{"id":3148,"date":"2024-08-05T14:05:01","date_gmt":"2024-08-05T12:05:01","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3148"},"modified":"2025-09-23T12:24:54","modified_gmt":"2025-09-23T10:24:54","slug":"1-il-gioco-come-esperienza-vitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3148","title":{"rendered":"1. Il gioco come esperienza vitale"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale<\/p>\n<p>Fra le attivit\u00e0 praticate almeno qualche volta nel corso della vita, in qualsiasi parte del globo o in qualsiasi epoca storica ci si trovi, possiamo senz\u2019altro mettere il gioco in cima all\u2019elenco.<br \/>\nMa il gioco, il giocare, i giocattoli sono davvero accessibili a tutti? Permettono una reale inclusione? Cosa intendiamo con questo termine? Sono molte le domande che ci possiamo fare per capire meglio il legame fra il gioco, come primaria attivit\u00e0 umana, i giocattoli e la dimensione inclusiva attraverso la quale le persone, anche quelle con disabilit\u00e0, vivono l\u2019appartenenza a un contesto comune e integrato.<br \/>\nCon questa monografia vorremmo portare un contributo alla riflessione che parte proprio da queste domande.<br \/>\nGioco e inclusione: se ci fermassimo al solo significato etimologico di queste parole potremmo rischiare di rimanere spaesati dall\u2019apparente distanza che le caratterizza. Il termine inclusione rimanda all\u2019azione di rinchiudere, chiudere dentro. Con il gioco, invece, ci spostiamo sul significato di scherzo, beffa, illusione. Qualcosa che diverge dalla realt\u00e0, la trasgredisce e quindi la reinterpreta. L\u2019abbinamento di questi termini, gioco e inclusione, richiede allora una diversa e maggiormente contemporanea interpretazione.<br \/>\nIncludere non pu\u00f2 voler dire portare dentro uno spazio chiuso o determinato ma costruire legami che riconoscano la specificit\u00e0 e la differenza di identit\u00e0. La politica inclusiva ci interroga sempre sui confini della nostra storia. \u201cInclusione \u2013 scrive il filosofo J\u00fcrgen Habermas \u2013 qui non significa accaparramento assimilatorio n\u00e9 chiusura contro il diverso. Inclusione dell\u2019altro significa piuttosto che i confini della comunit\u00e0 sono aperti a tutti\u201d.<br \/>\nPer trovare elementi di continuit\u00e0 con questa accezione del termine inclusione, tra le tante definizioni sul gioco riprendiamo due tra gli aggettivi utilizzati dal sociologo francese Roger Caillois che ci sembrano maggiormente coerenti: gioco come attivit\u00e0 libera e gioco come attivit\u00e0 improduttiva. Attivit\u00e0 libera alla quale il giocatore non pu\u00f2 essere costretto senza che il gioco perda il suo divertimento e la sua attrazione. Questo vuol dire che ognuno sta nel gioco in modo personale e non codificabile rigidamente. Attivit\u00e0 improduttiva poich\u00e9, da un punto di vista economico, il bambino non gioca per portare un risultato ma arriva anche a dei risultati che sono nuove creazioni, atti di trasformazione di materiali e situazioni.<br \/>\nLa dimensione libera e soggettiva del gioco non significa per\u00f2 che esso non abbia dei principi guida, dei fondamenti che ne ispirano lo sviluppo, ne determinano l\u2019essenza e ne confermano l\u2019importanza come esperienza primaria e vitale per ogni vita. Possiamo riassumere questi principi facendo ricorso ai quattro elementi naturali. Il primo si richiama al principio fisico della terra, ha come parola chiave \u201cbaricentro\u201d e sottolinea la funzione che il gioco ha di permettere la consapevolezza di noi stessi, del nostro corpo, dei nostri limiti e delle nostre risorse. Il secondo ci riconduce al principio fisico del fuoco perch\u00e9 ha a che fare con l\u2019\u201cenergia\u201d necessaria a mobilitarsi per il gioco, energia che diventa slancio e rimanda al piacere che scaturisce dall\u2019esperienza ludica. Il terzo principio \u00e8 legato all\u2019acqua e implica \u201ccomplicit\u00e0\u201d, ha a che fare con la fiducia e l\u2019affidamento dunque una condizione morbida, di adattamento reciproco. Il quarto e ultimo principio simboleggia l\u2019aria e si collega all\u2019improvvisazione perch\u00e9 il gioco \u00e8 anche lasciarsi andare a quello che viene.<br \/>\nL\u2019atto creativo nasce proprio quando non ci si affida solo a se stessi, territorio conosciuto, ma si incontra l\u2019altro, sconosciuto. Questo incontro, che pu\u00f2 anche essere spiazzante, obbliga continuamente ad andare fuori da noi stessi ma restando per\u00f2 sempre in noi stessi, rispondendo a un bisogno di relazione che \u00e8 sempre alla base del gioco e del giocare.<\/p>\n<p><strong>La logica del design for all e i giochi inclusivi<br \/>\n<\/strong>Quando parliamo di giochi e giocattoli inclusivi intendiamo giochi la cui ideazione si rif\u00e0 a un\u2019ottica di progettazione e realizzazione vicina alla progettazione for all o Universal Design.<br \/>\nQuesto concetto nasce storicamente da un\u2019attenzione alle problematiche connesse con la disabilit\u00e0: lo si pu\u00f2 far risalire alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso quando in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti rientrarono i veterani della Seconda Guerra Mondiale, in molti casi reduci con mutilazioni di vario genere.<br \/>\nIl termine Universal Design venne coniato nel 1985 dall\u2019architetto Ronald Mace, colpito da poliomielite nel 1950, all\u2019et\u00e0 di 9 anni. Egli defin\u00ec l\u2019Universal Design come \u201cla progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili da tutti, nella maggior estensione possibile, senza necessit\u00e0 di adattamenti o ausili speciali\u201d.<br \/>\nI concetti di base a cui si fa riferimento partono quindi dalla consapevolezza che non esiste il cittadino standard che fruisce in un\u2019unica modalit\u00e0 ma diversi modi e possibilit\u00e0 di usufruire degli ambienti e delle occasioni. Che \u00e8 come dire che alla base delle comunit\u00e0 non c\u2019\u00e8 l\u2019omogeneit\u00e0 ma l\u2019eterogeneit\u00e0. Oggi assistiamo in molti contesti alla realizzazione di pratiche volte a progettare in maniera inclusiva gli spazi e gli ambienti, di modo che siano fruibili da tutti, senza distinzione alcuna superando anche la specifica distinzione evidenziata dalla formula \u201canche per persone disabili\u201d.<br \/>\nIn sintesi le indicazioni che si ricavano dai principi ispiratori del design for all parlano di una progettazione e produzione che porti a un uso equo, utilizzabile da chiunque, flessibile, adatto a diverse abilit\u00e0 e semplice, facile da capire e intuitivo. Altri livelli evidenziati sono dati dalla percettibilit\u00e0 che trasmette le necessarie ed effettive informazioni all\u2019utilizzatore, dalla tolleranza all\u2019errore che minimizza i rischi e le conseguenze negative o accidentali e le azioni non volute, dal contenimento dello sforzo fisico per poter avere un utilizzo efficace con la minima fatica. Infine, un\u2019attenzione mirata viene dedicata alle misure e agli spazi che devono essere sufficienti a rendere lo spazio idoneo per l\u2019accesso e l\u2019uso.<\/p>\n<p><strong>Gioco, giocattoli e disabilit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Questo approccio inclusivo deve marcare anche il rapporto tra gioco e disabilit\u00e0. Il gioco non \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 riabilitativa o riabilitante, \u00e8 uno spazio libero, di curiosit\u00e0 ed esplorazione di s\u00e9 e degli altri, strumento essenziale per la crescita e la strutturazione dell\u2019identit\u00e0.<br \/>\nGi\u00e0 la Convenzione ONU dei diritti dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza sanciva il diritto al gioco, diritto che la pi\u00f9 recente Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilit\u00e0 ribadisce enunciando, che \u201c[\u2026] gli Stati Parti prenderanno le appropriate decisioni per assicurare che i bambini con disabilit\u00e0 abbiano eguale accesso alla partecipazione ad attivit\u00e0 ludiche, ricreative e di tempo libero, sportive, incluse tutte quelle attivit\u00e0 che fanno parte del sistema scolastico\u201d (articolo 30, comma d).<br \/>\nGiocare \u00e8 un diritto riconosciuto ufficialmente a tutti i bambini, ma diventa un problema quando la difficolt\u00e0 a muoversi o l\u2019incapacit\u00e0 di vedere oppure ancora la scarsa capacit\u00e0 d\u2019attenzione e concentrazione su di un compito lo compromettono. Come per altre situazioni connotate da povert\u00e0, privazione culturale, marginalit\u00e0 sociale, la presenza di una disabilit\u00e0 pu\u00f2 diventare motivo di esclusione dal gioco. La difficolt\u00e0 di accesso, l\u2019iperprotezione della famiglia, la difficolt\u00e0 a partecipare alle occasioni ricreative formali e informali nei territori, ecco alcuni dei molteplici fattori che ostacolano la traduzione concreta del diritto al gioco in una pratica quotidiana nella vita dei bambini con disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Indicatori di accessibilit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Molti dei principi che ispirano la progettazione per tutti rendono possibile realizzare giochi e giocattoli inclusivi, cos\u00ec come studi ed esperienze educative consolidate (tra le pi\u00f9 note l\u2019approccio montessoriano) hanno evidenziato caratteristiche che diventano dei veri e propri indicatori di accessibilit\u00e0 e inclusivit\u00e0.<br \/>\nTra queste caratteristiche troviamo il coinvolgimento, in fase di progettazione, dei soggetti interessati e l\u2019ascolto dei bisogni e dei desideri, dei limiti e delle risorse di cui tener conto.<br \/>\nAltro aspetto importante sta nel facilitare l\u2019accesso al gioco per tutti e nel modo pi\u00f9 autonomo possibile e insieme agli altri. Per tutti i bambini, e per certi aspetti in misura ancora maggiore per i bambini con disabilit\u00e0, \u00e8 necessario poter sperimentare in prima persona, senza l\u2019aiuto diretto e la presenza permanente dell\u2019adulto. Questa possibilit\u00e0 aiuta a sviluppare la capacit\u00e0 del corpo di avere la percezione di s\u00e9 in relazione al mondo esterno.<br \/>\nDa questo punto di vista gioca una funzione analoga la polisensorialit\u00e0 verso cui i giochi inclusivi devono tendere: diversi canali sensoriali come strade diverse e complementari per poterli usare in modo personalizzato.<br \/>\nLa modularit\u00e0 e la qualit\u00e0 nella scelta dei materiali rappresentano altri due aspetti essenziali per interpretare il gioco in modo creativo e libero perch\u00e9 possa diventare cibo per la crescita.<br \/>\nInfine ci preme sottolineare la ricerca della bellezza e dell\u2019attrattivit\u00e0 che questi giochi devono avere. I giochi inclusivi non sono solo giochi tecnicamente fruibili da tanti ma anche giochi desiderabili da tutti: non giochi per qualcuno ma giochi condivisi. Giochi che uniscono e che rendono tutti i bambini parte di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Consigli di lettura<br \/>\n<\/strong>-C. Riva, Amorgioco. Il bambino la disabilit\u00e0 il gioco, Fatatrac, Casalecchio di Reno (BO), 2005<br \/>\n-N. Gencarelli, Ausili fai da te, Erickson, Trento, 2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale Fra le attivit\u00e0 praticate almeno qualche volta nel corso della vita, in qualsiasi parte del globo o in qualsiasi epoca storica ci si trovi, possiamo senz\u2019altro mettere il gioco in cima all\u2019elenco. Ma il gioco, il giocare, i giocattoli sono davvero accessibili a tutti? Permettono una reale inclusione? 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