{"id":3152,"date":"2024-08-05T14:18:25","date_gmt":"2024-08-05T12:18:25","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3152"},"modified":"2025-09-29T11:10:04","modified_gmt":"2025-09-29T09:10:04","slug":"2-giocar-non-e-una-medicina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3152","title":{"rendered":"2. Giocar non \u00e8 una medicina\u2026"},"content":{"rendered":"<p>di Carlo Riva, direttore, L\u2019abilit\u00e0 Associazione Onlus, Milano<\/p>\n<p>\u201cGiocar non \u00e8 una medicina<br \/>\nMa ancor di pi\u00f9\u2026 \u00e8 una magia!<br \/>\nUna magia dal gran potere<br \/>\nDi far del tempo un tempo insieme\u201d.<br \/>\n(Amorgioco)<\/p>\n<p>Fu Riccardo, fratello di un bambino con tetraparesi spastica che, come sempre fanno i bambini nella loro scoperta del senso dell\u2019esistere che li accomuna ai filosofi, mi illumin\u00f2 sull\u2019importanza del gioco nella vita di un bambino con disabilit\u00e0.<br \/>\nMi guard\u00f2 mentre parlavo con la mamma sulla necessit\u00e0 di un aiuto educativo domiciliare e disse di punto in bianco: \u201cIo ho capito cosa non va in mio fratello. Mio fratello non ha fantasia\u201d.<br \/>\nCominci\u00f2 da quella frase, da quello spirito cos\u00ec profondo quanto vero, la mia riflessione su gioco e disabilit\u00e0. Nacquero domande, si svilupparono pensieri.<br \/>\nPu\u00f2 il limite della patologia addirittura trattenere il mondo intimo e fantastico del bambino?<br \/>\nCome stare in una comunicazione di vera vita con un bambino con disabilit\u00e0? La paralisi del corpo \u00e8 paralisi dell\u2019intenzione?<br \/>\nE, quindi, come un bambino supera la paralisi e contiene il limite nella fantasia e nel piacere?<br \/>\nSolo giocando.<\/p>\n<p><strong>Il mondo del bambino con disabilit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Se il gioco \u00e8 un diritto ed \u00e8 necessario per la crescita quanto il cibo quotidiano, un tetto sotto cui abitare, l\u2019affetto di una famiglia, l\u2019istruzione e la prevenzione dalle malattie, va garantito al bambino con disabilit\u00e0, perch\u00e9 siamo innanzitutto in presenza di un bambino.<br \/>\nLa qualit\u00e0 della vita non \u00e8 direttamente proporzionale all\u2019entit\u00e0 del danno fisiologico o psicologico o della disabilit\u00e0 presentata; intervengono infatti una serie di fattori socio culturali e di opportunit\u00e0 che determinano il grado di benessere soggettivo a parit\u00e0 di patologia o disabilit\u00e0.<br \/>\nOccorre allora un progetto di vita che si fondi non tanto a partire dalla patogenesi quanto dalla \u201csalutogenesi\u201d del bambino con disabilit\u00e0 e riconosca le necessit\u00e0 sottostanti al suo crescere: la serenit\u00e0, l\u2019autostima, l\u2019amicizia con i pari, la possibilit\u00e0 di esistere e scegliere nella vita quotidiana, l\u2019educazione appropriata, il gioco\u2026 insomma le pari opportunit\u00e0. L\u2019inclusione e la partecipazione sociale di un bambino con disabilit\u00e0 passano anche dal riconoscimento del diritto al gioco e al tempo libero.<\/p>\n<p><strong>Il mondo del gioco<br \/>\n<\/strong>Il valore del gioco \u00e8 riconosciuto da tempo, ma il suo significato, per l\u2019educazione e l\u2019igiene mentale del bambino, \u00e8 stato messo in evidenza dalle scoperte pi\u00f9 recenti.<br \/>\nIl gioco \u00e8 scoperta ed esplorazione: il bambino giocando impara, si esprime, si relaziona, esterna emozioni, esprime desideri, parla di s\u00e9 e del mondo e diventa indipendente. Quindi il gioco \u00e8 tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 stimolare l\u2019uso del corpo, dei sensi, lo sviluppo dell\u2019anima e della mente.<br \/>\nGiocare \u00e8 un diritto di tutti i bambini ma diventa un problema quando la difficolt\u00e0 a muoversi o l\u2019incapacit\u00e0 di vedere oppure ancora la scarsa capacit\u00e0 d\u2019attenzione e concentrazione su di un compito compromettono le sue capacit\u00e0 di gioco. Se per tutti i bambini esiste un diritto al gioco, la disabilit\u00e0 rischia di negarlo a questi bambini, perch\u00e9 il gioco difficilmente compare spontaneamente, perch\u00e9 talvolta non sono capaci di imitare, perch\u00e9 i giochi tradizionali non sono pensati per chi ha difficolt\u00e0 nel fare anche le cose pi\u00f9 semplici, perch\u00e9 questi bambini sono lasciati fuori dai circuiti ricreativi del territorio, perch\u00e9 gli adulti non si stanno impegnando a sufficienza per credere nel potenziale del gioco e quindi intraprendere cambiamenti efficaci per renderlo accessibile. \u00c8 infatti solo la motivazione a politiche di welfare dedicate e la mediazione creativa dell\u2019adulto che, con tecniche appropriate di modificazione dei materiali di gioco e di strutturazione dell\u2019attivit\u00e0 ludica, pu\u00f2 far s\u00ec che il bambino possa giocare: l\u2019utilizzo di ausili tecnologici per bambini con tetraparesi spastica, l\u2019uso di immagini facilitate nelle dimensioni e nel colore per raccontare una favola a un ragazzo ipovedente, la semplificazione visiva della sequenza di un gioco per un bambino con autismo, sono alcuni esempi per dimostrare la fruibilit\u00e0 di un\u2019esperienza ludica. D\u2019altra parte, se non c\u2019\u00e8 gioco non c\u2019\u00e8 vita e allora l\u2019immagine di un gioco assente, povero, stereotipato va a confondersi con quella del bambino con disabilit\u00e0: emarginato, isolato, lontano. Qui si rimarca non tanto l\u2019impossibilit\u00e0 di fare qualcosa quanto addirittura la negazione della possibilit\u00e0 di essere.<br \/>\nLa realt\u00e0 di un bambino con deficit \u00e8 spesso una storia fatta da tanti limiti: non sente, non parla, non sta in piedi, non regge la testa, non capisce, non prende la palla, non sa giocare\u2026 dimenticando che al di l\u00e0 di queste funzioni c\u2019\u00e8 un pensiero, un vissuto, un\u2019anima che chiedono incessantemente di essere riconosciuti, indipendentemente dal fare.<br \/>\nL\u2019attivit\u00e0 di gioco \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 di vita di cui nessun bambino pu\u00f2 fare a meno, qualunque sia la sua condizione di disabilit\u00e0, proprio perch\u00e9 il gioco \u00e8 il contesto in cui pu\u00f2 esprimersi, in modo libero e da protagonista delle proprie conquiste.<br \/>\nGiuliana Boccardi lo aveva ben sottolineato nelle sue riflessioni quando cercava di capire perch\u00e9 giocare con un bambino con disabilit\u00e0: \u201cL\u2019errore pi\u00f9 clamoroso della riabilitazione del bambino disabile \u00e8 stato ignorare ci\u00f2 che forse pi\u00f9 caratterizza il bambino come connotazione specifica e peculiare, cio\u00e8 il gioco, non tanto perch\u00e9 si \u00e8 del tutto tralasciata la dimensione del gioco quanto il dimenticare i mondi senza fine che sono dentro il bambino: le fantasie, i desideri, gli spazi, la libert\u00e0\u201d.<br \/>\nQuesto mondo interno del bambino \u00e8 salvaguardato dalle dinamiche del gioco perch\u00e9 qui il bambino non si misura tanto con le proprie incapacit\u00e0 quanto nella libert\u00e0 della propria espressivit\u00e0 che vive nel fine unico e ultimo del gioco cio\u00e8 il piacere. Non gioca per imparare a parlare, per riuscire a correre, per migliorare la coordinazione oculo-manuale, ma gioca per divertirsi, per godere della vita, per puro piacere.<br \/>\nIl gioco \u00e8 possibile solo se sono salvaguardate le sue tre caratteristiche pi\u00f9 importanti: la libert\u00e0, la creativit\u00e0 e soprattutto il piacere, il senso di benessere, il divertimento.<br \/>\n\u00c8 nel gioco che pu\u00f2 superare l\u2019autoemarginazione cui spesso va incontro. La libert\u00e0 di potersi esprimere nel gioco, indipendentemente da una richiesta dell\u2019adulto, come avviene nel setting terapeutico o nell\u2019aula scolastica, permette al bambino con disabilit\u00e0 di usare il proprio corpo e la propria mente senza incorrere nella valutazione e nel giudizio sulla propria corporeit\u00e0.<br \/>\nE il gioco \u00e8 anche il luogo preposto allo sviluppo della propria abilit\u00e0 di autoregolazione, rispetto ad altri contesti in cui \u00e8 maggiore il controllo esercitato dagli adulti. Riconoscendo l\u2019importanza dell\u2019intervento riabilitativo precoce, necessario per lo sviluppo delle autonomie di base, per l\u2019abilitazione motoria e psichica al contesto ambientale in cui vive, quello che \u00e8 importante sottolineare \u00e8 ancora una volta il diritto al gioco scevro da obiettivi prettamente terapeutici. Mi piace pensare a un bambino con disabilit\u00e0 che gioca perch\u00e9 salvaguardato in questo suo diritto e bisogno psicologico: perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un desiderio e una soddisfazione, perch\u00e9 pu\u00f2 incontrare un gruppo di pari e condividere una realt\u00e0 comune a tutti, perch\u00e9 si separa momentaneamente dalla realt\u00e0 oggettiva della patologia, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019attesa piuttosto che l\u2019esercizio, l\u2019ascolto pi\u00f9 che lo stimolo, l\u2019imprevisto facilmente gestibile piuttosto che l\u2019ansia della prestazione; e infine c\u2019\u00e8 storia.<\/p>\n<p><strong>Il mondo degli adulti<br \/>\n<\/strong>Continua Giuliana Boccardi: \u201cIl bambino disabile ha bisogno di un adulto che abbia questa particolare disposizione, cio\u00e8 che ritrovi dentro di s\u00e9 questi spazi senza fine, quelli del fantastico, dell\u2019immaginario, del possibile e dell\u2019impossibile, per saper poi come scovare, tirare fuori quelli del bambino\u201d.<br \/>\nLa funzione principale di chi segue il bambino con disabilit\u00e0 consiste nel capire i suoi interessi e le sue attivit\u00e0 spontanee, allo scopo di procurare i materiali adattati, strutturare occasioni e stimoli necessari per condurlo a realizzare al massimo le sue potenzialit\u00e0 di gioco.<br \/>\nUn grande impegno riguarda soprattutto le famiglie, che si ritrovano con il proprio figlio per periodi molto lunghi di tempo libero che spesso generano stress emotivo e fisico per entrambi.<br \/>\nOccorre un intenso lavoro educativo che porti gli operatori sociosanitari e socioeducativi a promuovere nelle famiglie il concetto di gioco e tempo libero come parte integrante nel processo di crescita del bambino con disabilit\u00e0. Infatti, oltre ad agire sull\u2019ambiente di vita del bambino vanno sicuramente modificati i contesti socioculturali, perch\u00e9 la famiglia, la comunit\u00e0, la societ\u00e0 riconoscano l\u2019importanza del gioco, a partire dai propri vissuti personali.<br \/>\nCome diceva G.B. Shaw: \u201cNoi non smettiamo di giocare perch\u00e9 diventiamo vecchi; noi invecchiamo perch\u00e9 smettiamo di giocare\u201d. La svalutazione del gioco passa infatti dalla scarsa considerazione che gli adulti hanno dell\u2019attivit\u00e0 ludica: \u00e8 una perdita di tempo, occorre impegnarsi in attivit\u00e0 pi\u00f9 alte (come lo studio, il lavoro, la terapia), \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 superflua e infantile\u2026<br \/>\n\u00c8 necessario cos\u00ec ritrovare dentro di noi gli spazi senza fine del fantastico e dell\u2019immaginario, propri della dimensione di gioco, riscoprire l\u2019avventura incantata dei tempi infiniti dello svago, decondizionarci (dal ruolo e dallo status sociale raggiunto) per riscoprire e appassionarci al ricordo del nostro gioco. Perch\u00e9 prima di essere un\u2019attivit\u00e0 \u00e8 un atteggiamento nei confronti di se stessi e della realt\u00e0 che ci circonda. Tocca allora all\u2019adulto vincere paure, dubbi, preoccupazioni e sfidare con il bambino con disabilit\u00e0 i limiti della patologia nel contesto magico e terreno, sano e onnipotente del gioco.<\/p>\n<p><strong>Un nuovo mondo<br \/>\n<\/strong>Riconoscere il gioco come necessit\u00e0 e opportunit\u00e0 del bambino con disabilit\u00e0 vuol dire riappropriarci della sua dimensione di persona, dei suoi diritti e quindi di un nuovo mondo da garantire per una vita vera: una rilettura della disabilit\u00e0 e delle sue componenti all\u2019interno della societ\u00e0 civile.<br \/>\nL\u2019ambiente ha un ruolo importante quando si tratta di bambini con disabilit\u00e0, che hanno bisogno di adattamenti materiali, cognitivi, ma anche psicologici, che diano loro la dignit\u00e0 di partecipare alla vita sociale e di crescere. Ci\u00f2 significa che le persone che condividono l\u2019ambiente dei bambini devono cooperare e complementarsi. La sfida riguarda il sistema globale individuo ambiente: operatori sociosanitari e architetti, insegnanti e genitori, illustratori e pedagogisti, enti locali e governativi. Un impegno totale per una politica che non deleghi il gioco alla buona volont\u00e0 e all\u2019attivit\u00e0 del terzo settore e di qualche organizzazione no-profit, ma che invece lo garantisca, all\u2019interno dei servizi territoriali istituiti, sia ai bambini con disabilit\u00e0 che alle loro famiglie.<br \/>\nNella societ\u00e0 moderna tre elementi devono essere presi in considerazione per creare una nuova filosofia del gioco per il bambino con disabilit\u00e0:<\/p>\n<p>\u2022 la comunit\u00e0 e il territorio. Il gioco \u00e8 essenzialmente un\u2019attivit\u00e0 sociale e se si riducono per i bambini con disabilit\u00e0 le occasioni di attivit\u00e0 ludico-ricreative inclusive con gli altri bambini si compromette la partecipazione sociale anche delle loro famiglie. Le politiche sociali non stanno investendo sulla necessit\u00e0 di creare spazi ludici fruibili e accessibili a tutti i bambini;<\/p>\n<p>\u2022 il mercato globale. Il gioco dei bambini con disabilit\u00e0 non interessa alle aziende produttrici di giocattoli, non \u00e8 competitivo con la potenza pubblicitaria degli ultimi modelli di giocattoli creati da brand televisivi o cinematografici;<\/p>\n<p>\u2022 i professionisti. Spesso gli operatori sociosanitari e socioeducativi non promuovono le abilit\u00e0 di tempo libero, preferendo solo l\u2019approccio specialistico settoriale.<\/p>\n<p>Diversit\u00e0 e divertimento hanno la stessa radice etimologica e cio\u00e8 divertere ossia cambiare strada, modificare la consuetudine, incrinare la routine.<br \/>\nSe \u00e8 possibile per il bambino con disabilit\u00e0 godere di una vita piena \u00e8 allora necessario cambiare rotta insieme a lui e spingerci liberi verso un campo di girasoli dove, toccando le foglie, annusando l\u2019aria e leggendogli le rime di una filastrocca, \u00e8 possibile vivere la creativit\u00e0 e il piacere di un gioco senza fine che pu\u00f2 davvero includere il limite.<\/p>\n<p><b>Bibliografia<br \/>\n<\/b>AA. VV., Giocare a essere \u201chandicappati\u201d, \u201cHP-Accaparlante\u201d, n. 4 \u2013 2004<br \/>\nAA. VV., Il contesto in riabilitazione: giochi, giocattoli e dintorni, Officine ortopediche Rizzoli, Bologna, 1999<br \/>\nF. Antonacci, Puer ludens, FrancoAngeli, Milano, 2012<br \/>\nA. Bondioli, Gioco e educazione, FrancoAngeli, Milano, 1996<br \/>\nJ.J. Chade, A. Temperini, 110 giochi per ridurre l\u2019handicap, Erickson, Trento, 2000<br \/>\nD. Fedeli, D. Tamburri, Mi insegni a giocare?, Vannini, Gussago (BS), 2005<br \/>\nC. Garvey, Il gioco, Armando, Roma, 2009<br \/>\nI. Riccardi Ripamonti, In gioco, Mursia, Milano, 1998<br \/>\nC. Riva, Amorgioco. Il bambino la disabilit\u00e0 il gioco, Fatatrac, Casalecchio di Reno (BO), 2005<br \/>\nD.W. Winnicott, Gioco e realt\u00e0, Armando, Roma, 2000World Health Organization, ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilit\u00e0, della Salute, Erickson, Trento, 2002<\/p>\n<p><strong>Associazione L\u2019abilit\u00e0<\/strong><br \/>\nL\u2019abilit\u00e0, Strategie familiari nelle disabilit\u00e0 della prima infanzia, \u00e8 un\u2019associazione Onlus nata nell\u2019ottobre del 1998 a Milano dall\u2019iniziativa di un gruppo di genitori di bambini con disabilit\u00e0 e di operatori. Da allora lavora per costruire opportunit\u00e0 di benessere per il bambino con disabilit\u00e0, offrire un sostegno competente ai suoi genitori e promuovere una cultura<br \/>\npi\u00f9 attenta ai diritti del bambino con disabilit\u00e0. Il nome dell\u2019associazione nasce da un gioco tra i due sostantivi: labilit\u00e0 e abilit\u00e0.<br \/>\nLabilit\u00e0 come termine che riassume la condizione sia del bambino con disabilit\u00e0 sia della sua famiglia, una condizione di instabilit\u00e0 e un bisogno di punti di riferimento. Abilit\u00e0 come punto di arrivo di un percorso impegnativo, ma possibile: l\u2019abilit\u00e0 del bambino e l\u2019abilit\u00e0 del genitore di trovare insieme una strada alternativa alla normalit\u00e0, che punti all\u2019autonomia.<br \/>\nvia Pastrengo 18 (angolo via Cola Montano)<br \/>\n20159 Milano<br \/>\ntel.\/fax 0266805457<br \/>\n<a href=\"mailto:info@labilita.org\">info@labilita.org<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.labilita.org\">www.labilita.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carlo Riva, direttore, L\u2019abilit\u00e0 Associazione Onlus, Milano \u201cGiocar non \u00e8 una medicina Ma ancor di pi\u00f9\u2026 \u00e8 una magia! 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