{"id":3071,"date":"2021-03-16T15:38:29","date_gmt":"2021-03-16T14:38:29","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=3071"},"modified":"2021-03-16T15:38:43","modified_gmt":"2021-03-16T14:38:43","slug":"1-prima-di-partire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3071","title":{"rendered":"1. Prima di partire"},"content":{"rendered":"<p><i><span>Non \u00e8 vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si \u00e8 seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto \u201cNon c\u2019\u00e8 altro da vedere\u201d, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio \u00e8 solo l\u2019inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si \u00e8 visto, vedere di nuovo quel che si \u00e8 gi\u00e0 visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, veder di giorno quel che si era visto di notte, con il sole dove prima pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l\u2019ombra che non c\u2019era. Bisogna ritornare sui posti gi\u00e0 dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.<\/span><\/i><span><br \/>\n(Jos\u00e9 Saramago, <\/span><span><a href=\"http:\/\/amzn.to\/11jdaWt\" target=\"_BLANK\u7fff\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>Viaggio in Portogallo<\/i><\/a>)<\/span><\/p>\n<p>L\u2019umanit\u00e0 dacch\u00e9 ne conosciamo l\u2019esistenza \u00e8 sempre vissuta in movimento. Spostarsi da un luogo a un altro, quello che di fatto ci indica l\u2019etimo della parola <i>viaggio<\/i>, \u00e8 per noi un bisogno originario, nato in risposta a delle esigenze evolutive a cui mano a mano abbiamo accompagnato qualcosa di molto pi\u00f9 sottile, qualcosa che ha a che fare con ci\u00f2 che l\u2019occhio non vede, con la spinta verso l\u2019ignoto, con la percezione di non bastare a se stessi. Viaggiare prima ancora che scoprire, conquistare, interpretare, fuggire, visitare e conoscere ha significato \u201cessere dove non si \u00e8 mai stati\u201d, andar cercando qualcosa che ancora non c\u2019\u00e8,\u00a0 inseguire un desiderio e quindi, per definizione, provare a colmare una mancanza. <i><br \/>\n<\/i>La maggior parte dei filosofi, dei poeti e dei viaggiatori orientali e occidentali ha finito in questo senso per associare il desiderio della partenza al bisogno di un ricongiungimento con il trascendente, di una riconciliazione con il divino e lo spirituale, o pi\u00f9 semplicemente con il nostro stare nel mondo. La radice del verbo desiderare, dal latino <i>de-sideo<\/i>, in fondo traduce proprio questo: \u201cmi mancano le stelle\u201d.<i><br \/>\n<\/i>La Storia e la Letteratura ci hanno successivamente consegnato un immaginario mitologico ricchissimo, cui continuiamo ancora ad attingere e dove alla fantasia \u00e8 tutto concesso. <i><br \/>\n<\/i>Ogni epoca ha infatti conservato e restituito la propria idea di viaggio, dentro cui ogni volta si sono combinate finalit\u00e0 e casualit\u00e0 diverse che oltre a condizionare mezzi e tempistiche degli spostamenti hanno contribuito a mutare il senso simbolico e il significato della partenza.<i><br \/>\n<\/i>Dalle rotte mercantili medievali, ai viaggi di scoperta e conquista, fino agli imperi coloniali, alle avventure, agli esili, ai viaggi sentimentali e di formazione, o ancora a quelli mondani e di villeggiatura fino ai <i>reportage<\/i>, il viaggio ha continuato nel tempo a cambiare forma.\u00a0 <i><br \/>\n<\/i>Insieme alla tipologia di viaggio a cambiare \u00e8 stato ovviamente anche il modo di fruirne, da necessit\u00e0 a scoperta, da conquista a scambio, da osservazione a esperienza in modo sempre pi\u00f9 consapevole. Mano a mano che l\u2019atto di spostarsi si \u00e8 svincolato da ricadute di interesse politico e sociale il viaggio \u00e8 diventato una questione sempre pi\u00f9 privata, un atto di emancipazione e di crescita, un modo non solo per forgiare ma per coltivare la propria identit\u00e0, rigenerata in mente e corpo nell\u2019incontro con l\u2019altro da s\u00e9.<i><br \/>\n<\/i>Da qui, nel corso del tempo, il viaggio come svago, divertimento, cura, ristoro ma anche l\u2019acquisizione del puro piacere del <i>vacilar,<\/i> traducibile dallo spagnolo in \u201cviaggiare per il gusto di farlo pi\u00f9 che per la meta\u201d. Perch\u00e9 il viaggio \u00e8 anche ozio, fermarsi, fare una pausa, ripetersi, bighellonare\u2026<i><br \/>\n<\/i>Oggi ci si sposta per mille ragioni, lavorative, di studio, di svago, a scopo benefico, costretti alla fuga o per rivendicare un\u2019opposizione, si viaggia per passione, per cimentarsi in ambito sportivo, per la gioia di farlo e spesso lo si fa anche per mettersi alla prova. Si sottolinea spesso la differenza di intenti, il ruolo del turista e quello del viaggiatore, assoggettato alla logica di mercato il primo, mosso dalla curiosit\u00e0 il secondo. Il confine, a dire il vero, \u00e8 spesso labile e a far da margine \u00e8 pi\u00f9 che altro la scelta di salvaguardare l\u2019imprevisto e l\u2019osservazione libera a dispetto di un pacchetto di proposte preconfezionate, cos\u00ec come vuole il cuore del girovago doc.<i><br \/>\n<\/i>\u201cOgni cento metri \u2013 cita una nota frase di Roberto Bola<em><span>\u00f1<\/span><\/em><span>o \u2013 il mondo cambia\u201d. Possiamo essere pi\u00f9 o meno d\u2019accordo con quest\u2019affermazione ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che il viaggio vive di andate e ritorni e che spostarsi significa pur sempre cambiare una posizione di partenza. Che a spingerci a farlo sia il bisogno di vedere le cose, il sogno di un luogo o il miraggio di un incontro prima o poi la pulce inquieta della partenza, la <i>travel bug, <\/i>cos\u00ec come l\u2019hanno definita gli Inglesi, si far\u00e0 sentire.<br \/>\nCome fare allora ad assecondarla? E che cosa significa farlo quando la nostra capacit\u00e0 di movimento \u00e8 ostacolata?<br \/>\nA impedirci di intraprendere un viaggio possono esserci tanti motivi. \u201cNon \u00e8 il periodo giusto\u201d, \u201cNon ho i soldi\u201d, \u201c Nessuno poteva venire con me\u201d sono le tipiche frasi che pronuncia chi ha dovuto rinunciare a un viaggio. Se il viaggiatore in questione per\u00f2 \u00e8 una persona con disabilit\u00e0 motoria, a queste domande se ne aggiungeranno subito a catena delle altre: \u201cCome si arriva?\u201d, \u201c\u00c8 accessibile? Ci sono gradini?\u201d, \u201cChi si occuper\u00e0 di me e dei miei bisogni?\u201d, \u201cC\u2019\u00e8 posto per me?\u201d.<br \/>\n\u00c8 proprio su queste domande e questioni aperte che il gruppo del Centro Documentazione Handicap e della Coopertiva Accaparlante ha cominciato negli ultimi tre anni a confrontarsi, mettendo al centro il ruolo e l\u2019esperienza dei propri colleghi con disabilit\u00e0, con l\u2019aiuto degli educatori del Progetto Calamaio, di Massimo Falcone, referente dello Sportello Informahandicap di Accaparlante a San Lazzaro di Savena (BO) e di Valeria Alpi, giornalista e viaggiatrice con disabilit\u00e0.<br \/>\nDa trent\u2019anni il Calamaio, cos\u00ec come chiamiamo il nostro gruppo di educatori e animatori con disabilit\u00e0, crea progetti di formazione rivolti ad adulti e bambini sulla relazione con la diversit\u00e0. Centro delle attivit\u00e0 \u00e8 sempre stata la presenza della persona disabile quale conduttrice e animatrice dei percorsi stessi. Prima di arrivare a confrontarsi con il pubblico, tuttavia, chi entra a fare parte del nostro gruppo lo fa con un bagaglio di esperienze e di vissuti pi\u00f9 o meno pesanti, che, come accade per tutti noi, condiziona il modo di relazionarsi con se stessi e con gli altri.<br \/>\nEntrare a far parte del gruppo del Progetto Calamaio significa perci\u00f2 per ciascuno intraprendere un tratto di strada inesplorato, fatto di umorismo, di scambio e di una profonda rimessa in discussione di s\u00e9, del proprio corpo, della propria immagine ma anche dei propri desideri, in direzione di una pi\u00f9 consapevole accettazione dei limiti oltre che delle autonomie e delle risorse.<br \/>\nSu questa scia \u00e8 nato il laboratorio \u201cDove non sono stato mai. Il viaggio tra immaginario, attese e possibilit\u00e0\u201d a cura di Lucia Cominoli e Emanuela Marasca, educatrici del Progetto Calamaio, che ha visto protagonisti otto colleghi con disabilit\u00e0 motoria e cognitiva e tre volontari del Servizio Civile Nazionale.<br \/>\nIl laboratorio si \u00e8 strutturato come un vero e proprio percorso a tappe che ha cominciato con l\u2019indagare gli immaginari, le attese e i desideri che i destinatari portavano con s\u00e9 intorno all\u2019idea di viaggio, per poi arrivare pi\u00f9 concretamente a toccare con mano che cosa significa prepararsi per una partenza, come informarsi, cosa fare e a chi rivolgersi una volta arrivati a destinazione. Tutto questo \u00e8 stato accompagnato da attivit\u00e0 di sperimentazione sensoriali, momenti di gioco e <i>role playing<\/i>, consultazione di guide e siti specializzati, insieme all\u2019incontro reale con persone con disabilit\u00e0 che hanno organizzato e partecipato in prima persona a viaggi accessibili come per esempio Paola Benvenuti dell\u2019Associazione Strabordo di Ancona.<br \/>\nA documentare tutto ci ha pensato un diario di viaggio artigianale, realizzato da Emanuela Marasca, che i partecipanti hanno riempito e personalizzato \u201clungo la via\u201d, come direbbe il nostro collega Ermanno Morico, che oltre a una raccolta di suggestioni ci ha offerto una preziosa indicazione di metodo permettendoci di seguire pi\u00f9 chiaramente l\u2019intero filo logico del percorso.<br \/>\nQuel che ne \u00e8 emerso, tra paure, divertimento, difficolt\u00e0 superate e piccole autonomie raggiunte \u00e8 il centro della prima parte della nostra monografia, il racconto di un\u2019esperienza laboratoriale che speriamo possa permettere a educatori e famiglie che si occupano di persone con disabilit\u00e0 motorie e cognitive non solo di prepararle e affiancarle verso un\u2019ipotetica partenza, ma anche di ascoltarle e imparare a fidarsi di loro.<br \/>\nNon \u00e8 infatti un caso che i \u201cDieci consigli prima di intraprendere un viaggio\u201d che Stefania Mimmi, animatrice con disabilit\u00e0, rivolge ai suoi colleghi pi\u00f9 giovani abbiano soprattutto a che fare con lo scontro con le reticenze familiari, reticenze dettate da legittime preoccupazioni ma anche, a volte, dal pregiudizio che per chi non si pu\u00f2 muovere, e \u201ctanto non capisce\u201d, un posto vale l\u2019altro e che, alla fine, non valga poi la pena starci a spendere troppo tempo e denaro.<br \/>\nPer fortuna nessuno di noi \u201cdove lo metti sta\u201d e il viaggio, che sempre ci spinge oltre dal punto di vista fisico e mentale, pu\u00f2 solo aiutarci a migliorare il nostro sviluppo su entrambi i lati e, di conseguenza, migliorare la qualit\u00e0 della vita per noi e per gli altri.<br \/>\nA confermarcelo sono i racconti dei viaggiatori, disabili e non, ma anche quelli di chi si occupa di preparare e organizzare viaggi alla portata di tutti, come \u00e8 il caso delle sempre pi\u00f9 numerose associazioni, gruppi e strutture ma anche di festival, fiere e convegni attivi in Italia, in Europa e nel resto del mondo in tutti i periodi dell\u2019anno. Tra questi abbiamo citato l\u2019esperienza dell\u2019Associazione Strabordo di Ancona, di Village for All di Ferrara, di Concrete Onlus di Pavia e la voce di due viaggiatori con disabilit\u00e0, uno per mare, il veneto Andrea Stella, e uno per terra, il piemontese Fabrizio Marta.<br \/>\nIl Libro Bianco del Turismo, <i>Accessibile \u00e8 meglio. Primo libro sul Turismo per tutti in Italia<\/i>, promosso nel 2013 dal Consiglio dei Ministri, ha poi ufficialmente sancito l\u2019impegno dell\u2019Italia in questo senso, una questione di immagine, senza dubbio, ma anche una prima analisi strutturata del mercato attuale che ci sembrava valesse la pena menzionare.<br \/>\nPer completare l\u2019<i>excursus<\/i> segnaliamo inoltre la nascita di tre importanti contenitori nati negli ultimi anni, il Salone Professionale del Turismo e dell\u2019Ospitalit\u00e0 Universale \u201cMove!\u201d di Vicenza (2015), il Festival del Turismo responsabile IT.A.C\u00c0 di Bologna (2009) e il Festival della Letteratura di viaggio di Roma (2008), contenitori di progetti ma anche di occasioni di confronto e ricerca sul tema del viaggio in tutte le sue sfaccettature accessibili, turistiche e poetico-letterarie.<br \/>\nA queste testimonianze fondamentali che possono fornirci importanti spunti di riflessione e utili informazioni abbiamo scelto di dedicare la seconda parte del nostro vagabondaggio, intervallando il tragitto con alcune voci di orientamento, \u201cle bussole\u201d, che ancora una volta nelle vesti di Valeria Alpi e Massimo Falcone, insieme al giornalista Nicola Rabbi e alla camminatrice Darinka Montico, ci hanno regalato il loro punto di vista sul viaggio, tra aneddoti personali, narrazioni e indicazioni pratiche.<br \/>\nUn momento di ristoro ma anche una ventata di energia ce lo concedono invece il \u201cMen\u00f9 sulla via della seta\u201d e il racconto di Hamed Ahmadi, regista afghano rifugiato politico che a Venezia ha dato vita a \u201cOrient Experience\u201d, locale frequentatissimo dai giovani veneziani ma soprattutto bellissimo e tangibile esempio di un viaggio nato su costrizione e poi trasformatosi in occasione di integrazione autogestita e lavoro sul territorio per molti ragazzi afghani, pakistani e iraniani.<br \/>\nInfine, per non concludere, due piccoli regali, una breve selezione bibliografica sui libri che ci hanno accompagnato e una cartolina d\u2019eccezione, quella dallo scrittore Antonio Pascale, autore del bel <i>Non \u00e8 per cattiveria,<\/i> edito da Laterza, che ci racconta in un divertente dialogo con il figlio i <i>postumi<\/i> seguiti a un percorso al buio con un gruppo di non vedenti.<br \/>\nQuello che vi proponiamo \u00e8 un itinerario fatto di esperienze, percorsi sperimentali, spazi e persone in cui speriamo possiate trovare qualcosa di utile e soprattutto di vostro, da portare con voi verso la vostra prossima meta e da completare con i vostri occhi.<br \/>\nMa prima di cominciare fermatevi. Guardatevi intorno. L\u2019estate \u00e8 alle porte, il vento soffia caldo gi\u00e0 dal mattino e le giornate sono sempre pi\u00f9 lunghe. La notte apre le sue finestre agli incroci delle strade. Sporgetevi fuori. Ecco, ora \u00e8 tempo di partire&#8230;<\/span><\/p>\n<p><b><o:p><\/o:p><\/b><\/p>\n<p><b><span>Bussola n.1. Direzione Nord<\/span><\/b><span><\/span><\/p>\n<p><i>Una valigia sempre in macchina<\/i><o:p><\/o:p><\/p>\n<p class=\"NormalWeb\"><span>di Valeria Alpi, giornalista e viaggiatrice con disabilit\u00e0<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p><span>\u201cLe nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada \u00e8 la vita\u201d. Cos\u00ec scriveva Jack Kerouac nel suo <i>On the road<\/i>. Una valigia sempre pronta a essere caricata in auto caratterizza da molti anni la mia vita. Ogni volta partire \u00e8 una porta da cui si esce per incontrare nuovi luoghi, nuove persone, ma anche nuovi se stessi. Nel viaggio incontro i miei limiti, ne ho conferma di alcuni o ne scopro di nuovi, e allo stesso tempo ritrovo risorse che nella vita quotidiana magari non uso, oppure scopro risorse che mai avrei pensato di avere, oppure semplicemente mi adatto. Di certo un viaggio non lo posso improvvisare. Quando si ha una disabilit\u00e0 motoria le valutazioni di ogni singolo minuto del tragitto vanno studiate a tavolino. Non posso prendere la famosa valigia e semplicemente partire e vedere man mano come va, cambiare percorso, cambiare mezzo di trasporto, dormire in ostello o in campeggio o in un hotel qualunque. Il concetto di <i>qualunque<\/i> non esiste. Non tutti i mezzi di trasporto sono accessibili per il mio tipo di disabilit\u00e0, che mi permette di camminare e quindi \u2013 paradossalmente \u2013 di avere meno assistenza ai trasporti. Il treno ad esempio \u00e8 inaccessibile, l\u2019aereo \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 comodo. Ma una volta scesa dall\u2019aereo, per\u00f2, devo sapere con la massima precisione se mi posso spostare con mezzi accessibili, e gli autobus ad esempio, per me, non lo sono. Capire questo da internet richiede molte e molte ricerche. Anche dormire non \u00e8 <i>qualunque<\/i>. Mi serve l\u2019ascensore se ci sono pi\u00f9 piani (quindi vengono esclusi tutti quei B&amp;B cos\u00ec carini e cos\u00ec caratteristici, ma con scale), oppure devo chiedere se \u00e8 disponibile una camera a piano terra. L\u2019entrata dell\u2019hotel deve essere accessibile o avere solo pochi gradini col corrimano. Non ci devono essere gradini scomodi per andare a fare colazione. Se sono in auto sarebbe meglio che ci fosse il parcheggio per non rischiare di parcheggiare lontano e fare troppa strada a piedi. Se sono in auto non posso scegliere un hotel nella zona pedonale, ad esempio, che sarebbe pi\u00f9 comoda per spostarsi a piedi, ma scomoda per quando si arriva e si devono scaricare i bagagli. Non mi serve necessariamente il bagno per disabili, ma spesso mi sono trovata in hotel con gradini nel bagno o con un dislivello troppo alto da scavalcare per entrare nella doccia con rischio di rovinose cadute. Dormire in un posto non qualunque richiede dei costi pi\u00f9 alti di chi pu\u00f2 adattarsi a qualunque posto letto. Spostarsi in una citt\u00e0 o in un luogo naturalistico non riguarda poi solo i mezzi di trasporto, ma anche la conoscenza di tutte le opportunit\u00e0, che vanno anch\u2019esse studiate a tavolino. Posso entrare in tutti i musei che mi interessano? (Nel 2016 non \u00e8 ancora cos\u00ec scontato!). Posso raggiungere un parco naturale protetto dall\u2019Unesco e chiuso al traffico? Ci sono dislivelli nel posto in cui sto andando? Quanto dovrei camminare tra andata e ritorno, un km, due, tre? Quante ore impiego se ho tre km e devo tornare prima che faccia buio, perch\u00e9 magari sono su un sentiero di montagna? E infine, anche quando si \u00e8 programmato tutto a tavolino e ci si sente pronti, una volta che si arriva nel luogo desiderato ci sono altri ostacoli o inconvenienti che non si potevano prevedere da casa. Ad esempio dove mangiare: non \u00e8 cos\u00ec scontato che i ristoranti e i bar siano accessibili, o se lo sono che abbiano un bagno comodo. Certo la logica statistica dice che qualche bar o ristorante accessibile ci sia. Ma magari in tutt\u2019altra zona, magari fuori dal centro. E allora anche in questo caso la programmazione riguarda anche il luogo che si sceglie di visitare, e la stagione. Ad esempio a Istanbul ci sono andata in estate, quando sapevo che si poteva mangiare all\u2019aperto e almeno non avrei dovuto lottare con i gradini di tutti i ristoranti e bar di una citt\u00e0 che ancora non ha uno sguardo attento alle barriere architettoniche. E ci sono andata con due amiche che mi potevano aiutare nelle ripide salite e discese della citt\u00e0. E ci sono andata in aereo perch\u00e9 un mio collega esperto di disabilit\u00e0 mi aveva assicurato che tutti i tram erano accessibili, e anche se i tram non coprono tutta Istanbul coprono comunque le zone turistiche. Di certo so che non riuscir\u00f2 a visitare il Per\u00f9, per esempio, o che in Per\u00f9 troverei davvero una quantit\u00e0 di gradini molto complessa. Di certo prediligo il nord Europa, dove da molti pi\u00f9 anni la diversit\u00e0 \u00e8 entrata nella quotidianit\u00e0 ed \u00e8 normale installare una rampa in qualunque luogo pubblico. E di certo prediligo spostarmi con la mia auto, che ha degli adattamenti appositi per me e mi garantisce pi\u00f9 sicurezza.<br \/>\nPoi, ogni tanto, ci sono anche quei momenti in cui la programmazione viene soppiantata dalla follia, quando quella valigia sempre pronta a partire ti spinge a provare e vedere come va, e se proprio non va si torna indietro. Cos\u00ec per esempio un anno sono andata da sola in Normandia e Bretagna, in auto partendo da Bologna. Non era il mio primo viaggio in auto lungo, ma era la prima volta che mi trovavo da sola per cos\u00ec tanti km e cos\u00ec tanti giorni (due settimane). A volte mi chiedo se da quel viaggio sono mai davvero tornata, una parte di me \u00e8 rimasta l\u00e0 per sempre. Un po\u2019 per la bellezza dei luoghi, un po\u2019 per le persone incontrate, un po\u2019 per come sono riuscita a fare tutto quello che un viaggiatore <i>normale<\/i> fa in Normandia e Bretagna. Ovviamente grazie alla Francia, che anche nei luoghi pi\u00f9 impervi aveva organizzato navette accessibili per disabili e sentieri adattati. Ma anche grazie ai consigli delle persone, che si incuriosivano dal mio essere disabile e viaggiare da sola. Avevo visto in foto tanti luoghi famosi di quelle regioni, come le scogliere dipinte da Monet. E mentre guidavo verso la Normandia mi chiedevo cosa sarei riuscita a vedere io, pensavo quasi niente in realt\u00e0. E pi\u00f9 passavano i giorni e pi\u00f9 vedevo tutto quello che conoscevo dalle foto, pi\u00f9 avevo la carica di continuare a buttarmi e andare avanti. Non \u00e8 una sfida ai limiti, perch\u00e9 quando provare a superare i limiti mette in pericolo la mia salute allora mi fermo. Non voglio andare oltre a quello che posso fare, ma \u00e8 uno scoprire che posso fare \u2013 laddove l\u2019ambiente o il contesto lo permettono \u2013 molto di pi\u00f9 di quello che esiste nella mia vita quotidiana tra casa e ufficio.<br \/>\nDopo quel viaggio ho continuato a viaggiare da sola, diciamo che alterno momenti in compagnia e momenti in cui mi piace essere tra me e me. La gente mi dice che sono coraggiosa. In realt\u00e0 ho una grande fortuna: mi piace guidare e non mi stanco a guidare. Appena scendo dal mio piccolo mondo costruito dentro un\u2019automobile, sono di nuovo disabile e non so mai cosa incontrer\u00f2 e se ce la far\u00f2. Ci provo. E per riuscire, a volte, ho dovuto mentire. Perch\u00e9 quando sei disabile, anche se vieni educato all\u2019autonomia, in realt\u00e0 sei considerato comunque sempre piccolo, indifeso, fragile, incapace a essere veramente autonomo. Viaggiare? \u00c8 complicato, dove vuoi andare? Viaggiare da solo? \u00c8 impossibile. La prima volta che ho viaggiato con i miei amici senza mia madre avevo gi\u00e0 21 anni, e abbiamo semplicemente fatto una gita in giornata da Bologna a Urbino e ritorno, per seguire un professore che insegnava in entrambe le Universit\u00e0 e che amavamo molto. Quando dissi a mia madre che volevo andare a Urbino in giornata non fu affatto d\u2019accordo, disse che non dovevo guidare io (che mi sarei stancata secondo lei, mi sarei addormentata al volante e creato un incidente di proporzioni gigantesche) ma che potevo andare in auto con altri. Mi faceva ridere che si sentiva pi\u00f9 sicura se andavo in auto con persone di cui non conosceva le capacit\u00e0 di guida piuttosto che lasciarmi con la mia auto. Ovviamente andammo con la mia auto e fu solo il primo di innumerevoli viaggi. D\u2019altronde\u2026 \u201cla strada \u00e8 la vita\u201d. <\/span><span><\/span><\/p>\n<p><span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si \u00e8 seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto \u201cNon c\u2019\u00e8 altro da vedere\u201d, sapeva che non era vero. 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