{"id":3157,"date":"2024-08-06T08:58:07","date_gmt":"2024-08-06T06:58:07","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3157"},"modified":"2025-09-23T12:27:07","modified_gmt":"2025-09-23T10:27:07","slug":"3-ludi-un-network-per-promuovere-il-gioco-nel-bambino-con-disabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3157","title":{"rendered":"3. LUDI: un network per promuovere il gioco nel bambino con disabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Francesca Caprino, INDIRE &#8211; Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa<\/p>\n<p>Presente in tutte le epoche storiche e a tutte le latitudini geografiche, seppure con alcune differenze di natura culturale, il gioco si caratterizza come motore dello sviluppo infantile nelle sue componenti cognitive, socio-relazionali, linguistiche, motorie ed emotive. La valenza evolutiva del gioco \u00e8 attestata anche dalla sua inconfondibile presenza in tutti i mammiferi oltre che in altri animali come gli uccelli. Questi cuccioli, come i cuccioli dell\u2019uomo, guidati da un istinto sicuro, trascorrono gran parte delle ore di veglia in attivit\u00e0 ludiche e cos\u00ec facendo imparano e si preparano alla vita adulta. Attraverso le forme pi\u00f9 semplici di gioco senso-motorio (toccare, battere, lanciare), proprie dei primi stadi dello sviluppo, e passando per tipologie pi\u00f9 sofisticate come quelle del gioco simbolico e di finzione, i bambini esplorano l\u2019ambiente fisico in cui vivono, apprendendone gradualmente le caratteristiche. Parallelamente, le attivit\u00e0 di gioco, dapprima solitarie, si aprono progressivamente all\u2019interazione con l\u2019altro, consentendo al bambino di arricchire enormemente le sue abilit\u00e0 sociali, linguistiche ed emotive. Il gioco infantile \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 spontanea, liberamente scelta e svincolata da obiettivi estrinseci. Si gioca perch\u00e9 se ne ha voglia e perch\u00e9 giocando ci si sente pi\u00f9 felici. La dimensione ludica permea tutte le attivit\u00e0 del bambino: giocare \u00e8 la sua principale occupazione. A riconfermare l\u2019unanime consenso sull\u2019importanza del gioco \u00e8 arrivata, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza che nell\u2019articolo 31 proclama: \u201cGli Stati Parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attivit\u00e0 ricreative proprie della sua et\u00e0 e a partecipare liberamente alla vita culturale e artistica\u201d.<br \/>\nVi sono casi, tuttavia, dove la ricchezza dell\u2019esperienza ludica e le opportunit\u00e0 di apprendimento ad essa connesse possono essere fortemente ostacolate se non quasi del tutto precluse. Limitazioni di natura sensoriale, motoria o intellettiva cos\u00ec come fattori di natura ambientale (ad esempio la mancanza di spazi e di materiali di gioco accessibili, l\u2019indisponibilit\u00e0 di partner di gioco o di specifiche tecnologie assistive, la mancanza n. 6 ottobre 2016 HP-Accaparlante 16 di tempo) sono fattori che possono rendere difficile giocare, portando il bambino a una deprivazione che pu\u00f2 aggravarne ulteriormente le condizioni globali di salute. Troppo spesso, inoltre, le proposte di gioco indirizzate a bambini con disabilit\u00e0 sono strettamente funzionali al raggiungimento di obiettivi di natura didattica o riabilitativa e poco spazio \u00e8 dato ad attivit\u00e0 spontanee dove il bambino non debba esercitarsi in vista di un qualche traguardo (camminare, leggere, scrivere, ecc.) ma semplicemente divertirsi. Se non sempre \u00e8 possibile intervenire sulle caratteristiche funzionali del bambino, l\u2019ambiente, nelle sue dimensioni fisiche e sociali, presenta sempre ampi margini di modificabilit\u00e0, anche grazie all\u2019apporto che ci viene dato dalle pi\u00f9 recenti tecnologie. Le barriere possono dunque diventare opportunit\u00e0. Un bambino, per una limitazione grave della vista, pu\u00f2 non essere in grado di giocare a palla con i compagni. Ma se alla palla standard si sostituisce una palla che emette dei suoni, l\u2019ostacolo \u00e8 aggirato e il bambino pu\u00f2 giocare. Un altro bambino che usa per spostarsi una carrozzina potrebbe non essere in grado di usare le giostre, gli scivoli e le altalene del parco del quartiere o della scuola. Se in quel parco vi fossero delle attrezzature accessibili, progettate secondo i principi del design universale, quello stesso bambino parteciperebbe senza difficolt\u00e0 agli stessi giochi dei suoi coetanei. \u00c8 questa la prospettiva bio-psico-sociale offerta dall\u2019ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilit\u00e0 e della Salute, ai professionisti e non professionisti che approcciano il tema della disabilit\u00e0, una prospettiva che non vede la disabilit\u00e0 come una caratteristica interna alla persona ma come la combinazione di pi\u00f9 fattori, individuali e ambientali. Questa stessa filosofia fa da cornice al progetto LUDI.<\/p>\n<p><strong>La rete LUDI<\/strong><br \/>\nLUDI \u2013 Play for children with disabilities \u2013 \u00e8 un progetto-azione che ha portato alla costituzione di una rete europea dedicata al tema del gioco per i bambini con disabilit\u00e0 e finanziata dal Programma Europeo COST, un\u2019iniziativa intergovernativa di cooperazione europea nella ricerca scientifica e tecnologica. La rete LUDI \u00e8 coordinata da Serenella Besio dell\u2019Universit\u00e0 della Valle D\u2019Aosta e ha collegato circa 80 ricercatori e professionisti del settore provenienti da 30 paesi europei ed extraeuropei. La riflessione dei ricercatori del network LUDI ha preso le mosse dalla considerazione di come il tema del gioco nei bambini con disabilit\u00e0 negli ultimi anni sia stato oggetto di studi scientifici multidisciplinari e di progetti di nicchia, anche molto innovativi (ad esempio sono stati studiati e sperimentati robot sociali con bambini con autismo, giochi adattati con bambini con disabilit\u00e0 motorie e\/o intellettive, sono stati realizzati dei parchi-gioco accessibili) che tuttavia non hanno portato al riconoscimento di un\u2019area di ricerca omogenea a causa della grande eterogeneit\u00e0 delle condizioni riferite alla disabilit\u00e0 e al fatto che il gioco non \u00e8 ancora considerato un elemento centrale n\u00e9 nella scuola n\u00e9 nei contesti riabilitativi. La rete scientifica LUDI, grazie all\u2019apporto proveniente da campi diversi (psicologia, diritto, pedagogia, discipline medico-riabilitative, design, tecnologie assistive) intende sviluppare la consapevolezza di quanto sia importante garantire a tutti i bambini il pieno diritto al gioco e di come occorra mettere il gioco al centro della ricerca e degli interventi indirizzati a bambini con disabilit\u00e0. LUDI si propone di mettere a punto metodologie e strumenti di intervento utilizzabili dai professionisti e dai famigliari di bambini con disabilit\u00e0 e di indirizzare le pratiche delle aziende che operano nel settore del gioco (produttori di giocattoli, di videogiochi, di attrezzature per parchi). L\u2019Azione LUDI, mediante la creazione di una rete tra Universit\u00e0, Istituti di ricerca, ricercatori e imprese, \u00e8 finalizzata a:<br \/>\n\u2022 mettere il gioco al centro della ricerca e degli interventi clinici e educativi rivolti a bambini con disabilit\u00e0;<br \/>\n\u2022 aumentare la consapevolezza sull\u2019importanza del gioco per i bambini con disabilit\u00e0 e migliorarne la qualit\u00e0 della vita e la loro inclusione sociale;<br \/>\n\u2022 assicurare l\u2019effettivo esercizio del diritto al gioco di tutti; \u2022 raccogliere e sistematizzare tutte le competenze e le conoscenze esistenti in questo campo (studi e ricerche, modelli di intervento, risorse e conoscenze provenienti dai centri specializzati e dalle associazioni);<br \/>\n\u2022 diffondere le buone prassi provenienti dagli sforzi congiunti dei ricercatori, dei professionisti (psicologi, educatori, terapisti occupazionali), degli utenti e dei loro famigliari;<br \/>\n\u2022 creare nuove conoscenze sugli spazi, gli strumenti e le metodologie per favorire il gioco nel bambino con disabilit\u00e0.<br \/>\nPer raggiungere questi obiettivi sono stati costituiti quattro diversi gruppi di lavoro (Working Groups). Il primo gruppo (WG1) \u00e8 dedicato all\u2019analisi delle caratteristiche del gioco infantile nelle diverse tipologie di disabilit\u00e0 e provvede a fornire una cornice teorica sulle definizioni di disabilit\u00e0 e sulle tipologie di gioco. Il secondo gruppo (WG2) studia le tecnologie a supporto del gioco del bambino con disabilit\u00e0, prendendo in esame ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato realizzato (ad esempio tecnologie assistive, adattamenti di giocattoli, tecnologie robotiche) mentre il terzo gruppo (WG3) si occupa di esaminare i diversi contesti in cui il bambino gioca (casa, scuola), evidenziando le eventuali barriere che ostacolano le attivit\u00e0 ludiche. Al quarto gruppo (WG4), infine, \u00e8 affidato il compito di proporre, sulla base del lavoro degli altri tre gruppi, nuovi modelli, nuove tecnologie e nuovi metodi per favorire efficacemente il gioco nei bambini con disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Risultati del primo biennio di attivit\u00e0 e prospettive future<\/strong><br \/>\nLa rete LUDI \u00e8 da poco entrata nel suo terzo anno di attivit\u00e0. In prima battuta, le attivit\u00e0 sono state finalizzate a costruire la rete come una comunit\u00e0 di apprendimento, superando le tante differenze nei metodi, nei linguaggi e nelle impostazioni epistemologiche attribuibili alla diversa provenienza geografica e professionale dei componenti. I membri della rete hanno avuto l\u2019opportunit\u00e0 di incontrarsi e di confrontarsi in incontri in plenaria a cui hanno partecipato anche esperti, esterni al progetto, che hanno ampliato la riflessione sul tema del gioco nei casi di disabilit\u00e0. n. 6 ottobre 2016 HP-Accaparlante 18 Ciascun gruppo ha presentato un documento pubblico in cui sono riportati i risultati di due anni di lavoro collaborativo. Coerentemente con il modello partecipativo scelto dalla rete, tutte le attivit\u00e0 progettuali hanno visto l\u2019attivo coinvolgimento di persone con disabilit\u00e0 e di loro famigliari, tutti soggetti che sono stati chiamati a intervenire negli incontri, a revisionare i documenti dei gruppi di lavoro e a farsi promotori del progetto nei contesti di appartenenza. Il lavoro congiunto dei membri della rete LUDI ha portato a formulare due dichiarazioni:<br \/>\n1) il gioco, come diritto, deve essere garantito a tutti i bambini, compresi quelli con disabilit\u00e0. Come corollario tutte le attivit\u00e0 di gioco e i materiali ad esse connessi devono essere resi accessibili;<br \/>\n2) il gioco vero e proprio, inteso come attivit\u00e0 finalizzata a se stessa, deve essere distinto dalle attivit\u00e0 ludiche (il pedagogista Visalberghi le ha definite attivit\u00e0 \u201cludiformi\u201d) che, nella scuola o nei contesti clinici, vengono utilizzate per il raggiungimento di obiettivi di natura didattica o riabilitativa. Ci\u00f2 che occorre promuovere, nei bambini con disabilit\u00e0, \u00e8 il gusto del gioco fine a se stesso.<br \/>\nLa rete LUDI ha inoltre realizzato un database pubblico contenente un articolato repertorio di strumenti e tecnologie per il gioco. Nei prossimi due anni la rete sar\u00e0 chiamata a realizzare ulteriori attivit\u00e0 di ricerca e azione; saranno scritte delle linee guida per la valutazione dell\u2019accessibilit\u00e0 e dell\u2019usabilit\u00e0 dei giocattoli e delle tecnologie per il gioco e per la progettazione di strumenti, tecnologie e ambienti di gioco inclusivi, sar\u00e0 sviluppata una proposta di intervento per utilizzare in modo efficace le nuove tecnologie e gli ausili a supporto del gioco nei bambini con disabilit\u00e0 e si provveder\u00e0 a mettere a punto un modello per informare e formare gli operatori e i famigliari dei bambini con disabilit\u00e0 sui temi inerenti il gioco e l\u2019inclusione. L\u2019obiettivo, molto ambizioso, \u00e8 incidere sulle decisioni politiche, sulle pratiche cliniche ed educative, sui processi produttivi, restituendo a tutti i bambini il diritto al gioco.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\nS. Besio, M. Carnesecchi, P. Encarna\u00e7\u00e3o, Introducing LUDI: a research network on play for children with disabilities. Studies in health technology and informatics, Universit\u00e0 di Aosta, 2015,pp. 689-95.<br \/>\nBesio, M. Carnesecchi, Quale sfida per una rete di ricerca sul tema del gioco per il bambino con disabilit\u00e0?, X Congresso della Societ\u00e0 Italiana di Ergonomia, Torino, 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesca Caprino, INDIRE &#8211; Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa Presente in tutte le epoche storiche e a tutte le latitudini geografiche, seppure con alcune differenze di natura culturale, il gioco si caratterizza come motore dello sviluppo infantile nelle sue componenti cognitive, socio-relazionali, linguistiche, motorie ed emotive. 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