappa come un fulmine? Come faccio a raggiungerlo se sono pi\u00f9 lenta di lui nel correre? Mi \u00e8 venuta questa perplessit\u00e0 perch\u00e9 le segreterie che mandano le convocazioni non hanno studiato l\u2019ICF e non fanno interagire i funzionamenti delle persone\u2026<br \/>\nTu cosa ne pensi?<br \/>\nGrazie per quello che fai nelle scuole, grazie per i libri che hai scritto, grazie perch\u00e9 penso a te come a un amico\u2026 Pi\u00f9 vero di quelli che continuano a vantarsi di organizzare cene di volontariato e non sanno scrivere nemmeno una volta l\u2019anno.<br \/>\nDetto ci\u00f2 mi prendo un altro libro\u2026 Perch\u00e9 l\u2019immobilit\u00e0 ci pu\u00f2 rendere colti!<br \/>\nCiao,<br \/>\nValentina<\/p>\n<p>Cara Valentina,<br \/>\nbeh, per risponderti mi piacerebbe partire dal tuo nome\u2026 Valentina un nome un programma\u2026 Un programma pedagogico si potrebbe dire\u2026 Hai mai pensato che a impedirti di afferrare il bimbo autistico non fosse tanto la tua disabilit\u00e0 quanto il tuo nome? Pensaci bene\u2026 Giochi di parole a parte, sai che mi piace scherzare, quello su cui vorrei farti riflettere \u00e8 l\u2019identit\u00e0 che caratterizza il tuo nome e te stessa, Va-lentina, maestra con disabilit\u00e0. Muoversi lentamente \u00e8 senza dubbio un tratto che contraddistinguer\u00e0 il tuo modo d\u2019insegnare\u2026 Questo, di certo, non lo potrai cambiare. Nemmeno io, in fondo, mi chiamo Claudio per caso\u2026 A guardarci bene significa <i>claudicante<\/i>, ovvero <i>zoppo<\/i>. Eppure questi dati di realt\u00e0 non ci impediscono di pensare in grande e arrivare con la mente dove altri arrivano prima con il corpo. I bambini si adeguano con empatia e naturalezza a chi sta loro accanto e sanno benissimo che cosa tu sei o non sei in grado di fare. Probabilmente quel bambino si rivolger\u00e0 a te in un momento di gioco e di ragionamento, mentre, a prenderlo in corsa ci penser\u00e0 un\u2019altra insegnante. Lavorare insieme, ecco un altro punto importante. Partire dalle nostre caratteristiche e difficolt\u00e0 significa infatti sapersi confrontare come gruppo su un piano di progettazione comune che tenga conto delle abilit\u00e0 e non abilit\u00e0 di tutti. Una vera ricchezza per i bambini che ne beneficeranno, che impareranno cos\u00ec a vivere tra la diversit\u00e0 delle persone e delle identit\u00e0. Rallentare la scuola non significa fare cattiva scuola ma, anzi, significa aggiungere un grande valore: la lentezza.<br \/>\nDetto ci\u00f2\u2026 Vai, vai lentina!<\/p>\n<p><i><br \/>\n<\/i>Gentile Claudio,<br \/>\nleggo un articolo che hai scritto sul Messaggero di Sant\u2019Antonio riguardo ai fratelli di persone disabili\u2026 A me \u00e8 capitato di intervenire su una famosa rivista di moda alla confessione di una giovane donna che dichiarava di aver abortito perch\u00e9 il figlio che portava in grembo non era perfetto ma destinato a divenire disabile. L\u2019ho rimproverata, forse troppo duramente, lo ammetto, per aver ucciso la sua creatura e come risposta ho avuto la testimonianza di una ragazza che aveva un fratello disabile. Raccontava di mille sacrifici e del pentimento dei suoi genitori per non aver eliminato per tempo quella creatura che non rispondeva esattamente ai loro canoni. Io sono rimasta a bocca aperta perch\u00e9, nonostante tutti i sacrifici e le privazioni, penso che un essere umano sia da amare sempre e comunque.<br \/>\nEcco come risponde Lucia T. alla nostra lettrice e il dialogo che ne \u00e8 seguito:<br \/>\nLucia T: Cara Rossana, la disperazione di quella sorella dovrebbe insegnarti che non bisogna mai giudicare, condannare, rimproverare aspramente, ma solo cercare di comprendere e rispettare le scelte individuali, spesso frutto di un dolore e un travaglio inimmaginabili\u2026<br \/>\nRosanna L: La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l\u2019aborto, come l\u2019infanticidio, sono abominevoli delitti. Per non citare lo stesso attuale nostro Santo Padre Francesco che ha definito l\u2019aborto una falsa compassione cara Lucia.<br \/>\nLucia T: La tua giovane et\u00e0, e la mia, purtroppo, gi\u00e0 avanzata, mi spingono ad approfondire un argomento che mi sta molto a cuore, la carit\u00e0 cristiana. A voi giovani, da vecchia insegnante, non mi stancher\u00f2 mai di chiedere una costante riflessione sul messaggio cristiano che considero di una bellezza rivoluzionaria, l\u2019accoglienza e il perdono. E come ha detto molto saggiamente il nostro grande pontefice.<br \/>\nRosanna L: Cara Lucia, come ho ammesso gi\u00e0 prima so di essere stata dura ma so anche per certo che i figli non sono nostri ma un dono di Dio, di conseguenza eliminare quelli che non rispondono alle nostre aspettative ha ben poco di cristiano\u2026 Mi ricorda gli antichi spartani che gettavano nel dirupo i figli con qualche difetto fisico.<br \/>\nLucia T: Non credo che il pontefice parlasse di falsa compassione per parlare di comprensione nei confronti di chi compie questa scelta. Io ho due figli desiderati e amati con tutta me stessa. Averli potuti avere e tenere \u00e8 stata un\u2019immensa fortuna, non mi sento per questo una brava cristiana bens\u00ec una donna cui \u00e8 stato concesso un dono immenso.<\/p>\n<p>Prima di rispondere a Rosanna e Lucia, riprendo con voi un estratto del mio articolo sul Messaggero di Sant\u2019Antonio, che francamente non immaginavo avrebbe scatenato un simile dibattito e su tale fronte:<br \/>\nMa chi erano Caino e Abele? Primo e secondogenito di Adamo ed Eva, una storia che tutti noi conosciamo. Il primo assassino e il primo martire della storia. L\u2019invidia come causa del primo crimine, del primo rapporto difficile tra fratelli.<br \/>\nQuando sento parlare di Caino e Abele, tuttavia, non penso solo ai conflitti della storia mondiale ma, scendendo pi\u00f9 vicino, non posso non accorgermi di altri rapporti tra fratelli e sorelle che vivono in mezzo a noi, come il mondo dei siblings, fratelli e sorelle di persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nEssere genitori o fratelli di una persona con disabilit\u00e0 sono esperienze diverse. Certo il rischio, care Rosanna e Lucia, \u00e8 quello di sovrapporre i due ruoli che sottintendono la stessa domanda: perch\u00e9 \u00e8 capitato a me?<br \/>\nIl tema \u00e8 senza dubbio delicato e, indipendentemente dalle posizioni religiose, credo sia importante restare aperti all\u2019ascolto e concentrarsi sulle origini di questa domanda. Il corpo che abbiamo ricevuto, nel bene o nel male, \u00e8 il nostro e siamo noi, uomini e donne, che dobbiamo imparare a relazionarci con esso anche quando contiene in s\u00e9 una nuova vita. Giudicare a mio parere \u00e8 deleterio, sia come genitori che come fratelli oltre che come semplici cittadini.<br \/>\nIl vero problema \u00e8 capire, al di l\u00e0 delle opinioni, perch\u00e9 la disabilit\u00e0 sia ancora vissuta in termini di sfiga, amplificando una serie di dinamiche culturali gi\u00e0 in atto.<br \/>\nIl rifiuto nasce quando siamo bloccati dagli steccati che circondano le nostre convinzioni. Uscire da quegli steccati \u00e8 rischioso. Mi viene in mente a tal proposito una recente pubblicazione per l\u2019infanzia di Davide Cal\u00ec e Serge Bloch, Il nemico. Una favola contro la guerra, Terre di mezzo Editore. Un soldato isolato in trincea immagina al di l\u00e0 del confine un nemico terribile e sanguinario. Un giorno si trover\u00e0 a dover uscire dal suo rifugio e a incontrare il nemico faccia a faccia. Scoprir\u00e0 e conoscer\u00e0 un soldato molto simile a lui con le sue stesse paure e sogni. Una storia semplice ma emblematica.<br \/>\nLa disabilit\u00e0 non \u00e8 un nemico che ci colpisce alle spalle, \u00e8 qualcosa che ci sta di fronte e che ci costringe a uscire fuori dalle trincee per guardarla negli occhi. Perch\u00e9 lo stesso accade dall\u2019altra parte, proprio come ci racconta il nostro soldatino: \u00c8 quasi l\u2019alba e il nemico ancora non si vede. Ho capito dov\u2019\u00e8. \u00c8 nel mio buco! Anche lui ha pensato di sorprendermi nel sonno e di far finire questa guerra. A quest\u2019ora mi star\u00e0 aspettando ma forse ha capito che io sono nel suo buco e che non posso uscire.<br \/>\nBuona vita!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Risponde Claudio Imprudente Donne du du du\u2026 In cerca di? 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