{"id":312,"date":"2009-11-04T17:05:36","date_gmt":"2009-11-04T17:05:36","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=312"},"modified":"2025-12-14T14:15:07","modified_gmt":"2025-12-14T13:15:07","slug":"i-mostri-siamo-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=312","title":{"rendered":"11. I mostri siamo noi"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 un caso se la dylandoghiana parafrasi a fumetti del famosissimo Terzo Stato di Pelizza da Volpedo mette sulla tavola un esercito di mostri, deformi e reietti che marcia verso un\u2019ipotetica<!--break--> liberazione dalle convenzioni sociali e dall\u2019estetica comune. Perch\u00e9 il confronto con la diversit\u00e0, congenita o procurata non fa differenza, \u00e8 davvero uno dei temi portanti per il personaggio ideato da Tiziano Sclavi ormai assurto al ruolo di icona e non solo giovanile.<br \/>\nEsseri dalla figura repellente, ritardati, deformi, poveri uomini infelici, indifesi e soli: l&#8217;universo dylandoghiano \u00e8 popolato da rifiuti della societ\u00e0 spesso cos\u00ec reali da farci dimenticare che ci troviamo sulle pagine di un fumetto. In fondo, cos\u2019ha di tanto strano un mostro che ritorna per raccontare a Dylan la tristezza e lo squallore di un\u2019esistenza da creatura braccata? E che dire di Gnaghi, di Charlie, dei pazienti di Harlech e di tutte le altre creature reiette dal giudizio comune, che di fronte all&#8217;Investigatore dell&#8217;Incubo sono semplicemente uomini? Come hanno ben sintetizzato Mantegazza e Salvarani, &#8220;davanti alla mostruosa deformit\u00e0 del corpo o alla incapibile mostruosit\u00e0 dello spirito, la risposta \u00e8 sempre la stessa: una profonda, estrema, pietas&#8221;.<br \/>\nD\u2019altra parte l\u2019autore non ha mai fatto mistero di essere attratto, anche a causa di vicende personali, dal tema della diversit\u00e0. \u201cI personaggi che popolano le mie storie non sono persone \u201cnormali\u201d ma devianti, \u201cmostri\u201d \u2013 ha scritto Sclavi in uno dei rari interventi sul tema \u2013 Il professore paralizzato di Phenomena dice: \u201cSo che cosa significa essere diverso\u201d. Anch\u2019io mi sono sempre sentito diverso in tutta la mia vita. Capisco che cosa vuol dire vivere nella societ\u00e0 senza essere come tutti gli altri. Una parte di noi ha pena per la mostruosit\u00e0, e una parte di noi capisce che il mostro potremmo essere noi\u201d.<br \/>\nQuesta sensibilit\u00e0 \u00e8 tradotta di peso nell\u2019intera vicenda editoriale dell\u2019Investigatore dell\u2019Incubo, lui stesso un incompreso nonostante il bel faccino alla Rupert Everett, per via di quel mestiere mezzo ghostbuster mezzo Philip Marlowe dell\u2019impossibile nell\u2019ordine della quotidianit\u00e0. I mostri gli danno da vivere e da qualsiasi angolazione li inquadri, a Dylan i mostri piacciono. Li conosce bene, ne incontra tanti, e nello spazio bianco che separa una vignetta dall\u2019altra offre al lettore, anche al pi\u00f9 sprovveduto e indifferente alla visione sclaviana del mondo, la possibilit\u00e0 di guardarli bene in faccia. E interrogarsi. Perch\u00e9 non sono solo streghe e zombi a riempire di incubi la citt\u00e0, ma sempre pi\u00f9 spesso \u00e8 l\u2019orrore che si annida nelle pieghe della \u201cnormalit\u00e0\u201d. D\u2019altra parte non ha detto pi\u00f9 volte Sclavi \u201ci mostri siamo noi\u201d?<br \/>\nBasta leggere il serrato dialogo finale de \u201cIl ritorno del mostro\u201d per averne conferma. &#8220;Insieme avevano fatto una cosa orribile, dieci anni fa\u2026e tu li chiami gente?&#8221; domanda Damien, riferendosi alla scia di &#8220;cattivi&#8221; che ha ucciso. La risposta di Dylan \u00e8 secca. &#8220;S\u00ec&#8221;. &#8220;E io? Anch&#8217;io sono &#8216;gente&#8217; per te?&#8221; prosegue Damien.&#8221;S\u00ec&#8221; replica deciso l&#8217;Investigatore dell&#8217;Incubo.<br \/>\nIl manifesto del sentimento dylanoghiano nei confronti dell&#8217;altro \u00e8 per\u00f2 &#8220;Johnny Freak&#8221;. Rileggendo questa storia anche i pi\u00f9 duri non possono non provare un tuffo al cuore e ricevere una frustata ai pensieri. Debole e indifeso, con i suoi grandi occhioni spalancati, Johnny Freak \u00e8 la vittima deturpata da interventi chirurgici abominevoli voluti dai suoi stessi genitori alla ricerca di &#8220;pezzi di ricambio&#8221; per il figlio &#8220;normale&#8221;. Rifiutato dalla stessa carne che lo ha generato, costretto ai margini della vita, Johnny Freak trover\u00e0 in Dylan Dog pi\u00f9 che un interlocutore, un uomo disposto a non piegarsi alla convenzione di una societ\u00e0 che si vorrebbe sempre perfetta. Nasce cos\u00ec una relazione tra pari che porta alla conclusiva scelta d&#8217;amore di Johnny, un atto d&#8217;amore capace di superare anche l&#8217;umano ma inutile desiderio di vendetta, peraltro nascosto tra le pieghe del cuore dell&#8217;Investigatore di Craven Road.<br \/>\nAncora pi\u00f9 cruda \u00e8 la vicenda di Ghor, il bambino nato deforme e rinchiuso in cantina dai genitori. E&#8217; lo stesso Tiziano Sclavi a descrivercelo. &#8220;Faccia deforme, pi\u00f9 ancora del Quasimodo di Charles Laughton, occhio che scende, pochi ciuffi di capelli, bocca storta, denti animaleschi, storti e disposti su pi\u00f9 file (come quelli dei coccodrilli, per intenderci)&#8221;. Un corpo straziato e straziante, una &#8220;colpa&#8221; che i genitori gli fanno scontare trattandolo come un animale, rinchiuso nella cantina di casa, dove &#8220;il cibo gli viene portato in ciotole, appunto, da cani&#8221;. Il disegno essenziale di Attilio Micheluzzi e la sceneggiatura cruda e tenebrosa di Sclavi, conferiscono alla storia un tono altamente drammatico. Pugnalato a morte, il piccolo Ghor si allontana dalla sua prigione, per finire in un salone dove si sta svolgendo una festa in maschera. Tra gobbi di Notre-Dame, The Elephant man deturpati, l&#8217;esserino informe si sente a suo agio. &#8220;Ghor\u2026 more (\u2026). Ma Ghor \u00e8\u2026 Felisce, adescio\u2026 Ghor ha trovato\u2026 Tanti amisci\u2026 Come lui Sciolo che\u2026 Alora\u2026 Sce Ghor \u00e8 Normale\u2026 Mama\u2026 pap\u00e0\u2026 Oh, prego\u2026 No, fate loro\u2026 Sofrire\u2026 No ditegli\u2026 Che loro \u00e8 Mostri&#8221;. Una finale strappalacrime senza per questo essere retorico. Non \u00e8 lo stesso Sclavi ad aver affermato in pi\u00f9 d&#8217;una occasione che &#8220;io non sono n\u00e9 Dylan Dog n\u00e9 Groucho. Io sono i mostri&#8221;? Che la frase di Sclavi non sia una boutade ma nasconda un manifesto\u00a0 vero e proprio, \u00e8 idea rafforzata da alcune constatazioni sui romanzi sclaviani, a partire da Dellamorte Dellamore e Mostri. Nel primo volume, il pard di Rupert Evert\/Francesco Dellamorte \u00e8 Gnaghi, che Sclavi definisce &#8220;un minorato fisico e psichico, et\u00e0 indefinibile, espressione ebete e segni particolari: tutti&#8221;. E che dire di Mostri (edito nel 1985 da Camunia), in cui si incontra una comunit\u00e0 di pazienti che sembrano direttamente usciti dal film Freaks? Per i duri di cuore (e di mente), a chiarire una volta per tutte il discorso c&#8217;\u00e8 l&#8217;albo &#8220;Frankenstein!<i>&#8220;<\/i>. Il protagonista, anche in questo caso, \u00e8 una creatura deforme, malata, curata solo con scariche di elettroshock. Il finale in crescendo dell&#8217;albo, ce lo rivela figlio ventenne di Corinne, concepito da uno stupro a cui la donna era stata condannata. Frank, il ragazzo, \u00e8 un terribile assassino, del quale la madre dir\u00e0 a conclusione dell&#8217;avventura: &#8220;Era intelligente, una specie di genio. A due anni sapeva gi\u00e0 leggere\u2026 E poi aveva il potere\u2026 Lo usava per far sbocciare i fiori, e regalarmeli\u2026 O per parlarmi senza aprire bocca. Gi\u00e0, questo era il &#8216;mostro&#8217;. Lui, non la gente &#8216;normale&#8217; che dichiara guerra\u2026 Non i medici che lasciano morire un poveraccio; perch\u00e9 non ha i soldi per pagarsi un letto\u2026 Non tutti quelli che sono mostri dentro\u2026 No, era il mio Frank il mostro. E la cosa pi\u00f9 tremenda \u00e8 che capiva di essere\u2026 che sapeva di essere anormale&#8221;. Un monologo che meglio di tanti discorsi rivela l&#8217;esatta Weltanschaung di Dylan e dei suoi autori: i mostri siamo noi&#8221;. Se non \u00e8 del tutto vero &#8211; come invece afferma in un suo saggio Stefano Piani9 &#8211; che &#8220;I freak e i diversi nelle storie di Sclavi, anche i pi\u00f9 ribelli e i deformi, sono sempre delle vittime&#8221;, \u00e8 per\u00f2 evidente che per l&#8217;autore la mostruosit\u00e0 \u00e8 una condizione pi\u00f9 mentale che fisica.<br \/>\nQuesta inclinazione a popolare Dylan Dog di &#8220;mostri&#8221;, ha condotto l&#8217;Investigatore dell&#8217;Incubo a diventare portavoce di numerosi problemi della societ\u00e0, il fumetto pi\u00f9 ricercato in qualit\u00e0 di testimonial in operazioni di promozione culturale, sociale e civile sparse lungo lo Stivale11. Insieme a Zagor, DD ha partecipato a &#8220;Due amici per i disabili&#8221;, con il cui ricavato \u00e8 stato finanziata una comunit\u00e0 alloggio per ragazzi insufficienti mentali. &#8220;Un impegno civile al quale abbiamo partecipato con entusiasmo &#8211; il commento di Sergio Bonelli dalle colone di una pagina della Posta &#8211; Mi fa piacere pensare che, grazie, al successo che riscuotono i nostri personaggi, possiamo far qualcosa per sensibilizzare un vasto pubblico, specie di giovani, a problematiche sociali di cui ci si dimentica troppo spesso&#8221;, riferendosi alla collaborazione sancita con l&#8217;Anfass (Associazione nazionale famiglie fanciulli e adulti subnormali). Con lo stesso spirito Sergio Bonelli ha consentito la realizzazione del film Dylan Dog e la donna che visse due volte\u201d, cortometraggio amatoriale interpretato da diciotto ragazzi disabili, ospiti dell&#8217;Istituto Educativo Assistenziale &#8220;S. Giuseppe&#8221; di Castelverde (Cremona). Il progetto \u00e8 frutto di un grande lavoro di gruppo che ha coinvolto ragazzi, educatori e volontari. Il film prende lo spunto dalle avventure dell&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo (rivedute, corrette e traslocate dalla capitale inglese alla campagna cremonese) e racconta dell&#8217;eterna lotta tra il bene e il male, lasciando ampi spazio alle citazioni che vanno da Manzoni a Hitchcook, dai telefilm anni &#8217;70 a X-Festival. Prima di approdare a Rimini, il film ha partecipato alla rassegna nazionale &#8220;Festival del Cinema Nuovo&#8221;, aggiudicandosi il premio per la miglior sceneggiatura e la menzione speciale della giuria per il miglior attore, Angelo Pezzotta nella parte di Dylan Dog. Attualmente \u00e8 in lavorazione una seconda pellicola interpreta dallo stesso gruppo di ragazzi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non &egrave; un caso se la dylandoghiana parafrasi a fumetti del famosissimo Terzo Stato di Pelizza da Volpedo mette sulla tavola un esercito di mostri, deformi e reietti che marcia verso un&#8217;ipotetica<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3586,3608,3591,3595],"edizioni":[28],"autori":[180],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3687],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/312"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=312"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/312\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5715,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/312\/revisions\/5715"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=312"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=312"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=312"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=312"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=312"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=312"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=312"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=312"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=312"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}