{"id":3044,"date":"2020-08-31T10:53:46","date_gmt":"2020-08-31T08:53:46","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=3044"},"modified":"2025-10-08T10:43:33","modified_gmt":"2025-10-08T08:43:33","slug":"incontro-allarte-a-veder-come-disegna-un-matto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3044","title":{"rendered":"A veder come disegna un matto"},"content":{"rendered":"<p>Di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p>Gualtieri \u00e8 un piccolo Comune della provincia di Reggio Emilia, vicino al confine tra Emilia Romagna e Lombardia.<br \/>\nSe ci arrivi, come me, in un pomeriggio di domenica, con il cielo basso e grigio, la pioggia che cade fine e un po\u2019 di foschia che sale dal Po, potresti avere la sensazione di fare un salto nel tempo.<br \/>\nPotrebbe sembrare di tornare nel medioevo, quando la citt\u00e0 venne costruita e vide risiedervi negli anni i marchesi di Gualtieri.<br \/>\nOppure potresti avere la sensazione di trovarti all\u2019inizio degli anni \u201950 quando l\u2019ennesima alluvione distrusse buona parte della citt\u00e0. Quasi tutto, tranne lo spazio rinascimentale di Piazza Bentivoglio, quadrato perfetto con portico su tre lati e il palazzo che porta lo stesso nome.<br \/>\nSe poi esci un po\u2019 dallo spazio cittadino e ti addentri nel boschetto che separa il centro abitato dal Po, potrebbe capitarti di vedere un uomo un po\u2019 strano che cammina tra quegli alberi, si tocca la testa e, fissandoti da lontano, cambia direzione senza salutarti, magari per andare a raccogliere un po\u2019 di fango dall\u2019argine del fiume, per poi utilizzarlo per modellare le sue sculture.<br \/>\nLa giornata che ho trascorso a Gualtieri, un viaggio non solo nello spazio ma anche nel tempo, mi ha permesso di comprendere quanto sia forte il legame tra un artista e la sua terra. In questo caso tra Antonio Ligabue e la sua Gualtieri, citt\u00e0 che non lo ha visto nascere ma che lo ha accolto con carezze e schiaffi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nato nel 1899, figlio naturale di un\u2019italiana emigrata, non ha mai conosciuto il padre.<br \/>\nNel 1900 perde anche la madre e viene affidato a una coppia di svizzeri tedeschi. Forse proprio per la scomparsa della madre, il legame con la matrigna, che vede alternarsi momenti di amore e altri di odio, sar\u00e0 causa di grandi sofferenze. L\u2019infanzia passa infelice tra lo studio in un collegio per handicappati e alcuni mesi trascorsi in una clinica per malati mentali a causa di alcune forti crisi nervose che metteranno fortemente alla prova la relazione familiare.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 proprio a causa di un grave crisi nervosa, l\u2019ennesima, che la madre adottiva decide di denunciarlo e per questo verr\u00e0 espulso dalla Svizzera e portato nella citt\u00e0 natale del padre, Gualtieri.<br \/>\nQui non conosce nessuno. In un primo momento scappa, tentando di ritornare in Svizzera ma senza successo. Comincia, allora, a vivere come un vagabondo, venendo immediatamente etichettato come \u201cmatto del paese\u201d.<br \/>\nCi\u00f2 nonostante, la passione per il disegno scoperta durante la permanenza nella scuola per handicappati, non lo abbandona per cui riempie il suo tempo disegnando e dipingendo, attivit\u00e0 che lo soddisfa e che pi\u00f9 di altre gli permette di comunicare al di fuori il grande caos che porta dentro di s\u00e9.<br \/>\nTrova ospitalit\u00e0 presso un ospizio fino a quando, tra il 1927 e il 1928, conosce il pittore Mazzacurati che, oltre a insegnarli alcune tecniche pittoriche, da quel momento si prender\u00e0 cura di lui.<br \/>\nTrascorrer\u00e0 altri brevi periodi in manicomio, l\u2019ultimo dei quali per aver percosso un soldato tedesco<br \/>\ncon una bottiglia. Ne uscir\u00e0 definitivamente nel 1948.<br \/>\nEd \u00e8 proprio in quegli anni che la pittura diventa il centro della sua vita, un desiderio di esprimere sulla tela, con colori e tratti decisi, le immagini che abitavano la sua mente.<br \/>\nDestino vuole che anche la sua fama si allarghi e un po\u2019 di fortuna, lentamente, sembra volgere a suo favore.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Critici, mercanti d\u2019arte e giornalisti iniziano a interessarsi a lui, garantendogli in poco tempo la notoriet\u00e0 che merita, fin quando nel 1961 viene allestita la sua prima personale a Roma, e successivamente anche Guastalla, altro paese reggiano, gli dedica una grande mostra antologica.<br \/>\nNel maggio del 1965 al matt [il matto] muore, facendo di Gualtieri una citt\u00e0 d\u2019artista, casa del cosiddetto buon selvaggio della pittura italiana.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Ritratti<br \/>\n<\/b>Uno dei soggetti che pi\u00f9 di altri Ligabue ha dipinto \u00e8 proprio se stesso.<br \/>\nI suoi infiniti autoritratti.<br \/>\nCome ha scritto Luciano Manicardi, monaco di Bose, nel catalogo della mostra che ho potuto visitare proprio a Gualtieri, questi autoritratti sono \u201cspecchio di ferocia e di violenza, specchio di piet\u00e0 e di tenerezza, specchio di smarrimento e di paura\u201d.<br \/>\nSono la ricerca di un\u2019identit\u00e0, di un riconoscimento che prima di tutti deve avvenire da lui stesso.<br \/>\nUna sorta di continua necessit\u00e0 di guardarsi allo specchio per ritrovarsi, se stesso e le proprie radici, quell\u2019inizio al quale tutti torniamo quando perdiamo il filo della nostra identit\u00e0.<br \/>\nRitratti che fissano sulla tela un\u2019immagine, quel momento specifico che mi dice chi sono.<br \/>\nMa questo della ricerca interiore \u00e8 solo uno degli aspetti dell\u2019autoritrarsi.<br \/>\nI dipinti, infatti, sono per l\u2019artista il mezzo attraverso cui rendere pubblica la propria inquietudine, quel dolore, quelle ferite che lo affliggono. Comunicarle all\u2019esterno, alle persone che lo vedono e che, per semplicit\u00e0, lo definiscono matto e basta, senza chiedersi cosa ci sia dietro quella parola. Certamente la diversit\u00e0 che deriva dalla malattia mentale fa paura ma, ancora oggi \u00e8 cos\u00ec, \u00e8 molto pi\u00f9 semplice semplificare piuttosto che tentare di approfondire, come se negando la complessit\u00e0 si eliminasse la difficolt\u00e0.<br \/>\nEcco allora che quei ritratti colorati e con sembianze a tratti deformate sono anche il grido di un uomo che chiede solo di essere visto per ci\u00f2 che \u00e8, oltre l\u2019apparenza che prende forma dal pregiudizio e dalla paura.<\/p>\n<p><b>Animali feroci<br \/>\n<\/b>Un altro dei suoi soggetti prediletti sono le bestie feroci.<br \/>\nTigri, tante tigri e i rapaci, in particolare il falco.<br \/>\nScene di lotta in cui gli animali si presentano in tutta la loro forza fisica, con movimenti decisi, figure di una violenza ancestrale che, ancora una volta, vede l\u2019origine nella memoria emotiva dell\u2019artista. Un ulteriore tentativo di ricreare la propria immagine, frutto di un\u2019identificazione profonda soprattutto con i rapaci.<br \/>\nCome i rapaci, infatti, quando sono chiusi in gabbia, strofinano e sbattono il becco sulle sbarre alla ricerca di una via di fuga, cos\u00ec anche Ligabue, istintivamente, strofinava il suo grande naso sulle reti, definizione di un confine che da una parte lo potesse contenere e dall\u2019altra liberare.<br \/>\nAnche in questo Ligabue, come artista, definisce un modello che tutti ci accomuna.<br \/>\nChi, infatti, non ha mai sentito la necessit\u00e0 di un contenimento, di un sentirsi al sicuro, di un perimetro di relazioni e spazi dentro il quale sapere chi \u00e8?<br \/>\nChi, allo stesso tempo, pu\u00f2 dire di non aver mai sperimentato quel desiderio di fuga, di spazi infiniti, in cui sentirsi unici, anonimi, l\u2019ultimo vero baluardo della nostra personale libert\u00e0?<br \/>\nUna lotta tra il bisogno di essere definiti e quello di appartenere all\u2019indefinito che caratterizza profondamente la natura umana.<br \/>\nLasciando Gualtieri, faccio una passeggiata nel bosco che divide la citt\u00e0 dal fiume.<br \/>\nQuel luogo, ultimo rifugio del pittore, mi affascina per il mistero che porta in s\u00e9.<br \/>\nRaggiunto il Po, lo guardo scorrere, instancabile.<br \/>\nCome la vita, che procede indipendentemente dalla nostra capacit\u00e0 di tenere il suo ritmo.<br \/>\nE penso alle persone che, come Antonio Ligabue, si devono confrontare con quel ritmo che tutti consideriamo normale, mentre per loro normale non lo \u00e8.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>E penso a come noi, i normali, finiamo per imporre quel ritmo a tutti, anche a noi stessi quando invece avremmo bisogno, anche solo momentaneamente, di un altro ritmo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ecco che allora, come al mio arrivo, forse per colpa della foschia che si \u00e8 alzata e per quell\u2019odore di sottobosco umido che mi riempie le narici, rivedo Ligabue muoversi tra quegli alberi, fermarsi a fissar qualcosa che vede solo lui, correre, urlare, spaventarsi.<br \/>\nRiconosco gli sguardi che ho visto nei suoi autoritratti, sento la forza della natura che egli ha rappresentato attraverso i suoi animali e comprendo che, al di l\u00e0 di tutte le interpretazioni che si possono fare, ci\u00f2 che resta e ci\u00f2 che importa sono i suoi dipinti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Roberto Parmeggiani Gualtieri \u00e8 un piccolo Comune della provincia di Reggio Emilia, vicino al confine tra Emilia Romagna e Lombardia. 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