{"id":313,"date":"2009-11-04T17:05:36","date_gmt":"2009-11-04T17:05:36","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=313"},"modified":"2025-12-14T14:03:29","modified_gmt":"2025-12-14T13:03:29","slug":"l-come-letteratura-disegnata-nella-rappresentazione-dell-handicap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=313","title":{"rendered":"11. L come Letteratura disegnata (nella rappresentazione dell\u2019handicap)"},"content":{"rendered":"<p>Ormai \u00e8 assodato esiste una letteratura scritta e una letteratura disegnata. Sul senso da dare a questo secondo termine, si \u00e8 raggiunto un sentore comune, almeno nel mondo del fumetto.<br \/>\nLa<!--break--> definizione di letteratura disegnata \u00e8 legata a Hugo Pratt, il pap\u00e0 di Corto Maltese, che amava parlare in questi termini del fumetto, sottolineandone il valore letterario e la propensione alla narrazione. Lo stesso Pratt fu un grande narratore in grado di raccontare, con incredibile fascino, usando stili grafici semplici e raffinati, in un\u2019estrema sintesi del tratto che narra. Nonostante questo, la definizione del concetto di fumetto come forma narrativa e artistica non \u00e8 stata ancora pienamente assimilata. C\u2019\u00e8 un handicap che accompagna la definizione di fumetto come letteratura disegnata, anzi qualche problema l\u2019abbiamo gi\u00e0 con la definizione di fumetto (si veda la lettera F di questo dizionario).<br \/>\nNonostante questo aspetto, per certi versi preliminare, non deve sfuggire che la letteratura sia essa disegnata o no, ha un grande compito riguardo alla rappresentazione dell\u2019handicap. Essa pu\u00f2 fornire all\u2019immaginario collettivo una visione corretta oppure distorta dell\u2019handicap e questa visione, prima ancora della menomazione o della sua percezione soggettiva, \u00e8 fonte di disagio o di sofferenza per chi si trova in situazione di svantaggio, di deficit o diversabilit\u00e0.<br \/>\nLa conoscenza dell\u2019handicap attraverso testi scientifici \u00e8, per certi versi, imprescindibile anche se attraverso il necessario processo di generalizzazione, di ricerca di una costante, di una media statistica, si rischia di perdere contatto con la vita vissuta, con l\u2019individualit\u00e0, con la irriducibile ricchezza della singolarit\u00e0, del mistero racchiuso in ogni esperienza ed esistenza. Da questo punto di vista la letteratura pu\u00f2 fornire straordinari strumenti d\u2019indagine e di conoscenza, che trovano le loro radici nella narrazione, in un sapere narrativo, profondamente illuminante e certamente complementare del pur necessario sapere scientifico.<br \/>\nLa letteratura da un contributo determinante alla conoscenza e all\u2019indagine sull\u2019handicap e, pi\u00f9 in generale, sulla diversit\u00e0. Crea scenari, scandaglia sensibilit\u00e0, lumeggia tratti di situazioni, suggerisce percorsi, favorisce l\u2019identificazione con il personaggio fornendo ipotesi di risposta ai problemi che si vanno via via creando. Fornisce una conoscenza vicaria, che stimola riflessione e aiuta nella crescita allargando l\u2019ambito della conoscenza.<br \/>\nIn questo percorso un posto principe spetta alla letteratura per l\u2019infanzia, ai romanzi di formazione, ad alcune opere particolarmente elaborate di letteratura disegnata. Da questo punto di vista la relativa giovane et\u00e0 della letteratura disegnata (poco pi\u00f9 di cento anni) riduce di un poco le possibilit\u00e0 del fumetto rispetto ad altre forme letterarie. La letteratura, ad un\u2019analisi storica comparativa, risulta assumere anche uno splendido valore documentario rispetto al sentire comune, alla rappresentazione dell\u2019handicap, all\u2019influenza di stereotipi e pregiudizi.<br \/>\nDa un punto di vista storico l\u2019Ottocento letterario mostra un qualche interesse per la rappresentazione dell\u2019handicap, acquistando una particolare consapevolezza rispetto alla sua natura di \u201cproblema sociale\u201d. Anche nei fumetti dei primordi si scopre qualche accenno di questo genere. La descrizione dell\u2019handicap e dei suoi addentellati ha creato la consapevolezza della possibilit\u00e0, prima, e della necessit\u00e0, dopo, di prevenire la disabilit\u00e0, di curare chi ne \u00e8 colpito. Il disabile non \u00e8 in grado di pensare, in totale autonomia, alla propria sopravvivenza; e in periodo in cui la capacit\u00e0 produttiva iniziava a divenire metro di giudizio, il valore di una persona rischia di essere strettamente correlato alla sua capacit\u00e0 produttiva ingenerando ulteriore marginalit\u00e0.<br \/>\nCharles Dickens e Victor Hugo, assieme a Hans Christian Andersen hanno descritto questi processi, narrato storie facendo intravedere la possibilit\u00e0 di schierarsi dalla parte dei pi\u00f9 deboli. Anche Collodi, con il suo Pinocchio, ha aperto qualche pista di riflessione mettendo sul piatto la rappresentazione dell\u2019infanzia come handicap.<br \/>\nSe nell\u2019Ottocento la letteratura ha svolto nei confronti dell\u2019handicap una funzione di denunzia e al contempo di sensibilizzazione, creando e alimentando una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 articolata nei confronti della diversit\u00e0, nel Novecento la letteratura si concentra sulla rappresentazione di come l\u2019handicappato, il diverso, il non-normale si percepisce. C\u2019\u00e8 anche un filone che riflette sulle relazioni tra normalit\u00e0 e anormalit\u00e0, giocando sul doppio, sull\u2019ambiguit\u00e0 ma anche sulla ricerca di un\u2019armonia sempre meno a portata di mano. \u00c8 da queste premesse che vari generi si sono confrontati con il tema della diversit\u00e0 e del limite, prendendo in considerazione registri fino allora impensabili come quello comico o dell\u2019ironia.<br \/>\nNel mondo della letteratura disegnata si \u00e8 passati dall\u2019epica dell\u2019eroe alla beatificazione dell\u2019antieroe. Si \u00e8 mostrato con libert\u00e0 e sagacia, il limite, la diversit\u00e0, l\u2019handicap fisico e psichico. Si \u00e8 superato prima che in altre modalit\u00e0 di rappresentazione dell\u2019handicap, il bisogno di normalizzazione. Si \u00e8 data visibilit\u00e0 al diverso per quel che \u00e8, per quel che porta, lo si \u00e8 anche rappresentato con superficialit\u00e0. Sarebbe disonesto negarlo. Anche la letteratura disegnata \u00e8 stata incline all\u2019uso dello stereotipo (fosse anche solo quello grafico della carrozzella) per narrare dell\u2019handicappato. Il suo alto bisogno di spettacolarizzazione non ha disdegnato di offrire soluzioni miracolistiche per casi irreversibili. Ha, a volte, frainteso il discorso sull\u2019handicap normalit\u00e0, negando la sua diversit\u00e0, in ultima analisi la sua specificit\u00e0. Certo \u00e8 che ha saputo narrare con perizia storie difficili come quella d\u2019epilessia descritta da David B. in Cronache del grande male o nelle riletture de Lo strano caso del dott. Jekill e del Sig. Hide operate da Dino Battaglia e da Lorenzo Mattotti.<br \/>\nLa letteratura disegnata ha anche accompagnato il delicato passaggio dal bisogno di normalit\u00e0 al concetto di diversabilit\u00e0, di esistenze al plurale. Tutto sommato un contributo non indifferente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai &egrave; assodato esiste una letteratura scritta e una letteratura disegnata. Sul senso da dare a questo secondo termine, si &egrave; raggiunto un sentore comune, almeno nel mondo del fumetto. 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