{"id":3097,"date":"2021-05-20T15:27:59","date_gmt":"2021-05-20T13:27:59","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.pixed.it\/?p=3097"},"modified":"2025-09-24T11:24:19","modified_gmt":"2025-09-24T09:24:19","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3097","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p>Caro Claudio,<br \/>\nperdonami se ti d\u00f2 del tu, ma leggendo i tuoi articoli, mi trovo sempre in perfetta sintonia con quello che scrivi e pensi. Siamo in una societ\u00e0, io credo, in cui non c\u2019\u00e8, almeno nella realt\u00e0, un vero<br \/>\nrispetto per chi \u00e8 diverso, che sia straniero, handicappato, omossessuale, o pi\u00f9 semplicemente diversamente abile.<br \/>\nNell\u2019approccio quotidiano, in generale, ho l\u2019impressione che ci sia quasi sempre un rapporto di compatimento, se non addirittura di diffidenza o paura nei confronti di queste persone.<br \/>\nIo penso, invece, che tutte le persone siano uniche e che ognuna sia portatrice di cose belle, ma anche di cose brutte o non necessariamente brutte ma meno belle, che sono le specchio del loro vissuto fino a quel momento.<br \/>\nL\u2019inclusione o l\u2019esclusione dipende unicamente da quello che pensiamo di queste persone, dal valore che noi diamo.<br \/>\nPer quanto mi riguarda tutte le persone hanno il sacrosanto diritto di vivere una vita dignitosa, dove nessuno si debba sentire diverso, ma facente parte a pieno titolo della societ\u00e0 in cui vive.<br \/>\nMi trovo molto d\u2019accordo con te quando dici che l\u2019inclusione la si vive nel quotidiano, nelle piccole cose di ogni giorno, nelle occasioni d\u2019incontro, nei piccoli gesti quotidiani, un sorriso, una parola, un momento di condivisione.<br \/>\nHo avuto diverse occasioni nella vita di relazionarmi con persone con difficolt\u00e0 motorie molto gravi e ho sempre cercato di rapportarmi con loro in modo normale, non pensando di avere davanti una persona con handicap, ma esclusivamente una persona, con pregi ma anche difetti come tutti noi<br \/>\nabbiamo e che spesso non vogliamo riconoscere per orgoglio.<br \/>\nSempre, nel relazionarmi con loro, penso di aver pi\u00f9 ricevuto che dato.<br \/>\nIo lavoro in fabbrica e qui vengono assunti, per obbligo di legge, alcune persone con handicap, alle quali vengono affidate mansioni semplici, ripetitive e alla lunga alienanti.<br \/>\nCredo che questo non porti molto beneficio per loro, se non in minima parte.<br \/>\nOgnuno di noi ha il diritto di sentirsi utile e quindi valorizzato per ci\u00f2 che fa o riesce a fare.<br \/>\nVorrei che la nostra societ\u00e0 facesse dell\u2019inclusione una sua bandiera, molto pi\u00f9 bella di quella della guerra, dello sfruttamento dell\u2019uomo sull\u2019uomo, della competizione, del consumismo, del denaro e dell\u2019arrivismo.<br \/>\nCambierei, provocatoriamente, il primo articolo della nostra Costituzione, \u201cuna Repubblica fondata sull\u2019inclusione\u201d, ecco forse allora avremo una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, meno frenetica e pi\u00f9 sicuramente a misura d\u2019uomo.<br \/>\nCordialmente,<br \/>\nBerto Graziano<\/p>\n<p>Berto caro,<br \/>\nsei forse il marito della Berta che filava la lana, come cantava il nostro Rino Gaetano?<br \/>\nSempre per restare in tema comincio con il risponderti che, a proposito della tua proposta di modificare il primo articolo della Costituzione in \u201cl\u2019Italia \u00e8 una Repubblica fondata sull\u2019inclusione\u201d, sono assolutamente d\u2019accordo con te.<br \/>\nSappi per\u00f2, caro Berto, che negli anni Settanta, anni d\u2019oro per me e per Rino Gaetano, c\u2019era gi\u00e0 molto movimento intorno al concetto di inclusione.<br \/>\nErano gli anni della Legge sull\u2019Integrazione Scolastica, anni in cui i dibattiti su scuole speciali e insegnanti preparati al sostegno erano effervescenti.<br \/>\nIo ero un giovane, quasi ventenne, osservatore giudicante e giudicato da figure addette al mio contesto inclusivo. Educatori, famiglia, insegnanti, pedagogisti e via dicendo, professionisti che hanno scelto un lavoro a contatto con quella che \u00e8 una delle mie molteplici realt\u00e0: la disabilit\u00e0.<br \/>\nA costellare questo contesto per\u00f2 non c\u2019erano solo loro. C\u2019era spazio anche per altre figure, meno di spicco, che contribuivano a rendere la vita altrettanto felice e interessante.<br \/>\nParlo degli \u201cinconsapevoli promotori di inclusivit\u00e0\u201d, di tutte quelle figure cio\u00e8 che riempiono la quotidianit\u00e0 delle nostre vite, dal giornalaio, al barbiere al taxista, che possono fare la differenza e migliorarne la qualit\u00e0.<br \/>\nNon necessariamente le persone con disabilit\u00e0 devono essere circondate da psicologi, pedagogisti, educatori o volontari, anzi, sono spesso le persone come tante che ci permettono di sviluppare i nostri gusti e le nostre potenzialit\u00e0, che contribuiscono a costruire la nostra ordinaria identit\u00e0.<br \/>\nE ci\u00f2 accade anche sul lavoro, uno dei contesti pi\u00f9 critici, per tutti.<br \/>\nTu lo sai bene, come scrivi lavori in fabbrica, dove, ormai, non mancano pi\u00f9 nemmeno l\u00ec progetti di inserimento lavorativo per persone con disabilit\u00e0. Posto che sono in linea con te, che non sempre un lavoro meccanico e ripetitivo sia la soluzione (ma questo in generale) credo anche che il modo in cui i tuoi colleghi vengono coinvolti nella loro attivit\u00e0 lavorativa possa essere un discrimine importante. \u00c8 un passaggio, come dice un mio amico, il professore Andrea Canevaro, \u201cdal sistema del sostegno al sistema dei sostegni, attraverso incontri di prossimit\u00e0\u201d, scoprendo che chi si incontra per caso, magari anche un collega con cui scambiare una chiacchiera da una postazione all\u2019altra,\u00a0 pu\u00f2 diventare una risorsa.<br \/>\nHai pensato, caro Berto, prima di mettere mano alla Costituzione, all\u2019atteggiamento e ai ruoli che tu e i tuoi compagni interpretate verso i tuoi colleghi con disabilit\u00e0?<br \/>\nDalle tue bellissime parole sembra di s\u00ec, continua cos\u00ec e anche la Costituzione si far\u00e0 inclusiva.<br \/>\nGrazie e buona vita!<\/p>\n<p>Gentile Signor Claudio,<br \/>\nsono la sorella di P., ospite da molti anni di una comunit\u00e0 per disabili psichici.<br \/>\nL\u2019ambiente della psichiatria \u00e8 diventato parte di me, sposata con tre figli, ma anche con profondo amore fraterno verso la pecora nera di mio fratello.<br \/>\nOgnuno con la propria esperienza e specificit\u00e0 pu\u00f2 recitare un ruolo attivo e pu\u00f2 dare e ricevere qualcosa dagli altri per combattere la cultura dello scarto con la cultura dell\u2019inclusione.<br \/>\nCi credo talmente tanto che ho voluto includere il periodo precedente, scritto da lei, in ci\u00f2 che io sto scrivendo a lei.<br \/>\nCi vorr\u00e0 del tempo affinch\u00e9 la cultura del farsi prossimo diventi fattiva, ma penso che l\u2019educazione della persona parta proprio dalla famiglia e soprattutto,\u00a0 me lo conceda, da noi donne.<br \/>\nChi educa una donna educa una persona, una famiglia, un popolo, una nazione.<br \/>\nCon queste semplici considerazioni Le volevo augurare un sereno anno e farle sapere che io la pecora nera nel mio presepe l\u2019ho messa: ho invitato P. a casa mia il giorno di Natale (prima di leggere il suo articolo!); non succedeva per causa di forza maggiore da anni! Noi parenti di pecore nere siamo felici!<br \/>\nCon tanto affetto,<br \/>\nLaura Pegoraro<\/p>\n<p>\u201cAncora una notte gelida nella campagna vicino Betlemme, d\u2019altra parte siamo quasi a ottocento metri di altitudine. Per riscaldarci l\u2019una con l\u2019altra siamo costrette a rimanere vicinissime\u201d. Iniziavo cos\u00ec un mio articolo per \u201cIl Messaggero di Sant\u2019Antonio\u201d dove, giocando un po\u2019 con le metafore, sottolineavo il ruolo che le cosiddette pecore nere possono recitare nella societ\u00e0.<br \/>\nUn ruolo attivo, un ruolo importante. Vediamo perch\u00e9.<br \/>\nPer noi pecore nere le regole sono chiare e soggette alle norme di purit\u00e0 stabilite dalla legge ebraica. Non possiamo rientrare all\u2019ovile. Siamo costrette a seguire ovunque i nostri pastori. Non \u00e8 cos\u00ec per le pecore di lana bianca. Il loro gregge \u00e8 considerato purissimo e possono tornare dopo il tramonto a dormire nell\u2019ovile. L\u2019altro gruppo, formato da pecore con lana in parte bianca e in parte nera, \u00e8 pi\u00f9 fortunato del nostro. Anche loro possono rientrare nell\u2019ovile, ma fuori dal centro abitato di Betlemme, visto che la loro lana non testimonia un\u2019assoluta purezza.<br \/>\nVero, noi pecore siamo in parte diverse. Il nostro manto \u00e8 completamente nero, non candido come desiderano gli uomini. Eppure anche noi mangiamo tanta erba, abbiamo una lana calda e morbida e siamo in grado di produrre latte. Proprio come le pecore bianche.<br \/>\nQuella notte di dicembre sembrava diversa da tutte le altre. Il cielo era particolarmente stellato. Al nostro gregge si avvicin\u00f2 un angelo. Noi pecore nere e i nostri pastori all\u2019inizio ci spaventammo finch\u00e9 l\u2019angelo del Signore ci rassicur\u00f2 e ci annunci\u00f2 la nascita del Salvatore e di un bellissimo cambiamento epocale, soprattutto per i pi\u00f9 deboli come noi pecore nere. Insieme ai nostri pastori, siamo state le prime a vedere e a sentire la Buona Notizia, proprio perch\u00e9 eravamo le uniche a essere fuori. Questa \u00e8 la testimonianza in prima persona, unica e originale, di una pecora nera, prima che l\u2019evangelista Luca ci narrasse la Nascita del Signore.<br \/>\nMa chi sono queste pecore nere? Sono quella parte della societ\u00e0 composta da emarginati ed esclusi. Persone con disabilit\u00e0, poveri, prostitute, una parte della collettivit\u00e0 che esiste ma viene poco considerata e tutelata. Papa Francesco nell\u2019Enciclica <em>Laudato si\u2019<\/em> afferma:\u201cSe teniamo conto del fatto che anche l\u2019essere umano \u00e8 una creatura di questo mondo, che [\u2026] ha una speciale dignit\u00e0, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti [\u2026] dell\u2019attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone\u201d.<br \/>\nDalla nostra storia impariamo che anche le pecore nere hanno molto da raccontare. Ognuno con la propria esperienza e specificit\u00e0 pu\u00f2 recitare un ruolo attivo e pu\u00f2 dare e ricevere qualcosa dagli altri, per combattere la cultura dello scarto con la cultura dell\u2019inclusione.<br \/>\n\u201cInclusione\u201d non significa fare in modo che tutte le pecore siano bianche, ma riuscire a dare un ruolo a tutti i tipi di ovini, rispettando e valorizzando le diversit\u00e0 e le abilit\u00e0.<br \/>\nNon a caso al Ges\u00f9 uomo piacer\u00e0 molto relazionarsi con le <em>pecore nere<\/em> e vivere le <em>periferie<\/em>, proprio Lui ci testimonia quanto gli emarginati abbiano molto da offrire ai nostri contesti.<br \/>\nChe dire? Se volete rendere la vostra Betlemme pi\u00f9 accogliente, mettete tutti gli anni \u00a0una pecora nera nel presepe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Claudio, perdonami se ti d\u00f2 del tu, ma leggendo i tuoi articoli, mi trovo sempre in perfetta sintonia con quello che scrivi e pensi. 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