{"id":3080,"date":"2021-03-16T16:06:29","date_gmt":"2021-03-16T15:06:29","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=3080"},"modified":"2025-09-24T11:07:55","modified_gmt":"2025-09-24T09:07:55","slug":"4-la-parola-ai-viaggiatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3080","title":{"rendered":"4. La parola ai viaggiatori"},"content":{"rendered":"<p>I seguenti contributi nascono da due conversazioni con Andrea Stella e Fabrizio Marta, entrambi viaggiatori con disabilit\u00e0. Il primo, in sedia a rotelle a seguito di un incidente, ha fatto della sua passione per il mare il trampolino di lancio per una nuova esperienza personale e professionale dando vita a Vicenza con l\u2019Associazione Lo Spirito di Stella a viaggi in barca per tutti grazie al suo catamarano attrezzato. Il secondo, blogger di Vanity Fair di cui cura lo spazio Rotellando, utilizza invece la propria esperienza diretta di viaggiatore solitario per indagare i fenomeni e le avventure che incontra nei suoi spostamenti cos\u00ec da permettere a chi ha una disabilit\u00e0 di esplorare luoghi magnifici quanto di confrontarsi in maniera pi\u00f9 diretta con eventuali difficolt\u00e0.<br \/>\nLa traccia che abbiamo seguito nel nostro dialogo si \u00e8 aperta sulla nascita delle loro passioni e sul come hanno trovato spazio d\u2019azione, sulle difficolt\u00e0 incontrate e le pi\u00f9 grandi soddisfazioni, sui progetti in atto e quelli futuri per concludersi infine sui consigli che ad oggi darebbero a una persona con disabilit\u00e0 che desidera mettersi in viaggio per la prima volta.<br \/>\nEcco che cosa ci hanno raccontato.<\/p>\n<p><strong>Per mare (ma anche montagna) con Andrea Stella<br \/>\n<\/strong>La passione per la vela \u00e8 nata in me proprio legata alla mia idea di viaggio, perch\u00e9 per me la barca a vela non \u00e8 agonismo ma un modo di viaggiare diverso, pi\u00f9 lento rispetto, per esempio, al prendere un aereo e andare rapidamente da una parte all\u2019altra. Viaggiare per mare \u00e8 un modo per conoscere, oltre che per spostarmi, la barca per me \u00e8 questo: viaggiare con dei tempi diversi da quelli cui siamo abituati sulla terraferma, un viaggio quindi dove tutto \u00e8 importante, non solo la partenza e l\u2019arrivo. La passione per il viaggio in senso generale poi, l\u2019ho sempre avuta, il mio incidente \u00e8 accaduto viaggiando e continuo a viaggiare perch\u00e9 per me resta veramente una grandissima passione, una grande fonte di ispirazione, di apprendimento, non solo una cosa ludica. Gi\u00e0 prima dell\u2019incidente andavo in barca. Poter viaggiare con una barca a vela con l\u2019uso del vento, con le forze della natura in un ambiente come il mare o come l\u2019Oceano, ti aiuta infatti a ricollegarti e a riconnetterti con quelle che sono un po\u2019 le cose essenziali della vita e con i tuoi valori. Il mare ti spoglia di tante cose che sono superflue\u2026 Nella quotidianit\u00e0 abbiamo tutta una serie di bisogni, ma quando tu trascorri quindici giorni in Oceano ti rendi conto che i bisogni sono meno, sono pi\u00f9 essenziali, e che sono veri, cose concrete, non pi\u00f9 esigenze nate e create dal confronto con gli altri che poi non hanno un reale motivo di essere.<br \/>\nIl mio primo viaggio per mare dopo l\u2019incidente \u00e8 stato invece in Inghilterra dove avevo trovato un\u2019associazione che aveva una barca piuttosto grande con la possibilit\u00e0 di salire con la sedia a rotelle e di andare in bagno, quindi abbastanza accessibile. Il mio primo viaggio \u00e8 stato cos\u00ec da Portsmouth sulla costa inglese a Cowes sull\u2019Isola di Wight, un\u2019uscita giornaliera che per\u00f2 \u00e8 bastata a farmi tornare la voglia di viaggiare per mare. Da l\u00ec \u00e8 nata l\u2019idea di costruire una barca, cio\u00e8 il mio catamarano attuale, e sull\u2019onda di quell\u2019entusiasmo insieme ad altri amici e colleghi abbiamo creato il progetto \u201cSpirito Libero\u201d che ha permesso in nove anni a quasi cinquemila persone di trascorrere su \u201cLo Spirito di Stella\u201d una giornata per mare in modo gratuito e libero in compagnia dell\u2019equipaggio dell\u2019omonima associazione.<br \/>\nDal punto di vista tecnico poi la scelta del catamarano \u00e8 nata proprio su esigenze di accessibilit\u00e0, le barche a vela possono infatti essere a scafo unico, il monoscafo, o a pi\u00f9 scafi come i catamarani o trimarani.<br \/>\nUna volta costruito il catamarano comunque sono voluto tornare sul luogo del mio incidente, nei pressi di Miami, un po\u2019 perch\u00e9 attraversare l\u2019Oceano credo che sia uno dei sogni di tutti i velisti, un po\u2019 per chiudere il cerchio con il mio destino e un po\u2019 per dimostrare che \u00e8 paradossalmente pi\u00f9 facile per un disabile attraversare l\u2019Oceano in barca che girare per il centro di Milano o di Bari in autobus. Al rientro da Miami ho pensato che come la barca \u00e8 stata utile a me potesse esserlo anche per altri. Da l\u00ec, per l\u2019appunto, il progetto \u201cSpirito Libero\u201d, durato nove anni, durante i quali, ogni anno, facevamo ottanta giornate gratuite per persone disabili che venivano con i loro amici per vivere l\u2019esperienza del mare.<br \/>\nSe devo pensare alle difficolt\u00e0 che ho incontrato, direi che spesso le maggiori difficolt\u00e0 sono quelle legate alla conoscenza. Non sai se in quel posto dove andrai troverai un albergo accessibile per una sedia a rotelle o un ristorante che lo \u00e8 in ugual modo. A volte l\u2019informazione scarseggia. In Italia per esempio ci sono molte cose accessibili, per\u00f2 magari sono mal segnalate. La metropolitana di New York ha 360 stazioni di cui solo 60 hanno l\u2019ascensore. A Milano, invece, su 100 stazioni, 50 sono accessibili, per\u00f2 New York ha l\u2019ascensore mentre l\u2019Italia spesso ha il montascale. A New York poi qualsiasi mappa, qualsiasi pianta della metropolitana contiene ben segnalato il simbolo dell\u2019ascensore, a Milano fino a qualche anno fa questo non esisteva. Quindi il primo problema cui rispondere \u00e8: se ci sono delle possibilit\u00e0 di accessibilit\u00e0 segnalatele e portatele all\u2019attenzione di chi poi deve utilizzarle.<br \/>\nD\u2019altro canto le emozioni che ho vissuto sono state tante, molte di pi\u00f9 delle difficolt\u00e0. Fare un\u2019esperienza come quella di fare una traversata atlantica \u00e8 qualcosa di molto forte e di formante, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 il problema della natura ma c\u2019\u00e8 anche il problema di stare comunque insieme a altre persone con cui fai questa esperienza e quindi di gestione del gruppo. Emozioni tantissime perch\u00e9 vedi balene, vedi delfini. Ma soprattutto la cosa pi\u00f9 bella \u00e8 che ogni giorno in una traversata atlantica vedi l\u2019alba e vedi il tramonto e te li ricordi, certo li vedi anche qua\u2026 ma sei distratto da tante altre cose e non sei concentrato come in uno stato di totale libert\u00e0. Poi dall\u2019altra parte l\u2019aver scoperto questo aspetto sociale, aver dato l\u2019opportunit\u00e0 a tante altre persone di vivere la mia esperienza, sicuramente \u00e8 una cosa che ho scoperto dopo l\u2019incidente, insieme alla dimensione del volontariato, fare delle cose utili anche per altre persone a partire da bisogni di cui conosci l\u2019importanza.<br \/>\nParlando dell\u2019oggi, al momento il progetto di \u201cSpirito Libero\u201d \u00e8 in standby perch\u00e9 la barca \u00e8 negli Stati Uniti, dove si sta facendo charter, cio\u00e8 uno la pu\u00f2 noleggiare privatamente, pagando una settimana di noleggio o la cabina, con tanto di equipaggio. Abbiamo per\u00f2 in mente un grande progetto per l\u2019anno prossimo, che \u00e8 quello di riportare la barca in Italia e ricominciare a fare attivit\u00e0 sociale e cos\u00ec selezionare un certo numero di ragazzi disabili da tutto il mondo che possa partecipare a un nuovo viaggio. Il progetto ora \u00e8 in divenire ma vi consiglio di seguire il nostro sito, <a href=\"http:\/\/www.lospiritodistella.it\/\">www.lospiritodistella.it<\/a> e la nostra pagina Facebook per restare aggiornati e ricevere caso per caso, anche per viaggi con barche di piccole dimensioni.<br \/>\nNegli anni ci siamo specializzati soprattutto in navigazioni giornaliere, perch\u00e9 avevamo tantissime richieste e perch\u00e9 io ritengo che se il beneficio che hai stando due giorni a bordo \u00e8 il 100% gi\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di fare una giornata ti regala comunque l\u201980%. In questo modo, facendo una giornata singola, riuscivamo a portare quattro persone a giornata, quindi otto persone in due giorni, invece se avessero dovuto dormire a bordo avremmo dovuto fare i conti con quattro cabine di cui solo due accessibili. Per questo quando avevamo grandi richieste numeriche facevamo le giornate, per\u00f2 chiedevamo alla persona, pi\u00f9 che altro per una questione assicurativa, di venire con un accompagnatore o un amico: sappiamo che questo \u00e8 un limite per alcuni ma l\u2019equipaggio doveva occuparsi dell\u2019andamento a bordo e della barca. Ci stiamo comunque lavorando.<br \/>\nIn attivo anche i sailing campus che sono dei corsi di vela itineranti, con delle barche di piccole dimensioni, di tre metri. Tappe certe saranno Desenzano, il Lago di Caldonazzo, La Spezia, Savona e Trieste. Si tratta di corsi di quattro giorni di teoria e di pratica, con un costo di circa duecento euro a rimborso delle spese.<br \/>\nLo \u201cSpirito di Stella\u201d si occupa comunque anche di terraferma, addirittura di montagna. Un\u2019altra cosa per esempio che noi facciamo all\u2019Alpe di Folgaria (Trento) \u00e8 una scuola di sci che si chiama \u201cSci di passione\u201d, attrezzata sia per disabilit\u00e0 visiva che disabilit\u00e0 motoria ma anche disabilit\u00e0 cognitiva, i maestri son tutti preparati, hanno l\u2019attrezzatura specifica, le strutture sono senza barriere architettoniche a cominciare dai dieci parcheggi accessibili che ogni mattina sono puliti: quindi una persona in autonomia pu\u00f2 salire, viene data assistenza da quando scende dalla macchina con la sedia a rotelle, fa la lezione come tutti gli altri pagandola lo stesso prezzo, ma l\u2019attrezzatura che \u00e8 abbastanza costosa viene fornita gratuitamente; se poi c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di avere due maestri si danno due maestri sempre al prezzo di uno inoltre facciamo un progetto che si chiama \u201cColorcom 4 all\u201d che permette a circa cinquanta persone ogni anno di fare una giornata sugli sci in forma gratuita. Tra l\u2019altro in Folgaria, grazie alla presenza di dieci baite senza barriere architettoniche e alla donazione di dieci sedie a rotelle, una persona disabile pu\u00f2 partire da una delle sette localit\u00e0 che ci sono, fermarsi in una qualsiasi di queste baite, trasferirsi in una sedia a rotelle, entrare e andare in bagno, vivere la baita, mangiare\u2026<br \/>\nPer mare o per terra credo che la cosa pi\u00f9 importante sia far emergere delle situazioni di accessibilit\u00e0, metterle a sistema e portarle a conoscenza degli utenti.<\/p>\n<p><strong>Rotellando con Fabrizio Marta<br \/>\n<\/strong>Io ho l\u2019osteogenesi imperfetta, quindi una fragilit\u00e0 ossea che ho portato con me pi\u00f9 o meno dall\u2019adolescenza. In quel periodo in particolare sono stato allettato per parecchio tempo, a causa di molte fratture che accumulavo una dietro l\u2019altra, verso i 17, 18 anni le fratture si sono un po\u2019 placate, e forse anche a causa di questo periodo di immobilit\u00e0 forzata \u00e8 scaturita in me la voglia di muovermi e mettermi alla prova. Il primo viaggio l\u2019ho fatto a 26 anni in California, volevo fare un viaggio da solo per fare tutto come gli altri, potermi alzare alla mattina, uscire e prendere l\u2019autobus, andare a fare la spesa, andare in un bar da solo, ecc. Come ben sapete in Italia \u00e8 molto difficile muoversi in carrozzina, al di l\u00e0 delle barriere architettoniche si ha sempre bisogno di essere molto spesso accompagnati, si trova lo scalino, la pedana non funzionale\u2026 Questo ti costringe a fare sempre prima una mappatura, capire come arrivare in luogo e pi\u00f9 in generale com\u2019\u00e8 tutto il tragitto, io ora ho la fortuna di guidare ma \u00e8 parecchio complicato, anche se poi ci si abitua. Da ragazzo, quindi, volevo potermi sperimentare e capire fino a dove potevo arrivare.<br \/>\nNegli Stati Uniti ho trovato una buona situazione, si sa che \u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 accessibili, mi svegliavo al mattino, prendevo l\u2019autobus e andavo in giro senza particolari problemi, mi ha dato proprio la sensazione di una libert\u00e0 che fino ad allora non avevo vissuto, da l\u00ec la <em>viaggite<\/em>, la malattia del viaggio come la chiamo io, con la voglia di ripartire subito. Ogni viaggio era una sfida, soprattutto all\u2019inizio, per capire quanto potevo essere autonomo; ovviamente oltre alle barriere architettoniche ci sono delle altre componenti nello stare da solo, nei rapporti con le persone, nel conoscere le persone nuove ma stando da soli si impara anche a conoscersi meglio. Le scelte poi che ho fatto mi hanno permesso di non trovare grossi limiti viaggiando ancora soprattutto in Stati Uniti, Europa del Nord, Australia.<br \/>\nSpesso si fa fatica a vedere la normalit\u00e0, c\u2019\u00e8 questa doppia valenza, si \u00e8 visti o come supereroi o poveretti. Nei paesi anglosassoni c\u2019\u00e8 una cultura pi\u00f9 ampia da questo punto di vista e ti senti pi\u00f9 normale nel girare per strada, ti senti meno osservato, perch\u00e9 \u00e8 inutile negarlo quando uno \u00e8 diverso \u00e8 assodato che venga guardato, a volte arriva quasi prima la carrozzina della persona. Le difficolt\u00e0 ci sono ma tutto sta cambiando molto, anche in Italia, dove c\u2019\u00e8 un grande movimento, a un tratto quasi come se la disabilit\u00e0 andasse un po\u2019 di moda, ma ben venga, basta che migliori il tutto e se ne esca. La parte pi\u00f9 complessa ad oggi nella programmazione di un viaggio per me non \u00e8 tanto trovare una struttura adatta, ormai le trovi, la parte pi\u00f9 difficile se si viaggia da soli \u00e8 capire se la citt\u00e0 o la zona in cui si va \u00e8 accessibile o meno.<br \/>\nMi capita durante i miei viaggi all\u2019estero di dover controllare tutto, che l\u2019albergo sia vicino a una fermata accessibile, capire come la citt\u00e0 \u00e8 strutturata, alcune sono pianeggianti altre no, a Lisbona per intenderci non andrei mai da solo; con internet per\u00f2 e confrontando le tue esperienze e quelle delle altre persone \u00e8 sicuramente pi\u00f9 facile organizzarsi.<br \/>\nQuello che capita spesso in Italia \u00e8 che quando fai notare che ci sono delle barriere ti viene spesso risposto: \u201ctanto ti diamo una mano\u201d. \u00c8 un atteggiamento molto italiano, devi chiedere la cortesia a qualcuno anche quando magari vorresti fare da solo, vale soprattutto per i paesi piccoli, Nord e Sud non fa molta differenza. A volte ti senti trattato da poveretto ma credo che molto stia a noi disabili, siamo noi che dobbiamo far capire agli altri quali sono le esigenze, a volte siamo troppo pretenziosi, abbiamo delle esigenze particolari che dobbiamo far capire perch\u00e9 gli altri non possono conoscerle ed \u00e8 normale che sia cos\u00ec.<br \/>\nRotellando poi \u00e8 un progetto che \u00e8 nato nel 2012 sempre a causa della mia viaggite e per carattere, dopo un po\u2019 ho bisogno di cambiare le cose, mi annoio e volevo raccontare un viaggio anche dal punto di vista fotografico e mediatico. Cos\u00ec, per gioco, ho scritto a una rivista che all\u2019epoca leggevo abbastanza, Vanity Fair, una rivista con un\u2019anima un po\u2019 pop, che puoi leggere dalla parrucchiera, e volevo che fosse cos\u00ec perch\u00e9 credo che per parlare di disabilit\u00e0 bisogna togliersi dalle associazioni, dal pietismo e arrivare alle persone normali. Con il mio amico fotografo avevamo un progetto ambizioso, percorrere la Via della Seta, partire dall\u2019Italia e arrivare in Cina, ho scritto allora al direttore Luca Bini su Facebook che mi ha risposto di non mollarlo e insistere, poi l\u2019ho incontrato e per un discorso economico siamo passati da La Via della Seta al giro d\u2019Italia (eccetto la Sardegna) in 40 giorni, che ho raccontato sul mio blog e i social.<br \/>\nRotellando ora si occupa di viaggi per turismo, stranieri, regioni, nelle scuole, comunicazione e sensibilizzazione, sta prendendo altre forme di cui comunque il viaggio resta la parte prioritaria.<br \/>\nIl viaggio \u00e8 infatti un argomento leggero e dall\u2019altra parte ti d\u00e0 la possibilit\u00e0 di parlare di certe sfaccettature della disabilit\u00e0 molto importanti. Credo nella sincronia delle cose, per questo per me \u00e8 importante la presenza di un fotografo o un video maker, magari qualcuno vede la foto di un viaggio in Marocco e poi vede me in carrozzina, in questo modo si incuriosisce e impara qualcosa sia sul Marocco che sulla disabilit\u00e0.\u00a0 Mi piacerebbe poi fare anche progetti pi\u00f9 legati all\u2019arte, come dimostrano alcune miei ritratti sul blog.<br \/>\nSe devo andare indietro con la memoria e pensare agli episodi pi\u00f9 belli&#8230; Beh, il viaggio in Italia \u00e8 stato il primo vissuto come Rotellando, non era solo un viaggio turistico di racconto sull\u2019accessibilit\u00e0 ma voleva soprattutto intercettare quelle storie che io chiamo \u201cdi normale disabilit\u00e0\u201d, di persone che sono in carrozzina ma vivono in maniera normale, persone che si muovono e l\u00ec ho avuto occasione di conoscere molte persone. In Sud Africa, che nonostante tutto ha una grossa cultura di accoglienza, colonizzato da Olandesi, Tedeschi, con l\u2019apartheid fino a qualche anno fa, con le sue differenziazioni, ho avuto modo di andare in alcuni centri per disabili e io che lavoro ai servizi sociali sono rimasto molto colpito, \u00e8 stato forte, ho visto molti bambini con disabilit\u00e0, devo dirlo, buttati l\u00ec.<br \/>\nLe barriere architettoniche comunque sono sempre legate a quelle culturali e quando vado negli alberghi me ne accorgo. Adesso non si parla pi\u00f9 di accessibilit\u00e0 ma di \u201cospitalit\u00e0\u201d ma non \u00e8 tanto nel rendere accessibile un luogo che fai la differenza, \u00e8 il luogo che deve mettersi nella prospettiva dell\u2019altro. Nove volte su dieci quando vado negli alberghi che mi aspettano, conoscendo bene Rotellando, mi ritrovo gli asciugamani posizionati troppo in alto, lo stesso il doccino, o i tappeti in mezzo. Sono piccole attenzioni che mancano tanto, non per cattiveria ma perch\u00e9 non ci si mette dall\u2019altra parte, tutti mi chiedono allora l\u2019altezza precisa ma non serve un ingegnere, basta che ti siedi sul water e dove arrivi tu pi\u00f9 o meno arrivo io. Manca l\u2019approccio insomma. Qualche mese fa in un albergo in Toscana, c\u2019erano in bagno dei maniglioni perfettamente a norma ma quando ero dentro, bench\u00e9 io sia piccolino, non ci entravo! I maniglioni l\u2019avevano reso paradossalmente inaccessibile, era meglio non averli. Questo perch\u00e9 molti fanno le cose perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una legge che ti dice di farlo ed anche questo \u00e8 tipicamente italiano. Puoi mettermi anche in una suite ma se poi non posso neanche fare pip\u00ec preferisco una camera pi\u00f9 semplice.<br \/>\nAlle persone con disabilit\u00e0 che vogliono cominciare a viaggiare consiglio di non avere paura, di non partire con un carico di preoccupazioni e ansie, quando uno viaggia che sia in carrozzina o a piedi non trover\u00e0 mai tutto perfetto, occorre adeguarsi. E poi non bisogna avere vergogna e superare il fatto che il viaggio sia visto da chi ti circonda come una cosa in pi\u00f9, come qualcosa di non prioritario: \u201cgi\u00e0 sei conciato come sei conciato dove vuoi andare?\u201d, \u00e8 quello che mi dicevano nelle mie valli, da ragazzo, a Domodossola.<br \/>\nPer tutta risposta i miei prossimi viaggi con Rotellando saranno Israele, Germania e Irlanda.\u00a0 Israele in particolare mi incuriosisce molto, ho scoperto che c\u2019\u00e8 una grossa sensibilizzazione sul tema dell\u2019accessibilit\u00e0 e della disabilit\u00e0 in genere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I seguenti contributi nascono da due conversazioni con Andrea Stella e Fabrizio Marta, entrambi viaggiatori con disabilit\u00e0. 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