{"id":31,"date":"2009-11-04T17:04:22","date_gmt":"2009-11-04T17:04:22","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=31"},"modified":"2025-11-13T10:16:55","modified_gmt":"2025-11-13T09:16:55","slug":"storie-di-calamai-e-di-altre-creature-straordinarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=31","title":{"rendered":"Storie di Calamai e di altre Creature Straordinarie"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Il convegno Storie di Calamai e di altre Creature Straordinarie, che si terr\u00e0 quest\u2019anno il 24 e il 25 novembre a Bologna, \u00e8 un appuntamento \u201cdi studio e gioco\u201d per festeggiare il<!--break--> ventesimo compleanno del Progetto Calamaio e approfondire tematiche a noi care. \u201cStudio e gioco\u201d non vanno considerati concetti in antitesi: possiamo serenamente mettere in soffitta il detto \u201cprima il dovere e poi il piacere\u201d.<br \/>\nTra le tematiche centrali del convegno ci sar\u00e0 sicuramente l\u2019estetica dell\u2019handicap che \u00e8 anche oggetto dell\u2019articolo che segue di Stefania Baiesi. \u00c8 un articolo molto interessante perch\u00e9, dalla viva esperienza di vita di un\u2019animatrice storica del Progetto Calamaio, si pu\u00f2 toccare con mano il ruolo della bellezza nell\u2019autoaccettazione di una persona con deficit. A ben vedere il Calamaio non fa altro che valorizzare una dimensione di animazione, di gioco e quindi anche di danza, musica, espressione, in una parola di bellezza che spesso rimane problematica in una persona con deficit.<br \/>\nL\u2019animazione attuata nel Progetto Calamaio si pone in un terreno a met\u00e0 strada tra l\u2019educazione e lo spettacolo, cerca di portare i bambini in un terreno magico dal quale osservare e discutere con uno sguardo nuovo temi come la diversit\u00e0 e l\u2019handicap. La prima risorsa \u00e8 proprio la partecipazione attiva in questo processo di un animatore-educante che ha dei deficit: l\u2019incontro con i bambini diventa occasione di scambio di conoscenze, di riduzione delle paure e imbarazzi, cio\u00e8 degli handicap. La bellezza, il fascino, la magia, il divertimento degli incontri del Calamaio sono la prima spinta, anzi proprio il motore per ridurre gli handicap. Se una persona con deficit riesce attraverso la sua diversabilit\u00e0 a farci divertire, a creare magia e bellezza, allora automaticamente l\u2019immagine stereotipata e negativa cucita addosso a queste persone viene meno, aprendo la possibilit\u00e0 di un dialogo autentico tra i bambini e gli animatori del Calamaio.<br \/>\nNel momento in cui si scopre la bellezza anche nella lentezza, nel fare le cose in modo nuovo e diverso, nell\u2019inaspettato, magari nell\u2019errore, la diversabilit\u00e0 acquista una luce nuova, non generata dal confronto perdente con la \u201cnormalit\u00e0\u201d ma dalla riscoperta della originalit\u00e0 e creativit\u00e0 presenti in quella persona, in quell\u2019animatore con deficit, che ha un nome e cognome, ha una personalit\u00e0, ha degli interessi, dei gusti, degli hobby, ha una storia\u2026 Come quella che ci racconta Stefania nell\u2019articolo che segue.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>L\u2019insostenibile bellezza dell\u2019essere<br \/>\n<\/strong>di Stefania Baiesi<\/p>\n<p>Io so di non essere una bella donna, magra, alta, un gran pezzo di donna\u2026 Non sono la classica donna alta, con forme fisiche particolarmente pronunciate e allettanti, da suscitare commenti di approvazione, magari eccessiva, con fischi volgari e parole poco eleganti!<br \/>\nIl fatto \u00e8 che veniamo da una storia in cui chi era portatore di un deficit veniva chiuso in casa per vergogna e questa \u00e8 stata anche la mia storia. Da piccola addirittura mi vergognavo se persone, che non fossero i miei genitori, mi osservavano andare in giro per casa, avevo imbarazzo a trovarmi con persone estranee; ad esempio in bagno, in intimit\u00e0, farmi toccare, farmi fare il bidet. La mia casa \u00e8 sempre stata un via vai di assistenti domiciliari, colf, persone che venivano addirittura appositamente a farmi il bagno\u2026 Mi vergognavo di farmi vedere in condizioni un po\u2019 \u2013 come dire? \u2013 poco rassicuranti, non convenienti e imbarazzanti. In citt\u00e0 o al mare, mi vergognavo di essere in d\u00e9shabill\u00e9, con la mia schiena storta\u2026 Mi vergognavo dei vestiti che indossavo, e che avevo, e di non avere la disponibilit\u00e0 economica per potermi comprare qualcosa, non dico da serata galante ma anche solo qualcosa di decente, anche non di marca\u2026 Bastava che fosse stoffa di qualit\u00e0, che non fosse cara esagerata e che fosse decente, oltre che ai miei occhi, agli occhi degli altri. Insomma, che piacesse a me.<\/p>\n<p><strong>Autoaccettarsi\u2026 accettando l\u2019altro<br \/>\n<\/strong>Poi \u00e8 accaduta una cosa molto importante: ho iniziato ad accettarmi attraverso una persona disabile a me molto cara. Prima di conoscerla, come ho detto, io non mi piacevo. All\u2019inizio niente del mio corpo mi andava bene; la mia bocca, il mio naso troppo grande, a patata, il bacino troppo largo, il sedere troppo in fuori, la schiena storta, con le tre \u201cosi\u201d (scoliosi-lordosi-cifosi), le mie gambe corte, senza polpaccio, i miei piedi piccoli e tozzi\u2026 Avevo paura di non essere accettata da lui.<br \/>\nInvece \u00e8 stato proprio lui che con la sua vita mi ha detto: \u201cSe ci sono arrivato io, ci puoi riuscire anche tu!\u201d.<br \/>\nDa allora, pian piano \u00e8 cambiato tutto, non fuori ma dentro di me. Mi sono resa conto che il problema era dentro di me! Attraverso questa persona mi sono fatta coraggio, ripetendomi all\u2019infinito: \u201cSe c\u2019\u00e8 arrivato lui ad accettarsi, ce la posso fare anch\u2019io!\u201d.<br \/>\nDa allora la mia vita \u00e8 cambiata in meglio: mi \u00e8 cominciata a piacere la mia faccia, la mia mandibola che non era pi\u00f9 troppo larga, il mio naso non era troppo largo, ho cominciato a scoprire di avere un braccio che funziona, con cui posso scrivere sia a computer, sia a mano, posso disegnare e fare molte altre cose, tagliare delle verdure, riempire alcuni tipi di pasta fatta in casa. Ho scoperto di avere una testa che funziona, di possedere delle ricchezze che sarebbe stato ingiusto usare solo per me e da mettere a disposizione di chi non le ha!<br \/>\nLui \u00e8 come me, \u00e8 in carrozzina. Anche lui deve essere sollevato da altri: lo \u201cstile\u201d \u00e8 lo stesso. Le differenze ci sono ma alcune difficolt\u00e0 sono comuni, ed \u00e8 andata proprio cos\u00ec: prima ho accettato lui, poi mi sono accettata io stessa. Da quando ho conosciuto questa persona mi sono messa a confronto con lui; da allora \u00e8 cambiato tutto in me \u2013 ripeto, non fuori ma dentro di me \u2013 ho cominciato a sentirmi meglio con me stessa, pi\u00f9 a mio agio con il mio corpo.<\/p>\n<p><strong>Uscire dagli schemi<br \/>\n<\/strong>La mia storia, come quella di tante, \u00e8 partita dallo scoprire che avevo un deficit, una parte di me che non potevo di certo cancellare! In un modo o nell\u2019altro, fatto sta che ce l\u2019hai! Cosa fai? La devi comunque prendere per quella che \u00e8 e da l\u00ec non si scappa! L\u2019unica strada \u00e8 accettarsi. Certo \u00e8 difficile, molto difficile\u2026<br \/>\nMa quali sono le alternative?<br \/>\nAlcune persone sono convinte che non accettando la propria condizione fisica, si possa viverla meglio. Per me invece la vivi peggio, molto peggio! Quali sono le alternative ad accettarsi? Qualcuno me le sa dire, se ci sono? Io penso che ognuno di noi, disabile o \u201ca norma\u201d, non ne abbia molte: l\u2019unica \u00e8 prendere la vita per quella che \u00e8!<br \/>\nSe sei diversabile e ci nasci, non \u00e8 che la tua condizione la puoi cancellare, n\u00e9 curare con troppa facilit\u00e0! A meno che non succeda un miracolo, ma in poche e schiette parole mi viene da dire che se cerchi il miracolo vuol dire che non ti sei accettato\/a, vuol dire che non hai ancora accettato di avere dei limiti, le tue mancanze.<br \/>\nDobbiamo essere noi diversabili a uscire dagli schemi, e gli schemi dai quali dobbiamo uscire sono: lo schema della cura della malattia, della sfortuna, del pietismo.<br \/>\nDobbiamo uscire dalla logica della cura e della riabilitazione o meglio dobbiamo riabilitarci in un altro senso. Non dobbiamo ridurre tutta la nostra vita a una riabilitazione soltanto fisica ma dobbiamo riabilitare la nostra immagine! Dovremmo pensare di allargare il senso della riabilitazione, di ampliarlo, sviluppare di pi\u00f9 la nostra fantasia, la nostra mente, la nostra creativit\u00e0 in un altro modo artistico, alternativo.<br \/>\nSpesso passiamo gran parte della nostra vita in ospedale o nei centri di riabilitazione motoria; tra bastoni, stampelle, tripodi, quadripoli, carrozzine di ogni tipo e di fattezze diverse, a seconda delle nostre esigenze e delle modifiche stabilite dai medici, tra deambulatori, busti, corsetti, docce e gambaletti, strumenti utili, per carit\u00e0, meno male che esistono, e dei quali oramai siamo diventati dei veri esperti. Andando al Centro di Riabilitazione Motoria di via Bernardi qui a Bologna, con personale qualificato e permanente negli anni, ho potuto usufruire dell\u2019offerta di un servizio qualificato, ma questo centro l\u2019ho rivalutato anche come luogo in cui si possono coltivare rapporti, amicizie durature ormai ventennali.<br \/>\nBisogna uscire dalla logica della \u201ccampana di vetro dell\u2019Iperprotezione!\u201d, dalla logica della sofferenza, e non ultimo dalla paura degli altri di farti male. In un incontro a scuola un bambino mi si \u00e8 seduto sulla schiena senza la paura di farmi male, in modo talmente naturale che da l\u00ec \u00e8 nata l\u2019idea di mimare la tartaruga con l\u2019aiuto dei bambini. Per me era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere, mi ha lasciato stupita. Io fin da piccola sono stata trattata come dentro una campana di vetro. Quel bambino con naturalezza ha rotto la campana e io ho provato una grande emozione.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;abito fa il monaco<\/strong><br \/>\nNoi portatori di deficit spesso ci ritroviamo con un\u2019immagine brutta di noi stessi, che non ci piace, che non ci convince molto, che vorremmo cambiare. Da qualche parte bisogna cominciare e io direi che si pu\u00f2 cominciare dal vestire.<br \/>\nNon mi piacciono i colori sgargianti, i colori flash con tinte di capelli particolari, per farsi vedere, non mi piacciono i comportamenti eccessivi: l\u2019esuberanza, esibizionismi, piercing, tatuaggi&#8230;<br \/>\nA dire il vero in questi anni sono cambiata tanto anch\u2019io. Ho cambiato modo di vestire in questi anni, sono cambiate le mie esigenze, sono diventata un po\u2019 pi\u00f9 sportiva, casual, mi sono modernizzata e anche molto. Ora sono elegante s\u00ec, mi ci vedo sempre bene, non \u00e8 che lo disdegni, ma ora distinguo di pi\u00f9, molto di pi\u00f9; a seconda di quello che devo fare durante la giornata, mi vesto diversamente, a maggior ragione in matrimoni, battesimi, o quant\u2019altro mi possa capitare di speciale.<br \/>\nOltre ai classici colori blue, bianco e nero a me sono sempre piaciuti i colori tenui pastello da vestire, verdi scuri, smeraldo, bosco, oliva sia chiaro che scuro, alloro, tutti i marroni terra di Siena e ocra, rossa e gialla, beige per disegnare. S\u00ec, io disegno! E scrivo! Questi sono i miei hobby, ci ho lavorato sopra e attraverso questi hobby mi sono accettata, e fatta accettare, a livello lavorativo.<br \/>\nHo faticato degli anni a convincermi di valere qualche cosa.<br \/>\nMa sono certa che \u00e8 servito a qualcosa il lavorare, farmi conoscere, farmi vedere per quello che sono, le mie qualit\u00e0, essere credibile, dimostrare di avere carattere, di avere delle idee dei pensieri delle cose da dire e da comunicare al mondo; \u00e8 servito dire sempre il mio parere, sfruttare al meglio la mia fantasia, la mia creativit\u00e0, precisione, quello spirito che ti dice di non lasciare le cose a met\u00e0, che ti invita, ti spinge a portare a termine quello che stai facendo, che ti viene da dentro e che a volte si dimostra come un fremito insostenibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il convegno Storie di Calamai e di altre Creature  Straordinarie, che si terr\u00e0 quest\u2019anno il 24 e il 25 novembre a Bologna, \u00e8  un appuntamento \u201cdi studio e gioco\u201d per festeggiare il<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3591,3605,3607],"edizioni":[49],"autori":[296],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5230,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31\/revisions\/5230"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=31"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=31"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=31"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=31"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=31"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=31"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}