{"id":3095,"date":"2021-05-20T15:24:09","date_gmt":"2021-05-20T13:24:09","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=3095"},"modified":"2025-09-24T11:42:39","modified_gmt":"2025-09-24T09:42:39","slug":"incontro-allarte-guardare-una-foto-incontrare-il-mondo-e-diventare-responsabili-del-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3095","title":{"rendered":"Guardare una foto, incontrare il mondo e diventare responsabili del cambiamento"},"content":{"rendered":"<p>Di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p>Il sale della terra.<br \/>\nLa gente, le persone, l\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nUna genesi ininterrotta, la memoria dell\u2019origine troppo spesso dimenticata in questo presente smemorato.<br \/>\nGenesi come fonte generante, ancora capace di far sgorgare dal principio, la vita.<br \/>\nIn queste parole potremmo raccogliere il senso del lavoro artistico e professionale del fotografo brasiliano Sebasti\u00e3o Salgado.<br \/>\nIl grande pubblico l\u2019ha conosciuto grazie al film che Wim Wenders ha realizzato per rendere onore alla sua arte e, in particolare, all\u2019ultima parte del suo percorso fotografico. <em>Il sale della terra<\/em>, appunto, racconta la storia del fotografo, del suo profondo desiderio di rappresentare la fragilit\u00e0 umana e la natura nel suo aspetto originario, per \u201cricongiungerci con il mondo com\u2019era prima che l\u2019uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo\u201d.<br \/>\nNato ad Aimor\u00e9s, nello stato di Mina Gerais nel 1944, cresce in Brasile per poi trasferirsi in Europa con la moglie per occuparsi di economia lavorando per l\u2019Organizzazione Internazionale per il Caff\u00e8.\u00a0 A seguito di un viaggio in Africa che ebbe un forte impatto emotivo sulla sua percezione del mondo, decise di intraprendere la carriera di fotografo o meglio, decise che avrebbe voluto viaggiare per il mondo per documentare la vita nella sua complessit\u00e0.<br \/>\nLe persone, in particolare, attirano la sua attenzione.<br \/>\nLa condizione dell\u2019uomo in relazione all\u2019ambiente in cui vive.<br \/>\nFoto di grande qualit\u00e0 estetica capaci, allo stesso tempo, di raccontare l\u2019esperienza umana nella sua variet\u00e0, sottolineando la drammaticit\u00e0 e, allo stesso tempo, la grande speranza che accomuna le condizioni dell\u2019uomo a ogni latitudine.<br \/>\nUn\u2019immersione tanto profonda nel mare della natura umana non pu\u00f2 non avere conseguenze.<\/p>\n<p><em>\u201cIn Ruanda vidi la brutalit\u00e0 totale. Vidi persone morire a migliaia ogni giorno e persi la fiducia nella nostra specie. Non credevo che fosse pi\u00f9 possibile per noi vivere. Fu a quel punto che mi ammalai\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ammalatosi a tal punto da spingere i medici a suggerirgli di lasciare la fotografia, torna in Brasile, alle sue radici, tra le braccia della sua terra nat\u00eca, alla ricerca di un po\u2019 di pace.<br \/>\nAnche l\u00ec, per\u00f2, il suo interesse per l\u2019origine della vita prende il sopravvento.<br \/>\nRitornato nella regione in cui aveva vissuto da bambino si rende conto che quella terra che, una volta, era ricoperta da milioni di alberi, a causa dello sfruttamento selvaggio, ora era praticamente un deserto.<br \/>\nChe fare?<br \/>\nDi certo non era possibile rimanere indifferenti. Il bisogno di porre rimedio a quanto fanno negli anni precedenti prende il sopravvento su un\u2019accettazione passiva della realt\u00e0.<br \/>\nInsieme alla moglie e alle sorelle decide di riforestare quel pezzo di terra, per dimostrare che un cambiamento \u00e8 possibile e che alle parole e alle intenzioni \u00e8 possibile far seguire le azioni.<br \/>\nMeno di dieci anni dopo, oltre due milioni e mezzo di nuovi alberi avevano ricoperto chilometri quadrati di deserto e oltre trecento specie di piante differenti erano state piantate per ricostruire l\u2019ecosistema cos\u00ec com\u2019era alle origini. Il tentativo, riuscito, di riportare alle origini quel pezzo di mondo, una nuova genesi della terra ma non solo.<br \/>\n\u00c8 in quella esperienza, infatti, che affonda le radici il desiderio di un nuovo progetto, una rinnovata spinta a farsi testimone.<br \/>\nQualcosa di nuovo e di diverso ma sempre legato alla stessa passione: quella di raccontare la vita dell\u2019umanit\u00e0. Nasce quindi il progetto Genesi.<\/p>\n<p><em>\u201cLo scopo doveva essere vedere e cercare un modo nuovo di presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrei puntato l\u2019obiettivo sull\u2019uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma avrei mostrato piuttosto le meraviglie che rimangono nel nostro pianeta. Abbiamo deciso di cogliere con la macchina fotografica quella grande parte del pianeta che si presenta ecologicamente pura e, si potrebbe dire, ancora allo stato primordiale. Creare dunque una quantit\u00e0 d\u2019immagini che fosse sufficiente a far capire al maggior numero possibile di persone che esiste una grande porzione del mondo ancora integra, allo stato della Genesi, e mostrare quanto proteggere questa parte sia fondamentale per tutti noi. Non si sottolineer\u00e0 mai abbastanza l\u2019importanza di ricostruire ci\u00f2 che abbiamo distrutto\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ricostruire, quindi, riportare all\u2019origine per darsi un\u2019altra opportunit\u00e0.<br \/>\nLo sguardo con cui Salgado indaga la realt\u00e0 non \u00e8 polemico, non mira a giudicare, a puntare il dito e nemmeno punta a creare un catalogo antropologico. Lo sguardo del fotografo \u00e8 quello del giornalista che, invece di usare le parole, racconta con uno scatto fissando sulla pellicola la realt\u00e0. Come un rinnovato neorealismo mette al centro il racconto del quotidiano, della normalit\u00e0, della natura cos\u00ec com\u2019\u00e8.<br \/>\nCerto, la visione delle sue foto ci affascina e ci colpisce per quel sapore a volte esotico, perch\u00e9 ci portano lontano. Eppure, se le osserviamo con attenzione noteremo che ritraggono situazioni estremamente semplici, comuni. Ci\u00f2 che ci cattura, invece, \u00e8 la forma estetica molto precisa, una scelta cosciente e voluta.<\/p>\n<p><em>\u201cNelle fotografie a colori c\u2019\u00e8 gi\u00e0 tutto. Una foto in bianco e nero invece \u00e8 come un\u2019illustrazione parziale della realt\u00e0. Chi la guarda, deve ricostruirla attraverso la propria memoria che \u00e8 sempre a colori, assimilandola a poco a poco. C\u2019\u00e8 quindi un\u2019interazione molto forte tra l\u2019immagine e chi la guarda. La foto in bianco e nero pu\u00f2 essere interiorizzata molto di pi\u00f9 di una foto a colori, che \u00e8 un prodotto praticamente finito\u201d.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019interazione ovvero la relazione.<br \/>\nGuardare le foto di Salgado \u00e8, quindi, come incontrare.<br \/>\nUna persona, un contesto, una storia, un movimento.<br \/>\nUn incontro in cui avviene uno scambio, come se quella foto rispondesse a ogni sguardo in modo univoco, unico, personale proprio perch\u00e9 lo sguardo che ricevono \u00e8 diverso ogni volta.<br \/>\nUna relazione viva che non lascia indifferenti, ma costringe a un cambiamento, sia emotivo che razionale, psichico ma anche fisico.<br \/>\nTra le tante immagini di Salgado, c\u2019\u00e8 una foto in particolare che mi ha catturato.<br \/>\nRitratto di una donna Tuareg, cieca.<br \/>\nDallo sfondo nero appare una figura umana avvolta da un grande telo scuro.<br \/>\n\u00c8 una donna, lo capisci dalle labbra e dagli occhi che, seppur privati della loro funzione primaria, non perdono la loro forza identitaria.<br \/>\n\u00c8 una fotografia calma, desolata, commovente, forte.<br \/>\n\u00c8 un ritratto in cui ognuno pu\u00f2 trovare qualcosa di s\u00e9, in cui \u00e8 raccontata l\u2019umanit\u00e0. Perch\u00e9, in fondo, la capacit\u00e0 che pi\u00f9 ci affascina di Salgado \u00e8 quella di non farti sentire estraneo in questo mondo e di farti percepire l\u2019altro, anche quando questo altro \u00e8 lontano geograficamente oppure quando a essere ritratti sono animali o perfino luoghi, come compagno di viaggio, come familiari.<br \/>\nLe sue foto ci ricordano quanto siamo fratelli, quanto siamo colpevoli per il mondo in cui viviamo e quanto, allo stesso tempo, potremmo essere i responsabili del cambiamento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Roberto Parmeggiani Il sale della terra. La gente, le persone, l\u2019umanit\u00e0. Una genesi ininterrotta, la memoria dell\u2019origine troppo spesso dimenticata in questo presente smemorato. Genesi come fonte generante, ancora capace di far sgorgare dal principio, la vita. In queste parole potremmo raccogliere il senso del lavoro artistico e professionale del fotografo brasiliano Sebasti\u00e3o Salgado. 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