{"id":3034,"date":"2020-08-31T04:43:56","date_gmt":"2020-08-31T02:43:56","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=3034"},"modified":"2025-10-06T12:57:42","modified_gmt":"2025-10-06T10:57:42","slug":"spazio-calamaio-vasi-comunicanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3034","title":{"rendered":"Vasi comunicanti"},"content":{"rendered":"<p>A cura di Mario Fulgaro<\/p>\n<p>Il gruppo che compone il Progetto Calamaio \u00e8 un gruppo, ci piace spesso sottolinearlo, formato da persone estremamente diverse tra loro, non solo per la presenza o meno di una o pi\u00f9 disabilit\u00e0, ma per storie, et\u00e0, caratteri, provenienze e sfere d\u2019interesse. Le nostre individualit\u00e0, lo abbiamo scoperto piano piano, ci qualificano anche come uomini e donne, nei rapporti sociali e nei confronti dell\u2019altro sesso. Non \u00e8 un caso se in questi anni abbiamo lavorato molto su temi legati al corpo, l\u2019estetica, l\u2019affettivit\u00e0 e la sessualit\u00e0, su quanto il piacere e l\u2019immagine agiscono nella percezione di noi stessi dentro e fuori dal tessuto sociale. Perch\u00e9 \u00e8 anche su questi aspetti che si fonda la nostra autonomia, il nostro essere o meno riconosciuti come parte di qualcosa in cui essere attori di cambiamenti personali e culturali.<br \/>\nLa vera novit\u00e0 di quest\u2019anno \u00e8 stata tuttavia una presa di distanza, complessa e in certi casi destabilizzante, che ci ha permesso di portare il discorso su un livello successivo. Tutto \u00e8 nato da una semplice domanda: quanto il nostro pensare e agire verso l\u2019esterno \u00e8 condizionato dalla nostra appartenenza di genere? O meglio, quanto l\u2019essere maschi o femmine influisce sulle nostre scelte, desideri e paure in ambito familiare, lavorativo e privato? Cosa trasmettiamo, da questo punto di vista, nel nostro lavoro a scuola?<br \/>\nLa parola \u201cgenere\u201d, abbiamo scoperto, apre a tanti mondi, non essendo solo legata al puro dato biologico (quello \u00e8 il sesso!) ma alle categorie e agli stereotipi che storia, cultura e societ\u00e0 hanno finito per disegnare e imporre sui ruoli dell\u2019uomo e della donna.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>A sollecitare la nostra curiosit\u00e0 e ad aprire ufficialmente il dibattito ci ha pensato il recente incontro con la Casa delle donne di Bologna, nato nell\u2019ambito del progetto \u201cBiograf-fie\u201d e dedicato al complesso rapporto violenza-fiducia. Ad aiutarci, il confronto con i ragazzi del Servizio di Giustizia Minorile di Bologna grazie, perch\u00e9 no, al loro confuso e irrisolto punto di vista in cui non \u00e8 stato affatto difficile riconoscersi. Non sono mancati spunti anche dall\u2019arte, raggiunti grazie alla visione di alcuni spettacoli teatrali nell\u2019ambito della rassegna di teatro ragazzi \u201cTeatro Arcobaleno\u201d, dedicata per l\u2019appunto al tema delle differenze di genere, cui abbiamo avuto accesso presso Pubblico, il teatro di Casalecchio di Reno e La Baracca Teatro Testoni Ragazzi, con l\u2019idea di avvicinare i pi\u00f9 piccoli alla diversit\u00e0.<br \/>\nRaccogliere ora tutto questo e dare un punto di vista personale, ammetto, \u00e8 una bella impresa&#8230; Trovo sempre molto scomodo il coinvolgimento nella disputa dialettica tra le presunte qualit\u00e0 superiori delle donne o degli uomini perch\u00e9 di mio ho sempre percepito una forte e implicita complementariet\u00e0 tra i due sessi.<br \/>\nI ruoli possono e devono, a volte, differenziarsi proprio per sopperire alle manchevolezze dell\u2019uno o dell\u2019altra in una spirale di vicendevole aiuto. \u00c8 inevitabile che in questa spirale subentri, spontaneamente e in modo del tutto inconsapevole, quel \u201cgioco al massacro\u201d che vede la parte pi\u00f9 debole, il pi\u00f9 delle volte femminile ma non sempre, subire le scelte della parte pi\u00f9 dominante. Le recriminazioni che ne conseguono sono, molto spesso, il frutto di caratteristiche individuali che ingabbiano ognuno in uno specifico ambito d\u2019azione. Capita, dunque, che, chi mostra per natura un atteggiamento pi\u00f9 remissivo o poco competitivo, sia portato a evitare qualsivoglia tipo di scontro e ad accettare cos\u00ec quasi con rassegnazione le decisioni altrui. Ma questo, lo sappiamo, \u00e8 un fatto di carattere e il sesso c\u2019entra poco.<br \/>\nPer\u00f2 \u00e8 anche vero che Madre Natura ha decretato da sempre elementi distintivi tra i due generi, maschile e femminile, per cui alcune mansioni sono pi\u00f9 ad appannaggio dell\u2019uomo rispetto alla donna e viceversa. Cos\u00ec, \u00e8 sempre pi\u00f9 probabile che ci siano pi\u00f9 figure maschili in sedi di comando che non femminili, in quanto il potere si associa meglio con aspetti comportamentali legati pi\u00f9 al cinismo, alla prevaricazione, alla forza, alla sicurezza di s\u00e9. Tutte queste caratteristiche elencate appartengono per naturale attribuzione pi\u00f9 agli uomini che alle donne, alle quali si addice pi\u00f9 un ruolo di maggiore sensibilit\u00e0 emotiva e caratteriale. Non a caso i figli, quando avvertono carenze affettive, ricercano al loro fianco la figura femminile della madre, mentre quando sentono il bisogno di un aiuto pi\u00f9 deciso e forte guardano la figura paterna. So che la maggior parte delle donne che mi legger\u00e0 non la penser\u00e0 cos\u00ec ma io credo, e far\u00f2 con ci\u00f2 un\u2019affermazione forte, che dietro ogni stereotipo ci sia un fondo di verit\u00e0. Ma questo \u00e8 il mio punto di partenza, non certo la mia conclusione.<br \/>\nAl di l\u00e0 di ogni distinzione di tipo antropologico possiamo comunque parlare anche di altro, utile ad aiutarci a scardinare o riaffermare luoghi comuni che, nostro malgrado, finiscono con l\u2019influenzare la nostra opinione sulla realt\u00e0 che ci circonda e, molto spesso, ci sovrasta e influenza. Sar\u00e0 per questo che, quando a 19 anni mi sono casualmente ritrovato tra le mani un succinto libercolo a carattere filosofico e sociologico sui comportamenti umani plasmati dalla societ\u00e0 ho avuto l\u2019irrefrenabile curiosit\u00e0 di leggerlo e tra le sue righe ho potuto riscoprire quanto di sciocco e al contempo intrigante ci sia nel modo di agire dell\u2019essere umano.<br \/>\nPartendo dal pensiero di Karl Marx, si puntava infatti l\u2019attenzione soprattutto sull\u2019aspetto economico delle relazioni umane, sottolineando cos\u00ec come il benessere diffuso abbia aiutato a scalfire, ma non superare del tutto, le discrepanze sociali tra chi possiede in termini materiali di danaro e chi invece possiede in altre qualit\u00e0. \u00c8 certo che chi ha un maggiore benessere economico e monetario, ha la grande chance di svolgere una vita pi\u00f9 agiata e tranquilla, di conseguenza il suo modo di rapportarsi al mondo sar\u00e0 pi\u00f9 sicuro ed elitario.<br \/>\nOggi come oggi, la donna assume sempre pi\u00f9 un ruolo di supporto all\u2019uomo nel bilancio economico familiare, provvedendo anche lei a rimpinguare le casse della propria famiglia attraverso un lavoro extra familiare. Proprio in quest\u2019ultima definizione lavorativa della donna sta il nuovo disagio femminile, in quanto se fino a un cinquantennio fa il gentil sesso provvedeva innanzitutto alla cura e alla gestione degli affari interni alla famiglia, adesso deve supportare la stessa propria famiglia attraverso un impegno lavorativo aggiuntivo, in grado di sopperire a un qualche buco finanziario di casa. Sempre nello stesso opuscoletto si affermava, riprendendo e facendo propria la concezione filosofica di Feuerbach, che la societ\u00e0 \u00e8 il frutto dell\u2019azione degli individui, che attraverso scelte politiche apportano cambiamenti a volte radicali nella costruzione di quella evoluzione sociale che, a sua volta, finisce con l\u2019influenzare e il ridisegnare i comportamenti umani all\u2019interno della collettivit\u00e0. Nessuno, uomo o donna che sia, \u00e8 esente da tutto questo processo di cambiamento e di evoluzione, che impone una graduale trasformazione della propria ottica e del proprio raggio di azione. La donna, in ogni fase storica di evoluzione sociale, si \u00e8 ritrovata a dover adattare le sue specifiche qualit\u00e0 a ci\u00f2 che il sentire comune imponeva. In questo scambio tra l\u2019individuale bisogno di riscatto e i canoni sociali predominanti \u00e8 stato inevitabile quella sorta di travaso di privilegi dalla parte fino ad allora pi\u00f9 favorita alla parte pi\u00f9 svantaggiata. Tutto questo ha comportato una ridefinizione delle mansioni e dei compiti, come dei diritti e delle opportunit\u00e0 tra i due generi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Questa, che pu\u00f2 apparire come una fase transitoria, rivela solo una trasformazione sociale che \u00e8 e sar\u00e0 sempre <i>in itinere<\/i>, conducendo il genere umano alla scoperta di nuove forme di relazione, sia all\u2019interno della famiglia che fuori di essa, nel mondo circostante.<br \/>\nForse basterebbe ricominciare da capo, dall\u2019educazione, dall\u2019osservazione dei bambini. Quanto li lasciamo liberi di esprimersi indipendentemente dal genere? Ci avete mai pensato? Vi invito a leggere quanto scrive la mia collega Lorella sullo spettacolo <i>Io Femmina, e tu? <\/i>di Letizia Pardi e Francesca Pompeo, visto qualche tempo fa a La Baracca Teatro Testoni Ragazzi.<i> <\/i>Cosa ne pensate?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Sul palcoscenico c\u2019era al centro un ring, dove due attori, un ragazzo e una ragazza, indossavano dei guantoni da boxe.<br \/>\nDibattendo sui vari ruoli tra maschi e femmine, lei diceva a lui: \u201cDato che voi maschi dite che noi femmine lavoriamo meno di voi, adesso voi maschi provate un po\u2019 voi a tener dietro a una casa, facendo tutti lavori domestici accudendo anche i bambini, mentre io vado a lavorare e facendo i lavori da uomo, come l\u2019elettricista, o attaccare quadri. Vedrai che non dirai pi\u00f9 che i lavori domestici di noi donne sono meno faticosi dei lavori maschili!\u201d.<br \/>\nQuesta frase, pronunciata dall\u2019attrice all\u2019inizio dello spettacolo prima di far fare al suo amico tutto quello che gli aveva detto, mi ha colpito molto e un pomeriggio ci ho improvvisamente ripensato, osservando i miei nipoti muoversi davanti al baule dei loro giochi, accanto a cui mi siedo anch\u2019io quando devo fare loro da babysitter. Mi sono accorta che la mia Giulia, oltre a giocare con i giochi da femmina, come le bambole, i puzzle o leggere i libri di fiabe, adora giocare soprattutto con un camioncino di nome Ivo. Con Ivo si divertono tutti e due, sia Giulia che suo fratello Lorenzo, perch\u00e9 il camioncino elettrico emette una musica parlante, che fa: \u201cIo sono Ivo il fuoristrada sportivo, ho grandi ruote per correre veloce, a perdifiato per la citt\u00e0\u201d. La cosa bella poi, \u00e8 che Ivo permette loro di giocare insieme anche se sono un maschio e una femmina e hanno et\u00e0 diverse.<br \/>\nAnche Lorenzo, a dirla tutta, prende spesso i giochi di Giulia, come al solito tutti mischiati con i suoi nel baule, e nella maggior parte dei casi si tratta di bambole.<br \/>\nFrancamente non so se come zia ci avrei fatto caso se non fossi andata a vedere questo spettacolo. I bambini presenti al Teatro Testoni erano molto divertiti. Chiss\u00e0 con che cosa hanno giocato quel pomeriggio!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Mario Fulgaro Il gruppo che compone il Progetto Calamaio \u00e8 un gruppo, ci piace spesso sottolinearlo, formato da persone estremamente diverse tra loro, non solo per la presenza o meno di una o pi\u00f9 disabilit\u00e0, ma per storie, et\u00e0, caratteri, provenienze e sfere d\u2019interesse. 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